Io l'ho detto e lo ripeto: la F1 deve tendere alla semplificazione. Via artifici vergognosi, via gomme patetiche e via limiti allo sviluppo dei motori. Nella mia F1 ideale, quello dovrebbe essere il punto centrale dello sviluppo di una vettura, con ogni costruttore che dovrebbe avere la libertà di scegliere l'architettura migliore per le proprie esigenze. Quello che rimpiango delle F1 dei primi anni 2000 non è l'aerodinamica, bensì i motori V10. Sarebbe bello se ci fosse una griglia variegata da questo punto di vista: V10, V8, V6 ibridi, W16 e così via. Ma ovviamente la standardizzazione e questo fumo negli occhi dell'ecologia e della riduzione dei costi portano in direzione del tutto opposta. Vorrei poi che si parlasse meno di aerodinamica (per quanto sia un ambito interessante, sia chiaro) e più di ricerca di nuovi materiali, utilizzabili anche per le vetture stradali. D'altronde, come disse una volta il nostro Andre, le alette non trovano certo applicazione sulle vetture stradali, se non quelle iperprestazionali (e anche su questo ci sarebbe da obiettare: la Pagani Huayra ha un'aerodinamica di derivazione aeronautica, non di Formula 1). Quindi la mia ricetta è: sviluppo libero dei motori e ricerca su nuovi materiali (su tutti il grafene, ma non solo). Aerodinamica e gomme non dovrebbero essere il centro del discorso, altrimenti avremo sempre una competizione falsata da questi fattori.
Una vettura dove l'aerodinamica non è il punto focale diventa più difficile da guidare in curva, a fronte di una maggior velocità sui rettilinei. Ed è questo che si dovrebbe vedere. Con delle gomme decenti si recupererebbe quel grip meccanico che permetterebbe di avere prestazioni accettabili.
Non sono un tecnico, quindi mi baso solo su considerazioni personali, però penso che in questo modo emergerebbe maggiormente l'abilità di un pilota piuttosto che di un altro.
Ma tanto stiamo parlando di pura utopia.