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Ci sarebbe anche da raccontare la storia della Riviera F1, ma si trovano solo scarne notizie purtroppo, ma rimane anche questa una storia da riscoprire... 

riviera-f1-1980.jpg

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Il 22/5/2018 at 22:49 , V6DINO ha scritto:

E anche questo è un capitolo aperto di cui non mancherebbe molto.

La vettura è una Kauhsen ultimo modello, lo stessa che è poi diventata la Merzario A4. Di questa Riviera mi serve sapere almeno come è colorata   e mi ero riservato di provare a contattare il Colombo Alberto allora detto "il cappellone di Varedo" e, se mi capitasse di incontrare il Merzario Arturo porrei la domanda anche a Lui perché ho la sensazione che in queste vicende vi sia un sottile collegamento. ;)

Se questa ricerca va avanti è però necessario aprire un 3d specifico.

E' chiaro che la somiglianza con la Kauhsen è notevole! Bisogna vedere cosa ci stava sotto la carrozzeria che qualche piccola differenza comunque la evidenzia, tipo la paratia verticale a lato delle fiancate che si alza poco prima delle ruote posteriori. Ho letto che la progettazione della vettura era stata affidata all'Ing. Giorgio Valentini e si parla anche dell'arrivo di una monoscocca dalla inglese Thompson. Il sostegno economico era dato dall'Achilli Motors, Le coq sportif, Speedline e altri. A inizio 1980 e a macchina praticamente finita, il tutto viene interrotto per cause ancora oscure. Successivamente, la monoposto fu smantellata per vendere i particolari sciolti, recuperarando così parte dei soldi spesi. A questo punto, per quello che tu dici, sono perfettamente d'accordo con te. 

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Che la vettura derivi da una Kauhsen ne sono praticamente certo, anche la Merzario  presentava le paratie stile Williams ma non credo si tratti della A4 riciclata. Ricordo che quest'ultima  di Merzario venne acquistata in Svizzera e adattata per gare in salita spinta da un motore Alfa Romeo Montreal.

Dopo tutto, come si è visto di recente, Kauhsen ha fatto ben 5 vetture e da qualche parte sono andate ;) .  E che non ci siano foto della nostra Riviera nel 1980 è molto strano...

Ma forse è il caso di chiedere @leopnd la cortesia di spostare questi ultimi post in un 3d specifico per la Riviera F1.

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Non so se me lo sono sognato o meno, ma sono quasi sicuro di aver visto una foto a colori, e che fosse blu carta da zucchero o una cosa del genere. Vedo se trovo qualcosa in archivio...

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Ho notato solo ora il musetto diverso, l'assenza degli specchietti e una piccola differenza nella carenatura delle sospensioni anteriori... Poi guardando la location della fotografia mi fa venire il sospetto che la vettura non sia stata smembrata subito... 

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5 ore fa, massimo66 ha scritto:

Riviera F1, scusate la qualità.... 

Fantastico, non serve nulla di più...Che poi non c'è nemmeno :D

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La storia di questa fantomatica scuderia iniziò proprio al crepuscolo degli anni settanta, alla fine di quel 1979 in cui Jody Scheckter aveva colto con la Ferrari 312 T4 quello che per oltre un ventennio sarebbe rimasto l’ultimo titolo iridato piloti portato a Maranello nella doppietta rossa di Monza con Gilles Villeneuve nel ruolo di fido scudiero. Bene, in quelle settimane a qualche chilometro di distanza uno sparuto gruppo di industriali brianzoli “fiutò” che la Formula 1 di quel tempo potesse essere un ottimo veicolo promozionale e prese una coraggiosa decisione: non limitarsi a semplici sponsorizzazioni ma investire fondi per la costruzione di una monoposto completa. Quella che sarebbe diventata la Riviera F1. L’embrione della scuderia nacque a Giussano (allora provincia di Milano, oggi Monza-Brianza) dove iniziò la progettazione della vettura affidata all’Ingegner Giorgio Valentini, tecnico con esperienze precedenti in Autodelta nonchè consulente di diverse aziende automobilistiche. Per la fase realizzativa si decise di procedere come una tipica scuderia “artigianale” dell’epoca: si acquistarono una monoscocca inglese costruita da Thompson, un cambio Hewland e l’immancabile otto cilindri Cosworth DFV, vero best-seller della Formula 1 nell’era pre-turbo.

Anche la scelta del pilota era già stata effettuata: si sarebbe trattato dell’altrettanto brianzolo Alberto Colombo. Il pilota di Varedo, allora quasi trentaquattrenne essendo nato il 23 febbraio 1946, era un pilota di tutto rispetto nel panorama tricolore. Dopo essersi laureato campione italiano di Formula 3 nel 1974 aveva passato un interessante triennio nell’allora prestigiosissimo campionato europeo di Formula 2. Nel 1975 aveva colto il suo primo punto nel Gran Premio di Nogaro utilizzando una March – BMW della Trivellato Racing ed avrebbe ripetuto il risultato anche nel 1976 nella gara portoghese di Estoril. Dopo un 1977 alla grande (chiuse ottavo in classifica finale con 18 punti impreziosendo il tutto con un terzo posto al Mugello) in cui fu secondo nell’Italiano dietro Riccardo Patrese, si aprirono per lui le porte della massima formula.

Fu Gunther Schmidt, il “boss” della tedesca ATS, a credere in lui, ingaggiandolo per sostituire Jean-Pierre Jarier a stagione 1978 già iniziata. Peccato però che Colombo nelle due gare a cui venne iscritto, ovvero i Gran Premi del Belgio e di Spagna, non riuscì a superare lo scoglio della qualifica e Schmidt, noto per un carattere non proprio facile, decise per l’immediato appiedamento. Il rammarico per Colombo era tanto ma addirittura una raccolta di fondi promossa tra i lettori da Marcello Sabbatini, vulcanico direttore del settimanale Autosprint, permise a Colombo di iscriversi al Gran Premio d’Italia al volante di una seconda Merzario. Tra pochi fondi, vettura poco competitiva, tempi ristretti e poca esperienza il destino era segnato: Colombo non riuscì nemmeno a prequalificarsi. Insomma nella massima formula tutto sembrava finito ancora prima di cominciare per il pilota di Varedo, che per sua fortuna non aveva lasciato definitivamente la formula cadetta dove continuò al volante di una March-BMW della San Remo Racing, strappando undici punti in quel 1978 e 8 punti nel 1979 con un altro gradino basso del podio conquistato a Thruxton.

Ma le speranze non muoiono mai si sa, ed ecco la prospettiva Riviera. Una prospettiva concreta per Colombo visto che all’inizio del 1980 la vettura era stata effettivamente costruita e pronta per essere collaudata. A quel punto però accadde qualcosa di mai del tutto chiarito, o di cui almeno scarseggiano notizie precise o reperibili. Per imprecisati problemi tecnici non risolvibili sulla monoposto completa si decise di interrompere il progetto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato e rompete le righe. Addirittura per rientrare nei costi si decise di rivendere parte del materiale ad altre scuderie della massima formula smantellando completamente la vettura che morì così senza nemmeno aver mai fatto girare le ruote, poi il nulla. Nessun’altra notizia è reperibile sulla storia mai sbocciata della Riviera F1, nessuna sugli investitori coinvolti. E Colombo? Il pilota brianzolo continuò in Formula 2 anche nel 1980 chiudendo ancora una volta terzo a Hockenheim e correndo nelle ultime gare al volante di una Toleman–Hart. Peccato però che il suo sogno della Formula 1 si fosse già smontato insieme ad una monoposto che non corse mai.

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1 ora fa, leopnd ha scritto:

La storia di questa fantomatica scuderia iniziò proprio al crepuscolo degli anni settanta, alla fine di quel 1979 in cui Jody Scheckter aveva colto con la Ferrari 312 T4 quello che per oltre un ventennio sarebbe rimasto l’ultimo titolo iridato piloti portato a Maranello nella doppietta rossa di Monza con Gilles Villeneuve nel ruolo di fido scudiero. Bene, in quelle settimane a qualche chilometro di distanza uno sparuto gruppo di industriali brianzoli “fiutò” che la Formula 1 di quel tempo potesse essere un ottimo veicolo promozionale e prese una coraggiosa decisione: non limitarsi a semplici sponsorizzazioni ma investire fondi per la costruzione di una monoposto completa. Quella che sarebbe diventata la Riviera F1. L’embrione della scuderia nacque a Giussano (allora provincia di Milano, oggi Monza-Brianza) dove iniziò la progettazione della vettura affidata all’Ingegner Giorgio Valentini, tecnico con esperienze precedenti in Autodelta nonchè consulente di diverse aziende automobilistiche. Per la fase realizzativa si decise di procedere come una tipica scuderia “artigianale” dell’epoca: si acquistarono una monoscocca inglese costruita da Thompson, un cambio Hewland e l’immancabile otto cilindri Cosworth DFV, vero best-seller della Formula 1 nell’era pre-turbo.

Anche la scelta del pilota era già stata effettuata: si sarebbe trattato dell’altrettanto brianzolo Alberto Colombo. Il pilota di Varedo, allora quasi trentaquattrenne essendo nato il 23 febbraio 1946, era un pilota di tutto rispetto nel panorama tricolore. Dopo essersi laureato campione italiano di Formula 3 nel 1974 aveva passato un interessante triennio nell’allora prestigiosissimo campionato europeo di Formula 2. Nel 1975 aveva colto il suo primo punto nel Gran Premio di Nogaro utilizzando una March – BMW della Trivellato Racing ed avrebbe ripetuto il risultato anche nel 1976 nella gara portoghese di Estoril. Dopo un 1977 alla grande (chiuse ottavo in classifica finale con 18 punti impreziosendo il tutto con un terzo posto al Mugello) in cui fu secondo nell’Italiano dietro Riccardo Patrese, si aprirono per lui le porte della massima formula.

Fu Gunther Schmidt, il “boss” della tedesca ATS, a credere in lui, ingaggiandolo per sostituire Jean-Pierre Jarier a stagione 1978 già iniziata. Peccato però che Colombo nelle due gare a cui venne iscritto, ovvero i Gran Premi del Belgio e di Spagna, non riuscì a superare lo scoglio della qualifica e Schmidt, noto per un carattere non proprio facile, decise per l’immediato appiedamento. Il rammarico per Colombo era tanto ma addirittura una raccolta di fondi promossa tra i lettori da Marcello Sabbatini, vulcanico direttore del settimanale Autosprint, permise a Colombo di iscriversi al Gran Premio d’Italia al volante di una seconda Merzario. Tra pochi fondi, vettura poco competitiva, tempi ristretti e poca esperienza il destino era segnato: Colombo non riuscì nemmeno a prequalificarsi. Insomma nella massima formula tutto sembrava finito ancora prima di cominciare per il pilota di Varedo, che per sua fortuna non aveva lasciato definitivamente la formula cadetta dove continuò al volante di una March-BMW della San Remo Racing, strappando undici punti in quel 1978 e 8 punti nel 1979 con un altro gradino basso del podio conquistato a Thruxton.

Ma le speranze non muoiono mai si sa, ed ecco la prospettiva Riviera. Una prospettiva concreta per Colombo visto che all’inizio del 1980 la vettura era stata effettivamente costruita e pronta per essere collaudata. A quel punto però accadde qualcosa di mai del tutto chiarito, o di cui almeno scarseggiano notizie precise o reperibili. Per imprecisati problemi tecnici non risolvibili sulla monoposto completa si decise di interrompere il progetto. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato e rompete le righe. Addirittura per rientrare nei costi si decise di rivendere parte del materiale ad altre scuderie della massima formula smantellando completamente la vettura che morì così senza nemmeno aver mai fatto girare le ruote, poi il nulla. Nessun’altra notizia è reperibile sulla storia mai sbocciata della Riviera F1, nessuna sugli investitori coinvolti. E Colombo? Il pilota brianzolo continuò in Formula 2 anche nel 1980 chiudendo ancora una volta terzo a Hockenheim e correndo nelle ultime gare al volante di una Toleman–Hart. Peccato però che il suo sogno della Formula 1 si fosse già smontato insieme ad una monoposto che non corse mai.

Gran lavoro, Leopnd! Visto che AS ultimamente sta trattando nella rubrica CUORE DA CORSA scuderie ed auto dalla carriera/vita particolare, ho chiesto se riescono a trovare qualcosa su questa fantomatica Riviera, magari intervistando Colombo o chi seguì il progetto. Anche per completare eventualmente la tormentata vicenda Kaushen che è stata trattata 3/4 settimane fa sulla stessa rubrica, nella quale si menziona la Merzario ma non la Riviera.

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Ecco, l'hai fatto tu, grazie...

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As Sauro said, I also believe that the car derives from a Kauhsen. The Riviera F1 is very similar to the Kauhsen WK001

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Il 8/3/2019 at 11:25 , Rob ha scritto:

Gran lavoro, Leopnd! Visto che AS ultimamente sta trattando nella rubrica CUORE DA CORSA scuderie ed auto dalla carriera/vita particolare, ho chiesto se riescono a trovare qualcosa su questa fantomatica Riviera, magari intervistando Colombo o chi seguì il progetto. Anche per completare eventualmente la tormentata vicenda Kaushen che è stata trattata 3/4 settimane fa sulla stessa rubrica, nella quale si menziona la Merzario ma non la Riviera.

Mi autoquoto: proprio ieri mi arriva AS con la storia della Riviera  nella rubrica "I racconti della passione"! Un anno dopo la richiesta, è stata fatta luce con un bellissimo articolo. Tante risposte ma una domanda mi sorge spontanea: possibile che con tutte queste solide basi non provarono a partecipare nel 1980?? Barzagli, uno dei soci, spiega che ci volevano 10 miliardi di lire per fare una  stagione al pari come risultati almeno dell'altra debuttante Osella. Però Osella non penso proprio debuttò quell'anno con quel budget pur avendo la carrozzeria quasi completa di sponsor... Sempre su AS lo sponsor principale della Williams, Fly Saudia + il pool di sponsor arabi (TAG, Bin Laden ecc), mise sul piatto di Williams 5 miliardi per il 1980: supponendo che con gli altri sponsor si arrivò a 10 miliardi (es. Layland), la Williams con quel budget sfiorò il titolo ed impiegò due auto con due piloti pagati, non paganti. Insomma, qualcosa non torna, forse furono troppo prudenti o fecero male i loro conti. Cmq storia affascinante, niente da dire.

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Wow, bellissimo, grazie!

Comunque, 600.000.000 (dichiarati da Colombo, mentre Barzaghi parla del doppio) di lire quasi buttati... Ok, sarà stato venduto qualcosa, ma comunque... :nonso:

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Probabilmente quelli erano ancora spiccioli nelle tasche dei sostenitori, un paio di zeri in piu' sarebbero diventati un problema.

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Questo sicuro, Barzaghi parla di 10 miliardi...

 

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