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  1. 2 points
    questa risposta è il pensiero che condivido Reply Griforosso 5 luglio 2013 at 12:04 NO, NO non è né può essere colpa nostra. E’ vero che ci sono state gare noiose senza sorpassi e nemmeno la possibilità di farli. MA le soluzioni trovate non le abbiamo suggerite né deliberate noi. ANZI alcuni hanno anche ipotizzato delle soluzioni che erano ben diverse da quelle poi studiate e deliberate dagli accoliti di Todt ed Ecclestone. Le Scuderie, poi, se si fai vedere una manciata di dollari si vendono come delle prostitute. Non importa se siano delle briciole. Non a caso, negli anni, hanno permesso ad uno come Ecclestone di IMPADRONIRSI della Formula 1 facendosi scippare sotto il naso una montagna di dollari. E sono quelle persone che vorrebbero dire a noi come vivere perché loro conoscono la Finanza, la Tecnica e tutto quanto è la F1. Case come Mercedes, Fiat, Renault, Honda, Toyota, Porche non hanno saputo o voluto prendersi la F1 lasciandola ad uno come Ecclestone che ora, grazie al potere che si è ritagliato negli anni, è il PADRONE della F1 e detta legge come e quando vuole ed è diventato l’uomo più ricco della GB secondo alcune notizie di stampa. Questa accolita di personaggi hanno deliberato regole piene di pieghe in cui nascondersi addirittura lasciando ad uno come Brawn di fare il regolamento che poi gli ha permesso di vincere il mondiale alla sua prima annata di Nuova Scuderia. Ed è colpa anche nostra ? Quante proposte sono giunte da noi appassionati ? Pur nella nostra ingenuità e pochezza tecnica da appassionati avevamo suggerito soluzioni che avrebbero ottenuto, sicuramente, il ritorno allo spettacolo senza le cavolate di oggi. Perché un campionato deve essere deciso dalle gomme? Perché un campionato deve essere condizionato dalle furbate di alcuni che giocano ai limiti del regolamento sfruttando le pieghe prima dette? Con una FIA che non si sà più che fine abbia fatto. Perché non restituire ai piloti la facoltà di dimostrare il loro valore con macchine che a 300 Kmh non possano più iniziare a frenare a 60/80 mt dalla curva perché i freni e l’aerodinamica permettono loro di fare curve in tranquillità molto maggiore di vetture con caratteristiche ben diverse? No, per Ecclestone e Todt (e prima Mosley) erano meglio i rifornimenti, le gomme che durano mezz’ora e poi se non le cambi perdi un GP che avresti meritato al 100%? E vediamo che i sorpassi, nonostante DRS e Kers avvengono, e sono i più belli, anche senza il loro contributo. Certo ci siamo lamentati delle gare noiose ma la soluzione che ci attendevamo non erano cose da teatrino di fiera ma regole che salvaguardassero al massimo le diverse qualità dei Piloti e delle Scuderie, oltre che la sicurezza. Ditemi cosa di tutto questo c’è nel’attuale F1. Un saluto a tutti gli Appassionati e sempre, VIVA FERRARI, fausto bura
  2. 1 point
    Che bella gente!?!?....del resto si distoglie poco da altri personaggi che hanno raggiunto determinati livelli. Sarebbe interessante sapere che "leve" ha usato Montezemolo per "convincere" Carello. ...e come si dice...molte volte le cosidette chiacchere da bar poco si distanziano dalla realtà dei fatti. Molto interessante.
  3. 1 point
    Belle testimonianze. Grazie!
  4. 1 point
    Mauro Pregliasco (Campione d’Italia ’77): “Nel ’76 ebbi il gravissimo incidente al Valli Piacentine. Il mio copilota Angelo Garzoglio mi tirò fuori dalla Stratos in fiamme, ma dopo due settimane lui morì, mentre io feci mesi di ospedale per le ustioni. Una cosa tremenda: Angelo era mio grande amico e l’avevo portato io in Lancia, un dolore immenso. […] Nel ’77 tornai e vinsi il titolo italiano davanti a Verini, e in squadra avevo anche Tony Carello, uno molto bravo. Però alla fine dell’anno mi lasciarono a piedi: mi chiamarono a Torino, Fiorio mi disse che i due reparti corse Lancia e Fiat sarebbero stati accorpati e che non avevano più bisogno di me. Lasciarono fuori anche Pinto. Scesi dal quattordicesimo piano piangendo, per le scale. La trovavo un’ingiustizia tremenda, ma ormai ero stato tagliato fuori. Tony Carello (Campione Europeo ’78 ): Nel ’78 dopo la trattativa con Fiorio avevo accettato di fare l’Europeo più due gare del Mondiale, cioè Sanremo e Corsica. Era tutto sulla parola, non c’era un contratto scritto. Quando nel ’78 io vado a ritirare il muletto, salgo e sto per partire per Sanremo, il portiere del Reparto Corse mi ferma e mi dice che il Capo (Fiorio) mi vuole parlare. Salgo in ufficio da lui e lui mi dice: “Non vai a Sanremo”. Lì mi è crollato il mondo addosso. Onestamente, l’Europeo era un bel campionato, però erano gare di serie B. A me piaceva correre il Campionato del Mondo, con i piloti più forti, perché quella era la mia passione, quello era il mio obiettivo. Avevo trovato formativo fare l’Europeo, l’avevo accettato per questo, ma volevo fare quelle due gare del Mondiale che mi aveva promesso. Allora mi sono arrabbiato. Ho detto: “Non c’è problema. Io sono un uomo di mondo, capisco che tu possa avere altri problemi. Dammi un’altra gara in cambio”. Ho fatto una trattativa come al mercato… Lui ha detto: “Io sono il capo, decido io”. Ero un ragazzino, correvo per passione, mi davano due lire, dico due, avevo corso tutto un anno e ora non mi davano quello che avevano promesso? Promesso verbalmente, sì, ma l’avevano promesso, con una stretta di mano, un contratto fra gentiluomini. C’era ancora il RAC in calendario, oltre alla Corsica e al Sanremo. Invece, niente. Allora feci finta di iscrivermi al Sanremo con una Porsche, perché volevo litigare. Venni richiamato dal capo delle pubbliche relazioni Fiat, che era il capo di Fiorio: un signore di nome Luca di Montezemolo. Mi fece un mazzo tanto, giocò anche delle carte pesanti per convincermi a rientrare in squadra in silenzio: lo feci, perché mi consideravo un professionista, però mi sentivo anche non rispettato, umiliato. Feci ancora l’ultima gara dell’Europeo, in Spagna, e vinsi il Campionato. Ovviamente non venni neanche mandato in Corsica. Al momento di fare il contratto per il ’79, presenti Montezemolo, Fiorio e Audetto, io dissi: “Signori, gente come voi, che non ha la parola, non mi compra più. Dato che mi pagate come uno straccione e non mi fate neanche divertire, io con voi non corro più. La mia carriera finì lì, però nella vita ci sono cose più importanti. E se il tuo capo non ha una parola, non rispetta quello che dice e neanche ti spiega il perché, che io sapevo benissimo e se me lo avesse detto avrei anche capito, io non gli credo più.[..] Montezemolo ha usato dei mezzi molto pesanti per mandarmi a correre in Spagna. Io ero veramente arrabbiato, ero anche disposto a perdere l’Europeo, e lui ha usato delle carte molto pesanti per mandarmi all’Europeo, non posso nemmeno riferire che mezzi ha usato. Erano fuori da ogni sentimento. E non c’entravano niente con le corse, lui si attaccò ad altre cose. Usò dei mezzi estremi. [..] Non mi mandarono a Sanremo per non dare noie a Munari. Lui aveva la 131 e io con la Stratos gli davo fastidio. Ma non solo: il Capo, non chiedermi perché, aveva deciso di mandare a Sanremo anche Markku Alen con la Stratos (e vinse proprio Alen, nda). Quell’anno Alen, che correva con la 131, aveva vinto il Mondiale Piloti (Coppa FIA Piloti, nda) e probabilmente Fiorio aveva paura che io, che stavo diventando Campione Europeo, sarei potuto stare davanti al Campione del Mondo. Di sicuro niente è nato da Alen, perché lo conosco e lui non aveva paura di niente e di nessuno: lui era un pilota, si sedeva nella macchina che gli davano e la guidava al meglio. Conoscendo invece Sandro Munari, lui era uno che poteva anche farsi di queste fisime, di queste paturnie. Munari è stato un grande pilota ma non si è trovato bene sulla 131: può succedere. E’ successo anche a me, quando l’ho provata.”
  5. 1 point
    Fulvio Bacchelli (vincitore del rally di Nuova Zelanda, valido per il Campionato Mondiale nel ’77): “Alla fine del 1974, nonostante in Fiat stessi benissimo e fossi coccolato, andai a parlare con Fiorio per correre con la Lancia Stratos, perché all’epoca il reparto corse della Lancia era diviso da quello Fiat. Arrivammo quasi alla definizione del contratto, ma io feci un po’ di valutazioni e pensai che in Fiat ero portato in palmo di mano mentre in Lancia c’era Munari che era il numero uno, e c’erano tanti altri bravi piloti, per cui non mi era ben chiaro quale sarebbe stata la mia destinazione. Alzai il telefono, chiamai Fiorio e gli dissi che sarei rimasto in Fiat. “Non si preoccupi, faccia esperienza, poi ci risentiremo”, mi disse, ma credo che se la sia legata un po’ al dito. Credo, cioè, di essermelo sostanzialmente giocato. Infatti, dopo che i due reparti-corse sono stati uniti (dicembre ’77) e Fiorio era diventato il numero uno di tutto, a un certo punto mi disse: “Bacchelli, lei farà il Montecarlo con la Stratos. Vede che finalmente il suo sogno si è avverato? Però, vinca tutte le prove che vuole, ma si ricordi che il rally lo vincerà una 131”. Io gli risposi “Sì, sì, sì.. Grazie, grazie”. Ero felice, non mi ero accorto della grossa fregatura che mi stava tirando. Con il massimo rispetto per Fiorio, lui è un personaggio con un pelo sullo stomaco tale che alla fine riusciva a farti fare cose anche negative per te, ma tu eri convinto che fossero la cosa giusta. Infatti al Monte ’78 vinsi un po’ di prove, e alla partenza della prima speciale del secondo giorno ero secondo assoluto. Era una bellissima prova completamente innevata e io ero carico d’entusiasmo. Però alla fine del percorso al mio navigatore Bernacchini: “Caro Arnaldo, non so com’è, ma la macchina non sta più in strada”. Invece delle gomme giuste coi chiodi, mi avevano montato le gomme che avevamo usato nei tremila chilometri del percorso di avvicinamento. Non credo che sia stato uno sbaglio. Arrivammo decimi, un risultato pessimo. Insomma cominciai a capire che quel mondo che io ritenevo romantico e poetico, fatto solo di cose gradevoli, in realtà era molto diverso e tutto era falsato dall’interesse". Lele Pinto (Campione d’Europa ’72): D.C. Sanremo 76, sfilata di Stratos: come sono andate le cose? PINTO: Quell'anno c'erano tre galli nel pollaio. A me hanno montato delle pastiglie dei freni che si usavano quando faceva freddo: io facevo 10-15 km in salita, non in discesa, e rimanevo senza freni. Mi hanno eliminato subito, pronti-via, in partenza. Alla fine della prima tappa, Pinto su Stratos era tredicesimo. Waldegard e Munari se le sono date fino a quando, nella notte a Rezzo, a Waldegard hanno fatto trovare 4 gomme con i chiodi. In mezzo al bosco di notte! Lì Waldegard ha capito. E' ripartito con le sue gomme. Alla successiva assistenza, Fiorio ha preso Waldegard e Munari, e ha detto "Da questo momento, vi mettete d' accordo sui tempi che dovete fare nelle prove speciali, e ve la giocate all'ultima prova". Noi nel frattempo con le pastiglie giuste, avevamo risalito la classifica fino al terzo posto. Ultima prova, Molini di Triora. Alla partenza eravamo Munari, Waldegard e io , nell'ordine. Quando è venuto il momento della partenza, Munari è scattato. Quando è venuto il momento della sua partenza, Waldegard ha contato fino a tre, perchè tre erano i secondi che aveva di vantaggio su Munari in quel momento. Il cronometrista gli picciava sul tetto della macchina per spingerlo a partire... Contato fino a tre, è partito. Nel percorso si vedevano strisciate da rabbrividire: se questo è il bordo della strada, c'era metà gomma dentro e metà gomma fuori. Andavano come matti, io pure. A un certo punto Arnaldo mi ha detto " io non ti leggo più le note, sei deficiente, adesso troviamo pezzi di qualche macchina fuori da una curva..." Aveva paura che, andando cosi forte Waldegard o Munari avrebbero sbattuto. Invece sono stati in strada, e ha vinto Waldegard: gli ha dato 4 secondi. Arrivato a Ssanremo, Munari è andato in albergo, ha preso i bagagli ed è partito. Da Torino, telefonata chilometrica di Luca di Montezemolo con Waldegard: picche. Allora Montezemolo è partito, è arrivato a Sanremo, ha chiacchierato 1 ora e 1/2 con lui: picche. Waldegard gli ha detto " Ti ringrazio per tutto quello che mi stai dicendo, e per quello che abbiamo fatto assieme, ma queste cose si fanno una sola volta nella vita, e io l'ho già fatto oggi. fino a quando ci saranno determinate persone in squadra, io non correrò ne per la Lancia ne per la Fiat" E cosi ha fatto. Questo si chiama campione del mondo: te lo dice Lele Pinto. E' il sig. Waldegard, il campione del mondo, come pilota, come persona. Mi piace raccontare queste cose, e magari se qualcuno leggerà il libro si offenderà , ma io non devo dire grazie a nessuno, nella mia carriera. D.C.:Quindi tu di Munari non hai grande stima? PINTO: Lo rispetto come pilota, perchè è stato un grande pilota. Nei rally, perchè in pista io gli giravo attorno. Al Giro d'Italia gli ho dato tante di quelle paghe... C'era qualcosa tra Fiorio e Sandro, non so cosa e non mi interessa neanche saperlo, me se anche tu investi su un pilota, gli altri non vanno trattati come scalzacani. Perchè sempre lui, solo lui e ancora lui? Perchè fai così se in squadra hai tanti altri piloti? D.C.:Ci sono stati tanti bravi piloti italiani che hanno corso per la Lancia e per la Fiat, ma alla fin fine è uscito solo Sandro Munari, quasi fosse l'unico campione italiano.... PINTO: Il Dio... D.C. La cosa si è ripetuta anche dopo, con Miki Biasion negli anni Ottanta. Come mai gli altri giovani talenti che c'erano in squadra, non sono venuti fuori? Avete avuto le stesse chance? PINTO: La chance di vincere le gare, di fare dei campionati puoi anche averla avuta, ma a un certo punto ti dicevano: "fatti da parte che c'è Lui". Il dott. Cesare Fiorio, per me come direttore sportivo è stato il massimo, uno meglio di lui non c'è, io sono stato praticamente 20 anni con lui. Ne inventava una più del diavolo, era uno stratega: il massimo. Però finita lì. Sulla persona è preferibile non aprire bocca. Morte tua, vita mia. Umanità , riconoscenza, zero zero zero. E' inumano, è freddo. Se lo incontri per strada e ti saluta, vuol dire che ha bisogno qualcosa da te, o che ti sta per inchiappettare. Quando io sono andato a digli che la Fulvia in pista non era più vincente, e gli ho chiesto di farmi correre nei rally, e io facevo il professionista con le corse, ci vivevo, lui mi ha detto che aveva la squadra servita, che al massimo avrei potuto fargli da autista, portarlo in giro alle gare. Quando gli ho detto che me ne andavo, mi ha chiesto: “Non andrai mica alla Fiat? Divertiti molto" mi ha detto. L'anno dopo ho vinto il campionato europeo, ma ho lavorato un anno gratis per la Fiat accettando di farlo solo perchè ero sicuro di me stesso. Dopo 4 anni in Fiat, Fiorio mi ha fatto tornare in Lancia. Dopo la vittoria dell' europeo Audetto (D.S. Fiat) mi diceva " dai torna in Lancia, adesso c'è la Stratos una macchina vincente, tanto Sandro correrà solo un anno o due". Mi sono fatto convincere anche se avevo in tasca un contratto con l'Alfa Romeo, L'auto non c'era, era un schifezza, ma i soldi erano tre volte di più. Dopo il Tour de Corse del 74, mi hanno portato in aereo alla Domenica Sportiva, lì Audetto ha presentato la squadra Lancia per i rally '75: Munari, Waldegard e Pinto. Lunedi mattina sono partito da Como e sono andato a Torino. Sono salito al tredicesimo piano dove c'era la Lancia, fino all'ufficio del dottor Cesare Fiorio, che mi ha detto " Mettiamo subito in chiaro una cosa: tu sei l'unico pilota che se ne è andato , ovvero che IO non ho mandato via, e che ora torna a correre per me, perciò sappiti regolare" . In quel momento se la sera prima non fossi andato alla Domenica Sportiva me ne sarei andato.
  6. 1 point
    Riguardo le "ombre" dell'operato di Fiorio, sui vari libri di Delli Carri, in particolare "Benzina e cammina" e "La danza dei piedi veloci", ho raccolto alcune testimonianze "abbastanza" ostili al Cesare nazionale: Alcide Paganelli (Campione d’Italia ’70): "Fiorio? Uno che tutte le mattine si alza pensando di essere il più furbo di tutti e cercando un modo per fregare il mondo intero. Le corse sono un ambiente strano, dove lealtà e correttezza non sono qualità molto apprezzate. Ciò nonostante ho avuto degli ottimi compagni, anche se un po' cagoni. Quelli che gestiscono lo sport dell'automobile che cosa hanno sempre sfruttato dei piloti? La loro voglia di correre. Quando un pilota sente che sta rischiando che non gli diano l'automobile e che non lo mandino a correre la prossima gara, spesso fa un passo indietro, anche se fino a cinque minuti prima si lamentava come un bambino. Io invece sono sempre andato avanti trovandomi poi da solo. Ecco, Fiorio, che oggi tutti osannano come un grandissimo direttore sportivo e che anch'io, sotto un certo punto di vista, apprezzo, ha sempre sfruttato la passione per le corse dei suoi piloti." Arnaldo Cavallari (4 volte Campione d’Italia): "Vinsi il campionato italiano nel ’62, ’63 e ’64 con le Alfa, e in quest’ultima stagione tenni a battesimo un giovane Sandro Munari portandolo con me come navigatore. Cesare Fiorio si accorse di lui e gli diede una Lancia per il 1965. Fu a quel punto che io non cominciai più a capire cosa succedeva sulla mia macchina. Una volta non funzionavano le candele, una volta il motore era mal regolato, poi perdevamo il tappo dell’olio, poi la marmitta. Ero boicottato. Una decina d’anni dopo parlavo col capomeccanico dell’Alfa con il quale ero amicissimo, un certo Settimio. Eravamo completamente ubriachi e io buttai là : “Porca puttana, poi ho saputo quello che mi hai fatto con l’Alfa”. E lui si mise giù a ridere e mi raccontò tutta la storia di come la Lancia riuscì a vincere i suoi primi campionati. - Domanda: Tu correvi con le Alfa, Munari con la Lancia, dunque alla Lancia qualcuno pagava un tuo meccanico affinchè sabotasse la tua auto. E tu sai chi era? Cavallari: “Sì che lo so, ma non lo dico. [..] L’Alfa non era più competitiva anche perché avevano fatto delle gabole pazzesche e le trazioni anteriori erano avvantaggiate dai coefficienti regolamentari (l’Alfa era a trazione posteriore). Era stato Fiorio a fare queste manovre, un gran furbastro. Ma Munari ebbe l’incidente di Skopjie nel ’68 in cui morì il suo navigatore Lombardini e Fiorio allora mi diede la Lancia di Sandro, e con quella macchina vinsi nel ’68 per la quarta volta il titolo italiano".
  7. 1 point
    Secondo me intende che la struttura 2012 sarà quella in uso da qui in avanti, non le due mescole più dure
  8. 1 point
    è ridicolo che in una corsa da 1 ora mezza si debbano fermarsi a cambiare le gomme dopo 7 giri. E' RIDICOLO.
  9. 1 point
    L'esasperazione dei tempi del pit stop ha prodotto questi risultati. Se ci fate caso da quando hanno abolito i rifornimenti sono aumentati i casini in pit lane. Prima essendoci i rifornimenti c'era tutto il tempo per cambiare le gomme con calma, ora no e succedono i patatrack.
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