Secondo me ci sono due discorsi distinti che tendono a mescolarsi. Il primo è: quanto è difficile/pericoloso ciò che fa oggi il pilota rispetto a 20 o a 40 anni fa? Il secondo è: fa più o meno la differenza rispetto a una volta?
Sul primo punto credo che sia difficile in modo molto diverso (faccio quasi fatica a considerare Vettel e Clark colleghi), ma sicuramente è infinitamente meno pericoloso. Questo fa sì che la qualità del coraggio e dello sprezzo del pericolo (così come quella di saperlo valutare e di rimanere lucidi di fronte al rischio mortale) non siano più necessarie nella "selezione naturale" dei piloti. Al tempo stesso sono richieste qualità che un tempo non erano così cruciali (preparazione atletica) o non esistevano proprio (tenere un computer in mano al posto del volante, sinergia costante con l'ingegnere di pista via radio, controllo delle informazioni telemetriche e modifiche relative in tempo reale). Il mestiere è cambiato.
Sulla differenza però io credo che sia sempre quella: enorme.
Bisogna partire dal presupposto che una macchina da sola non si muove e che un pilota a piedi non può gareggiare. Quindi abbiamo una interdipendenza assoluta, entrambi gli "elementi" sono necessari ma non sono sufficienti. Se non erro, Bruno Senna diceva che oggi la differenza tra un Alonso e un Karthikeyan sia grossomodo di 3 decimi al giro come velocità pura. Anni fa Prost o Senna avevano nel piede un secondo comodo su Damon Hill (che non era certo il Karthikeyan della situazione). Però oggi tre decimi contano come un secondo e mezzo di una volta. E contano sempre uguale la costanza di rendimento, la solidità psicologica, l'adattabilità (si pensi a come Hamilton guida una macchina sbilanciata e a come la guida Button, che non è uno qualunque), il rapporto con il team eccetera. Un pilota di classe media può sempre vincere un mondiale se la differenza la mette il mezzo, ma sono eccezioni. L'albo d'oro della Formula1 è principalmente costituito da piloti formidabili quando non da fenomeni assoluti. Allo stesso modo vincono macchine quasi sempre eccezionali, quando non proprio stellari rispetto alla concorrenza. Quindi secondo me c'è una sorta di costante, che vede naturalmente i piloti migliori posare le chiappe prima o poi nelle macchine migliori, e questo fatto corrobora l'interdipendenza dei due elementi, che necessitano l'uno dell'altro.
Poi bisogna saper fare le proporzioni. Malesia2012 (o Monza08 se preferite) per me vale Donington93 o Barcellona96, ovviamente in proporzione, siccome in termini di tempo sul giro la differenza che il Campione fa in certe circostanze si è assotigliata, in relativo. Ma non si è assotigliata in valore assoluto: si mette a piovere e con macchina non vincente il Campione lascia tutti lì cogliendo una vittoria "impossibile". Se sono un top team e devo ingaggiare un pilota infatti ingaggio Senna, o Vettel, non Karthykeyan. Senza Senna che combinava la McLaren nel '93? Senza Schumacher che combinava la Ferrari nel '96? Senza Alonso che combinava la Ferrari quest'anno? In piccolo: senza Vettel che combinava la Toro Rosso nel 2008?