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V6DINO

Shadow Dn1 '73

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Shadow Dn1 '73.png

DATI GENERALI

Scuderia:    UOP Shadow Racing Team
Anno di produzione:    1973
Motore:    Ford Cosworth DFV V8 2993cc.    
Telaio:     Monoscocca in alluminio
Carburante e lubrificanti:    UOP-Universal Oil Products
Pneumatici:    Goodyear
Luogo di Produzione:    Northampton (GBR)
Progettista:    Tony Southgate, Dave Wass
Impiegata nel:    1973-1974
Piloti:    Jackie Oliver, George Follmer, Brian Redman, Jean Pierre Jarier
    
STATISTICHE    
    
GP Disputati:    15
Podi:    2
Miglior risultato:     3° posto nei GP di Spagna e Canada 1973

 

SHADOW

Il passato di Don Nichols quando apparve nel mondo del motorismo americano verso la fine degli anni ’60 era a dire poco oscuro e, a dire il vero, oscuro lo rimane tutt’ora dal momento che i fascicoli che contengono i dettagli del suo operato al servizio della CIA in molte zone di guerra dagli anni ’40 in avanti sono custoditi dal Pentagono e coperti dal segreto di stato. Una spia dunque, con una lunga militanza fra i Servizi Segreti, e non a caso le vetture della scuderia da lui fondata si chiameranno “Shadow” – Ombra – saranno tipicamente dipinte di nero e porteranno come logo un figuro stilizzato con cappello ed ampio impermeabile che pare proprio una spia in azione. Nichols era personaggio non banale, dunque, e quando chiuse la sua carriera nel Governo, fondò la Advance Vehicle Systems Inc con lo scopo di costruire vetture da corsa – le Shadow appunto – iniziando dalla Formula Can-Am. Evidentemente il suo “lavoro” gli aveva lasciato in eredità contatti importanti: lo sponsor della sua avventura motoristica fu fin da subito la Universal Oils Products, potentissima multinazionale petrolchimica dell’Illinois che gli consentiva un notevole budget. L’esordio in Can-Am è datato 1971 con il pilota inglese Jackye Oliver che presto divenne suo socio e che, dopo tre buone stagioni, conquistò il Campionato nel 1974 infilando quattro vittorie. Ma dal 1973 Nichols aveva spostato il suo quartier generale in Inghilterra, a Northampton, rivolgendo tutto il suo interesse ad un ingresso in Formula Uno. L’avventura di Nichols nella massima serie motoristica del mondo fu relativamente breve, otto stagioni, ma molto intensa: iniziata con grandissime aspettative fu soprattutto costellata da speranze non realizzate e da successi sfiorati, ma anche segnata da grandi tragedie che forse ne impedirono la definitiva consacrazione: la morte di Peter Revson nel 1974 e quella di Tom Pryce nel 1977, curiosamente entrambe avvenute sul circuito di Kyalami. L’unico acuto fu la vittoria del giovane Alan Jones, sostituto di Pryce, al GP d’Austria di quello stesso anno. L’epilogo della storia della Shadow fu amaro: nel 1978 Jackye Oliver lasciò la scuderia improvvisamente portandosi dietro Alan Rees e Tony Southgate per fondare la Arrows, lasciando Nichols, che nel frattempo aveva perso la sponsorizzazione della UOP, in difficoltà. Ne seguì una lunga contesa in tribunale che contrappose gli ex-soci: Nichols aveva accusato con una evidente ragione Southgate di aver “copiato” nella Arrows FA1 la sua Shadow DN9, lui “spia” curiosamente vittima di un caso di spionaggio industriale. Don vinse facilmente la causa ma non riuscì più a risollevarsi e ad evitare l’inesorabile inizio del suo declino. Nel giro di due stagioni la Shadow finì per esaurire la sua corsa, nonostante l’estrema tentativo di salvarla accogliendo l’onnipresente affarista di Hong Kong Teddy Yip, patron della Theodore Racing, nell’azionariato. La Shadow sparì dopo qualche incolore apparizione nel Campionato 1980, ma resta uno dei più dimenticati, affascinanti e misteriosi team di quella straordinaria ed irripetibile epoca della Formula Uno. Nato dal nulla e rimasto ad un passo dal diventare un top team. Don Nichols pare sia morto nel 1992. Pare.

Shadow DN1

Con relativamente poca esperienza ma con un budget di tutto rispetto Don Nichols e Jake Oliver affrontarono la loro prima stagione in F.1 rinforzando il team con l’esperto progettista ex-BRM Tony Southgate come direttore tecnico e con l’ex-pilota Alan Rees come manager sportivo. Oliver era ovviamente prima guida, mentre la seconda macchina fu affidata all’esperto pilota americano George Follmer. Non solo: gli ambiziosi piani di Nichols da costruttore si concretizzarono anche con la fornitura di una nuova DN1 – dalle iniziali di Don Nichols – anche alla neonata scuderia di Graham Hill. La stagione fu per forza di cose di “assestamento”, ma per una scuderia esordiente i risultati furono tutt’altro che disprezzabili, nonostante i problemi di affidabilità della vettura che causarono specie nella prima parte della stagione numerosi ritiri: sia Follmer che Oliver finirono sul podio in una gara in stagione, facendo intravedere il potenziale non banale della vettura.

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( Massimo Piciotti )

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