Si è da allora si sono alternati tre regolamenti tecnici diversi, incluse la generazione di macchine 2014-2016 tra le più lente e con meno downforce degli ultimi 2 decenni almeno.
Prova che il problema sta nel parco chiuso e soprattutto nella mentalità che è cambiata. Di fatto progressivamente si è smesso di correre sotto la pioggia, al massimo su pista bagnata e condizioni miste. Pesano scelte politiche (la sicurezza, evitare il ritiro di macchine e quindi di sponsor viaggianti), economiche (non fare danni alle macchine, e questo aspetto è peggiorato a mano mano che i regolamenti hanno contingentato sempre più componenti), mediatiche (epurare progressivamente il concetto di pericolo dal giocattolo F1), tecniche (più non corri sul bagnato vero, meno le squadre si pongono il presente norma di lavorare ad assetti idonei, che di fatto non vengono mai provati ne considerati in fase di progettazione be sviluppo). Poi diventa un circolo che si autoalimenta: i "fan" cresciuti con la gestione Charlie waiting (sempre buonanima) sabato strepitavano contro Masi, i piloti attaccano la pista, lo stesso Masi che all'inizio aveva mostrato di voler dirigere la baracca in maniera più spregiudicata del predecessore ora fa ammenda e dice che non rifarebbe la stessa scelta in qualifica. È una china che non si può invertire, anche perché nessuno se la sentirebbe, né potrebbe permettersi, di accettare rischi di linciaggio tornando indietro. Ripeto: guardare alle reazioni social di sabato.