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  1. Apro questa discussione per parlare della CART, una delle più belle categorie della storia dell'automobilismo e certamente la mia preferita. La nascita del campionato CART nel 1979 è il risultato dell'evoluzione subita dalle corse a ruote scoperte americane negli 80 anni precedenti. Fino agli anni '50 la AAA, American Automobile Association, controllava buona parte delle attività motoristiche svolte negli USA dall'inizio del 20° secolo, fino a quando una serie di tragedie, culminate nel 1955 con la morte di 80 spettatori a Le Mans, non ha portato alla sua improvvisa uscita di scena con la conseguente formazione dell'USAC, lo United States Auto Club, voluto dal presidente dell'Indianapolis Motor Speedway, Tony Hulman. L'USAC riprese da dove l'AAA aveva lasciato, patrocinando le corse di Midget, Sprint Cars, stock cars e le "Championship cars", così erano chiamate le auto che animavano la corsa più ricca e importante del mondo, la Indy 500. Se la corsa dell'Indiana rappresentava l'apice del motorismo americano, il resto del campionato rimaneva una serie di eventi più o meno collegati tra loro, piuttosto che continuare il discorso iniziato nel mese di maggio. Dopo la morte di Tony Hulman nel 1977, le squadre cominciarono a manifestare apertamente il proprio malcontento per la dilettantesca gestione del campionato. La successiva scomparsa dell'intero gruppo direttivo USAC in un incidente aereo a inizio '78, allargò il vuoto di potere, con i numerosi incontri tra personaggi come Pat Patrick, Jim Hall, Roger Penske, Dan Gurney, Teddy Mayer e Tyler Alexander che sfociarono nel famoso "White Paper" di Gurney, in cui il costruttore americano metteva nero su bianco i problemi della serie e i possibili correttivi proposti dalle squadre. Il messaggio era chiaro: "C'è qualcosa di sbagliato nel nostro sport, non sta minimamente raggiungendo il suo pieno potenziale e c'è un gran bisogno di cambiamento!". La frustrazione dei proprietari si concentrava soprattutto sui premi gara troppo scarsi e la pessima esposizione mediatica, che oggi come all'ora rendeva molto arduo il reperimento di adeguati sponsor. Una condizione che stonava se confrontata al grande sviluppo che contemporaneamente altri sport come golf, football e baseball stavano incontrando, per non parlare della F1, che Bernie Ecclestone cominciava a trasformare in uno spettacolo globale. La gran parte dei team manager era d'accordo e quando USAC e IMS sdegnatamente rifiutarono di riconoscere le preoccupazioni delle squadre, non ci volle molto perché i proprietari formassero una propria associazione. La Championship Auto Racing Teams era quindi pronta a partire. "Pensavamo tutti che il potenziale fosse molto di più che una grande corsa all'anno" ricorda Gurney, "ma una cosa che posso dire per certo, essendo stato uno dei membri del primo gruppo direttivo della CART, è che tutti volevamo solo far crescere la Indy500. Era già l'evento sportivo di un giorno più grande del mondo, quindi non aveva bisogno di grossi cambiamenti, ma noi volevamo migliorare il resto della stagione, non la 500 miglia". Ci furono molti problemi all'inizio, con polemiche e cause legali, ma sotto la guida dell'avvocato John Frasco presto la CART ottenne il supporto, come sanctioning body ad interim, del SCCA, lo Sports Car Club of America, ed era pronta a organizzare la sua prima corsa a Phoenix, l'11 Marzo 1979, davanti a un grande pubblico e con la diretta nazionale su NBC. L'USAC non cedette, cercando di bloccare l'iscrizione delle squadre CART alla Indy500 e andando avanti con il suo campionato, ma entrambe le iniziative si rivelarono un buco nell'acqua. Il tribunale dette infatti ragione alla CART, riconoscendo il diritto delle squadre di partecipare alla corsa in cui i ribelli, guidati da Rick Mears, sbaragliarono la concorrenza. "Non ci feci molto caso all'ora, ma ripensandoci la situazione tolse molto alla mia prima vittoria, con tutte le cause e il casino che andava avanti" dice Mears. "La vittoria a Indy arrivò e passò molto in fretta. Non ebbe lo stesso peso che avrebbe avuto normalmente. Ma la cosa non mi infastidì, l'avevo vinta ed era tutto ciò che avevo bisogno di sapere; dovevo solo andare avanti e vincerla di nuovo!". Il trionfo della CART fu mitigato dal secondo posto di AJ Foyt, fedele all'IMS fino all'ultimo ma in definitiva costretto a "convertirsi", quando nel 1981 l'USAC, per riempire la griglia del suo campionato, arrivò in qualche occasione a far correre insieme Champ cars e Midgets. Il rapporto tra CART e Indianapolis continuò quindi come una sorta di convivenza forzata. Lo Speedway non poteva fare a meno delle squadre, che a loro volta avevano bisogno del palcoscenico principale. La Indy500 rimase un evento a sé stante fino al 1983, quando si raggiunse finalmente un accordo per includerla nel calendario CART, pur rimanendo interamente gestita da USAC e IMS, sia da un punto di vista commerciale che tecnico e sportivo. Nel frattempo la CART incassò il determinante supporto delle PPG Industries, che divennero il title sponsor della serie, ottenendo più tardi la concessione da parte dello Speedway di ribattezzare il campionato come PPG IndyCar World Series, associando quindi le Champ cars a Indianapolis. Il logo della neonata CART Rick Mears, primo campione CART e vincitore della Indy500 1979 alla guida della Penske PC6 Prima fila a Indianapolis ‘80, il futuro vincitore Rutherford affiancato dalle Penske di Andretti e Bobby Unser Partenza dell'ultima corsa del 1980. Mario Andretti su Penske PC9 precede il campione Rutherford su Chaparral. In seconda fila Pancho Carter su Penske PC7 e Al Unser su Longhorne LR-01. Terza fila per Rick Mears su Penske PC9 e Tom Sneva su Phoenix, che andrà poi a vincere. Tutti sono motorizzati Cosworth DFX. Il particolare "ovale" di Trenton
  2. Buongiorno a tutti Non sono stato molto attivo sul forum per tanto tempo ma avevo un buon motivo. Dopo aver aperto un paio di anni fa una discussione riguardante i team partecipanti alla 500 Miglia di Indianapolis e inclusi nel computo statistiche della storia della Formula 1 del decennio 1950-1960 durante il periodo della pandemia ho pensato di approfondire meglio l'argomento integrando e modificando i dati in mio possesso fino ad allora. Vista l'enorme quantità di dati e documentazione da reperire, ho ritenuto opportuno creare una pagina web apposita (sulla quale sto ancora lavorando) dove ho cercato di catalogare e sistemare tutte o quasi le voci riguardanti questo inusuale periodo storico che sia pur marginalmente ha toccato la Formula uno. http://formula1history.weebly.com/ Al momento è presente completa (o quasi) la sezione riguardante i teams partecipanti mentre è ancora in lavorazione la sezione dei costruttori. Ogni scheda dei teams è corredata da foto delle vetture e piloti, quasi tutte verificate e (cosa particolarmente impegnativa da realizzare ma a mio avviso, discretamente ben realizzata) la presenza dei loghi e sponsor dei team, quando non reperibili, realizzati da me sulla base delle documentazioni fotografiche dell'epoca. Spero che possiate apprezzare il lavoro realizzato e confido anche sulla vostra passione e competenza per segnalare eventuali refusi o inesattezze o integrare con ulteriori materiali e dati il lavoro fin qui svolto. Grazie per la vostra attenzione e cortesia Buona visione a tutti!
  3. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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  4. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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    GMR Grand Prix https://www.indianapolismotorspeedway.com
  5. Dato che c'è il thread fotografico sulla CART, apro anche quello della sua controparte per ovali, anche se ben presto poco avrà a che fare con la categoria avversaria. Trattasi della Indy Racing League, nata nel 1996 da un'idea di Tony George, poi magari parleremo meglio di come avvenne questa celebre separazione... Qui metteremo le immagini della IRL/IndyCar comprese tra il 1996 ed il 2007, ossia degli anni in cui si ebbero due categorie regine a ruote scoperte negli USA. Cominciamo con i campioni di questa serie Buzz Calkins, 1996, Bradley Motorsports E qui l'altro campione della stagione inaugurale, Scott Sharp, team AJ Foyt Enterprises.
  6. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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    INDYCAR Harvest GP www.indianapolismotorspeedway.com
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    Indianapolis 8 Hour www.indianapolismotorspeedway.com
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    Indycar - Indianapolis

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  9. leopnd

    NASCAR - Indianapolis

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  10. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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    GMR Grand Prix www.indianapolismotorspeedway.com
  11. Un servizio sul telaio 50007 dell'Alfa Romeo P3 che, ormai pensionata nei GP europei, gareggiò per vari anni a Indianapolis:
  12. Articolo di Aldo Zana sulle partecipazioni di modelli e motori Ferrari alla Indy 500:
  13. 3D per la Indianapolis 500 del 1912. International 500-Mile Sweepstakes Race
  14. leopnd

    NASCAR - Indianapolis

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  15. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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    103rd Running Of The Indianapolis 500 Presented By Gainbridge www.indianapolismotorspeedway.com
  16. Ciao a tutti. Ho aperto questa discussione con l’intento di fare un po’ di chiarezza sui team partecipanti le edizioni della 500 miglia di Indianapolis valevoli, nel decennio 1950-1960, per il campionato di Formula uno. Non è facile trovare notizie precise e dettagliate dei circa 165 (così ne ho contati) teams che hanno disputato o tentato la qualificazione ad Indy. Districarsi tra sponsor ed effettiva proprietà e gestione delle vetture è veramente complicato ma in qualche modo (e qui le discussioni non mancheranno) penso d’essere riuscito a rendere (così spero) le idee più chiare. I repertori on line anche se discretamente dettagliati ed esaustivi, spesso presentano incongruenze tra di loro e lacune nei dati non facilmente risolvibili. Tra le tanti fonti presenti quelle a cui ho fondamentalmente fatto ricorso sono: https://www.racing-reference.info/ http://oldracingcars.info/usnc/ http://www.champcarstats.com/ Risolutiva è stata infine la decisione di consultare i giornali americani dell’epoca, locali e nazionali, che si possono trovare on line grazie al preziosissimo sito www.newspapers.com Grazie all’efficente motore di ricerca e spulciando articolo per articolo sono riuscito a risolvere molte lacune ed incongruenze e sono riuscito per quasi tutti i team di risalire al proprietario e sede di provenienza. Ogni team è qui classificato in ordine alfabetico e in ogni scheda è indicato: - il nome (quasi sempre legato ad uno sponsor) con cui le vetture sono state iscritte - Il telaio e (quando possibile) il modello - Motore utilizzato - Posizione di partenza e risultato di arrivo finale (anche se costretto al ritiro) Dei piloti partecipanti ho indicato anche le condivisioni della vettura durante le gare e con le seguenti sigle ho ulteriormente raffinato e segnalato alcune particolarità delle qualifiche. NQ – non qualificato NQS – non qualificato, troppo lento nel “Bump day” NQR – non superato il “Rookie orientation training” RET – ritirato Ovviamente questo è solo un lavoro parziale e non definitivo. Molto preziosi saranno i commenti e suggerimenti che darete per migliorare e fare chiarezza a tutti i dati trovati. Buon divertimento… (si fa per dire) ;-)
  17. leopnd

    Indycar - Indianapolis

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    Indianapolis 500 Domenica, 27.05.2018. 18:19h https://www.indianapolismotorspeedway.com
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    IndyCar Grand Prix Sabato, 12.05.2018. 21:40h https://www.indianapolismotorspeedway.com
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