Jump to content

sundance76

Moderators
  • Content Count

    8609
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    71

Everything posted by sundance76

  1. "[..] Vanno tutte così le interviste, con poche varianti legate alle domande acute o banali. Ma una no, non andò così. Se la vide venire avanti come ritagliata da uno schermo con un indefinibile sorriso appena accennato sulla bocca, progettata da un immortale ingegnere: Catherine Spaak in veste di giornalista. «Guardingo, sospettoso – scrisse poi Catherine – mi osservava con impassibilità dietro le spesse lenti scure». E lei si arrampicò su quegli occhi che non vedeva e sostenne lo sguardo nascosto e si sentì penetrare sino alle ossa e bruciata in tutti i suoi segreti. Impassibile, pensò forse che in lei c’era tutto, tutte le cinque irrinunciabili caratteristiche che fanno delle donne una razza superiore: buona moglie? sì; ottima madre? ma sì; esperta cuoca? probabile; gentile e bella creatura con gli ospiti? senza dubbio; passionale al punto giusto di non far desiderare una scatenata amante? perché no. Sornione e nostalgico, cominciò a baluginare curiosità. Primo sintomo. Ora bisognava vedere se tutto in lei si riduceva a quella morbida dolcezza o se fosse anche capace di pensieri. E lei mentre lo guardava con mite pazienza, capì subito perché Ferrari intimorisce: «L’arte di mettere gli altri alle strette non è fatta di parole ma di silenzi e di sguardi». Col naso ritto – secondo sintomo – parve scivolare giù dal suo trono, la salutò e lei pensò che si trovava lì per incontrare un uomo e non la sua leggenda. Punto di partenza stuzzicante ma insidioso, che poteva nascondere un imperdonabile equivoco. Per un attimo fu tentata di riassumere tutto quel volto che aveva davanti in quel naso così ritto, così grifagno, così pronto a captare ogni frequenza. Invece no, c’erano anche gli occhi che lei non vedeva ma che intuiva sporgenti, un po’ acquosi e c’era anche la bocca. Ah, quella poteva vederla molto bene aprirsi impercettibilmente, chiudersi, storcersi… «Può davvero una Ferrari rappresentare l’ideale di felicità di uomo? La gioia della mente?» così gli domandò. Quella incredibile mescolanza di bellezza, di dolcezza, di acume, di ostinati interrogativi, sorprendeva. Catherine sembrava in punta di piedi e non lo era, pareva in soggezione ed era perfettamente a suo agio, tradiva esagerata ammirazione ma nel momento che avrebbe dovuto essere di resa, Ferrari si trovò tra le mani una colomba che con un’ala continuava a stuzzicarlo: «Lei si è identificato con un meraviglioso motore e ne derivano conseguenze curiose…» stava dicendo proprio con quel fascino che non era da semplice giornalista, con quella curiosità piena di problemi che non era da semplice attrice. Gli aveva passato lo specchio e i cosmetici e subito dopo lo aveva costretto a pensare a tutto quello che aveva pensato e scritto della donna: dal giudizio definitivo sul matrimonio («se avessi ascoltato mia moglie sarei diventato un impiegato della azienda tranviaria») alla galanteria più sfacciata («ma cara, le tradisco tutte con te!»). E Catherine continuava a pensare e a parlare e le parole e i pensieri andavano, venivano, si confondevano. E anche Ferrari pensava e parlava: si stavano seducendo cerebralmente. E poi venne la domanda definitiva e la definitiva risposta: – Che cosa l’ha delusa di più? «L’impotenza a difendere la vita di un figlio che mi è stato strappato, giorno dopo giorno, per ventiquattro anni» rispose togliendo gli occhi da Catherine e guardando davanti a sé in un punto lontano e indefinibile. E la Spaak sorrise, salutò, uscì e quando si trattò di scrivere si trovò come davanti a un ammasso di fili caduti da un’altezza impressionante. Con infinita pazienza, li individuò e li sciolse uno ad uno. E alla fine pensò: «Mi intenerisce perché, secondo me, non si è accorto che, forse, la sola persona che ha tradito davvero è se stesso». Lesse e la perdonò perché, nonostante il rischio, era sopravvissuto. E infine, ironico ed eccitato, pensò che non esistono donne frigide ma solo uomini maldestri e pensò anche che i motori sono come le donne: bisogna saperli toccare nei punti più sensibili. Era l’ironia e l’eccitazione che sempre gli vengono quando davanti a sé ha non uno ma cento giornalisti e si sente come un domatore alle prese con un branco di leoni". (C.De Agostini, "Enzo Ferrari, 'il' Sceriffo", 1985)
  2. No, dice altro. Dice che Schumacher non sapeva interpretare la vettura con gli assetti che Barnard riteneva ottimali. Poi Mazzola cercò lui, ingegnere, di adattare gli assetti allo stile di guida di Schumacher (non il contrario), e allora finalmente il tedesco abbassò i tempi.
  3. Alesi mica solo a Monza fu bersagliato dal "caso". Era 2° in Spagna (motore rotto) Era 2° a Monaco (Brundle doppiato lo tiene dietro per due giri, poi sbatte al tabaccaio girandosi in mezzo alla pista: Alesi fottuto) Era 6° in Germania (valvola) Era 4° in Ungheria (valvola) Era 1° in Belgio (sospensione posteriore) Era 1° a Monza (cuscinetto grippato) Era 2° in Giappone (motore rotto)
  4. In effetti capisco il culto per Schumacher e per i suoi primi passi in Ferrari. Tuttavia quella macchina ha effettivamente disputato tre Gran Premi, dopo i quali Jean Alesi si trovò al secondo posto in Classifica Mondiale. Forse la vettura meriterebbe di essere ricordata anche per la sua vera attività agonistica.
  5. Fra agosto e settembre, bisognerà organizzare quattro-cinque gare, Francia, Germania, Belgio, Italia e Spagna, e assegnare il rinato Campionato Europeo Grand Prix dopo l'edizione '39 rimasta inassegnata per lo scoppio della guerra.
  6. Con la differenza che all'epoca il pubblico in autodromo c'era.
  7. Mi sopravvaluti, il gioco è ambientato oltre vent'anni dopo, praticamente ieri
  8. A PIEDE GIU' Agli inizi del 1936 Hermann Lang era un ex-meccanico Mercedes (era stato addetto alla vettura di Luigi Fagioli), da alcuni mesi promosso a pilota di riserva per la squadra ufficiale, con poche gare all'attivo. Non fu iscritto al Gran Premio di Tripoli, ma il DS Neubauer lo portò ugualmente al seguito del team in Africa, e durante le qualifiche lo fece persino scendere in pista per impratichirsi, così Lang poté inanellare diversi giri prima che i commissari lo fermassero perché non era iscritto alla competizione. In quei giri, Lang andò piuttosto bene. Nella velocissima piega a sinistra dopo il traguardo, Hermann aveva osservato gli altri piloti, ascoltando attentamente il rumore dei compressori (all'epoca le vetture erano sovralimentate col volumetrico). Il rumore rimaneva costante, dunque Lang pensò che gli altri piloti non alzavano il piede dall'acceleratore, facendo la curva in pieno. E così anche lui passò e ripassò in quella curva a piede giù. Poco dopo, nei box Caracciola disse a Neubauer: "Lang è pazzo! Fa la prima curva a tutto acceleratore!". Hermann si difese dicendo che tutti, anche Caracciola, la facevano in pieno, perchè aveva sentito il rumore del compressore. Ma Caracciola rispose: "Mai e poi mai!! Vuoi volare via con la vettura a quella velocità? Devi alzare il piede!". In pratica, tutti alzavano un po' il piede in quella curva, ma di quel poco per cui il rumore del compressore non cambiava! Quindi Hermann Lang aveva ripetutamente fatto in pieno la curva senza aver compreso esattamente il rischio. "A dispetto della ramanzina che mi beccai - disse poi Lang - questo episodio mi diede, inconsciamente, una certa forza, perchè avevo capito che se hai coraggio puoi prenderti certi rischi e superarli". L'anno successivo, promosso a titolare, Lang centrò la sua prima vittoria in carriera proprio a Tripoli, pista dove trionfò per tre anni consecutivi, fino a diventare il miglior pilota del mondo dominando la stagione 1939. Poi scoppiò la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che in pratica mise fine a una delle più belle carriere nella storia dei Gran Premi.
  9. Meglio che si chiuda qui la stagione. Gare già cortissime oltre il ridicolo, poi dimezzate da accidenti vari. Un qualsiasi rally del Molise era più lungo di queste gare di "World Championship" con campioni da 200 "vittorie" a testa.
  10. Tanak se non ha problemi non è lui.
  11. Un'anteprima della F1 del futuro prossimo. Quando staranno a casa anche i team, il Mondiale si disputerà in maniera virtuale col simulatore da remoto. Con la potenza grafica degli attuali computer, sfido io a vedere la differenza da casa.
  12. Peccato, eviterei volentieri le stagioni-stillicidio da over-20 GP
  13. E quindi che succede? Se Ferrari e Minardi non vengono ammesse alla dogana, la gara si fa lo stesso ma resta extra-campionato?
  14. Prima di immergerci nell'intero weekend tripolino, ecco un'anteprima tutta dedicata alle vicissitudini di Nuvolari. L'8 maggio, durante le prove, Nuvolari subì l'improvvisa esplosione di un pneumatico a più di 200 all'ora, l'auto si rovesciò drammaticamente sbalzando fuori il pilota. Lo trovarono dolorante, ma ancora in grado di parlare. Pare che abbia detto: "Dove sono i miei guanti? Cercate i miei guanti!" e poi svenne. Gli furono riscontrate diverse contusioni, ma la botta più dura l'aveva presa la colonna vertebrale: alcune apofisi delle vertebre si erano incrinate. I medici dissero che non poteva correre. Nella notte il dolore fu atroce. Ma l'indomani mattina, un giorno prima della gara, Nuvolari appariva in autodromo camminando lentamente sorretto a destra e a sinistra. Il pubblico lo applaudì alla grande. Tazio chiese di poter fare qualche giro di prova senza che nessun altro scendesse in pista per non far correre rischi inutili agli altri se lui avesse perso il controllo. Il favore gli fu accordato. Lo aiutarono a salire sulla macchina di Tadini, e cominciò a girare. Gli calcolarono una media sul giro migliore di 208 km, un po' piano rispetto al giro più veloce che sfiorava i 230 di media (segnato da Stuck su Auto Union), ma sempre un bel passo visto che Varzi vincerà il Gran Premio a 207 di media (sull'intera distanza del GP). Nuvolari fu risoluto: "Domani correrò". Gli prepararono la macchina di Brivio, a Brivio dettero quella di Tadini, e a Tadini quella incidentata da Nuvolari frettolosamente riparata. Tazio disse al giornalista Canestrini: "Per guarire dalle ammaccature non c'è niente di meglio che i massaggi della macchina in corsa". Arrivò 8° a prezzo di grandissimi sforzi ma poi ubbidì al progettista Vittorio Jano che gli aveva telegrafato: "Mio consiglio non correre Tunisi". Tunisi era l'appuntamento della domenica seguente. "Al ritorno in piroscafo - testimoniò lo stesso Canestrini - lo sentimmo urlare dal dolore perché invece dei massaggi della vettura ci voleva del riposo".
  15. "Ricordo l'ultima sessione di prove del GP d’Italia '85 a Monza. Piquet con la Brabham-Bmw ci aveva staccati di parecchio, se non ricordo male direi di oltre un secondo e mezzo sul giro. Noi mancavamo decisamente di velocità di punta, Ayrton uscì col suo primo set di gomme da qualifica, poi scese dalla macchina e prese la piantina del circuito spiegandomi: 'Adesso torno fuori e in questa curva recupero un decimo, in quest’altra due, qui uno e mezzo...' Alla fine fece la somma e trovò che avrebbe migliorato, se avesse guidato realmente così, quanto bastava per la pole. Rimontò in macchina e ottenne il miglior tempo. Una cosa impressionante e indimenticabile perché fu programmata! Persino Dudot della Renault ne rimase sconcertato e impressionato, soprattutto dopo il successivo resoconto che gli fece Ayrton, riferendogli con rapidità sconvolgente i dati che aveva letto sul suo cruscotto, anche quelli più complessi, come la temperatura dello scarico, quella dell’olio e così via. Tutti dati poi confermati dalla telemetria; e questo in un giro veloce, in quel giro veloce!" (Gerard Ducarouge, in "Senna vero", di Carlo Cavicchi) © Getty images Paul-Henri Cahier
  16. Dov'è il comunicato? O un thread dove si discute la cosa?
  17. Questa è una Gruppo B, che va il doppio dell'Escort RS (Gruppo 4)
  18. A me basterebbe un giro su una Ford Escort RS del 1979 o giù di lì.
  19. Quindi Ferrari in recupero e Mercedes in frenata. Mah..
×
×
  • Create New...