Senz'altro la sorpresa negativa dei primi test. Con gli investimenti fatti negli ultimi anni (Stroll ha praticamente strappato figure apicali nello staff tecnico di mezza griglia), la patnership esclusiva con Honda e la tradizione vincente di Newey in concomitanza di una rivoluzione regolamentare tutti si aspettavano un netto salto di qualità, capace di proiettare Aston nel novero dei top team.
I primi riscontri con la pista sono però stati drammatici, il motore paga tanti cavalli rispetto alla concorrenza e sembra subire in termini di affidabilità anche parecchie soluzioni estreme nel telaio. In buona sostanza devono viaggiare ad un regime controllato per non fermarsi e perdere altro tempo. Le problematiche sono così tante (si è quantificato il gap dai primi in oltre quattro secondi, un'eternità) che l'essere lontanissimi dal peso minimo passa quasi in secondo piano.
Col senno di poi è facile dire che dare le chiavi di una scuderia ad un'unica figura è sempre un investimento ad altissimo rischio (anche quando si parla del miglior ingegnere nella storia della F1), in rapporto alle aspettative e alle risorse impiegate rischia di essere un fallimento ancor più clamoroso di quello messo in scena dalla Toyota a metà anni 2000.
Senz'altro la sorpresa negativa dei primi test. Con gli investimenti fatti negli ultimi anni (Stroll ha praticamente strappato figure apicali nello staff tecnico di mezza griglia), la patnership esclusiva con Honda e la tradizione vincente di Newey in concomitanza di una rivoluzione regolamentare tutti si aspettavano un netto salto di qualità, capace di proiettare Aston nel novero dei top team.
I primi riscontri con la pista sono però stati drammatici, il motore paga tanti cavalli rispetto alla concorrenza e sembra subire in termini di affidabilità anche parecchie soluzioni estreme nel telaio. In buona sostanza devono viaggiare ad un regime controllato per non fermarsi e perdere altro tempo. Le problematiche sono così tante (si è quantificato il gap dai primi in oltre quattro secondi, un'eternità) che l'essere lontanissimi dal peso minimo passa quasi in secondo piano.
Col senno di poi è facile dire che dare le chiavi di una scuderia ad un'unica figura è sempre un investimento ad altissimo rischio (anche quando si parla del miglior ingegnere nella storia della F1), in rapporto alle aspettative e alle risorse impiegate rischia di essere un fallimento ancor più clamoroso di quello messo in scena dalla Toyota a metà anni 2000.