Contenuti inviati da AleImpe
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Il futuro di Monza
21.05.2015, 10.15 | Zoom F1 | A Monte Carlo in gioco il Gran Premio d’Italia Zoom 21 maggio 2015 – A Monte Carlo si gioca la non facile partita sul futuro del Gran Premio d’Italia a Monza: Ivan Capelli nel ruolo di presidente Aci Milano al tavolo della trattativa con Bernie Ecclestone. Freschi di nomina, Ivan Capelli con il presidente Sias Andrea Dell’Orto, accompagnati dal ministro Maurizio Lupi, lo scorso settembre a Monza avevano la faccia abbastanza distesa in occasione del loro primo incontro al paddock con il numero uno della Fom, per quanto consci che l’occasione della riunione per discutere il rinnovo del contratto del Gran Premio d’Italia nel Tempio della Velocità oltre il 2016 non fosse una passeggiata. La distanza da colmare tra Autodromo e Ecclestone era nota da tempo: una decina di milioni di Euro quale aumento dell’impegno annuale verso la Fom. La nuova dirigenza dell’Aci Milano e della Sias ne avevano preso atto, in un momento difficile per le casse delle istituzioni che avevano sottoscritto il contratto valido fino al 2016, per quanto il ministro Lupi avesse garantito “tutto l’appoggio necessario†da parte del Governo Renzi. Nelle prossime ore il nuovo incontro, pare decisivo, nel Principato monegasco tra Ivan Capelli e Bernie Ecclestone. Chi ha visto l’ex pilota della Ferrari, conferma che questa volta la sua faccia era tutt’altro che distesa. Il rischio che Monza debba dire addio alla gara motoristica più importante d’Italia è elevato: non ci sarebbero le condizoni economiche necessarie per soddisfare le pretese avanzate dal patron della Fom, sin dal 2013, al presidente Aci Milano dell’epoca Carlo Edoardo Valli e a Roberto Maroni quale massimo esponente della Regione Lombardia. “Se hanno i soldi li portinoâ€, ha sentenziato un Ecclestone disponibile a parole, ma rigido nella difesa delle proprie pretese, forte della “domanda†di Gran Premi da parte di altri paesi, perlopiù emergenti e senza la minima tradizione nel motorsport, altrimenti “se le condizioni discusse non saranno confermate, accadrà come in Germania: non ci sarà la corsaâ€, è stata la gelida conclusione di Mister B. I valori economici esatti non si conoscono, sarebbero segreti, tutelati da una precisa clausola contrattuale pretesa, pare, da Ecclestone, quindi il condizionale è d’obbligo. L’esborso annuale previsto sino a tutto il 2016 in favore della Fom dovrebbe aggirarsi attorno ai 16 milioni di Euro, oltre agli introiti derivanti dallo sfruttamento esclusivo di tutti gli spazi pubblicitari lungo il tracciato e dalle aree destinate al Paddock Club. Praticamente all’Autodromo restano gli incassi dalla vendita dei biglietti e dal noleggio dell’unica area disponibile non occupata dal Paddock Club, la palazzina Sassoli. Dal 2017 in poi la richiesta di Ecclestone riserverebbe a Monza sostanzialmente il solo incasso dei biglietti, che tradotto in Euro, per il circuito brianzolo significherebbe un esborso attorno ai 25/26 milioni, cifra impossibile da raggiungere con i soli introiti del pubblico pagante. Indiscrezioni raccolte da fonti attendibili, disegnano uno scenario per il futuro del Gran Premio d’Italia a Monza condizionato da una parte dalla pesante situazione economica dell’Autodromo ereditata da Ivan Capelli, dall’altra di un possibile intervento della Regione Lombardia disponibile a garantire il sostegno dei 10 milioni necessari, ma, a quanto pare, costretta a chiedere apposita approvazione al Governo di Roma il quale non sarebbe propenso a concederla. Nonostante Matteo Renzi abbia definito “superata†la crisi economica e occupazionale del Paese, il futuro del Gran Premio d’Italia nel “Tempio della velocità †potrebbe concludersi amaramente con l’edizione numero 86, quella del 2016, “superato†dall’Azerbaijan o da chissà quale altro paese disposto a soddisfare completamente le condizioni pretese da Bernie Ecclestone, attento difensore degli interessi e dei valori storici della Formula 1. da http://www.formulapassion.it/2015/05/f1-monte-carlo-gioco-il-gran-premio-ditalia/
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Il futuro di Monza
A Monte Carlo si terrà un incontro per decidere il futuro del Gp d’Italia. Tutti d’accordo, piloti e fan, Monza non si tocca. Ma sorgono preoccupazioni sul futuro dell’autodromo nostrano. Anche Alonso, in Spagna, parlando delle sorti del gran premio disse: “Penso che sia una delle gare più belle dell’anno. Il podio è fantastico, con tutti i fan sul rettilineo. E’ la casa della Ferrari è troppo importante per la Formula 1â€. Ecclestone alla Gazzetta dello Sport poco tempo fa aveva dichiarato che a Monza erano state applicate le stesse condizioni economiche di tutti i Gp Europei, 20M di € a Gran Premio: “E’ molto semplice. Due anni fa ho stipulato un accordo con una delle persone che oggi non è più coinvolta… Tutto fatto, tutto a posto, ci siamo stretti la mano, ma dopo il meeting non è successo nulla. C’è un contratto per il 2015, ma non per la prossima stagione…†Questione di soldi, stesso problema che ha costretto al ritiro gli organizzatori del Gp di Germania con un annuncio del World Motor Sport Council - “L’organizzatore non ha raggiunto un accordo con chi detiene i diritti commerciali†- che ha lasciato di sasso gli appassionati che aspettavano l’evento tedesco per vedere in pista le Mercedes ed il pilota di casa, Vettel sulla Ferrari. Ma se lo Strategy Group e la F1 Commission sono alla continua ricerca di espedienti per ridare entusiasmo a questo sport, non sarebbe opportuno, in quelle 4/5 ore di meeting, elaborare un piano economico per far fronte all’attuale stato di crisi globale piuttosto che cancellare dal calendario i luoghi che hanno reso la F1 storia? “…E’ vero, Monza è parte della storia della F1, ma devono pagare.†Dice il boss. fonte: RaiSport fb
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Radio Paddock Aprile 2015
Gp d'Italia il 4 settembre!!!!!!!!
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F1, Mondiale 2016 low cost: al via il 3 aprile in Australia
F1, Mondiale 2016 low cost: al via il 3 aprile in Australia Partenza posticipata e calendario compresso per ridurre i costi dei team. Sarebbe questa la nuova idea della Formula One Management per contenere le spese delle varie scuderie. Ad aprire la corsa iridata sempre il tracciato di Melbourne per poi volare in Cina una settimana dopo ROMA - Partenza posticipata e calendario compresso per contenere i costi. Sarà un mondiale di Formula 1 low cost quello del prossimo anno che potrebbe prendere il via il 3 aprile a Melbourne, in Australia, con la tappa successiva in Cina una settimana dopo. Sono gli stessi organizzatori del Gran Premio d’Australia, fa sapere “Autosportâ€, che annunciano la data della gara del prossimo anno con la partenza che verrebbe anticipata di un’ora (alle 15 locali) visto che in quel periodo il sole tramonta prima. â€œàˆ fantastico, Melbourne sarà ancora il round di apertura del Campionato mondiale di Formula 1″, si legge sul sito ufficiale della gara australiana nelle parole di Andrew Westacott, Ceo dell’Australian Grand Prix Corporation. OBIETTIVO: RIDURRE I COSTI - La Formula Uno prende il via a meta’ marzo dal 1988 (allora comincio’ il 3 aprile in Brasile) e sarebbe stata la FOM a decidere di spostare avanti la partenza nella prossima stagione per ridurre le lunghe pause fra un Gp e l’altro e ottenere cosi’ un campionato piu’ continuo. Quest’anno, per esempio, ci sono state due settimane di sosta fra Australia e Malesia e tre fra Bahrain e Spagna, ma con un calendario piu’ condensato si potrebbero anche aiutare i team a ridurre i costi. Dall’altro lato si proverebbe a spingere per aumentare il numero di gare in calendario, ma ne se sapra’ di piu’ il prossimo 14 maggio, in occasione della riunione del Consiglio strategico della F1. da http://www.repubblica.it/sport/formulauno/2015/04/29/news/f1_mondiale_2016_low_cost_al_via_il_3_aprile_in_australia-113137418/?ref=fbps
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Il futuro di Monza
SEMPRE PIU' BERNIE D' ARABIA!!!!
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Il futuro di Monza
Ecclestone: "Monza? Può finire come in Germania" Il boss della F.1 gelido sui destini del GP d'Italia: "Può succedere quello che è successo con Nurburgring ed Hockenheim. Da anni cerchiamo di riparare una casa vecchia e sono deluso: servono nuove regole, ma sono i team che devono volerle" "A Monza potrebbe succedere quello che sta capitando in Germania". Bernie Ecclestone, boss della F.1 è gelido sul futuro del GP d'Italia. Il circus sembra destinato ad allontanarsi sempre più dall'Europa, come dimostra la cancellazione del GP di Germania, legati ai problemi finanziari del Nuerburgring che hanno portato all'annullamento della corsa, che non è stata trasferita ad Hockenheim. INVESTIMENTI — "Per Olimpiadi, Mondiali di nuoto e di atletica si è disposti a spendere tanti soldi - dice Ecclestone al sito AutoMotorSport - . A Monza potrebbe succedere quello che sta capitando in Germania". A quanto pare, il Nurburgring non è stato in grado di versare i 15 milioni di euro necessari per far parte del calendario iridato. Una somma non astronomica, dice Ecclestone, se paragonata alle cifre che un paese come la Germania ha dimostrato di poter investire per altre manifestazioni sportive. SI DEVE CAMBIARE — "Da anni ripariamo una casa vecchia e questo è sbagliato - prosegue Bernie -. Sono un po' deluso perché siamo arrivati a questo punto. Abbiamo bisogno di nuove regole, ma i team devono essere d'accordo - ha detto Ecclestone - e questo, però, succede solo se la situazione non danneggia i loro interessi. Non possiamo aspettarci ora che la Mercedes giudichi negativamente le regole sui motori. Abbiamo poi bisogno di ridurre quelli relativi ai motori. Abbiamo propulsori con una tecnologia meravigliosa. Ma ne abbiamo davvero bisogno? La Red Bull dice che possiamo andare avanti senza le gallerie del vento. Perché non pensarci". SULLA RED BULL — Proprio la Red Bull ha agitato il Circus, con la dichiarazione di Mateschitz che ha bocciato l'attuale quadro regolamentare e prospettato l'ipotesi di abbandonare la F.1. "Molte persone dicono un sacco di cose senza pensarci prima, ma se uno non vuole rimanere, non si può mica forzare..". da http://www.gazzetta.it/Formula-1/27-03-2015/formula1-ecclestone-monza-puo-finire-come-germania-110256927250.shtml
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Il futuro di Monza
28/03/2015 06:01 Ecclestone gela l’Italia «Gp di Monza a rischio» «A Monza potrebbe succedere quello che sta capitando in Germania». Bernie Ecclestone, boss del mondiale di Formula 1, gela l’Italia evocando la cancellazione dal calendario del Gp. Il circus sembra... Altri articoli che parlano di... Categorie (1) Sport - Formula1 «A Monza potrebbe succedere quello che sta capitando in Germania». Bernie Ecclestone, boss del mondiale di Formula 1, gela l’Italia evocando la cancellazione dal calendario del Gp. Il circus sembra destinato ad allontanarsi progressivamente dall'Europa, come dimostra anche l’annullamento del Gp di Germania inizialmente programmato per luglio. I problemi finanziari del Nuerburgring hanno portato alla cancellazione della corsa, che non verrà trasferita ad Hockenheim. «Per le Olimpiadi, i Mondiali di nuoto e i Mondiali di atletica si è disposti a spendere tanti soldi», ha detto Ecclestone a un sito tedesco. Il Gp d'Italia rischia di fare la stessa fine? «A Monza potrebbe succedere quello che sta capitando in Germania». A quanto pare, il Nuerburgring non è stato in grado di versare i 15 milioni di euro necessari per far parte del calendario iridato. Una somma non astronomica, dice Ecclestone, se paragonata alle cifre che un paese come la Germania ha dimostrato di poter investire per altre manifestazioni sportive. In realtà , al di là delle difficoltà in cui si trovano autodromi storici, è l'intero sistema che va ripensato. «Da anni ripariamo una casa vecchia e questo è sbagliato. Sono un po’ frustrato e deluso perché siamo arrivati a questo punto. Abbiamo bisogno di nuove regole, ma i team devono essere d'accordo». Questo, però, succede «solo se la situazione non danneggia i loro interessi. Non possiamo aspettarci ora che la Mercedes giudichi negativamente le regole sui motori». Il contenimento dei costi è un tema che torna alla ribalta. «Abbiamo bisogno di ridurre quelli relativi ai motori. Io, poi, potrei vivere anche senza telemetria». La Red Bull ha prospettato l'ipotesi di abbandonare la Formula 1. Ecclestone non appare turbato: «Se uno non vuole rimanere, non si può mica forzare». Redazione online TI POTREBBE INTE da http://www.iltempo.it/sport/formula-1/2015/03/28/ecclestone-gela-l-italia-gp-di-monza-a-rischio-1.1396854
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
Le uniche piste storiche che si salveranno saranno solo Spa e Monaco....
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Pirelli
25 MAR 2015 15:09 FLASH! - FERMI TUTTI! AVVISATE TRONCHETTI PROVERA CHE AGLI AMERICANI L'OPA CINESE HA SCATENATO L'IRA FUNESTA: SI RUMOREGGIA DI UNA CONTRO-OPA SU PIRELLI FIRMATA USA-COREA DEL SUD.... da http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/flash-fermi-tutti-avvisate-tronchetti-provera-che-americani-opa-97189.htm
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Pirelli
23 MAR 2015 11:16 “OPELAZIONE PILELLI†– IL GRUPPO DELLA BICOCCA AVRà€ UN PRESIDENTE CINESE – PER SPOSTARE SEDE E CENTRO RICERCA DALL’ITALIA SERVIRà€ UNA MAGGIORANZA DEL 90% Marco Tronchetti Provera resta amministratore delegato e vicepresidente esecutivo della Pirelli almeno fino al 2021. Dopo l’Opa, ChemChina avrà una quota oscillante tra il 51 e il 65%, a seconda delle adesioni… Prossimo articoloArticolo precedente Condividi questo articolo Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google+ Invia in email Francesco Spini per “la Stampa†MARCO TRONCHETTI PROVERA AFEF JNIFEN MATTEO RENZI NAOMI CAMPBELL FOTO VOGUE La firma dell’accordo vincolante è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo che il cda di Camfin ha dato l’ultimo dei via libera. Per la Pirelli inizia una nuova era, a maggioranza cinese, quella del colosso statale China National Chemical Corporation (ChemChina). Il numero uno del gruppo di pneumatici, Marco Tronchetti Provera, è certo. L’operazione siglata con una controllata di ChemChina - la China National Tire & Rubber Co (Cnrc) - «rappresenta una grande opportunità per Pirelli. L’approccio al business e la visione strategica di Cnrc garantiscono lo sviluppo e la stabilità di Pirelli». Stessi toni da Jianxin Ren, presidente di ChemChina, lieto di «diventare partner di Marco Tronchetti Provera e del suo team per continuare a costruire insieme un gruppo di portata mondiale e un leader del mercato nell’industria globale dello pneumatico». Doppia la sfida industriale: rafforzare i piani di Pirelli (puntando in particolar modo sull’alto di gamma) e raddoppio dei volumi (da 6 a 12 milioni di gomme) sul segmento «industrial» (pneumatici per veicoli industriali) che sarà integrato con Aeolus, del medesimo gruppo cinese. Doppio passaggio REN JIANXIN 2 Lo schema dell’operazione è assai complesso e in ogni caso prevede che i soci italiani e russi insieme abbiano meno del 50%. Una nuova società italiana (Bidco) che sarà controllata dai cinesi attraverso due società (Newco, dove confluiranno in minoranza anche i soci di Camfin più i russi di Rosneft che si staccheranno dalla holding, e Holdco) comprerà prima il 26,2% di Pirelli dall’attuale holding che reinvestirà parte dei proventi: 1,15 miliardi su 1,9 ricevuti. Poi Bidco lancerà un’Opa obbligatoria sul resto del capitale, e una volontaria sulle azioni di risparmio condizionata al raggiungimento di almeno il 30% del capitale, sempre a 15 euro. Scopo dell’Opa è togliere, dopo un secolo, Pirelli dalla Borsa. A seconda delle adesioni all’Opa, i cinesi potranno avere un controllo che andrà dal 51 al 65%. Un’operazione da 7,4 miliardi che si conta di chiudere entro l’estate. La nuova governance REN JIANXIN Nel patto parasociale che sarà sottoscritto tra ChemChina, Cnrc, Camfin, Coinv e Lti (ovvero i russi di Rosneft) Marco Tronchetti Provera - che oggi è presidente e ad del gruppo della Bicocca - resterà ceo e vicepresidente esecutivo. La cinese Cnrc, invece, «nominerà il presidente di Pirelli, con i poteri di legale rappresentante della società ». Nel caso in cui la società sarà tolta da Piazza Affari, Bidco, Newco, Holdco e Pirelli avranno 8 consiglieri di nomina cinese e 8 di nomina di Camfin e dei russi. Se resterà quotata 8 saranno nominati da Cnrc (tra questi il presidente, oltre al ceo Tronchetti), 4 da Camfin e dai russi e 3 di minoranza. Il ritorno in Borsa L’Opa è finalizzata al delisting della Bicocca. Se però nel giro di quattro anni non vi facesse ritorno (la decisione è demandata a Tronchetti) con la sola parte relativa alle gomme per auto e moto, è prevista un’opzione «put», ovvero di vendita, a favore dei soci di Camfin e di Rosneft «esercitabile a un prezzo uguale al reinvestimento di Camfin» meno «i dividendi e le distribuzioni». Allo stesso modo c'è un'opzione «call», di acquisto da parte dei cinesi. MARCO E AFEF TRONCHETTI PROVERA SERATA CALENDARIO PIRELLI La difesa dell’italianità Nell’accordo viene difesa la specificità della tecnologia italiane non solo. Così, si legge nel comunicato, «il Centro ricerca e sviluppo e l’headquarters (la sede, ndr) di Pirelli continueranno a essere situati in Italia». Per autorizzare lo spostamento della sede come «il trasferimento a terzi della proprietà intellettuale di Pirelli» serviranno maggioranze rafforzate, pari al 90%. Lunghissimo l’elenco degli advisor: hanno lavorato Rothschild e ChemChina Finance Corp, J.P. Morgan, Lazard, Ligerion, oltre agli studi Pedersoli e Associati, Clifford Chance e Jun He, Latham&Watkins, Chiomenti e Lombardi Molinari Segni, Linklaters.
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
23.03.2015, 08.00 | Osservatorio F1 | Danner: “Cancellazione GP Germania uno schiaffo a tutti i tifosi†Osservatorio 23 marzo 2015 – Continua a far discutere la cancellazione del Gran Premio di Germania dal calendario di Formula 1 2015. La crisi dei due impianti tedeschi aveva reso difficile raggiungere un accordo con Bernie Ecclestone per l’organizzazione della tappa tedesca e venerdì, dopo mesi di mezze dichiarazioni, il Consiglio mondiale del Motorsport della FIA ha sancito il fallimento di ogni trattativa e l’esclusione dal calendario di quello che sarebbe dovuto essere il 10° appuntamento stagionale. Da un lato ci sono le sempre ingenti richieste economiche di Bernie Ecclestone, che potendo contare su una coda di nuovi mercati disposti a mettere sul piatto cifre spropositate per entrare in Formula 1, non esita a giocare al rialzo anche con i Paesi della vecchia Europa che per svariate circostanze si trovano impossibilitate a investire simili cifre nell’organizzazione di un Gran Premio. E così, mentre si dà spazio a Russia e Azerbaijan, nessun occhio di riguardo viene riservato alle sedi storiche, che rischiano una dopo l’altra di dire addio allo sport il cui mito hanno contribuito ad alimentare. Dall’altro lato ci sono le difficoltà degli organizzatori di pareggiare l’obolo versato a Ecclestone, non potendo più fare affidamento sui numeri di un pubblico ormai scoraggiato da quelli che di conseguenza sono prezzi sempre più alti (mentre il successo del GP d’Austria è la dimostrazione di quanti tifosi la F1 riesce ancora ad attirare se i prezzi dei biglietti sono molto più accessibili). In più, nella vicenda del GP Germania, ha pesato una gestione poco lineare del Nurburging, che ha conosciuto diversi passaggi di proprietà e reso complicato individuare interlocutori e programmi. Dopo mesi di rimbalzo tra Nurburgring, la sede deputata per l’edizione 2015, e Hockenheim, che doveva rientrare nel 2016 per il gioco delle alternanze, il GP di Germania è così saltato, per l’ovvia amarezza della Mercedes che detiene i due titoli mondiali e si avvia a fare il bis. “Questo è davvero tristeâ€, ha commentato Niki Lauda a Rtl. Il presidente non esecutivo del team Mercedes ha peròribadito la sua convinzione che la responsabilità sia da imputare ai promoter tedeschi e non a Bernie Ecclestone, ricordando come nemmeno l’offerta di Mercedes sia stata sufficiente: “La Mercedes ha provato a dare il suo aiuto, ma non è stato accettato. Ma le condizioni sono le stesse ovunque. Se in Germania non c’è un promotore in grado di fare quello che gli altri Paesi riescono a fare per organizzare un Gran Premio, non ci si può fare nienteâ€. Molto più duro ChristianDanner, pilota tedesco con 36 gare all’attivo nella seconda metà degli anni Ottanta, per il quale la cancellazione del Gran Premio di casa è stato “uno schiaffo in faccia a tutti gli appassionati del motorsport in Germaniaâ€, aggiungendo di trovare “davvero deplorevole che non ci sia stata alcuna istituzione in grado di prevenire quanto successoâ€. Se Hockenheim ha rinunciato alla seconda gara in due anni per il calo del pubblico e i numeri degli ascolti tv sono ancora in caduta libera (Rtl ha perso 1,3 milioni di spettatori per la prima di Melbourne, da 3,1 a 1,8 milioni), la mancanza di un Gran Premio di Germania dal 2007 e di una gara iridata sul suo tedesco dal 1960, rischia solo di aumentare la disaffezione del pubblico che da anni può comunque contare sui successi dei connazionali Schumacher, Vettel e Mercedes: “Come network televisivo siamo ovviamente delusi da questa cancellazioneâ€, ha dichiarato Manfred Loppe, di Rtl Sport. “Per noi il GP di Germania era un momento clou del calendario, quindi speriamo che sia solo un caso isolatoâ€. FP | Matteo Sala @ofux1
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
Negli anni '70 il Gp del Bahrein e il Gp di Abu Dhabi erano pura utopia ?
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
E Monza sarà la prossima al sacrificio ?
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Pirelli
Che la Pirelli diventa cinese...
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Pirelli
Pirelli: addio agli pneumatici, arrivano i cinesi Il sindacato: "Sconfitta del governo e degli imprenditori" Verrà lanciata 'Opa da 7 miliardi sul gruppo della Bicocca. Al termine dell'operazione il 51% andrà al gruppo di Pechino ChemChina. Trochetti Provera resterà al timone fino al 2021. Camusso: "Manca una politica industriale, Confindustria e Governo preferiscono taglio costi e diritti lavoratori". Furlan: "L'ennesima sconfitta del capitalismo finanziario italiano" di ANDREA GRECO e LUCA PAGNI MILANO. La Pirelli sta per diventare cinese. Un'icona dell'industria italiana nel mondo, l'azienda degli pneumatici nata 142 anni fa nella Milano della prima industrializzazione avrà presto Chem-China - una conglomerata a controllo statale - come socio di maggioranza assoluta. Nel fine settimana ci saranno i consigli di amministrazione che daranno il via all'operazione, con un annuncio ufficiale atteso prima della riapertura della Borsa. Ma il passaggio di consegne allarma i sindacati, che attaccano il Governo e la classe imprenditoriale italiana: “Manca una politica industriale, è una sconfitta per tutto il sistema†Polemico con Palazzo Chigi, l’intervento di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. La quale non se la prende tanto con l’operazione in sé ma con le politiche del gabinetto Renzi: "La vendita di un pezzo pregiato del nostro sistema industriale, quale è Pirelli, a capitali stranieri non sarebbe in sé un dramma se il capitalismo italiano fosse in grado di reggere le sfide della competizione internazionale e il governo avesse una politica industriale capace di indirizzare e tutelare le energie produttive che pure esistono in Italiaâ€. Un apremessa che serve alla Camusso per dire che “sia Confindustria che il governo preferiscono una competizione sui costi colpendo i diritti e i salari dei lavoratori, piuttosto che sfidare il mondo in termini di know how, innovazione, buona occupazione". Non si risparmia nemmeno Anna Maria Furlan, numero uno della Cisl. Il suo affondo si concentra sulla classe imprenditoriale italiana: “"E' l'ennesima sconfitta per il nostro capitalismo finanziario, incapace di difendere i marchi storici italiani e di investire nelle aziende di grande qualità del nostro paese». Anche il segretario generale dell’associazione sindacale cattolica se la prende con Palazzo Chigi: “Certo è impressionante il silenzio del Governo, della politica e della classe dirigente di fronte a queste operazioni finanziarie che riguardano il futuro produttivo del paese". In ogni caso, i particolari dell’operazione non si sapranno prima della riapertura delle Borse. Anche se i punti fondamentali sono già noti. I cinesi vogliono il 51% della nuova catena di controllo. E per farlo sono disposti a investire 3,5 miliardi di euro nella catena societaria del gruppo, che sarà sottoposta al quarto riassetto in quattro anni per fare spazio ai nuovi soci e dar modo ai precedenti di monetizzare parte delle quote. Un riassetto che prevede l'offerta pubblica di acquisto su Pirelli e il suo probabile ritiro dalla quotazione a Piazza Affari, dopo 93 anni. In Borsa Pirelli ci potrebbe tornare poi, solo con la parte pneumatici per auto (più redditizia), mentre le gomme per l'industria potrebbe unirsi ad Aeolus Tyre, controllata dei cinesi nel segmento. I dettagli dell'operazione non sono ancora formalizzati: la convocazione dei cda dei soci della Bicocca è iniziata ieri sera con Nuove Partecipazioni (che raggruppa le quote di Tronchetti e dei sodali italiani), Unicredit e Intesa Sanpaolo. Si prosegue oggi e domani con gli altri soci Rosneft e Camfin, così lunedì l'azione riaprirà con informazioni ufficiali e simmetriche. Ma da ieri erano giunte le ammissioni alle voci circolanti da giorni. Ha rotto il ghiaccio la Consob, che dopo un giovedì di silenzio mentre l'azione Pirelli saliva del 3%, ieri mattina ha chiesto all'azienda un commento: "Ad oggi Pirelli non ha ricevuto alcuna formale comunicazione di un lancio di un'Opa", è stata la risposta. Più loquace la risposta alla Commissione fornita da Camfin, holding del 26% dei titoli Pirelli: "Camfin e i suoi soci comunicano che sono in corso trattative con un partner industriale internazionale per un'operazione sulla partecipazione in Pirelli, finalizzata a garantire stabilità , autonomia e continuità nel percorso di crescita del gruppo, che manterrebbe gli headquarter in Italia". Tra gli elementi in limatura, "il trasferimento dell'intera partecipazione Camfin al prezzo di euro 15 per azione a una società italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con contestuale reinvestimento di Camfin in detta società ", e a seguire "un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni Pirelli". Un secondo comunicato Camfin specificava, a scanso di cattive sorprese, che "l'Opa verrebbe lanciata sulla totalità di Pirelli al medesimo prezzo di 15 euro per azione". A tutti 15 euro, per totali 7 miliardi: ma in due tempi diversi. Prima ai soci Camfin, che avranno 1,9 miliardi e pare ne reinvestiranno una metà per restare azionisti di peso. Poi il mercato, che ieri tra rotondi scambi anticipava gli sviluppi e ha portato Pirelli, sui massimi dagli anni '90, a 15,23 euro (+2,2%). Senza la cedola da staccare a giugno siamo già ai prezzi dell'Opa ventura. Tra i temi più delicati c'è la tenuta dell'azionariato nostrano. "Ciò che conta è che la centralità di Pirelli resti in Italia, vedremo - ha detto il viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti - . L'arrivo di capitali esteri in sé è un bene. E il 2015 è iniziato alla grande come mostrano Hitachi e Lucchini". Nel rarefarsi degli investimenti nostrani, con la crisi sono finite sotto il controllo estero Parmalat, Edison, Bulgari, Valentino, Alitalia, Ansaldo Sts, Rinascente, Coin. E il denaro cinese ha accumulato quote del 2% di Enel, Eni, Fca, Saipem, Mediobanca, Generali, Telecom, Prysmian, il 35% di Cdp Reti che controlla Terna e Snam, il 40% di Ansaldo Energia. Per questo saranno importanti, nei patti parasociali in stesura, le prospettive di radicamento della Pirelli "italiana": a quanto si apprende il management sarà confermato 5 anni, la sede e le attività di ricerca & sviluppo resteranno in Italia, e sono ipotizzabili clausole di riacquisto e vendita a tutela dei soci che stanno per diluirsi. Ma il noto slogan "la potenza è nulla senza controllo" da qui in avanti suonerà più cinese che altro. da http://www.repubblica.it/economia/2015/03/21/news/pirelli_addio_agli_pneumatici_arrivano_i_cinesi_il_sindacato_sconfitta_del_governo_e_degli_imprenditori_-110153008/?rss
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Pirelli
Le gomme Pirelli diventano cinesi Entra ChemChina, Tronchetti: entro week end si chiude accordo Il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera © ANSA +CLICCA PER INGRANDIRE Sara BonifazioROMA 21 marzo 201508:59STORIA Suggerisci Facebook Twitter Google+ Altri A-AA+ Stampa Scrivi alla redazione Pirelli cambia volto, nel suo azionariato si prepara a entrare un colosso della chimica cinese ChemChina. A conclusione del riassetto sulla Bicocca sarà lanciata un'opa che la valorizza 7,15 miliardi di euro (15 euro per azione) e dirà addio alla Borsa. Quello che non cambierà sarà il timoniere che resterà ancora fino al 2021 Marco Tronchetti Provera. ''Entro il weekend si chiude. Ci sono ancora dei passi da fare'' ha detto il presidente di Pirelli lasciando la sede di Gpi. Pirelli resterà italiana? Gli è stato chiesto. ''Finché non ci saranno i comunicati non posso dire nulla'' ha risposto. Il primo cda a dare il via libera all'accordo con ChemChina è stato quello di Nuove Partecipazioni, la holding che fa capo a Marco Tronchetti Provera e che riunisce Gruppo Partecipazioni Industriali, Marco Tronchetti Provera Partecipazioni, Yura International, Vittoria Assicurazioni e Fidim. Secondo quanto si apprende hanno approvato l'operazione anche Unicredit e Intesa Sanpaolo (quest'ultima non ha avuto bisogno di passaggi in cda) anche se le bocche di tutti restano cucite in attesa del via libera definitivo che dovrebbe arrivare durante il fine settimana. La Borsa però non ha aspettato il lancio dell'offerta e ha già portato i titoli della Bicocca oltre il valore che i soci di Camfin hanno attribuito alla loro partecipazione. Il titolo, dopo una fiammata in mattinata, ha chiuso in rialzo del 2,21% a 15,23 euro (valore che incorpora il dividendo che l'anno scorso era stato di 0,32 euro) tra scambi vivaci per oltre 21,5 milioni di pezzi, pari al 4,52% del capitale sociale. Gli advisor sono al lavoro sulle tecnicalità , forse per questo Pirelli al sollecito di Consob risponde, prima dell'apertura dei mercati, "di non essere stata fino ad oggi destinataria di alcuna comunicazione formale circa il lancio di offerte pubbliche di acquisto". ''Le trattative sono in corso'' risponde invece Camfin alla richiesta di informazioni trasparenti. Obiettivo dichiarato del riassetto è ''garantire stabilità , autonomia e continuità nel percorso di crescita nel tempo del gruppo Pirelli che manterrebbe gli headquarter in Italia''. In particolare l'operazione comporterebbe ''il trasferimento dell'intera partecipazione detenuta da Camfin (26,2% circa) ad un prezzo di euro 15 per azione a una società italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con un contestuale reinvestimento di Camfin in detta società ''. Il pacchetto sul mercato costa già oltre gli 1,87 miliardi calcolati sul valore attribuito dalla stessa società . Una volta perfezionatosi tale trasferimento, verrebbe lanciata un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni di Pirelli che porterebbe al delisting. "Noi siamo felicissimi di collaborare con la Cina su tutti i formati": è il commento del ministro dell'Industria e del commercio russo Denis Manturov interpellato in un incontro sull'Expo a Milano sull'atteso accordo per l'ingresso di ChemChina in Pirelli.(ANSA).
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Pirelli
Manca solo la Ferrero che dopo la morte di Michele Ferrero, la cederanno agli stranieri.
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Pirelli
Lo shopping di Pechino: la cina compra Pirelli, maxi Opa da 7 miliardi Uno stabilimento della Pirelli MILANO. La Pirelli sta per diventare cinese. Un'icona dell'industria italiana nel mondo, l'azienda degli pneumatici nata 142 anni fa nella Milano della rivoluzione industriale, capitale dell'imprenditoria, avrà presto Chem-China - una conglomerata a controllo statale - come socio di maggioranza assoluta. "Entro il weekend si chiude. Ci sono ancora dei passi da fare" ha detto il presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, in serata. Ai giornalisti che chiedevano se Pirelli resterà italiana ha risposto: "Finché non ci saranno i comunicati non posso dire nulla". I cinesi dal canto loro vogliono il 51% della nuova catena di controllo: "Vogliono consolidare la partecipazione, che non sarà finanziaria, ma industriale", spiegano i loro emissari. E per farlo sono disposti a investire 3,5 miliardi di euro nella catena societaria del gruppo, che sarà sottoposta al quarto riassetto in quattro anni per fare spazio ai nuovi soci e dar modo ai precedenti di monetizzare parte delle quote. Un riassetto che prevede l'offerta pubblica di acquisto su Pirelli e il suo probabile ritiro dalla quotazione a Piazza Affari, dopo 93 anni. In Borsa Pirelli ci potrebbe tornare poi, solo con la parte pneumatici per auto (più redditizia), mentre le gomme per l'industria potrebbe unirsi ad Aeolus Tyre, controllata dei cinesi nel segmento. I dettagli dell'operazione non sono ancora formalizzati: la convocazione dei cda dei soci della Bicocca è iniziata ieri sera con Nuove Partecipazioni (che raggruppa le quote di Tronchetti e dei sodali italiani), Unicredit e Intesa Sanpaolo. Si prosegue oggi e domani con gli altri soci Rosneft e Camfin, così lunedì l'azione riaprirà con informazioni ufficiali e simmetriche. Ma da ieri erano giunte le ammissioni alle voci circolanti da giorni. Ha rotto il ghiaccio la Consob, che dopo un giovedì di silenzio mentre l'azione Pirelli saliva del 3%, ieri mattina ha chiesto all'azienda un commento: "Ad oggi Pirelli non ha ricevuto alcuna formale comunicazione di un lancio di un'Opa", è stata la risposta. Più loquace la risposta alla Commissione fornita da Camfin, holding del 26% dei titoli Pirelli: "Camfin e i suoi soci comunicano che sono in corso trattative con un partner industriale internazionale per un'operazione sulla partecipazione in Pirelli, finalizzata a garantire stabilità , autonomia e continuità nel percorso di crescita del gruppo, che manterrebbe gli headquarter in Italia". Tra gli elementi in limatura, "il trasferimento dell'intera partecipazione Camfin al prezzo di euro 15 per azione a una società italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con contestuale reinvestimento di Camfin in detta società ", e a seguire "un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni Pirelli". Un secondo comunicato Camfin specificava, a scanso di cattive sorprese, che "l'Opa verrebbe lanciata sulla totalità di Pirelli al medesimo prezzo di 15 euro per azione". A tutti 15 euro, per totali 7 miliardi: ma in due tempi diversi. Prima ai soci Camfin, che avranno 1,9 miliardi e pare ne reinvestiranno una metà per restare azionisti di peso. Poi il mercato, che ieri tra rotondi scambi anticipava gli sviluppi e ha portato Pirelli, sui massimi dagli anni '90, a 15,23 euro (+2,2%). Senza la cedola da staccare a giugno siamo già ai prezzi dell'Opa ventura. Tra i temi più delicati c'è la tenuta dell'azionariato nostrano. "Ciò che conta è che la centralità di Pirelli resti in Italia, vedremo - ha detto il viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti - . L'arrivo di capitali esteri in sé è un bene. E il 2015 è iniziato alla grande come mostrano Hitachi e Lucchini". Nel rarefarsi degli investimenti nostrani, con la crisi sono finite sotto il controllo estero Parmalat, Edison, Bulgari, Valentino, Alitalia, Ansaldo Sts, Rinascente, Coin. E il denaro cinese ha accumulato quote del 2% di Enel, Eni, Fca, Saipem, Mediobanca, Generali, Telecom, Prysmian, il 35% di Cdp Reti che controlla Terna e Snam, il 40% di Ansaldo Energia. Per questo saranno importanti, nei patti parasociali in stesura, le prospettive di radicamento della Pirelli "italiana": a quanto si apprende il management sarà confermato 5 anni, la sede e le attività di ricerca & sviluppo resteranno in Italia, e sono ipotizzabili clausole di riacquisto e vendita a tutela dei soci che stanno per diluirsi. Ma il noto slogan "la potenza è nulla senza controllo" da qui in avanti suonerà più cinese che altro. da http://www.repubblica.it/economia/2015/03/21/news/lo_shopping_di_pechino_la_cina_compra_pirelli_maxi_opa_da_7_miliardi-110096417/?ref=HREC1-2
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
Hockenheim è in perdita....
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
Escludere il paese del pilota più vincente della storia della F1 (anche se la vinta tre volte), dei piloti più forti e della scudera più forte del momento è una bella ciofeca!!!!
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
F1 KAPUTT Formula uno, il Gran premio di Germania nel 2015 non ci sarà : "Pochi spettatori, prezzi cari imposti da Ecclestone" Salta il Gran premio di Germania nel calendario 2015 della Formula 1. La tappa tedesca quest'anno doveva essere a Nuerburing il prossimo 19 luglio, ma l'accordo con la Crh di Bernie Ecclestone, che organizza il Mondiale, è saltato sotto il peso di debiti e richieste fuori portata per i bilanci tedeschi già malandati. Sempre più caro - Lo scorso anno il Gp di Germania si è svolto a Hockenheim. Poi il circuito ha cambiato proprietà e chi è subentrato si è rifiutato di ospitare il Gp per tre anni di fila: troppo pochi i 52 mila spettatori dello scorso anno, quasi inesistente il sostegno - anche economico - dell'organizzazione del Mondiale. L'introduzione della tappa in Austria, più l'aumento dei prezzi dei biglietti, imposto in Germania da Ecclestone per stare nelle spese, sono tutte cause della crisi tedesca. da http://www.liberoquotidiano.it/news/rullo/11769650/Formula-uno--il-Gran-premio.html
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
20.03.2015, 19.15 | Osservatorio F1 | Ufficiale: niente GP Germania nel 2015 Osservatorio 20 marzo 2015 – Saranno 19 le gare del campionato mondiale di Formula 1 2015. Dopo la rinuncia di Hockenheim e del Nurburgring, la FIA ha ufficializzato l’esclusione dell’appuntamento tedesco dal calendario. Una notizia nell’aria ormai da tempo, e che Ecclestone aveva dato ripetutamente per certa nelle ultime settimane, quando ormai tutti i margini di trattativa erano venuti meno. L’offerta presentata dalNurburging non è stata ritenuta valida dal patron del circus, mentre Hockenheim, alla luce dei pessimi dati di pubblico del 2014, non se l’è sentita di organizzare per il secondo anno e con così scarso preavviso il Gran Premio, mentre dovrebbe regolarmente ospitare il gran premio nel 2016. Al Consiglio Mondiale del Motorsport riunitosi a Ginevra non è così rimasto che prendere atto ed escludere dal Mondiale il GP di Germania, che avrebbe dovuto avere luogo il 19 luglio: “Il Gran Premio di Germania“, si legge nella nota pubblicata dalla FIA, “è stato cancellato perché il CRH (il detentore dei diritti commerciali, cioè Ecclestone, ndr) e i promotori non hanno raggiunto un accordo“. Il 2015 si caratterizza quindi per essere l’anno dei GP inseriti ed esclusi dal calendario: dopo la vicenda legata alla tappa coreana, tocca alla ben più prestigiosa e storica cornice tedesca dover rinunciare alla Formula 1, nonostante una Mercedes in piena corsa per il suo secondo titolo consecutivo. Sarà la prima volta dal 1960 che la Germania non ospiterà una gara iridata. Il GP di Germania era invece già mancato nel 2007, ma quell’anno al Nurburgring si era comunque disputato il Gp d’Europa. Dopo le parole di rammarico pronunciate nei giorni scorsi dai piloti e dai rappresentanti della Mercedes (con Lauda che non ha mancato di fare una tirata d’orecchie agli organizzatori tedeschi), anche Federico Gastaldi, vice team principal della Lotus, si era così espresso sul sito ufficiale del team sulla possibile cancellazione della gara di casa della Mercedes, che da quest’anno fornisce i motori alla Lotus: “Sono sicuro che tornerà nel 2016. Ovviamente è un peccato per tutti, soprattutto per tutti i tifosi tedeschi che volevano vedere la Formula 1, ma queste cose succedono a volte nel mondo degli affari. Per quel che riguarda il team, ora avremo 19 gare, venti rendono la stagione molto lunga, quindi avremo ancora una stagione piuttosto piena anche se una gara è stata cancellata“. FP | Matteo Sala @ofux1
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Pirelli
Pirelli verso la Cina, pronta l'Opa a 15 euro per azione Prende corpo il riassetto della Bicocca. Camfin, la scatola partecipata dai soci italiani e dai russi di Rosneft, cederà la sua quota del 26% a una nuova società , dove entreranno i cinesi di ChemChina. Si tratta a 15 euro ad azione, stesso prezzo per l'Opa successiva finalizzata al delisting. In serata i cda decisivi, il titolo supera la soglia a 15,2 euro MILANO - Prende corpo il riassetto delle gomme Pirelli, che si preparano a sbilanciare il baricentro verso la Cina e ricevono una valutazione implicita di poco superiore a 7 miliardi di euro. Dopo giorni di indiscrezioni giornalistiche, che davano corpo a quanto si andava ventilando da mesi intorno alla Bicocca, l'azienda guidata da Marco Tronchetti Provera si appresta al cambio della catena di controllo per fare posto ai cinesi di China National Chemical Corporation, che peseranno molto più di quanto non faccia attualmente la russa Rosneft nell'indirizzo della società . Lo ha annunciato in mattinata su richiesta della Consob, dopo qualche giorno di agitazione intorno al titolo. Come sempre accade in questi casi, il processo è complesso. Camfin, che pure non ha fatto riferimento ai cinesi, ha confermato che sono in corso trattative con un partner industriale internazionale per un'operazione relativa alla partecipazione detenuta da Camfin in Pirelli, "finalizzata a garantire stabilità , autonomia e continuità nel percorso di crescita nel tempo del Gruppo Pirelli che manterrebbe il quartier generale in Italia". Nel fine settimana sono previsti i consigli di amministrazione delle varie scatole di controllo della catena per dar vita all'operazione che verrà spiegata prima della ripartenza dei mercati. La nota di Camfin spiega come "l'operazione, i cui elementi sono ancora in corso di negoziazione, comporterebbe il trasferimento dell'intera partecipazione detenuta da Camfin ad un prezzo di euro 15 per azione a una società italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con un contestuale reinvestimento di Camfin in detta società ". La soglia di 15 euro è proprio quella che il titolo ha avvicinato negli ultimi giorni di rialzi, alimentati dall'attesa per questa operazione, e superata nelle contrattazioni di oggi che hanno portato Pirelli ai nuovi massimi storici: 15,23 euro, oltre 7,2 miliardi di capitalizzazione di mercato. Il trasferimento della partecipazione resterebbe subordinato all'autorizzazione Antitrust e alle altre condizioni tipiche di questo tipo di operazioni. Camfin controlla Pirelli con il 26,2% del capitale, che a queste condizioni varrebbe circa 1,9 miliardi di euro. A sua volta, la scatola è posseduta pariteticamente da un fondo riconducibile al colosso dell'energy Rosneft, che sta scontando tutte le difficoltà della Russia legate a sanzioni e guerra Ucraina, e dall'altra parte da una cordata di italiani che mette in fila Tronchetti Provera, Sigieri Diaz, i Rovati, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Il progetto prevede dunque che una newco italiana prenda il 26,2% di Pirelli ora nelle mani di Camfin. Questa nuova società dovrebbe essere partecipata dai cinesi e dagli attuali investitori di Camfin, che re-impiegherebbero parte dei soldi incassati consegnando i titoli alla nuova società . Al valore di 15 euro, per Rosneft sarebbe una buona soluzione: quando ha investito - nell'estate del 2014 - sborsando 553 milioni lo ha fatto sulla base di una valutazione a 12 euro per azione. Non sarebbe male, dopo nemmeno un anno, una simile plusvalenza visti i problemi sul fronte interno e del rublo. Se si guarda a Tronchetti provera, il suo 5,17% di Pirelli in trasparenza varrebbe più di 350 milioni di euro. Una volta perfezionatosi tale trasferimento, il disegno prevede il lancio di un'offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni di Pirelli, con l'esito di portare via la Bicocca da Piazza Affari. La holding ha confermato con una seconda nota che questa operazione (l'Offerta totalitaria sul mercato) avverrebbe a 15 euro, stesso prezzo del trasferimento delle azioni Pirelli alla newco. Un passaggio di cui Pirelli ha parlato a sua volta in una nota, nella quale ha detto - sempre su richiesta Consob - di non aver ricevuto "fino ad oggi alcuna comunicazione formale circa il lancio di offerte pubbliche d'acquisto". In ogni caso, per condurre in porto l'operazione, alla newco servono oltre 7 miliardi, a testimonianza di quanto l'iniezione di capitale e disponibilità liquida da parte del nuovo socio cinese debba essere importante. Quest'ultimo sarebbe con ogni probabilità in maggioranza nella newco. A quel punto, si valuteranno gli assetti di governance e le mosse future. Sul primo punto, già si parla di patti parasociali che vincolino reciprocamente le quote di vecchi azionisti Camfin e nuovi cinesi, con la disponibilità di questi ultimi a lasciare in mano il timone a Tronchetti Provera per i prossimi anni. Partirebbe poi l'operazione di scorporo della divisione Truck, quella legata agli pneumatici per i camion, che potrebbe finire in mano a un altro grande gruppo cinese e lasciare la Bicocca concentrata sul segmento degli pneumatici di alta gamma per le auto. da http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/03/20/news/pirelli_verso_la_cina_a_camfin_15_euro_per_azione-110023783/?ref=HREC1-2 Ed è fornitore di gomme della F1....
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
Fia cancella Hockenheim: la Germania resta senza Gp, Mondiale a 19 gare + PER APPROFONDIRE gp germania; mondiale f1; mercedes Il Gran Premio di Germania è stato cancellato dal calendario di F1 per il 2015. Lo ha ufficializzato il Consiglio della Fia riunitosi oggi. La gara, in programma il 19 luglio ad Hockenheim, è stata annullata in quanto non è stato raggiunto l'accordo con i gestori del circuito tedesco. Di conseguenza, il numero di Gran Premi del Mondiale 2015 scende da 20 a 19. Per la prima volta dal 1960, dunque, il Mondiale non comprenderà una gara tedesca. Dal 2009, il Gp di Germania è stato organizzato in alternanza dalNuerburgring (sede negli anni dispari) e dall'Hockeneheimring. Alla crisi del circuito designato per il 2015 si sono aggiunti i problemi dell'impianto “di riservaâ€, che non è stato in grado di subentrare. Inutili anche i tentativi dellaMercedes, disposta a fare la propria parte per consentire l'organizzazione della gara a Hockenheim. Per entrambi gli impianti tedeschi, la quota richiesta da Bernie Ecclestone, patron del Mondiale, è fuori portata. La cifra si aggirerebbe sui 15-20 milioni di euro. da http://sport.ilmessaggero.it/motorsport/formula1/f1-germania-hockenheim/1250134.shtml Gp di Germania fuori dalla F1 per 15-20 milioni di euro ? che scandalo!!!!
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Dopo 55 anni niente GP di Germania!
L' Italia e l' Europa sono in crisi economica, e Bernie pretende di più!!!!!!