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sundance76

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Posts posted by sundance76

  1. Voglio farvi dono di un'immagine tanto rara quanto bella.
    La foto è stata scattata dal grande Robert Fellowes, siamo alla corsa dell'Eifel al Nurburgring del 13 giugno 1937. Si vede il giornalista inglese Rodney Walkerley, che spesso si firmava con lo pseudonimo di "Grande Vitesse", che a sua volta fotografa il suo eroe, Tazio Nuvolari, impegnato nella curva del "piccolo Karussel" con la sua rossa Alfa Romeo 12C modello '36 (4100 cc, 12 cilindri).
    Nuvolari arrivò 5°, dietro a due Auto Union e a due Mercedes, ma comunque davanti ad altre due Auto Union e due Mercedes. Macchine comunque più forti della sua.
    E Walkerley scriverà qualche settimana dopo sul periodo "The Motor": "Dopo la corsa dell'Eifel penso che ci siano pochissimi dubbi sul fatto che Nuvolari sia ancora il migliore. E che lo pensino anche i 300mila spettatori tedeschi presenti. Anche se non ha vinto,e non avrebbe potuto se quelli davanti a lui non avessero avuto guasti, egli ha guidato l'Alfa più velocemente di quanto chiunque avrebbe mai potuto immaginare. Ed è stato molto attento a dare strada in fase di sorpassi ai piloti che erano più veloci".
    Un mese e mezzo più tardi, sulla stessa pista, al Gran Premio di Germania, Nuvolari farà ancora meglio, con un magnifico quarto posto, che avrebbe potuto essere un terzo, se il fenomenale Rosemeyer non avesse coronato col podio nelle ultime battute la sua rimonta dalle retrovie a causa di una foratura nei primi giri.
    Buona domenica!

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  2. “[..] Finalmente, nel pomeriggio di mercoledì 19 aprile, la corsa prende l’attesissimo via. Il rally si snoda secondo un canovaccio prevedibile: in gara ci sono tanti campioni e si sprecano le vetture da assoluto. In testa cambiano continuamente i leader mano a mano che la selezione si fa feroce. I guasti meccanici si moltiplicano e tolgono di mezzo Therier, Darniche, Munari, Röhrl, Vatanen e Waldegard. Tutta gente che ha puntato alla testa della gara o vi è stata per brevi momenti. Giganti per tutto il tempo, però, sono stati sempre Alen e Mikkola. Si potrebbe anche dire i soliti due di tante battaglie.

    Al via dell’ultima notte di quel Portogallo 1978, dopo oltre 600 km di prove speciali affrontate nelle più difficili condizioni, dalla pioggia battente alla nebbia, dalle nuvole di polvere al fango, Alen precede Mikkola di 11” mentre terzo, su un’altra Escort è Nicolas, il vincitore di Montecarlo e del Safari, staccato di oltre 10 minuti...

    Ormai è chiaro: sarà una tappa finale di fuoco, una delle più combattute di tutti i tempi. Nel pomeriggio Markku non riesce a dormire, Mikkola invece sembra molto sicuro di sé: la sua Ford ha un vantaggio di una quarantina di cavalli e le ultime prove sono tutte su asfalto. La sera il Portogallo praticamente si ferma. Radio Commerciale e Radio Rinascenza, rispettivamente la rete di Stato e quella privata, trasmettono in diretta tutta la gara. Sulle tre prove, da percorrersi quattro volte, si è ammassata una folla incontenibile. Nell’aria c’è molta elettricità ed è lo stesso alle assistenze, sistemate in punti fissi collegati via radio, diventati ora veri e propri box sparsi sul circuito di questo… “Grand Prix del Portogallo”.

    Sulla prova d‘apertura il più veloce è Mikkola e guadagna un secondo, ma Alen recupera subito affibbiandone 4 al rivale nella speciale successiva. La gente comincia a scommettere.

    Quanti sono 10”? Poco più di un attimo, di norma. Lunghi come un’intera carriera per Alen che sulla terza speciale va in testacoda su un tornante e li getta via in un colpo solo. Daniele Audetto, commette uno dei pochi errori noti della sua carriera: si fa scappare una considerazione infelice. Esclama intatti che «questo a Rohrl non sarebbe mai successo!».

    La battuta corre subito di bocca in bocca e arriva al servizio della Ford che la rilancia via radio. «The second time! This would never have happened with Rohrl!». La sente anche Mikkola e appena incontra

    Markku gliela riporta. L’effetto sul morale di Alen è devastante.

    L’agitazione sale alle stelle. Ben Bartoletti è costretto a praticare al finlandese un’iniezione per rallentarne i battiti cardiaci. Poi si riparte per il secondo giro con soli 4” a separare i due sfidanti.

    Mikkola attacca ancora; il ritardo scende a 2”, Markku risponde e lo aumenta a 3” poi, quando si tratta di ripassare sul... luogo del delitto, non si impressiona e si riporta a 9”. Il terzo passaggio sulle

    tre prove ormai familiari, vede il vantaggio di Alen scemare inesorabile: 9”, 8”, 4”, 3”.

    Alla Fiat, invece, c’è un silenzio di tomba. Anzi c’è addirittura un gelo diffuso. Markku se ne accorge subito. È sudato, tirato in volto, ha perso già tre chili di peso per la fatica e lo stress. Sembra persino confuso e sperduto. Chissà come, caracolla verso quelli della Ford. «Tratta la resa!» malignano via radio i cronisti portoghesi.

    Peter Aschroft, il diesse inglese, gli offre un caffè caldo, ma Markku non riesce a berlo perché di corsa arriva Audetto e glielo strappa di mano. «Sei matto, non farlo! Tu bevi solo la nostra roba». Alen sembra un

    ragazzino messo in castigo. Alla Ford sono sbigottiti.

    Di forza Markku è ricacciato in macchina mentre il dottor Bartoletti gli porge un paio di pastiglie bianche da inghiottire. «Dagliele tutte» grida Audetto «Tutte!». Bartoletti esita. Markku sgrana gli occhi. Nessuno vede più nulla. Gliele avrà date tutte? O no? E di cosa si tratta? Domande senza risposta. L’unica cosa che

    uno riesce a percepire è una raccomandazione di Bartoletti: «Markku attento, tu adesso vedrai la strada larghissima ma non ti scordare che è sempre quella di prima».

    L’ultimo giro non promette niente di buono. I 3” si riducono subito a 1” dopo il quarto passaggio da Lagoa Azul, poi c’è il crollo a Peninha, una speciale stretta tra i pini dove Mikkola è più veloce di 5” e va in testa alla gara di 4”.

    Manca ormai una sola prova.

    Di tutti il solo a non perdere molto la calma è Kivimaki. Vorrebbe ricordare al suo pilota che nulla è ancora perduto, che negli ultimi 10 km può ribaltarsi qualsiasi situazione, ma non ci prova nemmeno.

    Jean Pierre Nicola, staccatissimo al terzo posto dopo aver condotto persino il rally per due prove, non si è nemmeno messo la tuta, per l’ultima notte di gara. Proprio per non farsi prendere da illusioni di vittoria è partito in maglione e jeans. Al momento è in testa alla Coppa Fia Piloti, ma affianca la Fiat 131 Abarth di Alen e gli grida: «Markku, stringi i denti. Se vinci stanotte sarai campione del mondo!».

    Markku non gli bada, non bada più a nessuno. Ha spento anche la radio a bordo. Non vuole consigli, non vuole incitamenti, teme le commiserazioni.

    Si butta nel budello di Sintra con tutte le forze rimaste. Sfida le leggi della cinematica, pretende che le ruote stiano proprio dove lui vuole metterle.

    E lo stesso fa Mikkola, ma le sue ruote divagano un attimo e una tocca una roccia, straccia la gomma, piega il cerchione, apre la sospensione. L’Escort procede arrancando. I segnalatori sparsi sulla prova danno la notizia via radio.

    Ma Markku ha spento tutto, non riesce a saperlo e continua ad attaccare. La sua è una sfida tutta personale. Contro Mikkola adesso, ma anche contro chi non lo considera il team-leader, contro chi nel mondo non lo considera il più bravo. ll più bravo di sempre. Arriva in fondo con un tempo strepitoso nonostante sia a fine gara, nonostante la vettura ormai stremata. I tre passaggi precedenti erano stati compiuti in 7’16”, 7’05”, 7’06”. La sua ultima fatica Markku l’ha conclusa in 7’01”.

    (Carlo Cavicchi, “ALEN”, Conti Editore, Bologna 1988)

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    • Like 1
  3. Due immagini della stagione agonistica USA '79, a cui la Fiat partecipò con due 131 Abarth (ribattezzata Brava per il mercato americano), affidate a Goodwin e a Walker.
    L'esperienza si chiuse con una vittoria, ottenuta da Goodwin a ottobre '79 in California, al rally "Valvoline 20 Mule", valido per la serie Scca Pro Rally.

     

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  4. 4 ore fa, Davide Hill ha scritto:

     

    E' stata una serie di fattori, Sundance, e l'ho anche scritto. Uno conseguente all'altro, e tutti legati tra di loro.

    Ribadisco: i problemi durante il parto la moglie li ha avuti nel 2015 (fine agosto), e quello è stata la prima "campanella". 

    Poi le assenze durante tutto il 2016 e, stavolta, con a casa anche una figlioletta appena nata. Questo l'aspetto familiare, evidentemente molto più profondo di quello, molto grave ma pur sempre estemporaneo dettato dalle complicazioni del parto, e che ha pesato tantissimo nella testa di Rosberg. 

    La lotta serrata, la gran fatica per resistere al ritorno di Hamilton, e questo è stato l'aspetto sportivo. 

    Ha semplicemente soppesato le cose e, una volta conquistato il titolo, ha evidentemente capito che doveva mettere in primo piano solo ed esclusivamente l'aspetto familiare della sua vita. 

    Non fosse riuscito nel suo obiettivo di ottenere il titolo, avrebbe continuato. Perché l'aspetto sportivo, per uno sportivo, ha comunque la sua valenza. Ma a quel punto, col titolo in tasca, non aveva più nulla da chiedere al proprio sport. Aveva vinto il titolo, come sognava fin da piccolo, mettendo il proprio nome nello stesso Albo d'Oro che conteneva quello del padre. Aveva finalmente battuto, a parità di macchina, quello che fino a quel momento era stato il suo più antico e forte rivale, praticamente la sua nemesi. Quindi tutti i "pianeti" di Rosberg si sono allineati ad Abu Dhabi. E sul resto, in fin dei conti, sono e restano comunque affari suoi.

     

    PS si tira sempre in ballo quel motore di Sepang. Se andiamo ad analizzare i singoli episodi, c'è da riscrivere l'intera storia della F1. Senza quel motore di Sepang, senza quello dell'Hungaroring o quello di Suzuka, o senza la gomma esplosa ad Adelaide...

    Sono episodi, a volte decisivi e nel corso di una stagione possono anche essercene diversi. Ma alla fine fa tutto parte del gioco e il risultato finale, molto spesso, tiene conto anche delle "disgrazie" altrui. Quindi anche quel ritiro faceva parte del gioco e non cambiava le cose. Quel mondiale strappato da Rosberg ad Hamilton è sacrosanto e, anzi, tra i vincitori di titolo "outsider" (perché è vero che Rosberg disponeva di una delle due migliori vetture, ma sull'altra c'era pur sempre Hamilton strafavorito...), quello di Nico Rosberg è in assoluto il più meritato.

    Lungi da me ogni intento polemico su una questione del genere, Davide, ma da quello che scrivi significa che la priorità per Rosberg era il titolo mondiale, non la famiglia. Ha detto che se non lo vinceva nel 2016 avrebbe continuato a correre, quindi nuove assenze per 330 giorni su 365 all'anno, nuovi stress eccetera. Dunque, seppure di poco, il titolo mondiale era la priorità principale, il resto, famiglia in testa, veniva subito dopo. 

    Altrimenti, avrebbe piantato in un qualsiasi momento, pur senza centrare il titolo.

    Sui titoli vinti da outsider, io dico che (per me) di sicuro Nico perde il confronto col mondiale vinto da Hulme nel '67: scusate, Denny aveva come compagno il proprietario del team Jack Brabham, tricampione del mondo e campione in carica '66, uno che aveva già vinto 11 Gran Premi iridati e almeno il doppio extra-campionato, mentre Hulme aveva all'attivo una stagione e mezza in F1, senza vittorie, dopo aver fatto anche l'autista della bisarca. E invece, a sorpresa, Hulme beffa sia Brabham sia Clark.

    E non dimentichiamo lo stesso Jack Brabham nel '59: tutti i pronostici davano per sicurissimo vincente Stirling Moss o al massimo Tony Brooks, e proprio nessuno pensava al modesto 33enne australiano che non aveva vinto niente, nessuna gara, fino a quel momento. Eppure Brabham fregò tutti, e anzi l'anno dopo fece il bis (bisognerà attendere 26 anni per rivedere due titoli consecutivi, Prost 85-86).

    Nel '50 l'Alfa fece di tutto per far vincere Fangio (si veda la cronaca del GP decisivo a Monza), e invece vinse Farina.

    Lo stesso Hunt a metà '76 aveva meno della metà dei punti di Lauda.

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  5. La seconda gara stagionale è in Svezia, ma è valida solo per il titolo piloti. A vincere è Markku Alen, assente a Montecarlo, che sembra essersi ripreso dalla delusione di fine '87 per continuare a prolungare la sua seconda giovinezza, cogliendo il suo 17° trionfo nel Mondiale, cosa che lo pone a una sola lunghezza dal connazionale finlandese Hannu Mikkola, recordman con 18 vittorie. E' la prima volta che Alen vince in Svezia.

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  6. 1 ora fa, Davide Hill ha scritto:

     

    Non è stato "semplicemente" il volere il divorzio (che, tra l'altro, nemmeno era il problema).

    Da quel che so, la moglie di Rosberg ha avuto pesanti complicazioni durante il parto della prima figlia, a fine agosto del 2015. Sia la madre che la bambina hanno rischiato molto, durante il parto. Probabilmente quell'esperienza, unita al nuovo status di padre e al dover star lontano dalla propria famiglia durante il tutto 2016, lo hanno convinto a distribuire le priorità della propria vita, specialmente dopo aver centrato l'obiettivo titolo mondiale. 

    Come ha detto lo stesso Rosberg, se avesse perso il titolo del 2016 allora avrebbe senza dubbio continuato. Ma, una volta "portato a termine il compito", secondo me le questioni familiari hanno avuto un grosso peso, nella sua decisione. 

    <Ritirato perché svuotato dalla lotta con Hamilton> è una visione molto riduttiva e superficiale, della questione. E' stato uno dei fattori, ma di sicuro ci sono stati anche molti altri aspetti, molto più personali, che gli hanno fatto maturare quella decisione.

    Non saprei... Il guaio familiare era appunto del 2015, cosa che non gli ha impedito nel 2016 di spremersi al massimo totale delle sue possibilità*, e l'affermazione secondo cui se non avesse vinto il titolo avrebbe continuato anche nel 2017, fa capire che la presunta motivazione familiare non regge.

    *(in un anno in cui Hamilton, dopo aver vinto DUE mondiali consecutivi, fece alcune partenze sbagliate e fu l'unico a essere colpito da guai meccanici, e con tutto ciò sfiorò comunque per pochi centimetri un altro titolo, pur vincendo ancora una volta più Gran Premi del compagno)

    • Like 1
  7. 2 ore fa, bazzigo ha scritto:

    Pensiero personale, che poi se sto dicendo una cagata ditemelo tranquillamente: per me Hamilton è maturato definitivamente dal dopo Rosberg, l'Hamilton del 2015 è lontano anni luce da questo Hamilton che sa, per esempio, quando andare a tavoletta e quando fare il "calcolatore".

     

    2015? Eppure quell'anno Hamilton vinse il mondiale con TRE  gare di anticipo, a PARITA' di macchina (la migliore di tutte), con un parziale di 10 vittorie a 3. 

    Io non credo che abbia dovuto attendere la sconfitta di misura del 2016 (pur vincendo più di Rosberg, e dovendo subire gli unici guai di affidabilità che colpirono la Mercedes), per "maturare".

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  8. 14 stagioni nei Gran Premi per Hamilton.

    Nelle prime 7 stagioni aveva vinto 22 Gran Premi, e sembravano comunque un bel numero, nelle altre 7 ne ha vinti (per ora) altri 72....

    Dal 2014 a oggi, la stagione in cui ha vinto meno (si fa per dire) è il 2017, con 9 vittorie..... Nove. (lo dico a me stesso per convincermi: sapete, fino all'adolescenza ero cresciuto con stagioni dove il "dominio" significava 6 vittorie, e 9 sembrava un limite invalicabile. Oggi Hamilton ogni anno parte e ne vince 10-11).

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  9. Parte finalmente il mondiale '88, e subito il colpo di scena: il favorito Biasion si ritira, e a vincere è l'outsider Bruno Saby,  suo occasionale compagno di squadra, ingaggiato a gettone in Lancia dal d.s. Cesare Fiorio, il cui figlio, Alex, arriva 2° al traguardo con la Delta del Jolly Club.

     

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