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Lucifero Regazzoni

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  1. Ricordo già l’anno scorso una Ferrari che aveva toppato con la progettazione della monoposto. Pensavano di avere un missile, ai test di Barcellona, alla fine era un’illusione che pian piano è stata aggiustata fino a divenire quasi decente (anche grazie ai motori che poi hanno generato tanto sospetto). Anche quest’anno, come abbiamo visto, è ritornato il leit-motiv del “progetto sbagliato”, con una monoposto da rifare e una stagione da recuperare già alla prima gara. Dati che non tornano e tecnici che non capiscono. Con la maledizione di un virus che costringe a continuare la mediocrità di quest’annata anche nella prossima, a causa dei congelamenti. Le occasioni di risolvere i problemi saranno contingentate dai token: non si potranno correggere tutti gli errori e sarà necessario non crearne altri con aggiornamenti sbagliati (cosa assai difficile analizzando il presente). Si è partiti male e il futuro è nebuloso. Peggiorare di un secondo dalla SF90 era già allarmante, rischiare di finire tra gli abbonati del doppiaggio, però, è fin troppo umiliante. Non dico per me, tifoso: lo è per la Ferrari, la sua storia e il valore sportivo che incarna. Sbagliare un anno? Se lo chiedete a me, dirò che a un livello top è comunque inaccettabile. Ma qui sono due! Probabilmente tre. E sbagliando di grosso... Riusciranno i nostri eroi, con questa abitudine agli errori e partendo sempre in ritardo tecnico, a ottenere qualcosa quando bisognerà affrontare una rivoluzione regolamentare 2022 con denaro limitato? Come faranno a recuperarli, questi sbagli a cui sono abituati, senza il budget che hanno oggi? Personalmente la cosa più triste sta nel pensare che un colosso che spende quanto quasi Mercedes, caschi sistematicamente sulla nuova vettura ogni anno. Non dico che si debba vincere, è difficile, ma almeno stare dietro viste le risorse e la struttura? Perché a Stoccarda non sbagliano mai? E non voglio dare tutte le colpe a Binotto... Oppure voglio: perché è il capo che alla fine ha lui la responsabilità. Per me è giusto che sia il parafulmine: se accetti un ruolo e ritieni di essere in grado di fare il lavoro, allora, quando non ci riesci, ti prendi il fardello. E, dico io, se la realtà dimostra che non sei stato capace di fare quello che dovevi, come dovevi, allora sei tu per primo che devi farti da parte (in stile Domenicali). Non è una questione di orgoglio, ma di limitare i danni e non bloccare la giusta ripartenza. Credo che l’attuale gestione abbia problemi gravi. Non so quali siano, sono un mentecatto, ma i risultati disastrosi lo comunicano senza possibilità di dubbio. La competizione a questi livelli è complicata: se si parte sempre dietro, con un progetto sbagliato, e si deve continuamente recuperare, vincere diventa ancora più difficile. E cosa succederà quando il limite di spesa impedirà di fare una versione B della monoposto se hai toppato? Ci saranno annate da buttare già al primo gran premio: campionati persi del tutto al primo giro dell’anno (cosa che, per altro, già adesso accade). Binotto mi sembra una brava persona, ma non mi dà l’idea di essere un leader carismatico. Non mi pare molto bravo a gestire le dichiarazioni mediatiche, anzi, mi pare scarso. Certo, sono scettico sul fatto di cambiare sempre organico quando le cose non vanno, continue rivoluzioni non creano mai la base su cui costruire qualcosa, però credo serva arrivare pronti al grande cambiamento. Non ci può illudere all'infinito sulle possibilità di aprire un ciclo, soprattutto con queste basi. Io qualche cambiamento lo farei, e penso che ormai sia un’urgenza. A volte si può anche solo sostituire il generale, tenendo buon o il resto dell’esercito. O richiedere un passo indietro, per usufruire dell’aiuto di una guida meno fiaccata dalla battaglia. Non so cosa si possa fare in Ferrari, onestamente, però qualcosa devono farlo. Mi pare evidente...
  2. Non so se la formula uno possa avere il coraggio di prendere posizioni sociali o politiche rilevanti, la logica e i fatti sembrano suggerire che non ne sia in grado. È sempre stato normale per la F1 organizzare eventi in paesi dove la democrazia è più un miraggio che una realtà anche solo malfunzionante: per esempio in passato si è corso anche nel Sud Africa dell'apartheid. Non direi, però, che sia un problema di connivenza, ma che piuttosto si è finto vigliaccamente di non vedere. Certo, oltre a questo, in concreto, bisogna evidenziare la totale assenza di battaglie sociali di qualsiasi tipo. C'era roba facile come "non bere quando guidi". Oppure ci sono timidi tentativi, forse più che altro mediatici, di bilanciare le emissioni dei gran premi. Non ci vedo altro, onestamente, il resto sono solo parole... Però, mi chiedo: la battaglia politica e sociale è qualcosa di insito nel DNA di questo sport? O dello sport in generale? È doveroso agire in tal senso per un'organizzazione che ha solo fini sportivi? Pur stimando enormemente gestualità come il pugno chiuso con guanto nero a Messico 1968, ritengo siano espressioni individuali, giuste, ma che esulano dallo sport in sé. Insomma, mi pare sacrosanto che ogni atleta esprima il suo pensiero prima o dopo una manifestazione sportiva, ma non credo che uno sport, nel suo svolgersi, o in quanto organizzazione, debba per forza prendere una posizione. La formula uno avrebbe il coraggio? Non serve saperlo. Non deve averlo. Non ritengo sia strettamente necessario per la F1 investire un ruolo attivo in una grave situazione e in una giusta protesta come quella statunitense: sono fatti storici di grande importanza, ma riguardano le sorti sociali di un paese specifico. Da qui, a mio avviso, ci sta anche la scelta di certi piloti di non inginocchiarsi. È questione di sensibilità: alla fine, pur parteggiando per la spinta popolare che pretende uguaglianza, uno può non sentirsi in diritto di pontificare su questioni che riguardano un paese che non è il suo. Posso capire chi ritenga triste che in uno sport globale, dove forse il lato del business è dominante, le questioni etiche siano sempre state messe in secondo piano. Però sarebbe difficile organizzare qualsiasi evento mondiale se l'organizzatore si ergesse a moralizzatore. E sarebbe pericoloso anche perché, a guardar bene, ogni paese ha le sue magagne. I cinesi censurano? Allora basta GP in Cina. La Russia? Gli emirati? Molti paesi arabi non sono un fulgido esempio di democrazia e le donne non sono tenute nella giusta considerazione. Come la mettiamo? Poi, riflettiamoci bene, perché è la questione principale: l'eco mediatico dello sciopero NBA è stato grande, uno, soprattutto se si sente vicino alle motivazioni di questa protesta, può anche lasciarsi prendere dall'emotività e ritenere che anche la F1 dovrebbe fare qualcosa. Ok. Ma poi? Non ci sarebbero altre battaglie morali? Perché solo questa? Si cadrebbe nell'ipocrisia: si prenderebbe una posizione per una questione razziale che riguarda gli Stati Uniti, ignorando ogni altra singola ingiustizia sulla faccia del pianeta (e qui potrei elencarne fino a infinito). Ci terrei inoltre a evidenziare la natura super partes ed extranazionale dello sport. Dovrebbe essere una cosa che unisce l'umanità, in cui, pur nella differenza delle prestazioni, tutti sono uguali. Non esiste stato, razza o religione: esiste solo lo sport. Con questo non voglio dire che se tutti gli atleti NBA si mettono d'accordo e decidono di non giocare per protesta allora sbagliano, ma che in quel caso si tratta di un gesto di un gruppo di persone che sperano di produrre un effetto nel paese in cui vivono, e lo sport cessa di essere parte del contesto. Si fossero fermati autotrasportatori o postini, il concetto sarebbe stato lo stesso. Essendo globale, poi, non penso che la F1 abbia qualche dovere verso gli Stati Uniti. E nemmeno credo debba avere qualche dovere morale: non ne ha a prescindere, come ho provato a spiegare, perché la morale, oltre ad essere soggettiva in base alla cultura di appartenenza, è anche qualcosa che non riguarda lo sport.
  3. L'idea che la Mercedes abbia tirato i remi in barca, visto che entrambi i mondiali li avevano già in tasca, mi pare una probabilità da non escludere del tutto. Tuttavia, di regola, credo che ogni scuderia, alla faccia dello spettacolo tanto agognato dalle televisioni e da Liberty Media, voglia vincere e basta. Non penso ci siano giochi mediatici tipo il fingere di perdere per rendere il campionato più bello, per creare un finto appeal, che magari nobiliti un alloro mondiale ottenuto a mani basse e in pratica solo da ritirare. Ogni gara vinta è visibilità, ogni gran premio sul primo gradino del podio equivale a soldi (guadagnati se vinci, spesi solamente se perdi), a pubblicità, e, non sottovalutiamolo, all'avere piloti felici e desiderosi di firmare rinnovi (per esempio Hamilton stesso recentemente ha detto, scocciato, di non poter premere di più l'acceleratore). Perché rinunciare a vincere potendo farlo? È un'idea assurda, per qualsiasi motivo. Poi dipende da quanto ti costa una vittoria... Non so se credere a questa Mercedes, da ferrarista mi piacerebbe di sì, e, come ho detto, tendo a escludere un ridimensionamento delle forze studiato per questioni sceniche, televisive, mediatiche. Certo che una F1 più seguita genera più soldi e fa tutti più felici, ma in Mercedes non penso interessi molto quello. La questione probabilmente è diversa. In Ferrari hanno investito molto per migliorare la macchina. Dovevano farlo, per salvare la faccia e per provare a raggiungere i rivali, evitando di accumulare un ritardo tecnico che pesi anche l'anno prossimo. Serviva avvicinarli per ripartire alla pari nel 2020. Le frecce d'argento invece non avevano la necessità di mantenersi ad un livello estremo di competitività, spendere soldi per un risultato già ottenuto poteva essere controproducente. Certo, magari avrebbero surclassato ad ogni gara gli avversari, ma perché demolire un nemico quando ormai hai vinto la battaglia? Meglio investire i soldi nel progetto dell'anno prossimo, così da poter dominare anche la prossima guerra. Il punto è questo. Non tanto il nascondersi, quanto la gestione delle forze. Intanto però fai il meglio che riesci, e se puoi vincere vinci. Scemando di prestazione, perché pensano già al domani, stanno rinforzando l'arsenale per la prossima battaglia. La Ferrari potrebbe anche rimanere spiazzata l'anno venturo, se abbocca la pagherà cara, come del resto ogni anno da un lustro. Si spera sempre di aver colmato il gap, ma ogni volta è un dominio. Quando tutti crederanno che la Mercedes sia stata raggiunta, questa, come nel risiko, tirerà fuori dalle tasche dei carrarmatini segreti, probabilmente vincendo ancora. Non so se sarà così, come non so se credere a questa Mercedes. Sicuramente non credo stia fingendo, piuttosto penso si tenga qualche colpo in canna per il futuro, combattendo con tutto quello che ha oggi, perché per ora non serve a nulla sparare. Lo vedremo l'anno prossimo, nella speranza che la realtà confermi la tendenza attuale, senza dare ragione ai nostri sospetti.
  4. Mini gare al sabato? A griglia invertita? Mi piace molto l'idea! Credo sia un'innovazione interessante e coraggiosa, che dimostra come Liberty Media sappia prendere posizioni nette e chiarificatrici. La formula uno? È solo showbusiness. Ecco, alla fine lo ammettono... La cosa aiuterebbe molto a gestire il mio conflitto interiore, che peggiora di anno in anno, in cui il mio subconscio lotta con la parte conscia nel definire l'attuale natura di questa categoria motoristica. Ovvero: è uno sport? Lo è ancora? Oppure sta andando in un'altra direzione? Non posso dire di auspicare una tale rivoluzione, ma credo sia la mossa geniale per scrollare dalla schiena della F1 tutta la gente, come il sottoscritto, che ancora si illude possa avere un futuro. Ma sì, che le facciano pure queste garette al sabato, almeno sbatterò la faccia contro il muro, e non potrò che abbandonare questo circo al proprio destino. Perché, va bene tutto, ma non si può subire all'infinito l'idiozia. Uno sport non può convivere in modo sano con una tale tossicodipendenza da spettacolo. Bisogna sempre aumentare il livello di show, come fosse la dose di droga degli spettatori. È un'ossessione. E poi le gare cartolina: circuiti cittadini in posti sempre più esotici e affascinanti, di notte magari... Desiderare infiniti sorpassi, ma in un recinto di muri con i grattacieli sullo sfondo. È o non è follia questa? Ma allora passiamo sotto la tour Eiffel! Facciamo un rettifilo sul Golden Gate! Giriamo intorno al Colosseo. Che figata sarebbe? Francamente sono stanco. Ogni sport desidera lo spettacolo, fa comodo a tutti, ma nessuno pensa mai di snaturarsi così. A volte si esagera anche in altri ambiti: ormai si entra negli spogliatoi prima delle partite di calcio, si filmano i time-out di pallacanestro e sono stati diversi gli esperimenti di microfonare gli atleti. Mai visto, in nessuna delle altre realtà, però, una regola sportiva modificata per favorire la spettacolarità. Un gioco rimane quello, è tutto intorno, semmai, la fruizione dello stesso, che si evolve e si arricchisce. E becchiamoci queste gare al sabato! E Magari due manche veloci la domenica, così ci sarebbero due vincitori, non solo uno. Spariamo due corse da 20 o 30 giri al massimo. Due ore piene sono troppe, ormai hanno rotto, sai che monotonia? La formula uno è spacciata. Non sa e forse non ha mai saputo cosa voleva essere, ammettiamolo...
  5. http://www.p300.it/arnoux-e-villeneuve-con-voi-sarebbero-ai-domiciliari-e-f1-o-masterchef-questa/ La linea editoriale del sito da un po’ non permette di commentare direttamente gli articoli. Ripropongo qui un pezzo uscito dopo Montreal, così, oltre a dire la mia, visto che gli spunti sono interessanti, magari se ne parla. Ci sono svariati motivi per essere delusi dopo il gran premio in Canada, questo a prescindere dal fatto di essere o meno Ferraristi. La prima nota dolente, la più amara, rimarcata anche nell’articolo di Secchi, è la tendenza moderna di uccidere la competizione impedendo, di fatto, ad un pilota di correre. Ci fanno vedere la tenzone Villeneuve-Arnoux come testimonianza di un’utopia sportiva ormai morta, mentre questa disciplina ha di fronte solo un destino misero e desolante. Che sia per delle penalità ridicole, per il consumo del carburante, per la gestione di gomme che non puoi scegliere liberamente, per la strategia limitata da tutte queste cose, e da un numero limitato di motori che ti costringono a contare i giri che puoi fare al massimo; il risultato è che il gareggiare ormai è diventato troppo difficile. Il secondo motivo di rammarico è il costante reiterarsi di situazioni in cui l’apparato giudicante della F1 dimostra la propria inettitudine. Questo si evince dai tempi in cui le decisioni vengono prese, dalla divergenza di queste rispetto ad altre situazioni simili e dalla disparità di trattamento che ne consegue (cosa che umilia lo sport). È triste, poi, che la statistica sembri favorire certi piloti. Non fatico ad immaginare un Verstappen farla franca, ripensando alla vicenda e cambiando i protagonisti (ma sono di parte e ancora arrabbiato). Come del resto ho visto, senza immaginarlo, un Kimi condannato per aver calpestato la striscia bianca dei box, mentre un Hamilton impunito tagliava direttamente sull’erba per andare in pit. Sono episodi. Cos’è che succedono, no? Il problema è il fatto che i giudici cambiano? Forse. O che i regolamenti non sono così chiari da essere inequivocabilmente applicabili? Forse anche questo. Ma probabilmente la cosa peggiore è che non si impara dai propri errori. Ogni anno ci si inventa qualcosa per sparigliare le carte, spesso con trovate raccapriccianti, sperando di aumentare lo show. Purtroppo, oltre a non ottenere risultati, tali scelte sono spesso controproducenti. Vuoi sorpassi? Magari non è saggio scegliere i scenografici circuiti cittadini. Certo, avrai delle belle foto, ma anche pochi sorpassi e piloti prudenti. Vuoi più duelli? Se il pilota deve gestire motore, gomme e carburante, non lo aiuti a combattere. Se lo penalizzi quando tocca l’avversario (ma, ahimè, anche quando non lo tocca e non succede niente), non lo invoglierai a battagliare. Se gli alettoni sono più grandi, le monoposto si toccheranno e si romperanno con maggiore frequenza. Se uno dei piloti ha il DRS, eviterà di rischiare facendo sorpassi coraggiosi e tutti i sorpassi saranno identici, o i piloti disimpareranno a farne. Insomma, gli sforzi che vedo non vanno nella direzione di una maggiore libertà d’azione per i piloti, non sembrano valutare cosa serve per migliorare la competizione e gli effetti spettacolari che generano dalla stessa. E la cosa triste, è che non ci sono grandi speranze per il futuro....
  6. La prima, perché apre il fiume dei ricordi, e la nostalgia è tanta. Comunque è sempre più bello ascoltare l’overture della Carmen, a fine gara, quando vince il tuo pilota...
  7. Non posso che vedere di buon occhio un tentativo della formula uno di entrare nella modernità, in termini di fruizione massmediatica, pompando il prodotto, seppur con enfasi ingenuamente eccessiva, al fine di migliorarne o stabilizzarne l'audience per il futuro.Senza calcare certi palcoscenici, questo sport è destinato a diventare una nicchia per pochi appassionati. Una cosa potenzialmente molto noiosa, come è il tennis, se non sei uno col sacro fuoco...Guardare un game, magari con Nadal o Federer, è anche bello. Guardare tre set, è difficile, pesante e monotono. Se sei un adepto della racchetta, un patito dell'erba di Wimbledon o della terra rossa, beh, sicuramente ci troverai gusto. Tuttavia è quasi assurdo, per un profano, seguire questa disciplina, a meno di non fiancheggiarla solo parzialmente, perché l'approccio diretto è ostico e difficile da digerire. La formula uno è qualcosa di simile, bisogna ammetterlo...Il pacchetto confezionato per Netflix pare confermare quest'evidenza, perché esalta, al limite dell'iperbole, eventi e situazioni che normalmente si posizionano in un limbo grigio: quello delle retrovie. Ma non è solo il soggetto, ovvero la lotta degli underdog, ad essere sbagliato: è il modo di declinare la disciplina, che la travisa, raccontandone lotte reali, ma molto marginali. Con un tono che appare quasi ridicolo, a tratti decisamente agiografico.Intendiamoci, non c'è niente di male nello spostare il focus dietro ai top team, anzi, è un mondo che spesso passa inosservato e che meriterebbe senza dubbio di essere considerato di più. Forse sarebbe un bene anche per la formula uno valorizzarlo. È bello vedere Alonso che torna ai box con due ruote perché non vuole mollare, nonostante non si giochi niente. È stupendo vedere l'intensità emotiva di gente che lavora sodo, che mette sul piatto sacrificio e passione, anche se non lavora per Ferrari o per Mercedes. Credo che il motorsport esca bene dalla serie su Netflix, e che questa aiuti noi appassionati a ricordare che ci sono sorpassi sentiti ed emozionanti anche se non sono quelli che riguardano lotte al vertice.Tuttavia qui si vende una distorsione dello sport. Sia perché la sceneggiatura non comprende, per questioni di diritti, le scuderie che si giocano vittorie e campionati, ma soprattutto perché si amplifica emotivamente una realtà di cui è impossibile avere un feedback seguendo un gran premio vero.Se qualcuno di quelli che hanno visto Drive to survive avesse guardato il gran premio cinese, onestamente, avrebbe ottenuto solo una cosa: aspettative disattese. Prima di tutto, anche orientando l'attenzione sulle retrovie, non c'è, empaticamente, un ritorno così forte come vogliono far credere. Praticamente seguendo un GP, tutto ciò che succede dietro diventa come invisibile. Poi, anche spostando, giustamente, i riflettori sui partecipanti che possono vincere, la suspense e lo spettacolo non sono una certezza automatica, anzi...Per questo, se a uno vendi il livello medio di qualcosa recensendolo come epico ed eccezionale, ma poi, anche il livello top, durante la gara, non regala emozioni, l'unica conseguenza che puoi ottenere, in termini di sensazioni, è che il neofita si sente truffato e rivaluta clamorosamente il prodotto che hai provato a vendergli.Non credo sia un errore posizionare materiale, serie tv o documentari, sulle piattaforme di streaming. C'era, credo su Primevideo, la serie sulla McLaren. È possibile trovare materiale su Schumacher, su Senna... Ci devi essere, insomma, se vuoi esistere. Altrimenti non ci sarà percezione alcuna della tua realtà.Anche l'enfasi di questa nuova serie, insomma, alla fine è marketing... Serve entusiasmare nuovi utenti. Per la legge dei grandi numeri potresti senz'altro trovare qualcuno che si appassiona. Nuove leve.Il punto è questo: se la serie è stata pensata per noiatri, adepti storici, allora è un approfondimento interessante, che arricchisce, perché parla di quello che viene meno trasportato dall'onda mediatica della formula uno. Se invece è un prodotto pensato per attirare nuovi spettatori, beh, come ho detto prima, è una distorsione agiografica.Traspare in ogni caso la crisi interiore di Liberty media, che sembra consciamente desiderosa di avere tra le mani il format di uno show e non un evento sportivo. Lo sport è quello che succede gareggiando, ogni accadimento può essere esaltante come noioso. Non è intrattenimento, è quello che capita. Forse i gestori della baracca, così come la maggioranza dei tifosi, non sono in grado di accettarlo. Eppure un GP ha sempre qualcuno che lo vince, non può mai finire zero a zero, senza tiri in porta, come una partita di calcio. Se questo non ci basta, se vogliamo i fuochi pirotecnici, allora ci meritiamo le piste cartolina.
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