Hartstein o come cavolo si chiama, a questo punto farebbe meglio a starsene zitto, ma purtroppo temo che il suo ragionamento non faccia una piega. Quando fu detto che Micheal aveva momenti di vigilanza incostanti si delineava lo scenario di uno stato di coscienza minimo, che è un termine tecnico per descrivere qualcosa di molto specifico e, purtroppo, non esattamente vicino a ciò che comunemente intendiamo con "coscienza" (sebbene sia meglio del coma o di uno stato vegetativo, ovvio). Oggi dicono che non è più in coma: beh, questa notizia era già contenuta nell'altra. Perchè si sono sbilanciati a parlarne? Semplice: devono trasferirlo (avevo letto di questo trasferimento da Grenoble già una settimana fa, su Repubblica), qualcosa dovevano pur dire. Ora farò la figura dello Harstein, ossia dello iettatore-sciacallo, dei noantri (non sono un medico, sebbene di queste cose mi sia capitato di occuparmene un pochino nei miei studi), ma ovviamente la mia intenzione non è sabotare la festa di nessuno, ma solo di cercare di vedere la vicenda in maniera realistica. Anche perchè su questi temi basta poco a fare confusione, coi giornali che incautamente scrivono di un Michel che "parla con gli occhi" (presa alla lettera potrebbe ancora configurare una cosa bruttissima che non vale manco la pena nominare, anche perchè molto probabilmente si tratta solo di una sciagurata approssimazione giornalistica). Naturalmente, mi auguro ogni bene per Michel e la sua famiglia e condivido la commozione di tutti voi, ma proprio perchè sento quanta partecipazione ci mettete, ci mettiamo tutti, trovo deleteria la facile illusione, favorita da un'informazione per forza di cose lacunosa e incompleta. Sentire che Michel non sia più in coma, è un passo avanti, ma occorre sapere che non essere in coma non dice nulla sullo stato delle sue funzioni cognitive e lascia aperto ogni possibile scenario. Bisogna essere consapevoli che, sulla base di quello che ci è stato detto oggi, immaginarsi un Michel che torni quello di prima resta ancora una speranza molto, molto ottimistica. Che io sappia, lo stato di coscienza minimo rappresenta a volte il preludio per un ritorno alla coscienza, ma anche a quel punto bisogna verificare che tipo di sequele ci saranno (la mobilità certo, ma anche - e forse anche di più - memoria, linguaggio, attenzione, autoconsapevolezza, comportamento ecc.). In questi casi si spera e si cerca di recuperare il recuperabile, che è sempre moltissimo per i cari, ma è anche fuori luogo immaginarsi una "restitutio ad integrum". E questo chi gli vuol bene, tifosi compresi, devono capirlo.