Jump to content
GLI ULTIMI ARTICOLI

sundance76

Moderators
  • Posts

    9563
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    162

sundance76 last won the day on January 24

sundance76 had the most liked content!

About sundance76

  • Birthday 05/16/1976

Informazioni di Profilo

  • From
    Isola d'Ischia
  • Following F1 since
    1983
  • Driver
    B. Cetinkaya
  • Former Driver
    Moll-Gil-Alesi
  • Team
    Ferrari 1929-1995
  • Track
    Spa 1924-1970
  • Best Race
    G.P. Germania 1994

Recent Profile Visitors

9680 profile views

sundance76's Achievements

Community Regular

Community Regular (8/14)

  • Conversation Starter Rare
  • Dedicated Rare
  • Posting Machine Rare
  • Collaborator Rare
  • First Post Rare

Recent Badges

17.6k

Reputation

  1. CON DE AGOSTINI SE N'È ANDATO IL MIGLIORE di Mario Donnini Cesare De Agostini se n’è andato. Evento inatteso e triste quanto terribilmente impoverente, per noi tutti. Alfa e Omega, 4 agosto 1941-20 gennaio 2022. Lui, che con una punta di civetteria nell’ambito di Autosprint amava essere ricordato come il collaboratore di più antica militanza, misconosceva il vero punto della questione, cioè questo: era, è e sarà per sempre il più bravo. A prescindere. Di più. Cesare De Agostini è uno dei più valenti scrittori della letteratura italiana contemporanea e - sia chiaro -, non solo di Motorsport. Una quarantina di libri all’attivo, preferibilmente biografici, a valorizzare miti quali Nuvolari, Villeneuve, Regazzoni, la Cisitalia, l’Auto Union e Ferrari il Sceriffo, fino ad arrivare a Maria Teresa de Filippis e Don Ruspa -, perché invecchiando sapeva sempre più innamorarsi anche di piccole-grandi storie -, più quasi altrettanti anni di servizio come giornalista della Gazzetta di Mantova. Quindi la verve e la preparazione del vaticanista che raccontava fede, santi e conclavi in articoli e libri rendendoli emozionanti come Mille Miglia. E nel frattempo, appunto, sei decadi di collaborazione con noi. Un oceano d’inchiostro, di storie, di rapporti, d’emozioni e di carta a contenere ogni possibile bersaglio della sua passione, del suo spirito d’osservazione che sapeva essere tela, pennello, colori, ma anche scala valoriale, promessa di gioia per il lettore e anche impegno forte e rigoroso di scrupolo cronachistico e blindata onestà fatta inchiostro. Poi però c’era e sempre ci sarà la forma. Il suo Stile. Di vita e linguaggio. Quel saper mettere il discorso su piste carezzevoli e strane, che mentre leggi ti fanno ringraziare il dio della scrittura, anche perché Cesare, il Cesare Augusto dei Raccontacampioni, sapeva essere suo profeta, in ogni riga. IL METODO DE AGOSTINI Affondare nella sua prosa è come mettere i piedi su una neve che scricchiolando ha il suono del cristallo in briciole preziose, mentre l’aria d’una soleggiata giornata sottozero ti riempe i polmoni e gli occhi godono d’un cielo cobalto. L’uso delle interpunzioni come schegge balenanti, brandendo, lieve, metafore e metonimie, il periodare sapiente e calmo tenendo a bada il talento che non ha bisogno di lanci lunghi ma si basta di gioco corto e carezzevole, come il Brasile di Pelé, Didì e Vavà. A preparare il gol bailado. Il suo. L’arrivare semiologicamente a segno esprimendo un concetto e finendo di raccontare una storia, mentre tu lo leggi e ti stai divertendo. Come quando baci una di cui sei perdutamente innamorato e questa, a prescindere, bacia talmente bene di suo che ti farebbe stare da re anche se di lei non te ne fregasse niente. Ecco, questo è il che di seduttivo che mantengono le righe di Cesare e, pro quota, ciascun libro, ogni articolo e perfino tutte le frasi che ha detto. Già. Ad alcuni per fare un complimento a volte si dice che scrivono con la naturalezza con cui parlano: be’, lui no, tutto il contrario. Cesare aveva una prosa sciolta nella metrica ma con la stessa suggestione della poesia e s’esprimeva a parole misurate, scolpite, drammaticamente meditate e prescelte tra le milionate di termini in tasca, perché niente nella sua vita è stato casuale, purchessia, spesso o buttato là. La forma era una cosa seria, terribilmente seria, per lui. E doveva andare d’accordo con la sostanza. Poi l’essudato finale doveva dire, raccontare sincero, svelare e svelarsi, mettendo a nudo narrato ma anche narratore e allo stesso tempo piacere al lettore senza compiacerlo. Farlo riflettere evitando di sfibrarlo, annoiarlo o indignarlo. Stimolandolo a pensare e basta, però con in bocca cioccolata&menta. UOMO BELLO QUANTO SCRITTORE BRAVO Proprio non so se Cesare De Agostini sia mai stato un bell’uomo, ma di certo sempre lo terrò in me come un Uomo Bello assai. Ricco di sentimenti, sotto il pelo dell’acqua tempestosamente passionale, capace di amicizie che godeva e pativa quasi fossero amori, trasformandole alla bisogna e a tratti in ire forti, ovvero incline a coltivate affinità e parallelamente a incompatibilità dichiarate e non mutuabili. Di Cuore e di Carattere. Ma di fondo un meraviglioso Galantuomo. Persona ricca di principi, imbevuti d’etica. Sapeva stare sul palcoscenico alla grande, oratore insigne, colto e aulico ma anche, paradossalmente, schivo, pudìco, dotato del senso della misura e dell’umiltà rara dei geni che se ne stanno buoni perché serenamente consapevoli d’avere tanto da dire e dare, ma proprio nulla da dimostrare. Non era uno facile, ma dava umanamente assuefazione, tanto che, una volta che t’aveva aperto il cuore, diventava impossibile farne a meno. Volete la verità? Nel giro di chi scrive libri, mai chiedere a un autore il contatto del suo editore. Di regola è geloso, punto; ecco, magari gli sa meglio se trascorri un weekend con la moglie - dello scrittore, non dell’editore, eh - perché spesso ha paura che gli rubi uno spazio, un libro da fare o chissaché. Cesare no. Cesare, pensate, era il contrario algebrico. Era capace di chiamare e dire: "Ehi, mi ha cercato un editore per scrivere un libro, ma non ho tempo: ti va di farlo? Dai". E questo è successo minimo tre volte, a me, ma l’avrà fatto mille con altri, perché era così. Non ha mai chiesto niente a nessuno, aiutando tanti. E allora GRAZIE, per tutto. E SI SVEGLINO, I DORMIENTI Parlare di Cesare è anche fare a pugni con un’ingiustizia di fondo. Perché resta scrittore quasi sconosciuto alla critica togata e ufficiale, ai salotti e salottini che ha sempre rifuggito e alle aree politiche che ha puntualmente schivato. Certe volte in Tv, anche nei cosiddetti programmi colti, odo lodi a mezze figure dotate di talentini e talentucci che a Cesare non avrebbero potuto neanche lavare la biancheria, ma il mondo va così. Eppoi ci sta anche che se uno scrive e piazza gran belle storie di calcio, o che so, d’atletica, di boxe, di rugby o di ciclismo, è percepito - anche giustamente - come artista rivelato, ma se uno fa lo stesso affondando le mani nel Motorsport viene considerato alla stregua di un autoriparatore che firma una bolla di consegna. E questo, sia chiaro, non è un problema di Cesare, ma di chi Cesare e il Motorsport non li ha mai capiti, assaporati e valutati, facendo danno solo a se stesso e a chi doveva esserne informato. IL SUO LIBRO PIÙ BELLO? Boh, secondo me non esiste un suo miglior libro, perché son tutti belli. Comunque il mio preferito resta “È questione di cuore” - Bancarella Sport 1983 -, scritto da lui facendo aprire Clay Regazzoni, perché riesce a parlare del dramma della paraplegia dopo il crash di Long Beach, con dolcezza e poesia irripetibili. E, anche per Autosprint, “Tazio Vivo”, “Gilles Vivo” e “Ferrari, il Sceriffo” piuttosto che “La Ferrari in tuta”, con Giulio Borsari, oltre a “La coda del Drago”, su e con Sandro Munari, restano pietre miliari, con lui impressionista puro che con tre pennellate ti regala una poesia, un poema e una civiltà, a tratti restituendo una tragedia di cronaca trasformandola in letteratura epica. GLI AMICI, QUELLI VERI Cesare, dicevo, ha coltivato e tesaurizzato l’Amicizia come il suo più bel giardino. Gianni Cancellieri, co-autore di mille libri fatti insieme e anche il primo a incaricarlo di scrivere un pezzo su As, nel lontano 1963, resta tra i suoi interfaccia più cari, così come il compianto editore Giorgio Nada e Stefano Chiminelli, che presto darà alle stampe l’opera postuma “Nuvolari in sella”, sulla storia di Tazio centauro. Proprio Stefano ama dire: "Se volete conoscere l’anima di Cesare, potete farlo anche ora: basta aprire un suo libro". Per questo le figlie Elly, Inge e Lara, che abbracciamo idealmente, piangendolo possono comunque trovare un raggio di luce e conforto. I BEI COCCI DI UNA CARRIERA IMMAGINARIA Allora, tutti insieme: il più bravo di tutti? Cesare De Agostini. E un po’ mi dispiace per gli altri. Uno che per più di mezzo secolo, con la scusa di scrivere di corse, ha fatto letteratura alta. E pure a turno, bionda e mora ma sempre formosa il giusto. E, oh, yes, di gran classe. Mbe’, già che c’era, finalmente, verso la fine della pista, il Più Grande ha perfino raccontato la sua carriera mancata di potenziale asso del volante con un incredibile libro su se stesso pilota mai nato, by Giorgio Nada Editore. Sì, mi sono letto pure il suo automobilistico, autoironico, autobiografico e autosfottente “Se questo è correre” in una notte e l’ho trovato delizioso, mentre pagina dopo pagina raccoglie i cocci di una vita immaginaria - per dirla alla Massimo Ranieri -. In un abitacolo quasi solo agognato, ma con lo stile sognante di sempre. Un consiglio? Per una volta sottraete qualche ora a internet e leggetelo, dicendogli arrivederci. Perché in pratica lui lì ci dice ciao raccontando il pilota che non è mai stato così come adesso ci sta salutando all’interno di una scomparsa che, vedrete, non sarà per niente tale. Semplicemente perché tutto ciò per cui e di cui Cesare De Agostini ha scritto e vissuto, non è per niente adatto a morire.
  2. Non è mia, Leo, ma di Mario Donnini 😅
  3. A quasi 48 anni (penso sia il nuovo record) Loeb vince la prima gara 2022 del WTRCM (Mondiale Turismo su Strada in Microtappe).
  4. Scritto da uno dei migliori piloti dell'epoca, ecco un ottimo libro per chi è interessato al decennio 1896-1906.
  5. Il sito dove sono elencati quasi tutti i suoi libri: http://cesaredeago.altervista.org/
  6. Sono profondamente addolorato, è scomparso il grande Cesare De Agostini. I suoi libri mi hanno insegnato ad amare il lato umano dell'automobilismo. https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2022/01/21/news/mantova-il-giornalismo-e-in-lutto-addio-a-de-agostini-1.41151754 Nel 2002 (già vent'anni, ma non ci credo), mi inviò una e-mail con cui iniziò una bella corrispondenza. Poi lo conobbi di persona il 28 maggio 2005 alla conferenza AISA su Ascari. Non lo vidi più di persona, anche se talvolta ci scrivevamo. Due anni fa provai a telefonargli più volte, ma c'erano sempre problemi di linea. E ora mi resta il rimpianto, insieme alla bellezza dei suoi libri.
  7. Trovata!!! Grazie mille Duvel!! Peccato non sia a colori come quella sul librone di Enzo Ferrari...
  8. Sto cercando una foto, simile a queste e comunque scattata nella stessa occasione, che è stata pubblicata nel librone "Piloti che gente" su doppia pagina, in un momento in cui c'erano molti più piloti di questi qui. Qualcuno per caso ce l'ha? Siamo a Digione nel 1974.
  9. Auguro a tutti gli utenti di P300 di "azzeccare" una mescola il più possibile competitiva per il 2022!
  10. Io comunque li capisco i soloni della Federazione: per garantire i sorpassi, prima si inventano il DRS, poi ci aggiungono i condotti-Venturi da effetto suolo integrale. Non sia mai che diano più spazio a cose come telaio, sospensioni, abilità del pilota nella frenata e nell'ingresso di curva, no no no. Avendo ormai a disposizione circuitini con spazi di fuga grandi come il Rubʿ al-Khālī, non potrebbero dare spazio a soluzioni che, pur aumentando il ruolo della differenza di abilità tra piloti (differenza di abilità, non abilità, perché sono tutti molto abili e le macchine sono comunque difficili), facessero andare meno veloci le auto in curva: sarebbe ridicolissimo visivamente avere sì un maggior sfoggio di differenze di abilità di pilotaggio, ma sullo sfondo di curve disegnate nella piatta immensità del deserto. Sembrerebbe una sceneggiata. Di qui la necessità di andare nella direzione opposta: "Dobbiamo salvare i sorpassi? Bene, ci teniamo il DRS, e ci aggiungiamo l'effetto suolo integrale che per definizione appiattisce ogni differenza di abilità in curva, ma evidenzia le differenze tecniche tra le vetture, coi piloti che possono sfruttare queste differenze andando a tavoletta anche in curva, tanto non può succedere nulla visti gli aeroporti che abbiamo piazzato all'esterno di ogni piega. Tanti sorpassi, spettacolo garantito, e che ci frega se i sorpassi saranno soprattutto merito dell'aerodinamica da effetto suolo e meno dell'abilità dei piloti. Tanto, hanno già bevuto e digerito una schifezza immonda come il DRS". Ineccepibile.
  11. IL DESTINO DI HANS Davvero singolare il destino di Hans Gübelin, un noto pilota automobilistico svizzero di Zurigo, che gareggiava nelle cronoscalate nazionali fin dai primi anni '30. In collaborazione con Zwimpfer aveva aperto un'agenzia Chrysler nella sua città natale, e proprio sui roadster di questa marca aveva ottenuto la maggior parte dei suoi successi. Nel 1938 Hans acquistò una BMW 328, una vettura sport con la quale ottenne un 2° posto nel "Grand Prix des Frontiéres", sul circuito di Chimay. Sabato 20 agosto 1938 il pilota svizzero prese parte al "Premio di Bremgarten", la gara per vetture sport sul circuito omonimo alle porte di Berna, nello stesso weekend del Gran Premio di Svizzera, in programma la domenica. All'ultimo giro della gara sport Gübelin era in testa, ma colui che doveva sventolare la bandiera a scacchi dimenticò di agitare il drappo davanti alla BMW: Hans aveva vinto, ma continuò ad alta velocità. Pochi attimi dopo, incorse un incidente sulla pista bagnata: il pilota svizzero fu sbalzato fuori dalla macchina e ricadendo batté la testa, riportando lesioni fatali.
  12. La safety car è ormai impossibile da sradicare vista soprattutto la sua efficacia nel cancellare tutta la gara disputata fino alla sua entrata, dunque show e incertezza garantita. Ma proprio per questo la Safety car rappresenta la morte di ogni parvenza di sport nei GP. Per decenni i GP hanno rifiutato questa soluzione americana, con la motivazione (a mio parere sacrosanta) che se un pilota ha rischiato l'osso del collo per costruirsi un vantaggio, era un delitto cancellarlo completamente con un espediente che, più che garantire sicurezza, garantisce caos. Ma il caos genera eccitazione e interesse da parte di certa (tanta) gente. Bisognerebbe decidersi se tornare ad essere F1 o diventare definitivamente una F.Indy, peraltro nemmeno originale. Verstappen merita il titolo. È fortissimo, ha sostenuto alla grande il confronto con un campione e con un team altrettanto forti. Io penso che alcune decisioni abbiano favorito Hamilton per portare la lotta all'ultimo GP, ma non credo affatto che a Silvestone avrebbe dovuto essere punito. Era un contatto di gara, nemmeno cattivo. Invece Max corre in maniera cattiva nel senso che accetta pienamente l'eventualità del contatto, e lo fa sempre, sempre, sempre, anche negli anni scorsi, persino più di Senna e di Schumacher. Su questo sono d'accordo con Pino Allievi. È una cosa non bella, non è cattiveria agonistica, perché scontrarsi dovrebbe tornare a essere sinonimo di errore, di imperizia, non di bravura. Hamilton non è un santo, lo si vide sin dal 2007, è furbastro, secondo me non è nemmeno così freddo in situazione di stress, però non corre come Max. E da spettatore non mi piace l'attitudine dell'olandese alla gomitata di default. Oggi i piloti approfittano eccessivamente della sicurezza di macchine, e dei circuiti (ormai inqualificabili), ecco perché la Safety car è ormai accettata come parte integrante della sceneggiata: non si rischia più la pellaccia, quindi si accetta di gettare via un vantaggio meritatamente costruito in pista a favore del fritto misto di posizioni, strategie a random che talvolta decidono gare e titoli, come domenica scorsa.
  13. Il motivo della bandiera nera è che il pilota aveva ignorato volutamente lo stop and go. Mi sembra più che sufficiente.
  14. Beh, diciamo che strafottersene di una penalizzazione, e poi di una bandiera nera, era ed è roba da pena severissima.
  15. Premetto che ciascuno dei due avrebbe meritato il titolo, perché in una stagione così serrata chiunque prevalga ha grande merito. Tuttavia credo che questa stagione sia la prova lampante di quale sia la realtà dell'attuale F1 che da televisiva è diventata nettamente social. Io credo che la Mercedes nel merito abbia ragione, ma nessun tribunale Fia si azzarderebbe a ribaltare l'esito della gara. Noi grulli e beoti a parlare di coerenza e incoerenza nelle investigazioni e nelle decisioni dei commissari, e loro invece attenti a manipolare gara per gara l'andamento del campionato con due occhi fissi sulla classifica mondiale, per portare la contesa all'ultimo GP, all'ultimo stint, all'ultimo giro, all'ultima curva. Ci sono riusciti, e dovrebbe essere lampante per tutti che è stato questo il metro di gestione della stagione, per garantire incremento di popolarità, visibilità e profitti alla F1 S.p.a. e questo è l'unica cosa che conta per i reggitori della baracca.
×
×
  • Create New...