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  1. V6DINO

    Kauhsen WK-01 '78

    DATI GENERALI Scuderia: Willi Kauhsen Racing Team Anno di produzione: 1978 Motore: Ford Cosworth DFV V8 2993cc. Telaio: Monoscocca in alluminio Carburante e lubrificanti: Shell Pneumatici: Goodyear Luogo di Produzione: Eschweiler (GER) Progettista: Klaus Kapitza, Kurt Chabek Impiegata nel: 1978 -79 (solo test) Piloti: Gianfranco Brancatelli, Harald Ertl, Patrick Neve STATISTICHE GP Disputati: 0 (solo Test) Kauhsen WK Willibald “Willi” Kauhsen aveva vissuto una discreta carriera da pilota negli anni '60 guidando soprattutto per la Porsche e nel 1971 decise di abbandonare il volante per diventare team manager e fondare un proprio team. Con l'acquisto della sua prima auto, una Posche 917 utilizzata nel 1970 da Jo Siffert, nacque così il Willi Kauhsen Racing Team che fu impegnato assiduamente e con ottimo successo in tutte le competizioni sportcar nel corso del decennio successivo, oltre che in F.2, categoria nella quale guidarono per Kauhsen piloti di ottimo livello come Ingo Hoffmann, Klaus Ludwig, Vittorio Brambilla ed un giovane Alain Prost. Willi Kauhsen progettò il grande salto in F.1 per il 1978, grazie all'appoggio della giapponese Kojima. Durante le stagioni precedenti, infatti, aveva partecipato con le proprie vetture a diverse competizioni sul suolo nipponico, stringendo legami con sponsor e costruttori locali. La Kojima, che aveva partecipato alle tappe giapponesi dei Mondiali 1976 e 1977 cercava una "base operativa" che le permettesse di partecipare anche a competizioni in Europa e Kauhsen, per contro, un partner tecnico per la costruzione della vettura. Il "matrimonio" – benedetto dallo sponsor Toshiba – sembrava ormai consolidato e a Suzuka a fine '77 mosse i primi passi la Kojima KE009B con i colori WKRT ispirata fortemente alla Ferrari 312 T3 e affidata a Keke Rosberg. Purtroppo il grave incidente occorso durante il Gran Premio del Giappone 1977 in cui la Ferrari di Villeneuve "impazzita" piombò fra il pubblico uccidendo cinque spettatori, provocò un lungo strascico di polemiche in Giappone e portò alla rinuncia all'organizzazione del Gran Premio nel 1978. L'effetto domino di quelle decisioni fu la rinuncia della Toshiba prima e della Kojima poi che lasciarono Willi con un palmo di naso. Costretto a rimandare il debutto in F.1 di una stagione, Kauhsen non si perse d'animo e decise di tentare la costruzione di una vettura in proprio. Non disponendo di una propria infrastruttura, incaricò Hans Gerhard, Carl Cramer e Eduard Jäger dell' Università di Scienze Applicate di Aachen di condurre degli studi aerodinamici in vista della costruzione della vettura. Quegli studi furono completati nella primavera del 1978, all'incirca quando il progetto-Kojima era definitivamente fallito. Nel team arrivò l'aerodinamico Klaus Kapitzka e il designer Kurt Chabek, l'unico di tutti i tecnici ad avere avuto esperienze precedenti con le auto da corsa, con la tedesca Toj in F.3. Chabek, Kapitza e tre meccanici lavorarono fino all'estate per mettere a punto il primo prototipo, la "WK-001", una vettura che disponeva del tradizionale Ford Cosworth ma aveva soluzioni aerodinamiche davvero originali, come il grande alettone posteriore posizionato davanti all'asse delle ruote e connesso alle minigonne da una sorta di colonne. Quando Niki Lauda vide la vettura ad Aachen, disse a Khausen: "La tua macchina non può funzionare. Se funzionasse significherebbe che tutti gli altri sono stati degli idioti". E Niki aveva ragione. La vettura, in livrea nera, fu provata diverse volte da Harald Ertl e Gianfranco Brancatelli, anche nei test ufficiali FOCA al Paul Ricard ma si rivelò difficile da guidare e piuttosto lenta. Nei mesi successivi furono realizzati altri due telai "WK-002" e "WK-003" che erano assai simili al precedente anche se con alcune modifiche. Nel gennaio del 1979 questi due telai furono ancora in pista al Paul Ricard, questa volta in livrea bianca per assecondare i munifici sponsor che aveva portato con sé il pilota belga Patrick Neve. I risultati furono ancora deludenti ed i tempi pessimi: Neve era stato di cinque secondi più lento del peggiore degli altri piloti. Il belga ed i suoi sponsor rinunciarono all'accordo con Khausen. Chabek e Kapitza tornarono allora sui loro passi, abbandonarono le soluzioni "sperimentali" e assemblarono un nuovo telaio "WK-004", completato nel marzo del 1979 ed affidato nuovamente a Brancatelli. Il disegno era molto più tradizionale, con l'alettone tornato nella sua sede "naturale" dietro l'asse posteriore, ma il passo era ancora piuttosto corto con la necessità di posizionare di conseguenza radiatori nelle pance laterali, cosa che peggiorava l'effetto suolo. Per ovviare a questo problema, fu approntato un ultimo telaio "WK-005" ancora significativamente diverso dai precedenti, con un passo molto più lungo ed il radiatore anteriore. Da rivoluzionaria che era la Kauhsen era divenuta dunque una classica wing-car. La WK-004, ancora con Brancatelli, fece un test ad Imola e apparve in una competizione di F. Aurora a Zolder, mentre la "WK-005" tentò di qualificarsi senza successo a Jarama ed ancora a Zolder, questa volta nel GP del Belgio. Furono le sue uniche apparizioni. La mancanza di fondi per lo scarso interesse manifestato dagli sponsor tedeschi e l'assenza di risultati impedirono a Kauhsen di continuare il suo progetto. A metà stagione Willi gettò la spugna e chiuse la scuderia, vendendo tutto il suo materiale ad Arturo Merzario che era stato pilota del team Kauhsen con la Alfa Romeo nel Mondiale Marche 1975 ottenendo diverse vittorie. La WK-005 venne trasformata da Merzario nella "A4", ma anche in questa veste non ebbe miglior fortuna. ( Massimo Piciotti )
  2. V6DINO

    Kauhsen WK-01 '79

    DATI GENERALI Scuderia: Willi Kauhsen Racing Team Anno di produzione: 1979 Motore: Ford Cosworth DFV V8 2993cc. Telaio: Monoscocca in alluminio Carburante e lubrificanti: Shell Pneumatici: Goodyear Luogo di Produzione: Eschweiler (GER) Progettista: Klaus Kapitza Impiegata nel: 1979 Piloti: Gianfranco Brancatelli STATISTICHE GP Disputati: 2 (+1 extra Campionato) Miglior risultato: mai qualificata