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Enrico88

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  1. Meglio un come back di Montoya, a questo punto
  2. Questa reunion Marciello-Trident mi lascia molto, molto perplesso...
  3. Letto al volo Che tristezza e che nostalgia della "vecchia" F1... Per quel che possa valere, sui social il coro contro questa farsa è unanime, percepisco un distacco sempre più convinto e massiccio da parte degli (ex) appassionati appartenenti alla generazione che va dai nati negli anni '80 a quelli ancora più anziani.
  4. Scusate se ripesco questo thread, ma dopo l'infinita partenza dietro safety car di poche ore fa a Silverstone non ho potuto fare a meno di pensarlo
  5. Dibattito interessante. Penso che siano tante le variabili che possano avvicinare o allontanare gli spettatori da qualsiasi competizione sportiva. Quella più importante in F1 è senza dubbio la passione per le auto e la velocità (qualcuno al riguardo ha fatto giustamente notare che in una società in cui tutto è sempre più raggiungibile, anche se spesso soltanto sotto il profilo virtuale, che molti confondono col reale, tale interesse vada parzialmente a scemare). Poi, essendo uno sport individuale e di squadra allo stesso tempo, la maggior attrazione deve provenire dai personaggi che vi gravitano attorno. La presenza della Ferrari da questo punto di vista è una garanzia, non solo per gli italiani, così come quella di colossi come Mercedes, Renault, ed Honda, o team privati storici come McLaren e Williams. Ma il fascino dell'uomo ha sempre una marcia in più, e proprio per questo la svolta voluta da Ecclestone e soci, che da oltre vent'anni hanno reso il paddock un luogo sempre più irraggiungibile e i piloti sempre più figurine hollywoodiane (vedere Hamilton per credere) ha provocato un disamore da parte degli appassionati di lunga data. Non che manchino personaggi o potenziali storie, ma manca il modo di poterle raccontare. Schumacher ai tempi della Ferrari da molti, anche dal sottoscritto, veniva visto come un robot privo di sentimenti; adesso, con tutti gli aneddoti che escono, scopriamo che è un personaggio molto più umano e "raggiungibile" di quanto non si potesse pensare. Non potendo conoscere i piloti per quel che sono davvero si finisce con l'affezionarsi a loro in misura sempre minore. E se in F1 non hai un pilota che ti fa battere il cuore, per quanto appassionato della categoria tu possa essere, difficilmente resisti. Io dopo l'abbandono di Montoya ce l'ho fatta per due anni grazie a dei campionati combattuti sino all'ultima gara; poi, dal 2009, tra cervellotici cambiamenti regolamentari che hanno reso sempre meno meritocratici i gp ed annate dominate dalla potenza di turno, ho cominciato a spegnere il televisore senza tanti rimpianti, come ha fatto qualcun altro che è intervenuto qui, salvo poi riaccenderlo nel 2010 e nel 2012 quando c'è stato più equilibrio (che è un altro dei fattori di attrazione più importanti). Condivido comunque il pensiero di fondo (bellissimo) di Davide Hill: se hai avuto una passione, per quanto tu possa allontanarti, è impossibile staccare completamente la spina. Magari ora certi gp li seguo per caso, ma quando capita, nonostante l'acredine nei confronti dei cambiamenti ai quali assisto, l'interesse non manca, e difficilmente rinuncio ai riti di inizio anno (acquisto di speciali, ricerca di notizie sulla composizione del nuovo parco piloti e informazioni sulle new entry, ecc). Certo, è un peccato che quasi ogni anno il picco di interesse si esaurisca dopo il primo, o forse i primi due-tre gp (salvo sporadiche lotte per il mondiale), ma è un segnale che mi dimostra che, qualora dovesse tornare l'equilibrio in pista ed apparire sulla scena un personaggio in grado di conquistarmi, probabilmente sarei già lì a puntarmi la sveglia per seguire i gp agli orari più disparati come ai "bei tempi". Quanto alle nuove generazioni, ho un fratello di quasi 11 anni che pur privilegiando il calcio non rinuncia mai a seguire la F1 insieme ad un compagnetto. Sull'andamento delle gare attuali sono sempre più informati di me, ed hanno molta curiosità sulla F1 del passato, in merito alla quale mi tartassano di domande. La tradizione che questa categoria ha, indipendentemente dalle derive recenti, può e dev'essere l'ancora di salvezza per mantenere un consistente numero di appassionati anche nel futuro. Come disse Aragorn ad Halet, figlio di Hama...c'è sempre speranza
  6. A differenza degli altri due, Marciello ha corso con Racing Engineering nella stagione d'esordio, in cui un po' di scotto si paga. Leimer al debutto fece decisamente peggio (con altre squadre) e arrivò nel team dopo due anni d'esperienza. Nel confronto con Rossi invece siamo lì: rispetto al campionato d'esordio di Marciello (8° nella generale con 74 punti) l'americano al primo anno con Caterham l'americano è giunto un gradino sotto nella generale ma ha fatto una ventina di punti in più. La certezza è che il passaggio alla Trident si è rivelato controproducente.
  7. Il palmares di Marciello nelle formule minori fino al 2013 è di tutto rispetto e legittima chi fino ad oggi lo ha accreditato come promessa. In GP2 la FDA non lo ha sostenuto come avrebbe dovuto (per quanto questo non debba essere un alibi): entrambi i team per cui ha corso hanno lasciato parecchio a desiderare (quest'anno troppe volte Marciello ha perso nelle soste ai box il terreno che aveva conquistato in pista). Probabilmente la situazione lo ha scoraggiato e condizionato anche nel rendimento. E' chiaro che nelle corse conta quello che dimostri in pista, ma sono sicuro che finora in GP2 Marciello ha espresso solo una minima parte del suo reale potenziale.
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