Binotto è un tecnico, e il suo ruolo dovrebbe semplicemente essere quello punto e basta. Poi, se sbaglia nel suo campo, allora è un conto. Se sbaglia nell'altro, si possono dare a lui le sue parti di responsabilità (se non altro, quantomeno per aver accettato di svolgere un ruolo che non gli appartiene) ma il problema principale è sempre di chi l'ha messo ad occupare una posizione che non è nelle sue corde. E' molto semplice: Binotto non è un manager, non ne ha né la preparazione, né il pelo sullo stomaco necessario per "comandare". Tra l'altro in questo caso c'è anche l'aggravante del doppio ruolo. Team Principal e Direttore Tecnico ad interim. E, quando è così, a meno che non hai di fronte un fenomeno multipotenziale, di norma il diretto interessato non riesce a fare bene né uno né l'altro.
E si torna al discorso che ho fatto in precedenza. La responsabilità principale di questo sfascio non è di Binotto ma di chi tira i fili. Il "nipote prodigio" con la r moscia, nato con la camicia (e il culo nella seta), soprattutto. E anche l'altro pagliaccio con la faccia da ebete.
Ma tanto alla fine pagherà Binotto, l'ennesimo capro espiatorio, l'agnello sacrificale da scannare sull'altare dell'inadeguatezza dei vertici aziendali, che così potranno rimanere lindi e pinti come la Storia insegna... Con una differenza, e sostanziale: che un tecnico valido, che nel suo campo non è certo l'ultimo dei coglioni, vedrà andare in merda l'intera reputazione che si è guadagnato in 25 anni di esperienza F1 nel Reparto Corse.