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simone93

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  1. Al volante di questa Maserati A6 GCS della Scuderia Centro Sud il responsabile dei collaudi Guido Bertocchi discute con Gigi Villoresi e lo storico patron Mimmo Dei. Bertocchi rappresentava l'anima della Maserati, quando la famiglia Orsi rilevò la fabbrica del Tridente e la trasferì da Bologna a Modena, lui li seguì immediatamente e venne assunto con il numero di matricola 0001. Era severo tanto con il personale che con i piloti, probabilmente era l'unica persona al mondo che potesse dare del "mezzo cacciavite" a gente del calibro di Fangio, Moss e compagnia bella, i quali dovevano accettarlo di buon grado perché sapevano benissimo che in certe condizioni particolari, tipo all'autodromo di Modena, Bertocchi girava in tempi difficilmente realizzabili anche da loro. In fabbrica malgrado il carattere burbero si rivelava un autentico maestro di vita, bravissimo a formare i giovani e sempre pronto a sporcarsi le mani. La leggenda narra che Bertocchi disputò diverse Mille Miglia da meccanico su macchine di facoltosi clienti, salvo poi dopo pochi chilometri mettersi al volante, guidare per l'intera gara e in prossimità del traguardo rendere il volante al cliente per fargli fare bella figura con ottimi piazzamenti. Morì nel 1981, a 74 anni, in seguito ad un banale incidente stradale, mentre da passeggero istruiva un cliente a bordo di una De Tomaso
  2. Il povero Giovanni Salvati, come Koinigg, Cevert e chissà quanti altri ucciso da quella maledetta trascuratezza nel montare i guard rail. In sua memoria i suoi amici fondarono una scuderia a lui intitolata, che fra i tanti meriti ebbe quello di far correre un giovanissimo Michele Alboreto
  3. Gp a Brands Hatch del 1984. In vacanza studio in Inghilterra vengo coinvolto da un gruppo di "scappati di casa" e vado a vedermi la gara. La posizione è pessima, prato tra la Dingleell corner e la Stirlings Bend (almeno credo, ricordando come giravano le auto). Ad un certo punto nel prato a due metri da me passa Hesnault, casco in mano e aria sconsolata. Lo chiamo per farmi fare un autografo: "Hey, Francois!!". Lui si gira e si guarda attorno per vedere se veramente chiamavo lui o se ci fosse stato qualche altro pilota li in giro. Verificato che li attorno non ci fosse nessuno si avvicina tutto orgoglioso, mi firma il programma del Gran Premio, mi stringe la mano, mi fa un buffetto sulla guancia (ero poco più che un bambino) e prosegue, ma con più entusiasmo, la sua camminata verso il box. Povero Hesnault, come pilota non era certo un fenomeno, ma visto certi cani che lo hanno preceduto e specialmente seguito si può dire che in pista ci poteva stare anche lui.....
  4. "Riccardone" Benelli sulla sua mitica FI 373737 in lotta con Spartaco Dini
  5. L'incredibile Nardi-Giannini 750 bisiluro. Velocissima, alla 24h di Le Mans del 1955 sbaragliò i concorrenti di categoria fino a quando il risucchio aerodinamico prodotto da una Jaguar che la stava doppiando la buttò fuori strada
  6. Una bella immagine di Guy Moll, pilota franco-algerino della scuderia Ferrari a metà degli anni '30. Era un talento sopraffino. Giovanissimo si mise in luce con scuderie private al volante di Bugatti e Alfa Romeo. I numerosi piazzamenti conseguiti nel 1933 gli valsero la chiamata di Ferrari per correre sulle Alfa Romeo ufficiali per l'anno successivo. Nel 1934 vinse a Montecarlo e all'Avus cogliendo altri prestigiosi risultati. La sua stella si spense il 14 Agosto del 1934 durante la Coppa Acerbo. Sul rettilineo di Montesilvano mentre era secondo e lanciato all'inseguimento della Mercedes di Fagioli, durante il doppiaggio dell'altra Mercedes di Henne perse il controllo della sua vettura uscendo si strada e morendo all'istante. Aveva appena 24 anni. L'inchiesta stabilì che l'incidente fu causato da un colpo di vento ma i dubbi su presunte responsabilità di Henne non furono mai del tutto fugati.
  7. Alla Shadow mk1 è dedicato uno speciale su di un numero di Autocollezioni Magazine di un paio di anni fa (splendida rivista, purtroppo non più pubblicata). Come si vede bene dalla foto di Albi66 si trattava praticamente di un go-kart da 7000 c.c. Era stata studiata per ridurre al minimo la sezione frontale anticipando concetti che sarebbero stati scoperti un paio di decine di anni dopo. Oltre la maneggevolezza, l'aspetto più critico era la frenata. La mk1 montava infatti cerchi da dieci pollici, quindi di un diametro piccolissimo e di conseguenza i freni, che non erano entrobordo, avevano dei dischi molto piccoli con tendenza al surriscaldamento e assolutamente sottodimensionati per le velocità folli che questa macchina raggiungeva in rettilineo.
  8. Il grande Mario Mannucci, regista silenzioso di tante vittorie di Munari e chioccia di Bettega.
  9. Jean Luc Therier e la sua Porsche Almeras durante una pausa della vittoriosa cavalcata al Tour de Corse 1980
  10. Paddy Drive, sudafricano. Ha corso due gare di F1 nella sua terra natale nel 1963 e nel 1974. In mezzo tanto motociclismo. Secondo me però, con quei baffi, era più indicato a navigare sulla Jolly Rogers nell'equipaggio di Capitan Uncino..... :asd:
  11. .....e quando dici "volato" lo intendi in modo letterale....... :wacko:
  12. Per preparare la 24 h di Le Mans del 1965 era stata organizzata una prova di durata sul circuito di Monza. Vennero convocati i piloti ufficiali Bandini , Vaccarella e Scarfiotti e inoltre un nutrito gruppo di giovani scalpitanti tra cui De Adamich, Tonino Ascari, Biscaldi, Casoni e appunto Deserti. Il più veloce avrebbe ottenuto un posto da ufficiale. Questo quindi scatenò una feroce battaglia tra i contendenti pungolati anche dalla presunta presenza di Ferrari stesso, come effettivamente risulta dall'annuario Ferrari 1965. Deserti fu spedito in pista, secondo il parere di Ascari, in uno stato d'animo non ideale. Inoltre non sentiva la macchina perché troppo distante dai pedali. Dragoni gli infilò un cuscino sotto il sedere e lo fece uscire. Dopo pochi giri compiuti con ritmo irregolare al curvone avvenne la tragedia. In fase di frenata la Ferrari sbandò, uscì di pista e presumibilmente incappò in una canaletta di scolo dell'acqua piovana capottandosi e prendendo fuoco. La tesi più accreditata parlò di errore dsel povero Bruno anche se lo storico meccanico Borsari avanzò qualche dubbio su una possibile rottura nel posteriore. Quindi, secondo Vaccarella i giovani furono spinti a dare più di quello che in realtà potevano dare, più che di una prova qualcuno parlò di una riffa. Nel post precedente però ho sbagliato la citazione: in "Benzina e cammina" Vaccarella non è così duro con Dragoni. Le accuse se non ricordo male gliele mosse in una intervista apparsa su qualche rivista che però al momento non riesco a trovare
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