A me invece pare che la realtà sia tutta il contrario, e l'ho illustrato tante volte, specialmente se in quella data corsa ti basta un qualsiasi piazzamento per diventare campione.
Durante l'ultima gara '83, al momento del ritiro di Prost, a Piquet sarebbe bastato un quarto posto per diventare campione, ed ecco che Nelson, fino a quel momento in testa con netta autorevolezza, rallenta e lascia passare il compagno Patrese, poi lascia passare Lauda, infine lascia strada anche a De Cesaris, e col successivo ritiro di Lauda, arriva tranquillamente terzo.
Ecco, ci sono milioni di esempi del genere, che fanno capire quanto i calcoli per la "classifica di campionato" influenzino l'andamento di un Gran Premio, modificandolo sensibilmente rispetto a quando un pilota cerchi davvero "di arrivare il più avanti possibile", ovviamente nei limiti che gli permettano macchina e situazione.
E non parlo solo di corse decisive.
Prendi Lauda nel '77, quando ancora in piena estate commentava le sue gare dicendo: "Ecco, ora sono in seconda posizione, potrei andare a prendere il primo, ma ora mi va bene così visto che il mio avversario in classifica mondiale è uscito fuori pista e quindi guadagno altri sei punti su di lui".
Perfetto esempio di come i calcoli di Campionato deformino a propria immagine l'andamento di un Gran Premio.
Ecco perchè, pur sapendo che è un'utopia, avevo lanciato la fanta-idea che il punteggio dovrebbe essere "segreto" fino alla fine della stagione.
In quel modo, tu pilota non sei mai sicuro che accontentarti di una posizione sia la cosa migliore, se in quel momento la tua macchina è in condizioni di riprendere e attaccare il pilota che hai davanti.