Fulvio Bacchelli (vincitore del rally di Nuova Zelanda, valido per il Campionato Mondiale nel ’77):
“Alla fine del 1974, nonostante in Fiat stessi benissimo e fossi coccolato, andai a parlare con Fiorio per correre con la Lancia Stratos, perché all’epoca il reparto corse della Lancia era diviso da quello Fiat. Arrivammo quasi alla definizione del contratto, ma io feci un po’ di valutazioni e pensai che in Fiat ero portato in palmo di mano mentre in Lancia c’era Munari che era il numero uno, e c’erano tanti altri bravi piloti, per cui non mi era ben chiaro quale sarebbe stata la mia destinazione. Alzai il telefono, chiamai Fiorio e gli dissi che sarei rimasto in Fiat. “Non si preoccupi, faccia esperienza, poi ci risentiremoâ€, mi disse, ma credo che se la sia legata un po’ al dito. Credo, cioè, di essermelo sostanzialmente giocato. Infatti, dopo che i due reparti-corse sono stati uniti (dicembre ’77) e Fiorio era diventato il numero uno di tutto, a un certo punto mi disse: “Bacchelli, lei farà il Montecarlo con la Stratos. Vede che finalmente il suo sogno si è avverato? Però, vinca tutte le prove che vuole, ma si ricordi che il rally lo vincerà una 131â€. Io gli risposi “Sì, sì, sì.. Grazie, grazieâ€. Ero felice, non mi ero accorto della grossa fregatura che mi stava tirando. Con il massimo rispetto per Fiorio, lui è un personaggio con un pelo sullo stomaco tale che alla fine riusciva a farti fare cose anche negative per te, ma tu eri convinto che fossero la cosa giusta. Infatti al Monte ’78 vinsi un po’ di prove, e alla partenza della prima speciale del secondo giorno ero secondo assoluto. Era una bellissima prova completamente innevata e io ero carico d’entusiasmo. Però alla fine del percorso al mio navigatore Bernacchini: “Caro Arnaldo, non so com’è, ma la macchina non sta più in stradaâ€. Invece delle gomme giuste coi chiodi, mi avevano montato le gomme che avevamo usato nei tremila chilometri del percorso di avvicinamento. Non credo che sia stato uno sbaglio. Arrivammo decimi, un risultato pessimo. Insomma cominciai a capire che quel mondo che io ritenevo romantico e poetico, fatto solo di cose gradevoli, in realtà era molto diverso e tutto era falsato dall’interesse".
Lele Pinto (Campione d’Europa ’72):
D.C. Sanremo 76, sfilata di Stratos: come sono andate le cose?
PINTO: Quell'anno c'erano tre galli nel pollaio. A me hanno montato delle pastiglie dei freni che si usavano quando faceva freddo: io facevo 10-15 km in salita, non in discesa, e rimanevo senza freni. Mi hanno eliminato subito, pronti-via, in partenza.
Alla fine della prima tappa, Pinto su Stratos era tredicesimo. Waldegard e Munari se le sono date fino a quando, nella notte a Rezzo, a Waldegard hanno fatto trovare 4 gomme con i chiodi. In mezzo al bosco di notte! Lì Waldegard ha capito. E' ripartito con le sue gomme. Alla successiva assistenza, Fiorio ha preso Waldegard e Munari, e ha detto "Da questo momento, vi mettete d' accordo sui tempi che dovete fare nelle prove speciali, e ve la giocate all'ultima prova".
Noi nel frattempo con le pastiglie giuste, avevamo risalito la classifica fino al terzo posto. Ultima prova, Molini di Triora. Alla partenza eravamo Munari, Waldegard e io , nell'ordine. Quando è venuto il momento della partenza, Munari è scattato. Quando è venuto il momento della sua partenza, Waldegard ha contato fino a tre, perchè tre erano i secondi che aveva di vantaggio su Munari in quel momento. Il cronometrista gli picciava sul tetto della macchina per spingerlo a partire... Contato fino a tre, è partito. Nel percorso si vedevano strisciate da rabbrividire: se questo è il bordo della strada, c'era metà gomma dentro e metà gomma fuori. Andavano come matti, io pure. A un certo punto Arnaldo mi ha detto " io non ti leggo più le note, sei deficiente, adesso troviamo pezzi di qualche macchina fuori da una curva..." Aveva paura che, andando cosi forte Waldegard o Munari avrebbero sbattuto. Invece sono stati in strada, e ha vinto Waldegard: gli ha dato 4 secondi. Arrivato a Ssanremo, Munari è andato in albergo, ha preso i bagagli ed è partito. Da Torino, telefonata chilometrica di Luca di Montezemolo con Waldegard: picche. Allora Montezemolo è partito, è arrivato a Sanremo, ha chiacchierato 1 ora e 1/2 con lui: picche. Waldegard gli ha detto " Ti ringrazio per tutto quello che mi stai dicendo, e per quello che abbiamo fatto assieme, ma queste cose si fanno una sola volta nella vita, e io l'ho già fatto oggi. fino a quando ci saranno determinate persone in squadra, io non correrò ne per la Lancia ne per la Fiat"
E cosi ha fatto. Questo si chiama campione del mondo: te lo dice Lele Pinto. E' il sig. Waldegard, il campione del mondo, come pilota, come persona.
Mi piace raccontare queste cose, e magari se qualcuno leggerà il libro si offenderà , ma io non devo dire grazie a nessuno, nella mia carriera.
D.C.:Quindi tu di Munari non hai grande stima?
PINTO: Lo rispetto come pilota, perchè è stato un grande pilota. Nei rally, perchè in pista io gli giravo attorno. Al Giro d'Italia gli ho dato tante di quelle paghe... C'era qualcosa tra Fiorio e Sandro, non so cosa e non mi interessa neanche saperlo, me se anche tu investi su un pilota, gli altri non vanno trattati come scalzacani. Perchè sempre lui, solo lui e ancora lui? Perchè fai così se in squadra hai tanti altri piloti?
D.C.:Ci sono stati tanti bravi piloti italiani che hanno corso per la Lancia e per la Fiat, ma alla fin fine è uscito solo Sandro Munari, quasi fosse l'unico campione italiano....
PINTO: Il Dio...
D.C. La cosa si è ripetuta anche dopo, con Miki Biasion negli anni Ottanta. Come mai gli altri giovani talenti che c'erano in squadra, non sono venuti fuori? Avete avuto le stesse chance?
PINTO: La chance di vincere le gare, di fare dei campionati puoi anche averla avuta, ma a un certo punto ti dicevano: "fatti da parte che c'è Lui". Il dott. Cesare Fiorio, per me come direttore sportivo è stato il massimo, uno meglio di lui non c'è, io sono stato praticamente 20 anni con lui. Ne inventava una più del diavolo, era uno stratega: il massimo. Però finita lì. Sulla persona è preferibile non aprire bocca. Morte tua, vita mia. Umanità , riconoscenza, zero zero zero. E' inumano, è freddo.
Se lo incontri per strada e ti saluta, vuol dire che ha bisogno qualcosa da te, o che ti sta per inchiappettare. Quando io sono andato a digli che la Fulvia in pista non era più vincente, e gli ho chiesto di farmi correre nei rally, e io facevo il professionista con le corse, ci vivevo, lui mi ha detto che aveva la squadra servita, che al massimo avrei potuto fargli da autista, portarlo in giro alle gare.
Quando gli ho detto che me ne andavo, mi ha chiesto: “Non andrai mica alla Fiat? Divertiti molto" mi ha detto. L'anno dopo ho vinto il campionato europeo, ma ho lavorato un anno gratis per la Fiat accettando di farlo solo perchè ero sicuro di me stesso. Dopo 4 anni in Fiat, Fiorio mi ha fatto tornare in Lancia. Dopo la vittoria dell' europeo Audetto (D.S. Fiat) mi diceva " dai torna in Lancia, adesso c'è la Stratos una macchina vincente, tanto Sandro correrà solo un anno o due". Mi sono fatto convincere anche se avevo in tasca un contratto con l'Alfa Romeo, L'auto non c'era, era un schifezza, ma i soldi erano tre volte di più. Dopo il Tour de Corse del 74, mi hanno portato in aereo alla Domenica Sportiva, lì Audetto ha presentato la squadra Lancia per i rally '75: Munari, Waldegard e Pinto.
Lunedi mattina sono partito da Como e sono andato a Torino. Sono salito al tredicesimo piano dove c'era la Lancia, fino all'ufficio del dottor Cesare Fiorio, che mi ha detto " Mettiamo subito in chiaro una cosa: tu sei l'unico pilota che se ne è andato , ovvero che IO non ho mandato via, e che ora torna a correre per me, perciò sappiti regolare" . In quel momento se la sera prima non fossi andato alla Domenica Sportiva me ne sarei andato.