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sundance76

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Posts posted by sundance76

  1. 1 ora fa, Carlomm73 ha scritto:

    Come spesso capita, si parla di epoche diverse: proprio nel 1985 8 piloti vinsero almeno un gran premio e altri salirono sul podio, anche se non sul gradino più alto. Con equilibri di tal genere i successi erano più distribuiti con una certa costanza nel tempo, mentre a partire dai primi anni '90 si sono susseguiti dei cicli con una o due squadre dominatrici che accaparravano tutto lasciando alle altre le briciole: un pilota del calibro di Hakkinen ha dovuto aspettare diverse stagioni prima di ottenere la sua prima vittoria in un gran premio e subito dopo sono arrivati i 2 titoli ed altri successi a stretto giro di posta.

    In realtà ti stai confondendo.

    Nel mezzo degli anni '80, quando  tu dici che le vittorie erano distribuite, uno come Prost aveva vinto in proporzione di più rispetto a uno come Hamilton intorno al 2010, quando come tu dici c'erano i cicli vincenti di squadre dominatrici.

    Come vedi è una contraddizione con le tue premesse.

    Secondo le tue premesse, Prost avrebbe dovuto assommare meno vittorie rispetto ai piloti vincenti delle epoche successive caratterizzate dai dominii lunghi.

    In realtà io dicevo proprio il contrario. Prost, anche grazie al dominio McLaren-Porsche dell'84-85, già a metà anni '80 fu capace di assommare un bottino mai visto prima, e che dopo sette stagioni era anche superiore a quello ottenuto da un Hamilton dopo analogo periodo di carriera.

    Inoltre già negli anni '80 ci fu il ciclo McLaren-Porsche ('84-'85), il ciclo Williams-Honda ('86-'87) e poi quello McLaren-Honda, addirittura con doppio titolo per quattro stagioni di fila ('88-'89-'90-'91), mai visto prima.

  2. Stavo notando che Hamilton a fine 2012, cioé dopo 6 stagioni, aveva 21 vittorie. Lo stesso numero di affermazioni di Prost alla fine del 1985, dopo 6 stagioni (ma all'epoca i GP erano 14-16 all'anno).

    Addirittura Prost dopo la settima stagione (1986), aveva 25 vittorie e 2 titoli mondiali. Un po' come Senna, che dopo sette stagioni (1990), deteneva 26 vittorie e 2 titoli.

    Invece Hamilton dopo la settima stagione (2013) aveva "solo" (si fa per dire) 22 vittorie e 1 titolo.

    Poi è arrivata l'era ibrida.

  3. 22 minuti fa, francescoalloggi ha scritto:

    No. Uno vi da' tutti gli strumenti e tutte le spiegazioni tecniche che servono a discernere tra la causa del dannoso elettrico e la causa dell'utile idrogeno e voi continuate a reclamizzare l'elettrico con gare che non stanno da nessuna parte.

     

     

    E bastaaa.

     

    Regards,

    The frog

    Ok, the frog, ma queste opinioni vanno esplicitate in discussioni appositamente dedicate alla trazione elettrica. 

    Questo è un thread dedicato alle competizioni con propulsori elettrici. Non si può sviare dall'oggetto del thread in continuazione.

    • Like 1
  4. Segnalo questo stupendo libro pieno zeppo di foto sui piloti da Gran Premio degli anni '60, a cui ho dato un piccolo contributo di ricerca.

    E' l'ultimo libro dell'autore, il grande Gianni Cancellieri, che ha annunciato il suo "ritiro" dalle scene della letteratura automobilistica, dopo oltre ottanta volumi, scritti o curati.

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    IMG_20210318_135709_679.jpg

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  5. 33 minuti fa, Osrevinu ha scritto:

    L'hanno fatto: le event notes prima della gara parlavano chiaro: nelle libere e in qualifica i lunghi in curva 4 erano puniti con la cancellazione del tempo. In gara era consentito andare larghi a meno che non ci si trovasse nelle condizioni dell'art 27.3 del regolamento che vieta appunto di lasciare la pista per trarne un vantaggio come appunto un sorpasso.

     

    Quindi teoricamente uno che non è in lotta con nessuno, può sempre andare largo e magari guadagnare secondi giro per giro...

    • Like 1
  6. Spinto dalla bella monografia Aisa (segnalata e scaricabile nel thread su Jackie Stewart), ho acquistato la versione italiana della autobiografia "Winning is not enough". Ci metterò un po' di tempo a leggerlo.

    71Pa5AquEcL.jpg

    • Like 3
  7. Ecco una mia personale traduzione (che richiese settimane di tempo) della prima parte di un capitolo titolato "Duel mit 450 PS" sempre dal libro "Uomini, donne e motori" di "Don Alfredo".

    "23 luglio 1938. E’ il giorno del Gran Premio di Germania. 
    In questa domenica mattina, un inglese alto e magro, è seduto in un bagno dell’Hotel “Eifeler Hof”, ad Adenau. E’ John Richard Beattie Seaman, detto “Dick”.
    Da un’ora Dick Seaman giace disteso nella vasca. 
    Lascia scorrere liberamente l’acqua calda, mentre legge il “Berliner Nachtausgabe”.
    In prima pagina campeggiano grandi titoli: “Gli arabi proclamano la guerra santa contro ebrei e inglesi…”, “Il fronte rosso in Spagna crolla a Valencia…”, “Lord Runciman arriva a Praga come mediatore..”
    Bah! La politica non è fatta per Dick. 
    Il ragazzo dalla faccia da furbetto continua a sfogliare il giornale fino ad arrivare alla pagina sportiva: “250.000 partecipanti al Festival di Ginnastica Sportiva di Breslau..” “Neusel batte Lazek ai punti..” 
    “Undicesimo Gran Premio di Germania…”
    Ecco quello che interessa davvero a Seaman! Rigo per rigo, legge i primi commenti e i pronostici sull’avvenimento del giorno. Con grandi titoli, c’è scritto che von Brauchitsch ha ottenuto il record nelle prove e che Caracciola sembra essere indisposto. Nell’articolo, molto in basso, con caratteri molto piccoli, appare anche un altro nome: “Seaman”.
    Chiaro… Seaman non è ancora un Lang, uno Stuck o un Nuvolari. Dick Seaman è ancora il piccolo beniamino di casa Mercedes. Però non è ancora un asso, lo potrà diventare. Dick accartoccia il giornale e lo getta in un angolo.
    Ah! Vincere una volta un Gran Premio! Meglio ancora se fosse proprio quello di oggi, perché tra i 350.000 spettatori c’è anche la ragazza più bella e incantevole del mondo: Erika, la ragazza di Monaco.
    Erika Popp è la figlia del direttore generale della BMW, famosissima amazzone e… ancora libera da “impegni”. Dick l’ha conosciuta un paio di settimane prima. Stettero insieme una sola notte, l’inglese di venticinque anni e la tedesca di diciotto appena compiuti. Ma quella sera non persero nemmeno un ballo.
    Cosa suonò l’orchestra più e più volte, su richiesta di Erika?
    Dick comincia a fischiare: “Andrò in cielo – ballando con te….” E i suoi pensieri vanno oltre. Verso una signora dagli occhi blu e dai capelli biondi come l’oro.
    E nello stesso istante bussano alla porta.
    Chi bussava ero io, il grasso Neubauer.
    Dick si ridesta dal suo sogno azzurro come il cielo.
    - What’s the matter? – domanda. - Cosa diavolo succede?
    - Sono Neubauer. Volevo solo sapere se è annegato.
    - Non si preoccupi, sir! Sono ancora a galla. Sono in forma fantastica!
    Mi infilo in camera. 
    - Mio caro signor Seaman, vuole portarmi alla tomba. Tra un paio d’ore c’è la partenza, e lei ancora si diverte nella vasca da bagno come un’anatra nello stagno. Andiamo, venga sulla terra ferma.
    - Lo farò, a condizione che mi diano una tazza di tè inglese.
    - Avrà tutto se accelera un po’ il passo, Dio buono! Le assicuro che se in corsa dimostra la stessa flemma di adesso, non vincerà nemmeno un mazzetto di fiori!
    - Ma forse vinco una corona di alloro, con tutti nastrini! – grida, mentre gli ho voltato le spalle. 
    Intanto, sto già battendo entrambi i pugni sulla porta della camera accanto, dove il buon Hermann Lang inaugura la domenica russando al massimo.
    Non potete immaginare le preoccupazioni che si accumulano sulle spalle di un direttore sportivo la mattina di un Gran Premio. Dapprima deve tirar giù dal letto tutto il suo gregge, poi deve soddisfare i loro capricci più strani al tavolo della colazione..
    Tè caldo e dolce per Dick Seaman. Ah, e deve essere di marca “Twinings”! Altrimenti il ragazzo non si sveglierà completamente. Una bistecca gigantesca, ben cotta fuori ma gocciolante sangue dentro, per Rudolf Caracciola. Ne ha assolutamente bisogno per mettersi in marcia. Lang, la capra pazza, divora prima di ogni gara la sua mezza libbra di zollette di zucchero, come fosse una cremeria. Dice che gli rinvigorisce i nervi.
    Zollette di zucchero, té inglese, bistecca…, tutto è stato previsto. In un angolo del salotto dell’Hotel Eifeler Hof, le mie pecore si raggruppano con le loro tute bianche da pilota. Finalmente posso averli tutti riuniti davanti a me con calma.
    Tutto quello che dovevo dire circa la tattica di gara, l’ho detto ieri sera, nella riunione prima della corsa. L’ordine è questo: “Che ciascuno corra al meglio delle sue possibilità e di quelle della macchina. Dalla partenza in poi tutti hanno le stesse opportunità. Se riusciamo a ottenere un minuto di vantaggio sulla prima macchina di una Casa concorrente, verrà esposto il segnale di rallentare. E da quell’istante ciascuno si limiterà a mantenere la sua posizione”.
    *
    Sono le undici meno un quarto. Manca soltanto un quarto d’ora alla partenza delle monoposto che parteciperanno all’11° Gran Premio di Germania, sul circuito del Nurburgring.
    Di nuovo mi piomba sulle spalle una montagna di lavoro. 
    Preparare le macchine per la corsa è una faccenda molto complicata, e io lo so bene visto il prematuro ingrigirsi dei miei capelli.
    Le auto sono capricciose come delle “primedonne”.
    Non inghiottono olio qualunque, né benzina qualunque, e non tollerano nemmeno candele qualunque.
    Abbiamo olio speciale per le competizioni, viscoso come colla. Durante la notte precedente la corsa deve essere riscaldato, e solo così potrà essere versato nel serbatoio. Abbiamo anche candele per il riscaldamento, con cui i motori vengono portati a una temperatura adeguata, per un’ora. Poi le auto vengono coperte con mantelli di lana per evitare che possano raffreddarsi prima della partenza.
    Proprio come se si trattasse di cavalli purosangue.
    Ci sono candele specifiche per la gara, che vengono montate e regolate appena prima della partenza. Candele che funzionano solo per elevatissimi valori di temperatura. Candele che si sporcano subito se la macchina marcia a bassa velocità. C’è un carburante speciale, per climi freddi o caldi, adeguatamente miscelato da un tecnico. E solo quando siamo certi con assoluta sicurezza dell’umore di San Pietro versiamo la benzina nei serbatoi.
    Ci sono già tutti, allineati secondo i rispettivi tempi ottenuti durante le prove: le nostre “frecce d’argento”, i “pesci d’argento” dell’Auto Union, le verdi Maserati, le Alfa Romeo d’un rosso vivo e luminoso, le azzurre Delahaye… L’altoparlante gracchia e annuncia: “Mancano dieci minuti alla partenza!”
    La signora Alice Caracciola regola i suoi cronografi e le sue tabelle cronometriche contagiri, là nel box dei cronometristi. E’ un autentica ragazza-prodigio in tutto ciò che riguarda i calcoli. Questa donna bionda e snella, che viene dagli Stati Uniti e che tutto il mondo conosce sotto il nome di “Baby”, è attenta e sveglia come pochi. 
    Un po’ più in là, accanto alle loro Auto Union, vedo Hans Stuck, con la sua testa rossiccia, che grida ai suoi meccanici. Tazio Nuvolari, il simpatico italiano dalla faccia scura come un indiano purosangue, è seduto sul muretto dei box, socchiudendo gli occhi che lampeggiano alla luce del sole. Brilla la sua appariscente maglietta color giallo limone. Sulla spalla sinistra c’è un amuleto, una tartaruga d’oro con una “N” sul dorso. E’ un regalo di Gabriele D’Annunzio, il famoso poeta italiano, amante dell’attrice Eleonora Duse. Io stesso ho avuto l'opportunità di incontrare D'Annunzio, quando cercò di tentare la fortuna come corridore…
    In uno dei nostri box sento che qualcuno sta martellando. Guardo in quella direzione. Chi poteva essere, se non Lydia Lang! Una donna carina e minuta, con un cappello largo e scuro e un morbido accento svevo. Sta inchiodando l’insostituibile ferro di cavallo sulla parete del box di suo marito, che venera come un dio.
    Molti dei grandi eroi del volante sono terribilmente superstiziosi.
    Nuvolari ha la sua tartaruga. Caracciola confida nella sua scimmietta-scoiattolo chiamata Anatol, che porta con sé in ogni corsa, tenendola in un portadocumenti di un rosso acceso. Lang è ossessionato dal suo ferro di cavallo dal giorno in cui ebbe un grave incidente al circuito di Masaryk. In quella occasione Lydia aveva dimenticato di portare con sé l’amuleto.
    Anche Dick Seaman ha le sue manìe. Trema come una foglia davanti al numero 13. Ha un autentico terrore per il tredicesimo giro di ogni circuito, o prima di una riunione con tredici invitati. Non occuperebbe mai e poi mai una camera d’hotel con quel numero, né tantomeno salirebbe mai su una vettura col numero tredici. Quante volte ho riso di lui, del nostro ragazzino, per questa manìa infantile! Ma qualche tempo dopo, la mia risata sarebbe andata all’inferno…
    *
    Mancano ancora otto minuti alla partenza.
    Manfred von Brauchitsch guarda verso la tribuna d’onore. 
    Uniformi scure, nere e grigie, signori con abbigliamento sportivo, signore in abiti con lo spacco. Le donne sono vestite all’ultima moda estiva. I loro cappelli sono una poesia… a volte con la rima, a volte senza.
    Nella folla, con un cappello panama di colore chiaro, c’è Hans Albers, il celebre attore e cantante tedesco. In seconda fila un signore minuto in abito scuro: il consigliere di Stato e dottore honoris causa Georg von Strauss, uno dei grandi dell'industria tedesca, consigliere della Mercedes, della Banca di Germania e dell’UFA. E tra i capitani d'industria siede anche Franz Popp, direttore generale della Bayerische Motor Werke (BMW), accompagnato da sua figlia Erika. 
    L'alta e snella Erika è giovane, carina ed è un ottimo partito: una villa a Monaco di Baviera, una casa di campagna a Garmisch, un rifugio di caccia nelle montagne di Ruhpolding. . . . Amici ben intenzionati si erano incaricati di scaldare la fantasia di Manfred. Da molto tempo volevano vederlo sotto il giogo del matrimonio. La gente si stupiva che il bello e arrogante von Brauchitsch non si fosse ancora sposato. Bah! Le cose sarebbero presto cambiate. Al banchetto che quella notte doveva celebrare la vittoria, Manfred sarebbe stato il compagno di tavolo di Erika. Così avevano architettato i loro amici e benefattori. 
    Nella tribuna d’onore, Erika Popp cerca nella sua borsa e poi tira fuori un piccolo binocolo da teatro, con il quale guarda le auto. Per un istante contempla il volto di von Brauchitsch: “E’ davvero un bel ragazzo”, pensa Erika. Ed è al culmine della sua vita e della sua carriera… Buon nome, famiglia importante. Poi il suo binocolo punta nuovamente la figura di Dick Seaman. Mentalmente mette a confronto i due uomini. Verso von Brauchitsch ella avverte tutto il rispetto di cui è capace una ragazza come lei. Esperto, maturo, circondato dal prestigio personale. Però in Dick Seaman Eika avverte istintivamente gli stessi desideri, aspirazioni identiche alle proprie.
    L’orologio segna le ore 10 e 59 minuti. A questo punto, alzo in aria il dito indice e disegno un cerchio. E’ il segnale convenuto. I piloti collegano l’accensione.
    Manca un minuto…
    I motori ruggiscono. I meccanici tornano verso i box con gli apparecchi d’avviamento. I piloti vengono lasciati soli con le loro auto, pronte a sprigionare centinaia di cavalli.
    Dieci secondi.
    Lo starter alza la bandiera bianca. Con le dita indico ai nostri piloti i secondi mancanti: otto… sette… sei… cinque… Il rombo dei motori diventa ancor più assordante. Lentamente, centimetro dopo centimetro, i piloti rilasciano il pedale della frizione aumentando il numero di giri. Speriamo non commettano nessun errore! Non facciano surriscaldare il motore, non facciano pattinare troppo le gomme!
    Il semaforo diventa giallo. Tre.. due.. uno! Lo starter abbassa la bandiera. Le auto scattano fragorosamente, venti mostri scatenati. 
    Venti monoposto hanno aggredito la pista. In mezzo a una nuvola di polvere e di fumo scompaiono in direzione sud. Come Nurmi (atleta finlandese, n.d.t.) mi precipito di corsa verso i boxes. Dopo 55 secondi i piloti appariranno sul rettilineo parallelo alla zona di partenza, proprio dietro agli stessi boxes. Devo sistemarmi nella mia postazione. 
    - Lang è davanti! – mi grida l’allampanato Zimmer, capomeccanico di von Brauchitsch. Nel gergo corsaiolo questi meccanici vengono chiamati semplicemente “capo”.
    Raggiunto il box, sento il rombo che si avvicina. E in testa, infatti, c’è Lang!
    “Click”, il rumore del mio cronometro.
    Due…, tre secondi… e arrivano gli altri in gruppo selvaggio: Seaman/Mercedes… Nuvolari/Auto Union… Caracciola/Mercedes… Brauchitsch/Mercedes… e poi il resto.
    Un attimo dopo, tutti scompaiono dietro la curva di Hatzenbach. 
    I cronometri continuano nel loro inesorabile ticchettio. Gli speaker radiofonici parlano nei loro microfoni. In tutta la Germania gli appassionati si accomodano davanti ai loro apparecchi radio, sgranocchiando biscotti, per ascoltare notizie dal Nurburgring.
    Preparo accuratamente i pannelli di segnalazione. I piloti devono conoscere qual è la loro situazione in gara, compresi i loro tempi sul giro. 
    Secondo giro: sono più che soddisfatto. Le mie quattro “frecce d’argento” sono in testa. Una sola Auto Union riesce a seguirle da vicino. Impossibile fare meglio. Sono di buonumore, porgo una zolletta di zucchero ad Anatole, la scimmietta di Caracciola. Nello stesso istante vengo colpito da un fulmine a ciel sereno…
    - Signor Neubauer!
    Una voce dura, metallica. Mi si para davanti un ragazzo con una testa che sembra uno schiaccianoci. Porta un’uniforme scura. Dalla cintura pende una sciabola. Sul colletto spiccano i gradi corrispondenti al suo rango, nientemeno che un NSKK-Obergruppenführer (uno dei tanti gradi gerarchici del Partito Nazionalsocialista. NSKK è la sigla dell’organizzazione nazista preposta alla motorizzazione, ndt.).
    - Come va, Signor Krauss? – chiedo.
    - Dovete fermare immediatamente le vostre macchine! –
    Credo di non aver udito bene.
    - Fermare le mie macchine? Santo cielo, per quale motivo? –
    - Le vostre auto perdono olio. Probabilmente ci sono delle crepe nei serbatoi. Nuvolari è stato colpito in pieno volto da uno spruzzo d’olio e ha corso un gran pericolo. E’ necessario risolvere immediatamente il problema.
    Mi vengono i sudori freddi. Fermare le macchine ora! Significa praticamente perdere la corsa ancor prima che inizi.
    Allora, fingendo di rimanere calmo, dico: 
    - Signor Krauss, si tratta di una cosa temporanea. Nelle prime fasi di gara accade spesso che i serbatoi dell’olio sopportino una pressione molto forte. E non è raro che qualcuno dei tappi possa saltare. Ma in un paio di minuti la cosa si aggiusta da sola!
    - Non posso confidare in ciò! – ringhia il NSKK-Obergruppenführer Krauss.
    Comincio a sentire una certa debolezza “intestinale”.
    - Entro cinque giri verranno cambiate le gomme, quindi le vetture dovranno fermarsi qui ai boxes e provvederemo correttamente a ogni cosa. Siate ragionevole!
    - Sono ragionevole, Herr Neubauer. E proprio per questo che insisto affinché fermiate immediatamente le macchine!
    Ho perso la pazienza. Non mi lascio rubare la vittoria in questo modo! E nello stesso istante in cui la macchina in testa alla corsa passa rombando davanti a box, io esplodo: 
    - Herr Krauss! Guardi! Guardi un po’ meglio! Vede?! Chi o che cosa dà fastidio a Nuvolari? I miei piloti cederanno il passo, ma lui non li può sorpassare! Ma a causa della sua auto, non certo per una perdita d’olio! In testa ci sono quattro Mercedes, e mi si chiede di fermarle! In tal modo la corsa sarebbe praticamente finita per noi, mentre per gli avversari diventerebbe una passeggiata…
    Krauss sbianca in volto.
    - Volete dire che io sono di parte? Volete dire che io sono contro la Mercedes e a favore dell’Auto Union? Herr Neubauer.. mi risponda!
    Io non dico nulla e lo guardo appena. Lui si gira, il rumore dei suoi stivali riecheggia sul cemento mentre torna indietro, pieno di rabbia, verso la pista.
    Terzo giro: Hermann Lang, nettamente in testa, ha guai alle candele, perde terreno ed è costretto a fermarsi. Quindi Seaman diventa primo. Guida in modo fantastico. Centesimo su centesimo aumenta il suo vantaggio. 
    Settimo giro: Brauchitsch si ferma per la prima volta ai box per fare rifornimento e cambio gomme. I meccanici lavorano furiosamente come demoni, il pubblico in tribuna allunga il collo per non perdere neanche un dettaglio. Quarantaquattro secondi per fare rifornimento e cambiare tutte e quattro le ruote ... poi la macchina dal radiatore color rosso riparte come una freccia.
    Nono giro: la Delahaye di Comotti e l’Alfa del “dottor” Farina sono ferme. Nei box della Scuderia Ferrari il costruttore francese ha uno scatto di rabbia. Cominciano i primi doppiaggi. Paul Pietsch con la sua Maserati da 1.5 litri combatte coraggiosamente in posizione disperata.
    La macchina di Caracciola si ferma al box. Cosa succede? In un attimo sono al suo fianco. Rudi ha il viso di uno strano colorito verdastro. Si contorce dal dolore. 
    - Il mio stomaco! – si lamenta. – Non ce la faccio più! – 
    I meccanici rimuovono il volante e lo estraggono dalla vettura. Barcollando, si dirige in un angolo dei box e comincia a vomitare, gemendo ancora.
    Faccio un gesto a Lang, che dopo il suo ritiro a causa delle candele è rimasto mestamente seduto al box. Lang capisce all’istante. Corre verso la macchina di Caracciola e si siede al volante. Un attimo dopo, riprende la corsa.
    Dodicesimo giro: adesso è von Brauchitsch a guidare la corsa.
    Ma nel frattempo è accaduto qualcosa che non mi piace affatto. Già da alcuni giri ho dato l’ordine di rallentare, secondo la nostra abituale strategia: “Se costruiamo un certo vantaggio sugli avversari, ognuno deve mantenere rigorosamente la sua posizione”.
    Ma Brauchitsch, pur avendo visto il mio segnale, non aveva osservato la prassi e aveva sorpassato Seaman, che era in testa. 
    Tuttavia Dick non si lascia distanziare. Rimane nella scia di Brauchitsch. Guida in modo impeccabilmente elegante, con la regolarità di un orologio di precisione. E non perde nemmeno un decimo di secondo, nonostante Brauchitsch spinga sempre più forte sull’acceleratore. E mi rendo conto che Brauchitsch è sempre più nervoso. 
    Da vecchio ex-pilota quale sono, non posso rimproverare a Seaman il fatto che si tenga nella scia di Brauchitsch disturbandolo, per vendicarsi del sorpasso subìto. E’ quello che chiunque avrebbe fatto. Ma nel mio ruolo di direttore sportivo ciò mi preoccupa e mi rende inquieto. Una lotta come questa non potrà avere che avere conseguenze negative sulla durata di pneumatici e motori.
    Sedicesimo giro: ai box i nostri meccanici sono in agitazione. Rifornimento di carburante e cambio di pneumatici per Brauchitsch e per Seaman, i due rivali.
    Brauchitsch è il primo a fermarsi. E lo sento gridare: 
    - Non ne posso più! Quel Seaman mi sta sempre incollato alla coda! 
    Brauchitsch col suo carattere collerico non poteva sopportare di aver il fiato sul collo. E io gli grido: 
    - Manfred, siete troppo nervoso. Calmatevi. Ora vado a parlare con Seaman!
    Adesso non posso tollerare scontri tra i miei piloti. Pochi secondi dopo Brauchitsch, ecco che arriva Seaman. Corro da lui e gli dico nell’orecchio:
    - Dick, ragazzo mio, lascialo andare. So che hai tutte le ragioni, ma… non stargli così vicino. Rischi di distruggermi due macchine!
    Dick non risponde. Mi asciugo il sudore che scorre sul mio viso.
    - Dick, ti prego, fammi questo favore, oggi lascia in pace Brauchitsch!
    Vedo le mani di Dick aggrapparsi con più forza al volante.
    Dopo, quasi impercettibilmente, sento la risposta: 
    - All right, Sir.
    Corro immediatamente verso la macchina di von Brauchitsch, nel momento in cui uno dei meccanici inserisce la pompa di rifornimento di carburante al bocchettone del serbatoio, dietro il sedile del conducente. Il carburante in pressione viene iniettato. Venticinque litri al secondo.
    Mentre sto per dire a von Brauchitsch che può andare tranquillo a vincere, accade il guaio. Il meccanico si distrae un attimo togliendo lo sguardo dal serbatoio. Chiude la valvola troppo tardi, una frazione di secondo. Quattro o cinque litri finiscono sulla coda della macchina.
    - Fermo! – grido atterrito.
    Ma è troppo tardi. Il rogo è già scoppiato. Brauchitsch preme il pulsante dell’accensione, non sospettando nulla. E in quel momento si alzano le fiamme, invisibili come fantasmi. Si solleva una nube di fumo bianco e nero. Un urlo si alza da mille gole. I meccanici restano immobili, come paralizzati. La macchina potrebbe esplodere a ogni secondo che passa.. Brauchitsch tenta disperatamente di liberarsi dall’abitacolo e di uscire dalla macchina. Le sue mani tremano. Non riesce a sbloccare la chiusura di sicurezza del volante. Non riesce a liberarsi….
    Con un balzo, senza pensarci troppo, afferro Brauchitsch per il collo, lo tiro con tutte le mie forze, lo strappo dal sedile, lo getto a terra e lo faccio rotolare nella schiuma spegnendo le fiamme che lo avvolgevano. Gli estintori ricoprono anche la macchina di uno spesso strato bianco di schiuma. Il fuoco viene progressivamente domato.
    Tiro un profondo respiro e mi guardo attorno. E quasi non credo ai miei occhi quando vedo che l’auto di Seaman è ancora lì, davanti ai box. Corro verso Dick e gli grido:
    - Per tutti i diavoli dell’inferno! Cosa fai ancora qui? Riparti immediatamente!
    Dick sorride:
    - Pensavo che dovevo lasciare andare Brauchitsch davanti…
    - Non devi pensare, ma correre! – grido io. E Seaman non se lo fa dire due volte.
    Manfred è sconvolto. Le maniche della tuta sono tutte bruciate. Ma grazie al cielo non è successo nulla.
    Dalla direzione di gara arriva un piccolo uomo dal volto inconfondibile. E’ il NSKK-Korpsführer, Hühnlein.
    - Ehi, Brauchitsch! – dice. – Continuerà la corsa, vero?
    E, prima che io possa dire qualcosa, Manfred si mette sugli “attenti” come se si trovasse nel cortile di una caserma:
    - Sì, Herr Korpsführer!
    Qualcuno mi afferra il braccio. E’ Zimmer, il capomeccanico di Brauchitsch.
    - Herr Neubauer – mi sussurra concitato – Per l’amor di Dio, non lasciate che Manfred continui la corsa! Sta tremando dalla testa ai piedi! Lo conosco molto bene.. Finirà fuoripista!
    Sì, Zimmer ha ragione da vendere. Ma prima che io potessi intervenire, il motore della macchina di Brauchitsch inizia a ruggire. Pochi secondi dopo, la freccia d’argento annerita sparisce alla vista.
    - Chissà se lo rivedremo.. – mormora Zimmer.
    Passano i minuti. Non arriva alcuna notizia dal circuito. Sento il sudore scorrere sotto il cappello. Nello stesso momento, vicino alle tribune si ferma una macchina della polizia, e ne esce fuori un uomo in tuta bianca. La folla rumoreggia stupita, grida di gioia, applaude frenetica. E’ Manfred. Ha in mano il volante della sua macchina, e lo agita verso di noi. E’ andata bene, dopotutto!
    Poco dopo, Manfred si siede accanto a me sul muretto dei box e racconta quello che è successo: dopo il fuoco, un inizio molto cauto. Passo sul rettilineo. Poi, la curva Sud. Il motore gira perfettamente, quindi premo sul’acceleratore! Curva Hatzenbach, con il motore a tutto gas. Supero anche il Flugplatz. Il tachimetro si impenna velocemente, 180, 190, 200 chilometri orari. Arriva il Schwedenkreuz, e poi il famigerato Bodenwelle ...Basta col gas! La macchina salta in aria. Attento! Adesso non devo spostare il volante nemmeno di un millimetro, perché poi la macchina volerà! Ma ...Cosa succede? Il volante è staccato... La chiusura di sicurezza si è aperta... E la macchina continua la sua folle corsa, senza alcuna direzionalità! Fulmineamente lascio il volante, e con entrambe le mani mi aggrappo tenacemente al piantone dello sterzo per cercare di tenere la macchina in pista. La cosa importante è non rovesciarsi! Non capotare! Dieci metri… Trenta metri ...... finalmente i freni fanno presa! Schizzi di fango e terriccio.
    Santo cielo… un fossato! Di nuovo la strada, poi un altro fossato. Poi tutto tace….
    - Queste maledette viti lubrificate! – ringhia von Brauchitsch al termine del suo racconto. – Guardate! Si sono dimenticati di fissarmi correttamente il volante quando ho ripreso la corsa dopo l’incendio ai box!
    Questa è la versione dei fatti di von Brauchitsch. Così l’ha raccontata a chiunque volesse ascoltare. E ha continuato a raccontarla negli anni a venire, nelle interviste e nei libri.
    Quanto a me, non metterei la mano sul fuoco circa l’attendibilità di questa storia. Infatti il capomeccanico Zimmer, il bravo, sincero, preciso Zimmer, mi ha detto, giurando su quel che vi è di più sacro: “Io stesso ho avvitato il volante, e l’ho fatto con attenzione, controllando anche la misura della chiusura a baionetta.”
    Da tutto ciò si può chiaramente concludere che von Brauchitsch ha usato la motivazione del volante allentato soltanto come scusa, perché non voleva confessare che, a causa dell’agitazione e del nervosismo prodotti dall’incendio della vettura ai box, aveva perso il controllo dei suoi nervi e quindi della sua macchina.
    Nel frattempo, la corsa continuava.
    Dick Seaman guida come in trance. Giro dopo giro. Adenauer Forst…. Breidscheid… Karussell… Dettinger Höhe… e poi di nuovo sul rettilineo di partenza e arrivo…
    I piedi bruciano. La suola sul pedale del gas quasi si scioglie dal calore. Le mani doloranti, coperte di vesciche. Fa lo stesso! Bisogna stringere i denti! Si deve continuare a guidare, a sterzare, a frenare, a cambiare marcia senza sosta…
    Dick Seaman corre la gara della sua vita. E vince l’11° Gran Premio di Germania con tre minuti di vantaggio su Hermann Lang. Poi giungono al traguardo solo due Auto Union, seguite dalla Delahaye del francese Dreyfus e dalla Maserati del tedesco Paul Pietsch.
    *
    E’ il momento della premiazione. 
    Pacche sulle spalle, strette di mano, abbracci, volti sorridenti, autografi. La corona di alloro. E i discorsi…
    Dick presta poca attenzione a tutto questo. Pensa allo sfortunato Arthur Hyde, il suo amico e connazionale che ha avuto un incidente con una Maserati e ora è ricoverato con varie fratture all’ospedale di Adenau. E pensa anche a Erika. La bionda e slanciata Erika di Monaco, in Baviera.
    Infine, gli inni. Ad ogni strofa, le centinaia di braccia tese si abbassano di qualche centimetro. Nessuno, nemmeno un cantante sottoposto a un addestramento specifico può reggere così a lungo il saluto hitleriano. 
    Ancora pacche sulle spalle, ancora strette di mano. E infine, il trofeo per il vincitore: una colossale aquila di bronzo. 
    Viene stappata una bottiglia di champagne. Dick vuole brindare con me. Ma ho ben altro a cui pensare. Un meccanico mi afferra per il braccio e mi dice:
    - Signor Neubauer, l’auto di von Brauchitsch è stata sequestrata. L’NSKK-Obergruppenführer Krauss ha ordinato un’inchiesta. 
    Dieci minuti dopo, mi trovo davanti due signori in uniforme scura. Sono il Korpsführer Hühnlein, il principe Max de Schaumburg-Lippe e l’Obergruppenführer Krauss, che compongono la commissione incaricata dell’inchiesta. Guardo il volto pallido e sottile di Krauss. E’ la vendetta di quest’omuncolo.
    - Herr Neubauer – ringhia – Avete rimandato in pista una macchina gravemente danneggiata. Siete il responsabile dell’incidente di Brauchitsch. 
    - E’ falso – rispondo – L’ordine è venuto dal Korpsführer Hühnlein . Per quanto mi riguarda, avrei impedito a quella macchina di riprendere la corsa.
    Hühnlein, confuso, si schiarisce la voce: 
    - Sì, è vero…
    Ma Krauss non si arrende: 
    - Avrebbe dovuto ordinare un accurato controllo della vettura, Herr Neubauer.
    - Nel mezzo della gara? Per fare questo avremmo avuto bisogno di una mezza giornata. Posso chiedere che cosa c’era di danneggiato su quella macchina?
    - I freni- dice Krauss – I tubi in gomma dei freni sono probabilmente rimasti carbonizzati nell’incendio. Quando von Brauchitsch ha cercato di frenare, si sono rotti e lui è uscito di strada. 
    Se questo fosse vero, io sarei servito. Mi sento poco bene, mentre ci troviamo ad ispezionare la monoposto incidentata. Ma ecco, dopo cinque minuti, è tutto chiaro: i tubi dei freni sono tutti integri e in perfetto stato [...]".


     

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