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Lucifero Regazzoni

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  1. L'idea che la Mercedes abbia tirato i remi in barca, visto che entrambi i mondiali li avevano già in tasca, mi pare una probabilità da non escludere del tutto. Tuttavia, di regola, credo che ogni scuderia, alla faccia dello spettacolo tanto agognato dalle televisioni e da Liberty Media, voglia vincere e basta. Non penso ci siano giochi mediatici tipo il fingere di perdere per rendere il campionato più bello, per creare un finto appeal, che magari nobiliti un alloro mondiale ottenuto a mani basse e in pratica solo da ritirare. Ogni gara vinta è visibilità, ogni gran premio sul primo gradino del podio equivale a soldi (guadagnati se vinci, spesi solamente se perdi), a pubblicità, e, non sottovalutiamolo, all'avere piloti felici e desiderosi di firmare rinnovi (per esempio Hamilton stesso recentemente ha detto, scocciato, di non poter premere di più l'acceleratore). Perché rinunciare a vincere potendo farlo? È un'idea assurda, per qualsiasi motivo. Poi dipende da quanto ti costa una vittoria... Non so se credere a questa Mercedes, da ferrarista mi piacerebbe di sì, e, come ho detto, tendo a escludere un ridimensionamento delle forze studiato per questioni sceniche, televisive, mediatiche. Certo che una F1 più seguita genera più soldi e fa tutti più felici, ma in Mercedes non penso interessi molto quello. La questione probabilmente è diversa. In Ferrari hanno investito molto per migliorare la macchina. Dovevano farlo, per salvare la faccia e per provare a raggiungere i rivali, evitando di accumulare un ritardo tecnico che pesi anche l'anno prossimo. Serviva avvicinarli per ripartire alla pari nel 2020. Le frecce d'argento invece non avevano la necessità di mantenersi ad un livello estremo di competitività, spendere soldi per un risultato già ottenuto poteva essere controproducente. Certo, magari avrebbero surclassato ad ogni gara gli avversari, ma perché demolire un nemico quando ormai hai vinto la battaglia? Meglio investire i soldi nel progetto dell'anno prossimo, così da poter dominare anche la prossima guerra. Il punto è questo. Non tanto il nascondersi, quanto la gestione delle forze. Intanto però fai il meglio che riesci, e se puoi vincere vinci. Scemando di prestazione, perché pensano già al domani, stanno rinforzando l'arsenale per la prossima battaglia. La Ferrari potrebbe anche rimanere spiazzata l'anno venturo, se abbocca la pagherà cara, come del resto ogni anno da un lustro. Si spera sempre di aver colmato il gap, ma ogni volta è un dominio. Quando tutti crederanno che la Mercedes sia stata raggiunta, questa, come nel risiko, tirerà fuori dalle tasche dei carrarmatini segreti, probabilmente vincendo ancora. Non so se sarà così, come non so se credere a questa Mercedes. Sicuramente non credo stia fingendo, piuttosto penso si tenga qualche colpo in canna per il futuro, combattendo con tutto quello che ha oggi, perché per ora non serve a nulla sparare. Lo vedremo l'anno prossimo, nella speranza che la realtà confermi la tendenza attuale, senza dare ragione ai nostri sospetti.
  2. Mini gare al sabato? A griglia invertita? Mi piace molto l'idea! Credo sia un'innovazione interessante e coraggiosa, che dimostra come Liberty Media sappia prendere posizioni nette e chiarificatrici. La formula uno? È solo showbusiness. Ecco, alla fine lo ammettono... La cosa aiuterebbe molto a gestire il mio conflitto interiore, che peggiora di anno in anno, in cui il mio subconscio lotta con la parte conscia nel definire l'attuale natura di questa categoria motoristica. Ovvero: è uno sport? Lo è ancora? Oppure sta andando in un'altra direzione? Non posso dire di auspicare una tale rivoluzione, ma credo sia la mossa geniale per scrollare dalla schiena della F1 tutta la gente, come il sottoscritto, che ancora si illude possa avere un futuro. Ma sì, che le facciano pure queste garette al sabato, almeno sbatterò la faccia contro il muro, e non potrò che abbandonare questo circo al proprio destino. Perché, va bene tutto, ma non si può subire all'infinito l'idiozia. Uno sport non può convivere in modo sano con una tale tossicodipendenza da spettacolo. Bisogna sempre aumentare il livello di show, come fosse la dose di droga degli spettatori. È un'ossessione. E poi le gare cartolina: circuiti cittadini in posti sempre più esotici e affascinanti, di notte magari... Desiderare infiniti sorpassi, ma in un recinto di muri con i grattacieli sullo sfondo. È o non è follia questa? Ma allora passiamo sotto la tour Eiffel! Facciamo un rettifilo sul Golden Gate! Giriamo intorno al Colosseo. Che figata sarebbe? Francamente sono stanco. Ogni sport desidera lo spettacolo, fa comodo a tutti, ma nessuno pensa mai di snaturarsi così. A volte si esagera anche in altri ambiti: ormai si entra negli spogliatoi prima delle partite di calcio, si filmano i time-out di pallacanestro e sono stati diversi gli esperimenti di microfonare gli atleti. Mai visto, in nessuna delle altre realtà, però, una regola sportiva modificata per favorire la spettacolarità. Un gioco rimane quello, è tutto intorno, semmai, la fruizione dello stesso, che si evolve e si arricchisce. E becchiamoci queste gare al sabato! E Magari due manche veloci la domenica, così ci sarebbero due vincitori, non solo uno. Spariamo due corse da 20 o 30 giri al massimo. Due ore piene sono troppe, ormai hanno rotto, sai che monotonia? La formula uno è spacciata. Non sa e forse non ha mai saputo cosa voleva essere, ammettiamolo...
  3. http://www.p300.it/arnoux-e-villeneuve-con-voi-sarebbero-ai-domiciliari-e-f1-o-masterchef-questa/ La linea editoriale del sito da un po’ non permette di commentare direttamente gli articoli. Ripropongo qui un pezzo uscito dopo Montreal, così, oltre a dire la mia, visto che gli spunti sono interessanti, magari se ne parla. Ci sono svariati motivi per essere delusi dopo il gran premio in Canada, questo a prescindere dal fatto di essere o meno Ferraristi. La prima nota dolente, la più amara, rimarcata anche nell’articolo di Secchi, è la tendenza moderna di uccidere la competizione impedendo, di fatto, ad un pilota di correre. Ci fanno vedere la tenzone Villeneuve-Arnoux come testimonianza di un’utopia sportiva ormai morta, mentre questa disciplina ha di fronte solo un destino misero e desolante. Che sia per delle penalità ridicole, per il consumo del carburante, per la gestione di gomme che non puoi scegliere liberamente, per la strategia limitata da tutte queste cose, e da un numero limitato di motori che ti costringono a contare i giri che puoi fare al massimo; il risultato è che il gareggiare ormai è diventato troppo difficile. Il secondo motivo di rammarico è il costante reiterarsi di situazioni in cui l’apparato giudicante della F1 dimostra la propria inettitudine. Questo si evince dai tempi in cui le decisioni vengono prese, dalla divergenza di queste rispetto ad altre situazioni simili e dalla disparità di trattamento che ne consegue (cosa che umilia lo sport). È triste, poi, che la statistica sembri favorire certi piloti. Non fatico ad immaginare un Verstappen farla franca, ripensando alla vicenda e cambiando i protagonisti (ma sono di parte e ancora arrabbiato). Come del resto ho visto, senza immaginarlo, un Kimi condannato per aver calpestato la striscia bianca dei box, mentre un Hamilton impunito tagliava direttamente sull’erba per andare in pit. Sono episodi. Cos’è che succedono, no? Il problema è il fatto che i giudici cambiano? Forse. O che i regolamenti non sono così chiari da essere inequivocabilmente applicabili? Forse anche questo. Ma probabilmente la cosa peggiore è che non si impara dai propri errori. Ogni anno ci si inventa qualcosa per sparigliare le carte, spesso con trovate raccapriccianti, sperando di aumentare lo show. Purtroppo, oltre a non ottenere risultati, tali scelte sono spesso controproducenti. Vuoi sorpassi? Magari non è saggio scegliere i scenografici circuiti cittadini. Certo, avrai delle belle foto, ma anche pochi sorpassi e piloti prudenti. Vuoi più duelli? Se il pilota deve gestire motore, gomme e carburante, non lo aiuti a combattere. Se lo penalizzi quando tocca l’avversario (ma, ahimè, anche quando non lo tocca e non succede niente), non lo invoglierai a battagliare. Se gli alettoni sono più grandi, le monoposto si toccheranno e si romperanno con maggiore frequenza. Se uno dei piloti ha il DRS, eviterà di rischiare facendo sorpassi coraggiosi e tutti i sorpassi saranno identici, o i piloti disimpareranno a farne. Insomma, gli sforzi che vedo non vanno nella direzione di una maggiore libertà d’azione per i piloti, non sembrano valutare cosa serve per migliorare la competizione e gli effetti spettacolari che generano dalla stessa. E la cosa triste, è che non ci sono grandi speranze per il futuro....
  4. La prima, perché apre il fiume dei ricordi, e la nostalgia è tanta. Comunque è sempre più bello ascoltare l’overture della Carmen, a fine gara, quando vince il tuo pilota...
  5. Non posso che vedere di buon occhio un tentativo della formula uno di entrare nella modernità, in termini di fruizione massmediatica, pompando il prodotto, seppur con enfasi ingenuamente eccessiva, al fine di migliorarne o stabilizzarne l'audience per il futuro.Senza calcare certi palcoscenici, questo sport è destinato a diventare una nicchia per pochi appassionati. Una cosa potenzialmente molto noiosa, come è il tennis, se non sei uno col sacro fuoco...Guardare un game, magari con Nadal o Federer, è anche bello. Guardare tre set, è difficile, pesante e monotono. Se sei un adepto della racchetta, un patito dell'erba di Wimbledon o della terra rossa, beh, sicuramente ci troverai gusto. Tuttavia è quasi assurdo, per un profano, seguire questa disciplina, a meno di non fiancheggiarla solo parzialmente, perché l'approccio diretto è ostico e difficile da digerire. La formula uno è qualcosa di simile, bisogna ammetterlo...Il pacchetto confezionato per Netflix pare confermare quest'evidenza, perché esalta, al limite dell'iperbole, eventi e situazioni che normalmente si posizionano in un limbo grigio: quello delle retrovie. Ma non è solo il soggetto, ovvero la lotta degli underdog, ad essere sbagliato: è il modo di declinare la disciplina, che la travisa, raccontandone lotte reali, ma molto marginali. Con un tono che appare quasi ridicolo, a tratti decisamente agiografico.Intendiamoci, non c'è niente di male nello spostare il focus dietro ai top team, anzi, è un mondo che spesso passa inosservato e che meriterebbe senza dubbio di essere considerato di più. Forse sarebbe un bene anche per la formula uno valorizzarlo. È bello vedere Alonso che torna ai box con due ruote perché non vuole mollare, nonostante non si giochi niente. È stupendo vedere l'intensità emotiva di gente che lavora sodo, che mette sul piatto sacrificio e passione, anche se non lavora per Ferrari o per Mercedes. Credo che il motorsport esca bene dalla serie su Netflix, e che questa aiuti noi appassionati a ricordare che ci sono sorpassi sentiti ed emozionanti anche se non sono quelli che riguardano lotte al vertice.Tuttavia qui si vende una distorsione dello sport. Sia perché la sceneggiatura non comprende, per questioni di diritti, le scuderie che si giocano vittorie e campionati, ma soprattutto perché si amplifica emotivamente una realtà di cui è impossibile avere un feedback seguendo un gran premio vero.Se qualcuno di quelli che hanno visto Drive to survive avesse guardato il gran premio cinese, onestamente, avrebbe ottenuto solo una cosa: aspettative disattese. Prima di tutto, anche orientando l'attenzione sulle retrovie, non c'è, empaticamente, un ritorno così forte come vogliono far credere. Praticamente seguendo un GP, tutto ciò che succede dietro diventa come invisibile. Poi, anche spostando, giustamente, i riflettori sui partecipanti che possono vincere, la suspense e lo spettacolo non sono una certezza automatica, anzi...Per questo, se a uno vendi il livello medio di qualcosa recensendolo come epico ed eccezionale, ma poi, anche il livello top, durante la gara, non regala emozioni, l'unica conseguenza che puoi ottenere, in termini di sensazioni, è che il neofita si sente truffato e rivaluta clamorosamente il prodotto che hai provato a vendergli.Non credo sia un errore posizionare materiale, serie tv o documentari, sulle piattaforme di streaming. C'era, credo su Primevideo, la serie sulla McLaren. È possibile trovare materiale su Schumacher, su Senna... Ci devi essere, insomma, se vuoi esistere. Altrimenti non ci sarà percezione alcuna della tua realtà.Anche l'enfasi di questa nuova serie, insomma, alla fine è marketing... Serve entusiasmare nuovi utenti. Per la legge dei grandi numeri potresti senz'altro trovare qualcuno che si appassiona. Nuove leve.Il punto è questo: se la serie è stata pensata per noiatri, adepti storici, allora è un approfondimento interessante, che arricchisce, perché parla di quello che viene meno trasportato dall'onda mediatica della formula uno. Se invece è un prodotto pensato per attirare nuovi spettatori, beh, come ho detto prima, è una distorsione agiografica.Traspare in ogni caso la crisi interiore di Liberty media, che sembra consciamente desiderosa di avere tra le mani il format di uno show e non un evento sportivo. Lo sport è quello che succede gareggiando, ogni accadimento può essere esaltante come noioso. Non è intrattenimento, è quello che capita. Forse i gestori della baracca, così come la maggioranza dei tifosi, non sono in grado di accettarlo. Eppure un GP ha sempre qualcuno che lo vince, non può mai finire zero a zero, senza tiri in porta, come una partita di calcio. Se questo non ci basta, se vogliamo i fuochi pirotecnici, allora ci meritiamo le piste cartolina.
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