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Lucifero Regazzoni

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  1. Non posso che vedere di buon occhio un tentativo della formula uno di entrare nella modernità, in termini di fruizione massmediatica, pompando il prodotto, seppur con enfasi ingenuamente eccessiva, al fine di migliorarne o stabilizzarne l'audience per il futuro.Senza calcare certi palcoscenici, questo sport è destinato a diventare una nicchia per pochi appassionati. Una cosa potenzialmente molto noiosa, come è il tennis, se non sei uno col sacro fuoco...Guardare un game, magari con Nadal o Federer, è anche bello. Guardare tre set, è difficile, pesante e monotono. Se sei un adepto della racchetta, un patito dell'erba di Wimbledon o della terra rossa, beh, sicuramente ci troverai gusto. Tuttavia è quasi assurdo, per un profano, seguire questa disciplina, a meno di non fiancheggiarla solo parzialmente, perché l'approccio diretto è ostico e difficile da digerire. La formula uno è qualcosa di simile, bisogna ammetterlo...Il pacchetto confezionato per Netflix pare confermare quest'evidenza, perché esalta, al limite dell'iperbole, eventi e situazioni che normalmente si posizionano in un limbo grigio: quello delle retrovie. Ma non è solo il soggetto, ovvero la lotta degli underdog, ad essere sbagliato: è il modo di declinare la disciplina, che la travisa, raccontandone lotte reali, ma molto marginali. Con un tono che appare quasi ridicolo, a tratti decisamente agiografico.Intendiamoci, non c'è niente di male nello spostare il focus dietro ai top team, anzi, è un mondo che spesso passa inosservato e che meriterebbe senza dubbio di essere considerato di più. Forse sarebbe un bene anche per la formula uno valorizzarlo. È bello vedere Alonso che torna ai box con due ruote perché non vuole mollare, nonostante non si giochi niente. È stupendo vedere l'intensità emotiva di gente che lavora sodo, che mette sul piatto sacrificio e passione, anche se non lavora per Ferrari o per Mercedes. Credo che il motorsport esca bene dalla serie su Netflix, e che questa aiuti noi appassionati a ricordare che ci sono sorpassi sentiti ed emozionanti anche se non sono quelli che riguardano lotte al vertice.Tuttavia qui si vende una distorsione dello sport. Sia perché la sceneggiatura non comprende, per questioni di diritti, le scuderie che si giocano vittorie e campionati, ma soprattutto perché si amplifica emotivamente una realtà di cui è impossibile avere un feedback seguendo un gran premio vero.Se qualcuno di quelli che hanno visto Drive to survive avesse guardato il gran premio cinese, onestamente, avrebbe ottenuto solo una cosa: aspettative disattese. Prima di tutto, anche orientando l'attenzione sulle retrovie, non c'è, empaticamente, un ritorno così forte come vogliono far credere. Praticamente seguendo un GP, tutto ciò che succede dietro diventa come invisibile. Poi, anche spostando, giustamente, i riflettori sui partecipanti che possono vincere, la suspense e lo spettacolo non sono una certezza automatica, anzi...Per questo, se a uno vendi il livello medio di qualcosa recensendolo come epico ed eccezionale, ma poi, anche il livello top, durante la gara, non regala emozioni, l'unica conseguenza che puoi ottenere, in termini di sensazioni, è che il neofita si sente truffato e rivaluta clamorosamente il prodotto che hai provato a vendergli.Non credo sia un errore posizionare materiale, serie tv o documentari, sulle piattaforme di streaming. C'era, credo su Primevideo, la serie sulla McLaren. È possibile trovare materiale su Schumacher, su Senna... Ci devi essere, insomma, se vuoi esistere. Altrimenti non ci sarà percezione alcuna della tua realtà.Anche l'enfasi di questa nuova serie, insomma, alla fine è marketing... Serve entusiasmare nuovi utenti. Per la legge dei grandi numeri potresti senz'altro trovare qualcuno che si appassiona. Nuove leve.Il punto è questo: se la serie è stata pensata per noiatri, adepti storici, allora è un approfondimento interessante, che arricchisce, perché parla di quello che viene meno trasportato dall'onda mediatica della formula uno. Se invece è un prodotto pensato per attirare nuovi spettatori, beh, come ho detto prima, è una distorsione agiografica.Traspare in ogni caso la crisi interiore di Liberty media, che sembra consciamente desiderosa di avere tra le mani il format di uno show e non un evento sportivo. Lo sport è quello che succede gareggiando, ogni accadimento può essere esaltante come noioso. Non è intrattenimento, è quello che capita. Forse i gestori della baracca, così come la maggioranza dei tifosi, non sono in grado di accettarlo. Eppure un GP ha sempre qualcuno che lo vince, non può mai finire zero a zero, senza tiri in porta, come una partita di calcio. Se questo non ci basta, se vogliamo i fuochi pirotecnici, allora ci meritiamo le piste cartolina.
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