Il fatto che ci siano svariati piloti che si cimentano col sim-racing è anche normale. E fin lì, nessun problema. Ovviamente.
Le "note dolenti" ci sono al contrario, ovvero quando qualche sim-racer si sente praticamente un pilota vero. Certo, ci sono stati una manciata di casi in cui qualcuno proveniente dal virtuale si è cimentato, con più o meno successo, anche nel reale. Ma secondo me sono eccezioni, e comunque parliamo di tutta gente che è arrivata fino ad un certo tipo di categoria o una certa tipologia di macchine (i sim-driver più bravi penso che potrebbero cavicchiarsela coi formulini o con qualche GT "light" - a scanso di equivoci parliamo pur sempre di macchine da corsa decisamente impegnative - ma i guai si avrebbero man mano che si sale di livello, specialmente su vetture a ruote scoperte).
Il problema è che c'è gente - e non sono pochi ad avere questa idea - davvero convinta che il solo fatto di stampare buoni tempi con qualche videogioco (più o meno complesso) li renda perfettamente in grado di pilotare una vettura reale in una pista reale. Inutile dire che è una cazzata colossale ed è inutile anche cercare di far capire a costoro che pilota non ci si improvvisa, che non basta fare temponi al simulatore per ambire a sostituire Lewis Hamilton e che è un mestiere che non ammette scorciatoie e che si costruisce mattoncino su mattoncino lungo una carriera che inizia - e nella realtà, non nel virtuale - attraverso anni e anni di categorie inferiori.
Chiaramente nemmeno il virtuale è facile, lo dico per esperienza diretta. Occorre talento, concentrazione, determinazione e, come in tutte le cose, allenamento. Quel che manca è il coraggio e la "consapevolezza della realtà". Un conto è sfiorare un rail o un muretto su un simulatore. Un conto è sfiorarlo realmente. "Domare" il naturale spirito di conservazione di un essere umano è una capacità che non si acquisisce schioccando le dita. E' il naturale risultato di un approccio via via sempre più impegnativo, su mezzi sempre più potenti e veloci. E' un fattore che si allena lungo tutta una carriera, non ci si arriva per magia. E' per questo che, parlando con uno di questi Lewis Hamilton virtuali, gli ho spiegato che il fatto di aver battuto qualche pilota reale al videogioco non vuol dire assolutamente nulla. Perché lui, non avendo la minima esperienza con la controprova reale, magari riusciva ad essere più spregiudicato e a fare certe curve in modo "virtuale, assolutamente non realistico. Il pilota reale, invece, usa il simulatore con il medesimo approccio che ha nella realtà. Per questo, magari, il tempo del pilota reale al simulatore può essere più alto dei suo. Ma se poi invertiamo le parti, abbiamo un pilota reale che replica praticamente lo stesso tempo del virtuale. Il ragazzotto, invece, è già un miracolo se riesce a prendere distacchi misurati col calendario (ammesso e non concesso che riesca a finire il giro senza spappolarsi contro le barriere).
E nonostante questo, continuava a non capire e ad insistere.... Non era pazzo lui, come detto sono davvero in tanti a pensare questa cosa visto che sono abbastanza in contatto con quel mondo (principalmente perché qualcuno di loro mi ha chiesto dei lavoretti grafici per pagine youtube e robe simili... E 3 di quei ragazzi hanno partecipato alla finale di Abu Dhabi) e mi capita di leggere cose assurde... Ok che sono sogni di ragazzini, però insomma.
Quindi la questione follia nel voler avvicinare i due mondi è tutta qui. E io ho troppo rispetto per i piloti reali per pensare, anche lontanamente, che un ragazzotto con la panza o un secchetto scrocchiazeppi possano arrivare a sostituire chi questo mestiere lo fa per davvero. E purtroppo (impressione mia) ho il timore che, prima o poi, qualcuno possa spingere uno di questi ragazzini fino all'impensabile. Spero che non si arriverà mai a questo, ma credo (con terrore) che la strada intrapresa sia proprio questa...