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sundance76

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Contenuti inviati da sundance76

  1. Un bel guaio: a fine anno come farà @Osrevinu a modificare ancora la firma?
  2. Vanzini che inneggia alle chicane di Imola e ringrazia Dio della loro esistenza.
  3. Ma l'apertura non riguarda la sua società, visto che resta una monarchia medievale con metodi che nessun Paese civile accetterebbe. Poi resta da vedere chi sono gli "stati confinanti integralisti". E spero che tu non ti riferisca all'Iran, che è il Paese che ha perso più uomini nella lotta al terrorismo integralista. (e il bello è che l'Arabia Saudita è uno dei maggiori finanziatori dell'Isis, come è risaputo in ogni cancelleria mondiale).
  4. Dai che la nascarizzazione è a buon punto. Faccio solo notare l'assurda l'ipocrisia di andare a correre in una monarchia assoluta dove le decapitazioni avvengono in diretta tv con la scimitarra e dove i giornalisti ostili vengono fatti a pezzi nelle ambasciate e sciolti nell'acido, e poi ad esempio di criminalizzare e isolare l'Iran.
  5. Certo che in quel 1987, tra la quinta elementare e la prima media, il sorpasso di Prost su Stewart a quota 27 vittorie mondiali sembrava tantissima roba.
  6. Guarda, la colpa non è di Hamilton né di Webber, ma del contesto generale. I piloti, oggi come allora, sono fortissimi e sono i migliori del mondo.
  7. Questo articolo centra un punto importante. Attualmente gli sport del motore interessano prevalentemente appassionati ultraquarantenni, col risultato della progressiva creazione di un "buco" generazionale. https://autosprint.corrieredellosport.it/news/sterzi-a-parte/2020/10/19-3493677/le_corse_sono_diventate_orrende_non_trovate_/?fbclid=IwAR2RpMXJuqXPRFbW2QwkMr5RtTsfBbNlBVuMnD_xaJ3Cpiq8Qw7OlV8xSCE
  8. Domenicali è quello che nel 2008 diceva che sarebbe opportuno ridurre i GP a 200-250 km perché "nell'ultima parte di gare le posizioni sono ormai consolidate e non accadono molti cambiamenti".
  9. Motori in freezer? E tutti equivalenti? Allora vengano ancora gli utenti a parlarmi della F1 come "massima espressione della ricerca, della competizione ecc. ecc. ecc. ecc." e non se la prendano se poi vengono mandati a..........o.
  10. Mario Donnini su AS fornisce un punto di vista sulle "statistiche" di una disciplina complessa come l'automobilismo: https://autosprint.corrieredellosport.it/news/sterzi-a-parte/2020/10/12-3466066/questo_primato_non_vale_niente/?fbclid=IwAR3wZqzo6xW7k-ujZ15yYspYURhmPTHy1BqLvphmx3raCN96HGHTtt0TfCk STERZI A PARTE Questo primato non vale niente Sorry, Hamilton, ma il record di vittorie nei Gp a quota 91 eguaglia Schumi approfittando di un’era, quella turboibdrida, che dà solo alla Mercedes la possibilità di vincere, con un vantaggio fin dal 2014 iniquo e ingiusto Chiedo scusa, ma non trovo proprio niente di eroico, di strepitoso o di entusiasmante nel record di 91 Gran Premi vintiche vede ora in testa nella classifica di tutti i tempi in coabitazione Lewis Hamilton con Michael Schumacher. I numeri non dicono tutto In Formula Uno non c’è niente di più bugiardo dei numerisecchi, perché confrontano come fossero grandezze omogenee - e proprio non lo sono - epoche differenti e campioni che si sono mossi in condizioni ambientali, tecnologiche e oggettive totalmente imparagonabili, dagli Anni ’50 a oggi. Come mettere a confronto per nemici stessi Annibale o Scipione l’Africano col generale Schwarzkopf, vincitore della Guerra del Golfo. No, non ci siamo proprio, giacché se poniamo in fila incolonnando il coefficiente di rischio oggettivo, di difficoltà specifica e di fragilità tecnologica mettendoli a rapporto col numero di Gp disputati e di quelli vinti gente come Juan-Manuel Fangio, Jim Clark e Jackie Stewart, parlare di Michael Schumacher e di Lewis Hamilton diventa solo teoricamente interessante ma logicamente piuttosto insulso. Paragoni mai veri Come confrontare il bomber del Modena calcio con Tex Willer solo perché indossano entrambi un indumento giallo. Stando ai numeri, poi, uno come David Coulthard ha vinto 13 Gran Premi, tanto quanto il leggendario Alberto Ascari e uno in più rispetto a Mario Andretti e questo, Dio ci perdoni, chiude il discorso, per carità, eh. Statistiche da ribaltare La F.1 e l’automobilismo da corsa, essendo fradici d’entropia, imperfezioni e mutamenti disomogenei, non sono per niente roba laccata, leccata e rigorosa per matematici, ma materia d’indagine dialettico-emotiva per poeti e storici, oltre che per smagati uomini da box: soprattutto per gente di solido buon senso, che non si fa troppo prendere la mano dal pallottoliere. Detto questo, vado diretto al caso Hamilton e dico una cosa semplice semplice che dovrebbe far riflettere e suggerire ben più miti consigli, oltre che cautela e un filo di sano scetticismo nel soppesare i suoi numeri da record dei record. Sì, è vero, nel Gp dell’Eifel 2020 Lewis Hamilton raggiunge quota 91 GP iridati vinti, eguagliando Michael Schumacher. Però resta nell’aria la sensazione di un che di strano, inquietante e tutto sommato ammosciante, nell’analizzare al dettaglio questomeraviglioso score. E vediamo nel dettaglio perché. Mai come nel caso di Hammerla carriera in oggetto può essere divisa esattamente a metà, come si fa con una mela grazie a un coltello, mostrando caratteristiche assolutamente sorprendenti e in disarmonia. Due carriere in una Tanto per cominciare, in 14 stagioni di F.1, dal 2007 al presente, Lewis non ha momenti di alti e bassi, di declino o di splendore, perché, in fondo, è sempre se stesso. Fortissimo. Pilota velocissimo, ultraefficace e che sbaglia poco. Certo, non imbattibile a parità di macchina, se è vero che gente comeButton e Rosberg, rispettivamente in McLaren e Mercedes, è riuscita a turno perfino a incamerare più punti, a fine stagione, nel secondo caso perfino togliendogli dalle mani un titolo mondiale, quello 2016, che sembrava già vinto. Ma il punto vero sul quale invito tutti a riflettere è un altro. E cioè questo. Dal 2007 al 2013, nella prime sette stagioni di F.1complete disputate da Lewis Hamilton in F.1, rispettivamente le prime sei con la McLaren e la settima con la Mercedes ancora a motore aspirato endotermico, il campionissimo si aggiudica 22 Gran Premi, che non sono neanche pochi, e un titolo mondiale. Poi, improvvisamente, tutto cambia. Perché dal 2014 a oggi, ovvero dall’avvio rivoluzionario dell’era turboibrida, Lewis Hamilton si aggiudica la bellezza di 69 vittorie in altre 7 stagioni. Ossia un’enormità, una roba quantitativamente bulimica, disumana, devastante rispetto al ruolino di marcia di chiunque. E per vincere sei titoli mondiali (ci conto pure questo 2020, perché se lo perde giuro che poi vado a Santiago di Compostela con un Ape Piaggio in retromarcia e una gomma bucata), dicevo, per vincere ben sei titoli mondiali, lo stesso Lewis deve superare solo la concorrenza di Nico Rosberg e Valtteri Bottas, i soli con i quali parte ad armi tecnologiche teoricamente pari - fatta salva gerarchia e ordini di scuderia -, mentre tutti gli altri praticamente non esistono per definizione, staccati anni luce in qualifica e in gara. Questo è. Primato figlio del contesto Ficchiamocelo bene in testa, che è meglio. Il primato di Lewis Hamilton è una specie di bomba agli estrogeni, un’astrazione causata solo ed esclusivamente dalla superiorità tecnologica schiacciante della Mercedes monopolista in era turboibrida, ovvero una delle più grandi, clamorose, palmari e cataclismatiche ingiustizie nella storia dello sport. Perché la stessa Mercedes vince 98 Gran Premi in sette anni, dopo che nell’era ne aveva fatti suoi solo 4 nelle 4 stagioni endotermiche nelle quali non s’era risparmiata figuracce e delusioni. E poi c’è un altro fantastico paradosso, ossia questo.Nico Rosberg (mica Fangio o Moss o Senna) con la Mercedes turboibrida vince la bellezza di 20 Gran Premi in tre stagioni e un mondiale, cioè decisamente più di Lewis Hamilton nella prima parte della carriera, ossia quella in cui l’inglese a ben guardare ha fatto le cose più incredibili e strabilianti, compreso il privilegio di sfiorare il mondiale addirittura nella favolosastagione d’esordio 2007, quasi umiliando Alonso e perdendo di un niente a vantaggio della Rossa di Raikkonen. Regolamenti sono il problema Tutto questo per dire che queste cifre non autorizzano a festeggiare alcunché ma, al contrario, spingono a metteresportivamente sotto accusa chi con regolamenti ingiusti, penalizzanti e alla resa dei fatti non equi, ha messo soltantouna Casa e il suo pilota di punta (Lewis o Nico, poco cambia) in condizione di vincere tutto per ben sette stagioni consecutive, senza mai intervenire per ristabilire un minimo di altrui chances. Quindi, lo dico una volta per tutte: massimo rispetto per la classe sopraffina e stupenda di Lewis Hamilton, totale stima per il suo palmarés e per una carriera unica, consistente, priva d’errori marchiani o scivoloni veri. Plauso per questo suo essere e restare col naso all’insù, giacche il motore fritto a Sepang 2016 proprio non lo meritava e con esso neppure il mondiale andato millimetricamente a Nico Rosberg per puro opportunismo - anche se non demeritato dal tedesco -; però, per favore, stiamo buoni con ’sto record, che non è la prova della fantasticheria di Lewis Hamilton ma solo quella dellafollia, della sperequazione e della gestione deprimente dei regolamenti tecnici nell’era turboibrida tuttora imperante. Confronto improbabile Infine, un pizzico di rispetto anche nel far confronti che non stanno in piedi neanche con la lacca: Michael Schumacher arrivò in Ferrari nel 1996 di fatto ricostruendo da zero una squadra che non aveva senso compiuto, spina dorsale né cultura vincente. Toccò a lui caricarsi sulle spalle tutto con cinque annate di purgatorio quasi infernale, prima di dar vita a un ciclo vincenteprofondamente imbevuto del metodo Schumi. Divenendo e restando iridato dal 2000 al 2004 malgrado a ogni pie’ sospinto le regole e i punteggi mutassero rendendo la conferma più difficile, fino a che nel 2005 la rivoluzione delle gomme che dovevano durare per tutto il Gp tarpò le ali al ciclo vincente della Rossa, praticamente per decreto. Il vantaggio regolamentare Stavolta con la Mercedes no. Si è partiti nel 2014 col turboidrido dandole un vantaggio siderale, la si lascia sfasciare il muso a tutto e a tutti per sette anni e ancora non si vede la fine di questo pestaggio voluto apparentemente per l’istinto buonista di una F.1 semielettrificata e quasi verdina a emissioni contenute, pelosamente inneggiante al futuro, carina e gentile con l’ambiente, ma anche no. Campione sì, ma non troppo Per questo tendo idealmente la mano a Lewis Hamiltion dicendo che è uno stupendo campione, ma non partecipo proprio per niente alla festa del record eguagliato e verificabile solo al pallottoliere, all’interno di una realtà che meriterebbe sterzate vere, inversioni a U e conversioni tali da eliminare per sempre lo scempio del turboibrido. Bravo Lewis, sei grandissimo a prescindere, ma sappi che la penso sempre allo stesso modo: vale più la saracinesca del custode di Fiorano nel ciclo Schumi, che il metallo fuso di tutte le coppe vinte dalla Mercedes in questa angosciante, pallosa e sfiancante, oltre che inutile, era turboibrida.
  11. E comunque parliamo del nulla: quando nel prossimo futuro si correrà per 35 weekend all'anno, con 2 mini-gare in ciascuna domenica con griglia invertita, queste diatribe sulle cifre saranno inevitabilmente destinate a essere dimenticate, come i piloti stessi. Già oggi il grande pubblico ha tranquillamente cancellato dalla memoria le imprese dei vari Stewart e Clark, mentre in tutto il mondo siamo rimasti in cinque a ricordare ancora chi correva prima del 1950.
  12. Beh, ma già l'anno prima Hamilton aveva regolato Rosberg in maniera chiara e piuttosto netta.
  13. Alex, "indecorosa" riferita alla sconfitta di Hamilton nel 2016 mi sembra un termine piuttosto eccessivo. Se nella sua annata peggiore, piena di errori (cinque partenze sbagliate, sì, ma siamo quasi meglio della media-Schumacher in fatto di partenze), dove viene colpito dall'unico guaio di affidabilità mentre sta dominando la gara (25 punti svaniti), Hamilton arriva praticamente a pari punti con Rosberg, e vince addirittura più Gran Premi di Rosberg che ne aveva vinti 9 (Hamilton arriva a 10), beh allora mi sembra chiara la differenza di valore con Nico, che da parte sua invece aveva dato il suo personale massimo. Fra l'altro, Alex, "indecoroso" direi che è un termine che si attaglia bene al mondiale di Rosberg nel 2015 quando a parità di macchina (la migliore di tutte, per cui male che ti vada arrivavi 2°), Rosberg perse il mondiale con addirittura tre, dico tre, gare di anticipo sulla fine del campionato e con un parziale di 10 vittorie a 3 a favore di Hamilton, cioé oltre il triplo.
  14. Eifel-Story Nell'edizione '35, clamorosa gara del debuttante assoluto Rosemeyer (al suo secondo GP in carriera) che va in testa alla corsa sull'Auto Union Type B col 16 cilindri montato posteriormente. Un eccesso di sicurezza all'ultimo giro consente a Caracciola su Mercedes di beffarlo proprio all'ultima curva e di vincere con meno di 2" di vantaggio. Ma resta l'impressione suscitata dal giovane esordiente, che prima di salire sulla difficile Auto Union aveva all'attivo soltanto gare motociclistiche. Ecco i due in lotta all'ultimo giro, con Rosemeyer ancora per poco davanti al pilota Mercedes. (foto tratta dal libro di Chris Nixon, "Racing the Silver Arrows - Mercedes Benz versus Auto Union 1934-1939")
  15. Beh, quando Patrese prese la dissenteria in Messico ("la vendetta di Montezuma") lo seppe l'intero universo. Non ci sono problemi di sicurezza mortale che impediscono queste notizie, eppure nel 2020 siamo in balìa di segreti di Stato e comunicati stampa più banali di una frase di Di Maio sulla Libia.
  16. Un breve, ulteriore, diverso video della corsa dell'Eifel 1936 in cui si comprendono meglio le condizioni atmosferiche. All'inizio con la pioggia la visibilità è discreta, ma dopo la seconda metà del video la nebbia diventa più che "padana". Guardate.
  17. E chi ha detto il contrario? Mi riferivo all'intero baraccone in generale. Poi djbill ha accennato al possibile morto, che per definizione è pilota. Fra l'altro noi siamo quelli che, dopo che le autorità nel corso degli anni hanno imposto misure di sicurezza attiva e passiva spettacolari, dopo che hanno imposto circuiti ultra sicuri, salvando tantissime vite, arriviamo comunque a incolpare la Federazione quando il morto ci scappa in presenza di dieci bandiere gialle agitatissime, commissari esposti al pericolo per salvaguardare la sicurezza ai piloti che non alzano il piede, e segnalazioni via radio costanti.
  18. Non è romanticismo. Il videogioco lo posso usare da me, a casa. Chi sceglie di fare il pilota, e viene pagato (molto) per farlo, per definizione sceglie un minimo di rischio. Se poi non si vuole rischiare nulla, appunto, si sta a casa.
  19. A 'sto punto state a casa, connettetevi in smart simulation con l'ultima edizione del videogioco F1-2020, e irradiate le immagini. Per noi da casa sarà lo stesso. Però almeno la smettiamo con questa pluridecennale agonia di una disciplina che un tempo qualcosa di buono ce l'aveva.
  20. Forse hanno pensato: "Invece di rischiare di spaccare qualche alettone nelle libere, annulliamole: risparmiamo soldi, ricambi, benzina, chilometraggi sulle pauer iunit e poi domenica corriamo, che è l'unica cosa che conta".
  21. GP Germania '68 sul Nurburgring "vero" (22,5 km). Jack Brabham prova ad avventurarsi sulle colline e le foreste dell'Eifel. Forse l'elicotterista ci vedeva bene.
  22. Quante imprese non sarebbero mai avvenute con le regole attuali.

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