La vita è vita e quando ti trovi in quelle situazioni ti aggrappi a tutto... sia i familiari che il paziente, dico. Poi, se uno è cosciente e soffre le pene dell'inferno... beh io non metto becco, ognuno fa una sua scelta, e va rispettata. Ma ti posso assicurare che quando mia madre parlava di non-autosufficenza e di ricoveri per non pesare sulle spalle dei figli ed il momento in cui si è trovata in condizioni di TOTALE dipendenza... beh, non parlava più, ma i suoi occhi parlavano per lei: paura, timore, attaccamento alla vita e - forse - gratitudine per tutto quello che facevamo per lei... Ed era solo Alzheimer, anche se all'ultimo stadio... 6 anni tra letto e poltrona, senza più uno sguardo lucido o una parola. In quei momenti ho capito che un conto è discutere di certe cose astrattamente, un conto esserci coinvolti... Ora son sicuro che anche uno stato di coma profondo è "vita" per familiari e, spesso, pazienti.