Jump to content
GLI ULTIMI ARTICOLI

sundance76

Moderators
  • Content Count

    9197
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    100

Posts posted by sundance76

  1. 4 ore fa, djbill ha scritto:

    L'arabia saudita si sta mettendo in atto una politica di apertura molto veloce sulla scia di quanto fatto negli emirati. È un paese che se si chiude al mondo ha risorse economiche per campare almeno un secolo, quindi c'è proprio la volontà di assumere posizioni meno integraliste rispetto a quelle di altri stati confinanti.

    Ma l'apertura non riguarda la sua società, visto che resta una monarchia medievale con metodi che nessun Paese civile accetterebbe. 

    Poi resta da vedere chi sono gli "stati confinanti integralisti". E spero che tu non ti riferisca all'Iran, che è il Paese che ha perso più uomini nella lotta al terrorismo integralista.

     

    (e il bello è che l'Arabia Saudita è uno dei maggiori finanziatori dell'Isis, come è risaputo in ogni cancelleria mondiale).

    • Love 1
  2. 3 ore fa, Guglielmi ha scritto:

    Pare che il calendario 2021 comprenderà ben 23 gare, di cui una su un circuito cittadino a Jeddah.

     

    Dai che la nascarizzazione è a buon punto.

     

    2 ore fa, djbill ha scritto:

    L'Arabia Saudita è già presente nel campionato di FE come prima gara del campionato. Non è una novità totale.

    Faccio solo notare l'assurda l'ipocrisia di andare a correre in una monarchia assoluta dove le decapitazioni avvengono in diretta tv con la scimitarra e dove i giornalisti ostili vengono fatti a pezzi nelle ambasciate e sciolti nell'acido, e poi ad esempio di criminalizzare e isolare l'Iran.

  3. Il 6/7/2019 at 12:06 , sundance76 ha scritto:

    Le assistenze notturne, su stradine isolate,  le tantissime e diversissime macchine in lotta per la vittoria.

    In particolare, l'Acropolis era la sesta gara del mondiale piloti (quinta del mondiale costruttori, la Svezia valeva solo per il piloti), e c'erano stati SEI VINCITORI DIVERSI con altrettante macchine.

    A Montecarlo vinse la Renault di Ragnotti, in Svezia l'Audi di Mikkola, in Portogallo la Fiat di Alen, al Safari la Nissan-Datsun di Mehta, in Corsica la Lancia di Darniche, all'Acropolis la Ford di Vatanen.....

    E nella gara successiva, in Argentina, vinse la Talbot di Frequelin (navigato da Jean Todt). 

    Oggi ce la sogniamo una tale moltitudine di concorrenti per la vittoria.

     

    In pratica, 7 gare mondiali, 7 diversi piloti vincitori, 7 diversi modelli di vettura di altrettante Case costruttrici.

    In quell'Acropolis, ci furono ben 133 partecipanti, ma solo 23 arrivati al traguardo, indice rivelatore della durezza del percorso, con il fondo scassa-macchine e una calura africana.

    3 tappe su 4 giornate di gara, percorso  complessivo di 2504 km con 57 prove speciali per 1000 km cronometrati, completati dal vincitore in 13 ore, 17 minuti e 25 secondi.

  4. 1958: a vent'anni di distanza dal tragico incidente del gennaio '38 in cui morì Bernd Rosemeyer, il figlio Bernd junior e Rudolf Caracciola rendono omaggio al pilota nel punto dove si verificò il dramma e dove tuttora sorge il monumento commemorativo del campione.

     

    bernd-rosemeyer-jr-and-rudolf-caracciola-1958-shutterstock-editorial-7323772a.jpg

    • Like 1
  5. La cosa incredibile è che durante i test pre-Montecarlo, uno dei massimi dirigenti Mercedes chiese a uno stupefatto Rohrl "se ci sono possibilità che non vinciamo questo rally". Ovviamente chiunque capisca un po' di rally sa che la risposta era ovvia, e cioé che non ci si poteva sbilanciare su una cosa del genere, ma ciò fu sufficiente a indurre la Mercedes a decidere per lo stop immediato alle corse.

    • Like 4
  6. La Mercedes era tornata gradatamente alle competizioni con le sue berline vincendo soprattutto gare in cui la resistenza sulla lunghissima distanza erano determinanti, come il raid Londra-Sidney 1977 e poi nei massacranti rallyes extraeuropei di campionato mondiale, come il Safari Kenya e il Costa d'Avorio, dove la robustezza dei suoi modelli aveva trovato terreno ideale. Dopo alcune gare di "collaudo", la Mercedes 450 SLC aveva vinto, occupando le prime quattro posizioni, il rally di Costa d'Avorio 1979, ultima gara del mondiale. Quell'anno i duellanti per il titolo piloti, Waldegard e Mikkola, avevano disputato tutte le gare con la Ford Escort (vincitrice del titolo costruttori), ma nelle due gare africane del Safari e Costa d'Avorio aveva utilizzato appunto le Mercedes.

    Nel 1980, il campione in carica Waldegard viene assunto dalla Mercedes a tempo (quasi) pieno, per una stagione d'apprendistato nei rallyes di tipo "europeo" cioé quelli considerati "sprint" (di 700 km di p.s. cosa che oggi , coi ridicolissimi rallyes di 250 km, sembra fantascienza). Lo svedese, dopo aver corso le prime due gare con la Fiat 131 (terzo a Montecarlo e in Svezia) passa sulla ingombrante 500 SLC, senza grossi risultati, se si eccettua un 2° posto di Mikkola (ingaggiato una tantum) al Nuova Zelanda, fino a che Waldegard vince l'ultimo rally in calendario, il Costa d'Avorio,  a dicembre, a giochi ormai fatti, con la "vecchia" Fiat 131 già campione per la terza volta e con Walter Rohrl al suo primo titolo (4 vittorie stagionali, uguagliato il record di Ove Andersson del '71, sì, quello che dirigeva il team Toyota in F1 negli anni 2000).

    Intanto, dopo il Tour de Corse, in cui si era matematicamente laureato  campione del mondo, la Mercedes aveva già annunciato di aver ingaggiato Walter Rohrl per il 1981.

    A questo punto, nel novembre 1980 su AS si leggeva:
    “…Rohrl piloterà una 500 SL , si tratta della versione Hard-Top più corta di 30 cm della SLC attualmente usata e disputerà cinque rallies mondiali e precisamente il Safari, Argentina, Brasile, Bandama e Acropolis, inoltre in più due rallies per la scuderia Kassel……..cioè il Montecarlo e il Portogallo
    Inoltre Rohrl avrà in programma quattro gare del campionato tedesco….e inoltre dovrà effettuare delle prove con la piccola nuova Mercedes che monterà un motore 2,3 litri, 4 valvole per cilindro, e doppio albero a camme in testa che dovrebbe sviluppare circa 300 CV per un peso ben inferiore a 1000 kg….”


    Eppure, come facevano notare alcuni addetti ai lavori, la 500 SLC le aveva già prese pesantemente nel 1980 dalla 131 e quindi in MB sapevano chiaramente che non era competitiva, e dalla 500 SL pur più corta e più leggera non si potevano certo aspettare miracoli.

    Successivamente, durante alcuni test promozionali, Rohrl ebbe un pericoloso incidente con la Mercedes, ma senza danni all’equipaggio.

    A dicembre, Waldegard come detto vince con la Mercedes in Costa d’Avorio, e tutto pareva pronto per il primo mondiale disputato a tempo pieno nell’81.

    Ma ecco che, il 18 dicembre 1980, scoppia la “bomba”: la Mercedes si ritira dalle competizioni e lascia liberi Rohrl e Waldegard, che di fatto restano a piedi.

    Ecco il servizio su AS n.52/1 del 30 dicembre ’80 / 6 gennaio ’81:

     

    1.jpg

    2.jpg

    3.jpg

    • Like 3
  7. Motori in freezer? E tutti equivalenti?

    Allora vengano ancora gli utenti a parlarmi  della F1 come "massima espressione della ricerca, della competizione ecc. ecc. ecc. ecc." e non se la prendano se poi vengono mandati a..........o.

    • Like 1
  8. @duvelHo risolto il "mistero".

    L'autore è lo stesso, Gunther Molter, per decenni capo ufficio stampa Mercedes-Benz.

    Il libro a sinistra fu stampato per la prima volta nel 1994 e poi fu oggetto di ristampe.

    Quello a destra è del 2009 (cinquantenario della scomparsa di Rudolf).

    In pratica il testo è lo stesso, così come la divisione in capitoli. Quello che cambia è il formato, la grafica delle pagine e alcune delle fotografie (nel senso che all'80% le foto sono le stesse, ma in formato differente, mentre alcune immagini particolari sono presenti in uno e non nell'altro, e viceversa).

    Sì, è vero, conosco pochissimo o niente il tedesco, ma per i bambini le foto valgono tantissimo :asd: 

    car.JPG

    • Like 2
  9. Mario Donnini su AS fornisce un punto di vista sulle "statistiche" di una disciplina complessa come l'automobilismo:

    https://autosprint.corrieredellosport.it/news/sterzi-a-parte/2020/10/12-3466066/questo_primato_non_vale_niente/?fbclid=IwAR3wZqzo6xW7k-ujZ15yYspYURhmPTHy1BqLvphmx3raCN96HGHTtt0TfCk

    STERZI A PARTE

    Questo primato non vale niente

    Sorry, Hamilton, ma il record di vittorie nei Gp a quota 91 eguaglia Schumi approfittando di un’era, quella turboibdrida, che dà solo alla Mercedes la possibilità di vincere, con un vantaggio fin dal 2014  iniquo e ingiusto

    Chiedo scusa, ma non trovo proprio niente di eroico, di strepitoso o di entusiasmante nel record di 91 Gran Premi vintiche vede ora in testa nella classifica di tutti i tempi in coabitazione Lewis Hamilton con Michael Schumacher.

    I numeri non dicono tutto

    In Formula Uno non c’è niente di più bugiardo dei numerisecchi, perché confrontano come fossero grandezze omogenee - e proprio non lo sono - epoche differenti e campioni che si sono mossi in condizioni ambientali, tecnologiche e oggettive totalmente imparagonabili, dagli Anni ’50 a oggi. Come mettere a confronto per nemici stessi Annibale o Scipione l’Africano col generale Schwarzkopf, vincitore della Guerra del Golfo.

    No, non ci siamo proprio, giacché se poniamo in fila incolonnando il coefficiente di rischio oggettivo, di difficoltà specifica e di fragilità tecnologica mettendoli a rapporto col numero di Gp disputati e di quelli vinti gente come Juan-Manuel Fangio, Jim Clark e Jackie Stewart, parlare di Michael Schumacher e di Lewis Hamilton diventa solo teoricamente interessante ma logicamente piuttosto insulso.

    Paragoni mai veri

    Come confrontare il bomber del Modena calcio con Tex Willer solo perché indossano entrambi un indumento giallo.

    Stando ai numeri, poi, uno come David Coulthard ha vinto 13 Gran Premi, tanto quanto il leggendario Alberto Ascari e uno in più rispetto a Mario Andretti e questo, Dio ci perdoni, chiude il discorso, per carità, eh.

    Statistiche da ribaltare

    La F.1 e l’automobilismo da corsa, essendo fradici d’entropia, imperfezioni e mutamenti disomogenei, non sono per niente roba laccata, leccata e rigorosa per matematici, ma materia d’indagine dialettico-emotiva per poeti e storici, oltre che per smagati uomini da box: soprattutto per gente di solido buon senso, che non si fa troppo prendere la mano dal pallottoliere.

    Detto questo, vado diretto al caso Hamilton e dico una cosa semplice semplice che dovrebbe far riflettere e suggerire ben più miti consigli, oltre che cautela e un filo di sano scetticismo nel soppesare i suoi numeri da record dei record. Sì, è vero, nel Gp dell’Eifel 2020 Lewis Hamilton raggiunge quota 91 GP iridati vinti, eguagliando Michael Schumacher. Però resta nell’aria la sensazione di un che di strano, inquietante e tutto sommato ammosciante, nell’analizzare al dettaglio questomeraviglioso score.

    E vediamo nel dettaglio perché. Mai come nel caso di Hammerla carriera in oggetto può essere divisa esattamente a metà, come si fa con una mela grazie a un coltello, mostrando caratteristiche assolutamente sorprendenti e in disarmonia.

    Due carriere in una

    Tanto per cominciare, in 14 stagioni di F.1, dal 2007 al presente, Lewis non ha momenti di alti e bassi, di declino o di splendore, perché, in fondo, è sempre se stesso. Fortissimo. Pilota velocissimo, ultraefficace e che sbaglia poco. Certo, non imbattibile a parità di macchina, se è vero che gente comeButton e Rosberg, rispettivamente in McLaren e Mercedes, è riuscita a turno perfino a incamerare più punti, a fine stagione, nel secondo caso perfino togliendogli dalle mani un titolo mondiale, quello 2016, che sembrava già vinto.

    Ma il punto vero sul quale invito tutti a riflettere è un altro. E cioè questo. Dal 2007 al 2013, nella prime sette stagioni di F.1complete disputate da Lewis Hamilton in F.1, rispettivamente le prime sei con la McLaren e la settima con la Mercedes ancora a motore aspirato endotermico, il campionissimo si aggiudica 22 Gran Premi, che non sono neanche pochi, e un titolo mondiale.

    Poi, improvvisamente, tutto cambia. Perché dal 2014 a oggi, ovvero dall’avvio rivoluzionario dell’era turboibrida, Lewis Hamilton si aggiudica la bellezza di 69 vittorie in altre 7 stagioni. Ossia un’enormità, una roba quantitativamente bulimica, disumana, devastante rispetto al ruolino di marcia di chiunque. E per vincere sei titoli mondiali (ci conto pure questo 2020, perché se lo perde giuro che poi vado a Santiago di Compostela con un Ape Piaggio in retromarcia e una gomma bucata), dicevo, per vincere ben sei titoli mondiali, lo stesso Lewis deve superare solo la concorrenza di Nico Rosberg e Valtteri Bottas, i soli con i quali parte ad armi tecnologiche teoricamente pari - fatta salva gerarchia e ordini di scuderia -, mentre tutti gli altri praticamente non esistono per definizione, staccati anni luce in qualifica e in gara. Questo è.

    Primato figlio del contesto

    Ficchiamocelo bene in testa, che è meglio. Il primato di Lewis Hamilton è una specie di bomba agli estrogeni, un’astrazione causata solo ed esclusivamente dalla superiorità tecnologica schiacciante della Mercedes monopolista in era turboibrida, ovvero una delle più grandi, clamorose, palmari e cataclismatiche ingiustizie nella storia dello sport.

    Perché la stessa Mercedes vince 98 Gran Premi in sette anni, dopo che nell’era ne aveva fatti suoi solo 4 nelle 4 stagioni endotermiche nelle quali non s’era risparmiata figuracce e delusioni. E poi c’è un altro fantastico paradosso, ossia questo.Nico Rosberg (mica Fangio o Moss o Senna) con la Mercedes turboibrida vince la bellezza di 20 Gran Premi in tre stagioni e un mondiale, cioè decisamente più di Lewis Hamilton nella prima parte della carriera, ossia quella in cui l’inglese a ben guardare ha fatto le cose più incredibili e strabilianti, compreso il privilegio di sfiorare il mondiale addirittura nella favolosastagione d’esordio 2007, quasi umiliando Alonso e perdendo di un niente a vantaggio della Rossa di Raikkonen.

    Regolamenti sono il problema

    Tutto questo per dire che queste cifre non autorizzano a festeggiare alcunché ma, al contrario, spingono a metteresportivamente sotto accusa chi con regolamenti ingiusti, penalizzanti e alla resa dei fatti non equi, ha messo soltantouna Casa e il suo pilota di punta (Lewis o Nico, poco cambia) in condizione di vincere tutto per ben sette stagioni consecutive, senza mai intervenire per ristabilire un minimo di altrui chances.

    Quindi, lo dico una volta per tutte: massimo rispetto per la classe sopraffina e stupenda di Lewis Hamilton, totale stima per il suo palmarés e per una carriera unica, consistente, priva d’errori marchiani o scivoloni veri. Plauso per questo suo essere e restare col naso all’insù, giacche il motore fritto a Sepang 2016 proprio non lo meritava e con esso neppure il mondiale andato millimetricamente a Nico Rosberg per puro opportunismo - anche se non demeritato dal tedesco -; però, per favore, stiamo buoni con ’sto record, che non è la prova della fantasticheria di Lewis Hamilton ma solo quella dellafollia, della sperequazione e della gestione deprimente dei regolamenti tecnici nell’era turboibrida tuttora imperante.

    Confronto improbabile

    Infine, un pizzico di rispetto anche nel far confronti che non stanno in piedi neanche con la lacca: Michael Schumacher arrivò in Ferrari nel 1996 di fatto ricostruendo da zero una squadra che non aveva senso compiuto, spina dorsale né cultura vincente.

    Toccò a lui caricarsi sulle spalle tutto con cinque annate di purgatorio quasi infernale, prima di dar vita a un ciclo vincenteprofondamente imbevuto del metodo Schumi. Divenendo e restando iridato dal 2000 al 2004 malgrado a ogni pie’ sospinto le regole e i punteggi mutassero rendendo la conferma più difficile, fino a che nel 2005 la rivoluzione delle gomme che dovevano durare per tutto il Gp tarpò le ali al ciclo vincente della Rossa, praticamente per decreto.

    Il vantaggio regolamentare

    Stavolta con la Mercedes no. Si è partiti nel 2014 col turboidrido dandole un vantaggio siderale, la si lascia sfasciare il muso a tutto e a tutti per sette anni e ancora non si vede la fine di questo pestaggio voluto apparentemente per l’istinto buonista di una F.1 semielettrificata e quasi verdina a emissioni contenute, pelosamente inneggiante al futuro, carina e gentile con l’ambiente, ma anche no.

    Campione sì, ma non troppo

    Per questo tendo idealmente la mano a Lewis Hamiltion dicendo che è uno stupendo campione, ma non partecipo proprio per niente alla festa del record eguagliato e verificabile solo al pallottoliere, all’interno di una realtà che meriterebbe sterzate vere, inversioni a U e conversioni tali da eliminare per sempre lo scempio del turboibrido. Bravo Lewis, sei grandissimo a prescindere, ma sappi che la penso sempre allo stesso modo: vale più la saracinesca del custode di Fiorano nel ciclo Schumi, che il metallo fuso di tutte le coppe vinte dalla Mercedes in questa angosciante, pallosa e sfiancante, oltre che inutile, era turboibrida.

     

    • Like 3
×
×
  • Create New...