Quindi lo sfascio successivo è - anche - conseguenza di scelte di merda come questa.
Lo stesso Ecclestone, che forse di F1 ne capisce più di me, ha riconosciuto che abbandonare i motori a scoppio plurifrazionati è stata una scelta sbagliata.
Inoltre, se davvero i costi sono scesi di molto, come mai c'è sempre questo terrore di rimanere senza motoristi sufficienti per tutte le squadre? E parliamo di un numero risibile di macchine in pista.
A me non frega nulla di quale tipo di propulsore abbia la F1, non sono uno di quelli che dice che ci deve essere il rumore, che il profumo dell'olio, che i pistoni, bla bla bla. Sono appassionato di meccanica, è vero, ma sono pronto ad accettare nuove tecnologie. Dipende anche da scelte filosofiche, magari a volte condivisibili, a volte meno.
Quello che non mi piace è quando la F1 nella sua immensa ipocrisia fa scelte in base a falsissimi principi (sostenibilità ambientale), mettendosi ancor più nei guai dal punto di vista della sostenibilità economica.
Del resto l'automobilismo è sempre stato a rischio per i costi, sin da quando nel 1909-1910 quasi tutti batterono in ritirata, o a fine anni '20 e inizio anni '30, o ancora nel '57 dopo la crisi di Suez oppure col raddoppio di cilindrata del 1966-67 quando il ritiro di Climax, Esso, BP e Firestone sembrò decretare la fine della F1, poi arrivarono gli sponsor non-tecnici e il Cosworth a puntellare la baracca. Ecclestone e la TV la lanciarono in orbita negli anni '70.
Oggi ormai tutte le contraddizioni sono arrivate al pettine, e la F1 soffre anche il fatto che l'automobile è ormai vista come un nemico, un oggetto da cacciar via dalle città, dai borghi, dagli spazi umani.