Quando fu istituito, il mondiale si dislocava praticamente nella sola Europa (Indy è sempre stato un vano tentativo di attirare capitali USA) su circuiti che già allora avevano un valore storico (Monza, Ring, Montecarlo, Spa, Reims)
Il primo vero "allargamento" è stato il GP d'Argentina, per via della popolarità di Fangio e Gonzalez e del successo riscosso dalla relativa Temporada che permetteva a squadre e piloti di portare a casa un bel po' di soldini.
Discorso simile per il Sud Africa che, oltre alla connessione con l'Olanda, aveva un campionato locale che faceva girare molti soldi.
A ruota seguirono il Messico, grazie alla mitica Carrera Panamericana, e il Canada per via della popolarità della Can-Am. Si può quindi parlare di gare calendarizzate in funzione degli appassionati.
Negli anni '70 sono entrati nel mondiale Nazioni legate alla fama dei relativi piloti come Brasile (Fittipaldi) e Svezia (Peterson). Alla fine del decennio, Enzo Ferrari ha imposto Imola come una sorta di rivalsa contro l'istituzione sportiva automobilistica italiana.
Poi è partito l'assalto fallimentare di Bernie ai dollari USA (tre GP nel 1982) e all'URSS ma, nel secondo caso, ottenne almeno di sbarcare in Ungheria.
Il GP del Giappone è stato un necessario omaggio all'impegno profuso dalla Honda.
Con la Malesia (1999) si è cominciato a portare il giochino direttamente a casa dei nuovi "padroni" della F1 (nello specifico la Petronas) come Bahrein, Abu Dhabi, o dei nuovi "polli da spennare" come Cina, Turchia, Singapore, Corea, India e Russia.
Nel 2015 non si correrà nella Nazione della scuderia campione del mondo.
Dodici GP su diciannove si correranno in nazioni che non hanno nemmeno un pilota iscritto (13 con Montecarlo).