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  1. Quando Flavio Briatore è arrivato alla Benetton, nel 1989, nessuno lo conosceva in Italia se non la magistratura. Per il pubblico della F1 era uno sconosciuto che vendeva abbigliamento di marca. Vediamo un po' come ha costruito il suo potere il geometra di Verzuolo. Nato nel 1950, Flavio Briatore prende il diploma di geometra con una tesina dal titolo "Progetto di costruzione di una stalla". Una volta diplomato diventa l'assistente/factotum/faccendiere di un ambiguo finanziere locale, Attilio Dutto, che tra l'altro aveva rilevato la Paramatti Vernici, un'azienda già travolta da un crac finanziario dopo essere passata tra le mani di Michele Sindona (il banchiere della mafia), e del bancarottiere Florio Fiorini. Il 21 marzo 1979 Attilio Dutto venne assassinato a Cuneo con una bomba collegata all'accensione della sua auto. La verità su quel botto non si è mai saputa, ma si dice che avesse pestato i piedi a qualcuno in Costa Azzurra. Briatore prende poi casa a Milano, frequenta agenti di cambio, bazzica la Borsa e si dà arie da finanziere. Riesce a convincere il conte Achille Caproni di Taliedo (erede della famiglia che aveva fondato la Caproni Aeroplani) a rilevare la Paramatti Vernici. Diventa consulente della CGI, (Compagnia Generale Industriale) la holding dei conti Caproni, con risultati disastrosi; la Paramatti naufraga nel crac, la CGI viene spolpata, il pacchetto azionario venduto all'EFIM (cioè allo Stato), le società del gruppo subiscono fallimenti a catena, gli operai sono messi in cassa integrazione, banche e creditori sono lasciati con un buco di 14 miliardi. In seguito Briatore si presenta in pubblico come discografico, gira per feste e salotti con Iva Zanicchi, continua faticosamente ad inseguire il grande colpo e a sognare il grande affare. Intanto però trova una compagnia con cui tira scherzi ai polli di turno. Nella compagnia c'è un finto marchese, Cesare Azzaro, che si ritiene il miglior giocatore di carte del mondo, c'è un conte vero, Achille Caproni di Taliedo, e poi uomini dello spettacolo e della tv, tra i quali Pupo, Loredana Bertè ed Emilio Fede (testimone alle sue nozze con la Gregoraci) che, a quel tempo (erano i primi anni ottanta), era al vertice della sua carriera in Rai. Cadono nella rete della compagnia Teofilo Sanson, quello dei gelati (che sul tappeto verde lascia 20 milioni), l'armatore Sergio Leone (158 milioni in due serate all'Hotel Intercontinental di Zagabria), l'ex vicepresidente della Confindustria Renato Buoncristiani (495 milioni), l'ex presidente della Confagricoltura Giandomenico Serra (1 miliardo tondo tondo, in buona parte in assegni intestati a Emilio Fede). E tanti, tanti altri... A posteriori, Briatore la racconta così: "Mi piacevano scala quaranta, scopa, poker, chemin... No, il black jack non l'ho mai capito, la roulette non mi ha mai preso. Tra noi c?erano anche bari, io non c'entravo nulla però, lo ha scritto anche Emilio Fede nel suo libro. Dall'83 non gioco più, qualche colpo a ramino, stop". In verità la storia era più complessa: un gruppo di malavitosi di rango, eredi del boss mafioso Francis "Faccia d'Angelo" Turatello, dedito al traffico di droga e al riciclaggio, aveva pianificato (e realizzato per anni) una truffa alla grande, con carte truccate e tutti gli optional del caso; e i polli da spennare, chiamati gentilmente "clienti", erano individuati con un'azione scientifica di studio e di ricerca, dopo aver "comprato" informazioni da impiegati compiacenti dentro le banche e dopo aver compilato accurate schede informative. Briatore, a capo di quello che i giudici chiamano "il gruppo di Milano", nel business aveva il delicato compito di agganciare i "clienti" di fascia alta, ingolosirli con qualche buon affare, farli sentire a loro agio con una adeguata vita notturna. E poi spennarli. Il gioco s'interrompe con una retata, una serie d'arresti, un'inchiesta giudiziaria e un paio di processi. Fede è assolto per insufficienza di prove, Briatore è condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi a Bergamo, a 3 anni a Milano ma non fa un solo giorno di carcere perchè scappa in tempo a Saint Thomas, nelle isole Vergini, e poi una bella amnistia cancella ogni peccato. Cancella anche dalla memoria un numero di telefono di New York (212-833337) segnato nell'agenda di Briatore accanto al nome "Genovese" e riportato negli atti giudiziari del processo alle bische: "è un numero intestato alla ditta G&G Concrete Corporation di John Gambino, con sede in 920, 72 Street, Brooklyn, New York. Tanto il Gambino quanto il Genovese sono schedati dagli uffici di polizia americana quali esponenti di rilievo nell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra". La vita di Briatore, dopo "l'incidente" delle bische, compie un salto di qualità : Flavio, ricercato, condannato e latitante, alle isole Vergini spicca il volo definitivo verso il successo. Prima della tempesta aveva conosciuto Luciano Benetton. Fatto sta che Briatore apre alle isole Vergini qualche negozio Benetton e fa rapidamente carriera nel ristretto gruppo di manager dell'azienda di Ponzano Veneto. Credo sia lecito chiedersi quale sia stata la motivazione che ha fatto decidere a Luciano Benetton di affidare l'espansione dei suoi negozi anche negli States ad un personaggio con tale curriculum. Tra l'altro pare che, proprio nel periodo in cui il geometra piemontese cercava di rilevare attività commerciali negli USA, parecchi negozi prendessero inspiegabilmente fuoco. Nell'89 Briatore può ritornare tranquillamente in Europa e Benetton gli affida la gestione del team di F1 a stagione inoltrata. La Benetton è, in quel momento, la quarta forza del mondiale alle spalle di colossi come McLaren-Honda, Ferrari e Williams-Renault, si avvale di tre ottimi tecnici ereditati dalla Toleman come Rory Byrne, Willem Toet e Pat Symonds, e di un DS espertissimo come Peter Collins. Per il 1990 il nuovo direttore decide di licenziare Collins e Johnny Herbert, accusati di fare comunella tra loro, ingaggia John Barnard e lo convince a realizzare una cellula di progettazione simile a quella che il tecnico aveva realizzato per la Ferrari. Nasce la Benetton Advanced Research Group, con sede a Godalming, nel Surrey. Infine Briatore sostituisce Herbert con il quasi 38enne Nelson Piquet. La carriera del 3 volte campione del mondo è decisamente in declino; fu lui a dire, a fine '87, "vado a mettere a punto la Lotus che Senna non è capace di far andare forte". Dopo 2 anni la situazione non è delle migliori per lui: non sale sul podio dal GP d'Australia dell'88, non vince un GP da Monza '87. Per cautelarsi da un simile azzardo, Briatore gli propone un contratto a punti: per ogni punto conquistato, Piquet guadagnerà 50.000 dollari. A fine stagione il vecchio "zingaro" conterà ben 44 punti per un incasso di 2.200.000 dollari. Non male per un pilota dato da tutti per finito. La B190, disegnata da Byrne, è telaisticamente ed aerodinamicamente efficientissima, ma paga oltre 50 cv di potenza a causa della differenza di prestazioni tra il Ford V8 HB e gli scalpitanti V10 Honda e Renault ed il V12 Ferrari. Nelle classifiche finali Piquet e la Benetton sono entrambi al terzo posto. L'incidente d'elicottero di Alessandro Nannini priva il team di un ottimo pilota e per il '91 Briatore conferma Roberto Moreno, già sostituto dello sfortunato senese nelle ultime 2 gare del '90. La B191, progettata comunque sempre da Byrne sotto la supervisione di Barnard, non veste più i colori Benetton ma ha una livrea giallo-Camel e blu-Autopolis. Autopolis fallirà di lì a poco. Un'altra novità è la fornitura esclusiva dei pneumatici Pirelli. La B191 è difficile da mettere a punto e arriva una sola vittoria, in Canada, per gentile concessione di Mansell. A metà del '91 Briatore licenzia Barnard (che intanto aveva assunto a Godalming anche l'ex Lotus Mike Coughlan e l'ex McLaren Gordon Kimball) per ridurre i costi. In questo periodo entra alla Benetton Tom Walkinshaw, ex pilota e team manager della TWR, molto discusso in Inghilterra e reduce dai trionfi con la Jaguar nel mondiale Gruppo C. Walkinshaw porta con sè in Benetton Ross Brawn. A Spa debutta Michael Schumacher con la Jordan sbalordendo tutti col suo 8° tempo in qualifica. Briatore gli fa firmare un contratto pochissimi giorni dopo "rubandolo" a Jordan e appiedando Moreno senza preavviso. Il brasiliano non ci sta e si rivolge al Tribunale del Lavoro (il GP seguente si corre a Monza) minacciando di far bloccare le macchine ai box. Nella vicenda rimane coinvolto anche Alex Zanardi che viene contattato da Jordan per correre nel caso che venga ritenuto valido il contratto di Schumacher. Briatore, invece, vorrebbe girare Moreno a Jordan con buona pace di tutti e "consiglia" a Zanardi di starsene buono. Alla fine Briatore e Giuseppe Cipriani (titolare della scuderia Barone Rampante che sta facendo correre Zanardi in F3000) raggirano Jordan, il geometra si libera di Moreno, Zanardi resta a piedi e Schumacher firma fino a tutto il 1994. Piquet, al suo 200° GP, si indigna con Briatore per il trattamento riservato a Moreno e per tutta risposta viene scaricato. Ecclestone ricompone lo scontro, almeno fino a fine stagione, ma per Nelson è la fine della carriera in F1. Il nuovo staff tecnico composto da Brawn, Byrne e Toet (quest'ultimo tornato da una fallimentare esperienza con Adrian Reynard che voleva entrare in F1) presenta la B192, un affinamento della precedente vettura che ha però lo stesso difetto: pochi cavalli. Schumacher è sempre molto costante ed incisivo e riesce anche a vincere il suo primo GP proprio a Spa ma la Williams-Renault è di un altro pianeta. In ogni caso il team Benetton è ora allo stesso livello della McLaren-Honda e sovrasta la Ferrari. Nel frattempo Briatore ha delle frequentazioni non proprio simpatiche. Il suo nome finisce dritto in una megainchiesta antimafia condotta dai magistrati di Catania, accanto ai nomi di mafiosi dalla caratura internazionale. Niente di penalmente rilevante, lui non è indagato ma la sua voce resta registrata in conversazioni con boss come Felice Cultrera, uomo d'affari catanese che fa riferimento al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola, che è al centro dell'inchiesta antimafia. Uno degli interlocutori dell'attivissimo Cultrera è appunto Flavio Briatore. Nel maggio 1992 Cultrera e Briatore, intercettati dalla Direzione Investigativa Antimafia, conversano amabilmente di affari e affaristi. Briatore chiede consigli: racconta che Cipriani (quello del Barone Rampante), spalleggiato da Angelo Bonanno (padre del pilota Giovanni, in seguito incarcerati entrambi), aveva cercato di intromettersi nella fornitura di motori di Formula 1 in quanto Cipriani era interessato a rilevare la Tyrrell; per convincere l'uomo del team Benetton, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze vantando le sue amicizie con Tommaso Spadaro e Tanino Corallo, nomi d'oro nell'ambiente mafioso. Spadaro è il ricchissimo boss padrone dei casinò dell?isola caraibica di Saint Maarten; Corallo è l'uomo che qualche anno prima aveva tentato, per conto della mafia, la scalata dei casinò di Saint Vincent e di Campione d'Italia. Cultrera ascolta con interesse, poi conferma all'amico Briatore che è tutto vero: Bonanno "è uno pesante, inserito in una famiglia pesante". Infatti Bonanno è un narcotrafficante del clan mafioso catanese dei Cursoti, dunque meglio non contrariarlo. Pare che Bonanno avesse anticipato a Briatore un milione di dollari per avere la fornitura Ford da montare sulle monoposto del Barone Rampante ma poi non se ne fece più niente e sembra che il milione non sia mai stato restituito. Quando, il 10 febbraio 1993, una bomba esplode davanti alla porta della sua splendida casa londinese, in Cadogan Place, nell'elegante quartiere di Knightsbridge, distruggendo una colonna del porticato e facendo saltare i vetri tutt'intorno, qualche voce la mette in relazione con quella fornitura di motori ma i giornali inglesi scrivono che si tratta di una piccola bomba dell'IRA e che i terroristi potrebbero averla abbandonata per paura di essere stati scoperti. A fine '93 la Camel abbandona la Benetton, si dice dopo aver raccolto un dossier sul passato di Briatore. Nel 1994 arriva finalmente il titolo mondiale nonostante un lunghissimo braccio di ferro con la FIA fatto di reclami e contro reclami, condanne e assoluzioni. Ma non solo: per garantirsi la fornitura Renault nel '95, Briatore acquista la Ligier per farla gestire al socio Walkinshaw e poi rivenderla a Prost, salva la Simtek dal fallimento e poi prende Nick Wirth alla Benetton. A fine '95, dopo aver conseguito il secondo titolo iridato consecutivo, Schumacher passa alla Ferrari per 25 milioni di dollari. Ora Briatore è uno degli uomini più potenti della F1. Compra e rivende la Kicker's (scarpe per bambini), prende una quota della Minardi, poi diventa socio della BAR. Nel 1996 Luciano Benetton divorzia dall'amico "un po' teppista ma tanto simpatico", Briatore incassa una buonuscita di 34 miliardi e subito si ripresenta con una sua azienda, la Supertec, in società nientemeno che con Ecclestone, che sviluppa i motori Renault e li fornisce a tre team: BAR, Williams e Benetton. Poi compra la casa farmaceutica Pierrel. Il ritorno con la Renault è storia recente.
  2. Visto il GP di Monaco alle porte... Iniziamo con una foto stupenda del nostro CAMPIONE! MONACO 1995 Michael R. Schumacher Mild Seven Benetton Renault Benetton B195 - Renault RS7 3.0 V10
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