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Showing content with the highest reputation on 06/11/19 in messaggi

  1. http://www.p300.it/arnoux-e-villeneuve-con-voi-sarebbero-ai-domiciliari-e-f1-o-masterchef-questa/ La linea editoriale del sito da un po’ non permette di commentare direttamente gli articoli. Ripropongo qui un pezzo uscito dopo Montreal, così, oltre a dire la mia, visto che gli spunti sono interessanti, magari se ne parla. Ci sono svariati motivi per essere delusi dopo il gran premio in Canada, questo a prescindere dal fatto di essere o meno Ferraristi. La prima nota dolente, la più amara, rimarcata anche nell’articolo di Secchi, è la tendenza moderna di uccidere la competizione impedendo, di fatto, ad un pilota di correre. Ci fanno vedere la tenzone Villeneuve-Arnoux come testimonianza di un’utopia sportiva ormai morta, mentre questa disciplina ha di fronte solo un destino misero e desolante. Che sia per delle penalità ridicole, per il consumo del carburante, per la gestione di gomme che non puoi scegliere liberamente, per la strategia limitata da tutte queste cose, e da un numero limitato di motori che ti costringono a contare i giri che puoi fare al massimo; il risultato è che il gareggiare ormai è diventato troppo difficile. Il secondo motivo di rammarico è il costante reiterarsi di situazioni in cui l’apparato giudicante della F1 dimostra la propria inettitudine. Questo si evince dai tempi in cui le decisioni vengono prese, dalla divergenza di queste rispetto ad altre situazioni simili e dalla disparità di trattamento che ne consegue (cosa che umilia lo sport). È triste, poi, che la statistica sembri favorire certi piloti. Non fatico ad immaginare un Verstappen farla franca, ripensando alla vicenda e cambiando i protagonisti (ma sono di parte e ancora arrabbiato). Come del resto ho visto, senza immaginarlo, un Kimi condannato per aver calpestato la striscia bianca dei box, mentre un Hamilton impunito tagliava direttamente sull’erba per andare in pit. Sono episodi. Cos’è che succedono, no? Il problema è il fatto che i giudici cambiano? Forse. O che i regolamenti non sono così chiari da essere inequivocabilmente applicabili? Forse anche questo. Ma probabilmente la cosa peggiore è che non si impara dai propri errori. Ogni anno ci si inventa qualcosa per sparigliare le carte, spesso con trovate raccapriccianti, sperando di aumentare lo show. Purtroppo, oltre a non ottenere risultati, tali scelte sono spesso controproducenti. Vuoi sorpassi? Magari non è saggio scegliere i scenografici circuiti cittadini. Certo, avrai delle belle foto, ma anche pochi sorpassi e piloti prudenti. Vuoi più duelli? Se il pilota deve gestire motore, gomme e carburante, non lo aiuti a combattere. Se lo penalizzi quando tocca l’avversario (ma, ahimè, anche quando non lo tocca e non succede niente), non lo invoglierai a battagliare. Se gli alettoni sono più grandi, le monoposto si toccheranno e si romperanno con maggiore frequenza. Se uno dei piloti ha il DRS, eviterà di rischiare facendo sorpassi coraggiosi e tutti i sorpassi saranno identici, o i piloti disimpareranno a farne. Insomma, gli sforzi che vedo non vanno nella direzione di una maggiore libertà d’azione per i piloti, non sembrano valutare cosa serve per migliorare la competizione e gli effetti spettacolari che generano dalla stessa. E la cosa triste, è che non ci sono grandi speranze per il futuro....
  2. Premessa: concorso a grandi linee con quanto scrive Lucifero Regazzoni. Mi permetto un piccolo appunto sul "parallelismo noioso" col Tennis. Lui ha usato questo sport come "pietra di paragone" specifica ma, in linea generale, vale per qualsiasi altra disciplina. La noia è negli occhi di chi guarda e, se una cosa non la tolleri, può anche essere quella in teoria più spettacolare ma non ti prenderà mai. C'è gente che considera meraviglioso il basket. Io personalmente non riuscirei a vederlo nemmeno sotto tortura. Idem il tanto sponsorizzato calcio. C'è chi non lo sopporta e c'è anche chi, come me, pur se interessandosi, ormai fa fatica a vedere una partita intera. Ovviamente se parliamo dell'interesse che una disciplina può scatenare sui neofiti, la cosa potrebbe cambiare. Ma nemmeno troppo... L'eccessiva spettacolarizzazione non è sempre un bene. Io personalmente, anzi, trovo che snaturare uno sport per farlo sembrare più affascinante agli occhi di quei 4 pigri fancazzisti che si vuol far avvicinare sia deleterio e, anzi, porta alla rovina. 8 o 9 su 10 di chi non segue, continuerà a non seguire. E c'è il concreto rischio di perdere molti di quelli che invece seguono. Non puoi mettere un motore alle biciclette per rendere più "veloci" e avvincenti le tappe. A chi non frega una mazza del ciclismo, continuerà a non fregare una mazza del ciclismo. Ma chi è interessato, rischi di farlo fuggire. E' una coperta corta, un cane che si morde la coda. Quindi, in F1, preferisco avere trenini soporiferi piuttosto che dovermi sorbire merdate ad uso e consumo della massa ignorante.... Detto questo, torniamo a noi. A Drive To Survive"... Vista tutta. Complessivamente è una merda. Enfatizza troppo alcuni aspetti (su questo sono d'accordo con Lucifero Regazzoni e non ho nulla da ridire su quello che ha scritto), che nella realtà praticamente non esistono e secondo me è anche confezionato malissimo. Ma se andiamo nello specifico, ci sono aspetti comunque molto interessanti. Il dietro le quinte, il poter vedere alcuni "momenti" privati di team e piloti (compresi dubbi e debolezze dei protagonisti che, di norma, loro stessi fanno di tutto per nascondere, quando appaiono pubblicamente) che normalmente non vengono mai mostrati... Ecco, quegli aspetti mi sono piaciuti moltissimo e, anzi, io ci farei un'intera serie solo ed esclusivamente su quello. Solo il privato, senza mai fare ricorso al pubblico. E non parlo solo dei "sentimenti" ma anche elementi del lavoro in fabbrica e quant'altro. Insomma, tutto ciò che rimane nell'underground e che di solito non si conosce. Comunque questo non basta a dare un voto positivo alla serie che, come detto, nel complessivo l'ho trovata abbondantemente insufficiente. Meglio, mille volte meglio, il docufilm su Frank Williams (presente sempre su Netflix) che consiglio vivamente.
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