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Yoong

Formula 1: Drive to survive - La serie Netflix sulla stagione 2018 di F1

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La sto vedendo, certo è molto ammerricana e certe cose sono esagerate e romanzate, ovviamente. Però non è malvagia, quanto meno è un modo per vedere la F1 da un punto di vista differente, sopratutto per quello che succede nelle retrovie.

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L'ho vista tutta, al netto delle ammerricanate di cui abbiamo già parlato, l'ho trovata interessante.

A vederla vorresti davvero che quello che riportano sia possibile, che sia tutto così entusiasmante, che tutti i team e i piloti abbiano una chance di giocarsi la vittoria....

Poi finisce la serie e ti ricordi che la F1 è ben diversa e che al 90% la vittoria, anche di una singola gara, è gia assegnata a 1/2 team....

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Ci vorrebbe davvero un tetto massimo ma non sul badget, perchè è facilmente agirabile, forse però sul numero di addetti e sulle ore di lavoro....

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2 ore fa, leonix ha scritto:

Ci vorrebbe davvero un tetto massimo ma non sul badget, perchè è facilmente agirabile, forse però sul numero di addetti e sulle ore di lavoro....

Che ci siano 3 team che possano puntare alla vittoria e 2 al campionato é già tanto. 

Se si riuscisse a creare un gruppo abbastanza compatto Mercedes/Ferrari/RedBull/Renault sarebbe una cosa mai vista prima nella storia della f1. 

Dopo aver fatto questo la f1 poi deve diventare sostenibile anche per i team piccoli. Perché anche i team piccoli servono. Ansi proprio o un paio di aggiunte non sarebbero mali. 

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2 ore fa, leonix ha scritto:

L'ho vista tutta, al netto delle ammerricanate di cui abbiamo già parlato, l'ho trovata interessante.

A vederla vorresti davvero che quello che riportano sia possibile, che sia tutto così entusiasmante, che tutti i team e i piloti abbiano una chance di giocarsi la vittoria....

Poi finisce la serie e ti ricordi che la F1 è ben diversa e che al 90% la vittoria, anche di una singola gara, è gia assegnata a 1/2 team....

Beh dai però il “giocarsi la vittoria” non viene praticamente mai affrontato. 

Proprio l’assenza dei due big team, probabilmente non cercata, ha reso questa serie particolarmente interessante a mio parere... sempre facendo la tara al mega spottone per totali neofiti (fondamentalmente americani) quale è.

Negative le pseudo telecronache, dominate probabilmente dall’ansia di far capire a chi non ne sa nulla ma francamente avrei evitato. Qualche silenzio, qualche team radio o commento da retrobox durante le poche scene di gara, sarebbero stati molto più incisivi.

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Non posso che vedere di buon occhio un tentativo della formula uno di entrare nella modernità, in termini di fruizione massmediatica, pompando il prodotto, seppur con enfasi ingenuamente eccessiva, al fine di migliorarne o stabilizzarne l'audience per il futuro.
Senza calcare certi palcoscenici, questo sport è destinato a diventare una nicchia per pochi appassionati. Una cosa potenzialmente molto noiosa, come è il tennis, se non sei uno col sacro fuoco...
Guardare un game, magari con Nadal o Federer, è anche bello. Guardare tre set, è difficile, pesante e monotono. Se sei un adepto della racchetta, un patito dell'erba di Wimbledon o della terra rossa, beh, sicuramente ci troverai gusto. Tuttavia è quasi assurdo, per un profano, seguire questa disciplina, a meno di non fiancheggiarla solo parzialmente, perché l'approccio diretto è ostico e difficile da digerire. La formula uno è qualcosa di simile, bisogna ammetterlo...
Il pacchetto confezionato per Netflix pare confermare quest'evidenza, perché esalta, al limite dell'iperbole, eventi e situazioni che normalmente si posizionano in un limbo grigio: quello delle retrovie. Ma non è solo il soggetto, ovvero la lotta degli underdog, ad essere sbagliato: è il modo di declinare la disciplina, che la travisa, raccontandone lotte reali, ma molto marginali. Con un tono che appare quasi ridicolo, a tratti decisamente agiografico.
Intendiamoci, non c'è niente di male nello spostare il focus dietro ai top team, anzi, è un mondo che spesso passa inosservato e che meriterebbe senza dubbio di essere considerato di più. Forse sarebbe un bene anche per la formula uno valorizzarlo. È bello vedere Alonso che torna ai box con due ruote perché non vuole mollare, nonostante non si giochi niente. È stupendo vedere l'intensità emotiva di gente che lavora sodo, che mette sul piatto sacrificio e passione, anche se non lavora per Ferrari o per Mercedes. Credo che il motorsport esca bene dalla serie su Netflix, e che questa aiuti noi appassionati a ricordare che ci sono sorpassi sentiti ed emozionanti anche se non sono quelli che riguardano lotte al vertice.
Tuttavia qui si vende una distorsione dello sport. Sia perché la sceneggiatura non comprende, per questioni di diritti, le scuderie che si giocano vittorie e campionati, ma soprattutto perché si amplifica emotivamente una realtà di cui è impossibile avere un feedback seguendo un gran premio vero.
Se qualcuno di quelli che hanno visto Drive to survive avesse guardato il gran premio cinese, onestamente, avrebbe ottenuto solo una cosa: aspettative disattese. Prima di tutto, anche orientando l'attenzione sulle retrovie, non c'è, empaticamente, un ritorno così forte come vogliono far credere. Praticamente seguendo un GP, tutto ciò che succede dietro diventa come invisibile. Poi, anche spostando, giustamente, i riflettori sui partecipanti che possono vincere, la suspense e lo spettacolo non sono una certezza automatica, anzi...
Per questo, se a uno vendi il livello medio di qualcosa recensendolo come epico ed eccezionale, ma poi, anche il livello top, durante la gara, non regala emozioni, l'unica conseguenza che puoi ottenere, in termini di sensazioni, è che il neofita si sente truffato e rivaluta clamorosamente il prodotto che hai provato a vendergli.
Non credo sia un errore posizionare materiale, serie tv o documentari, sulle piattaforme di streaming. C'era, credo su Primevideo, la serie sulla McLaren. È possibile trovare materiale su Schumacher, su Senna... Ci devi essere, insomma, se vuoi esistere. Altrimenti non ci sarà percezione alcuna della tua realtà.
Anche l'enfasi di questa nuova serie, insomma, alla fine è marketing... Serve entusiasmare nuovi utenti. Per la legge dei grandi numeri potresti senz'altro trovare qualcuno che si appassiona. Nuove leve.
Il punto è questo: se la serie è stata pensata per noiatri, adepti storici, allora è un approfondimento interessante, che arricchisce, perché parla di quello che viene meno trasportato dall'onda mediatica della formula uno. Se invece è un prodotto pensato per attirare nuovi spettatori, beh, come ho detto prima, è una distorsione agiografica.
Traspare in ogni caso la crisi interiore di Liberty media, che sembra consciamente desiderosa di avere tra le mani il format di uno show e non un evento sportivo. Lo sport è quello che succede gareggiando, ogni accadimento può essere esaltante come noioso. Non è intrattenimento, è quello che capita. Forse i gestori della baracca, così come la maggioranza dei tifosi, non sono in grado di accettarlo. Eppure un GP ha sempre qualcuno che lo vince, non può mai finire zero a zero, senza tiri in porta, come una partita di calcio. Se questo non ci basta, se vogliamo i fuochi pirotecnici, allora ci meritiamo le piste cartolina.

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Il 28/4/2019 at 12:13 , Lucifero Regazzoni ha scritto:

... cut...

Complimenti :o 

Hai scritto troppo per poter essere d’accordo su tutto ma con divido un buon 90%...

 

 

 

... il restante 10% lo devo ancora capire :D 

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Premessa: concorso a grandi linee con quanto scrive Lucifero Regazzoni. Mi permetto un piccolo appunto sul "parallelismo noioso" col Tennis. Lui ha usato questo sport come "pietra di paragone" specifica ma, in linea generale, vale per qualsiasi altra disciplina. La noia è negli occhi di chi guarda e, se una cosa non la tolleri, può anche essere quella in teoria più spettacolare ma non ti prenderà mai. C'è gente che considera meraviglioso il basket. Io personalmente non riuscirei a vederlo nemmeno sotto tortura. Idem il tanto sponsorizzato calcio. C'è chi non lo sopporta e c'è anche chi, come me, pur se interessandosi, ormai fa fatica a vedere una partita intera. Ovviamente se parliamo dell'interesse che una disciplina può scatenare sui neofiti, la cosa potrebbe cambiare. Ma nemmeno troppo... L'eccessiva spettacolarizzazione non è sempre un bene. Io personalmente, anzi, trovo che snaturare uno sport per farlo sembrare più affascinante agli occhi di quei 4 pigri fancazzisti che si vuol far avvicinare sia deleterio e, anzi, porta alla rovina. 8 o 9 su 10 di chi non segue, continuerà a non seguire. E c'è il concreto rischio di perdere molti di quelli che invece seguono. Non puoi mettere un motore alle biciclette per rendere più "veloci" e avvincenti le tappe. A chi non frega una mazza del ciclismo, continuerà a non fregare una mazza del ciclismo. Ma chi è interessato, rischi di farlo fuggire. E' una coperta corta, un cane che si morde la coda. Quindi, in F1, preferisco avere trenini soporiferi piuttosto che dovermi sorbire merdate ad uso e consumo della massa ignorante....

Detto questo, torniamo a noi. A Drive To Survive"... 

Vista tutta. Complessivamente è una merda. Enfatizza troppo alcuni aspetti (su questo sono d'accordo con Lucifero Regazzoni e non ho nulla da ridire su quello che ha scritto), che nella realtà praticamente non esistono e secondo me è anche confezionato malissimo. Ma se andiamo nello specifico, ci sono aspetti comunque molto interessanti. Il dietro le quinte, il poter vedere alcuni "momenti" privati di team e piloti (compresi dubbi e debolezze dei protagonisti che, di norma, loro stessi fanno di tutto per nascondere, quando appaiono pubblicamente) che normalmente non vengono mai mostrati... Ecco, quegli aspetti mi sono piaciuti moltissimo e, anzi, io ci farei un'intera serie solo ed esclusivamente su quello. Solo il privato, senza mai fare ricorso al pubblico. E non parlo solo dei "sentimenti" ma anche elementi del lavoro in fabbrica e quant'altro. Insomma, tutto ciò che rimane nell'underground e che di solito non si conosce. 

Comunque questo non basta a dare un voto positivo alla serie che, come detto, nel complessivo l'ho trovata abbondantemente insufficiente. Meglio, mille volte meglio, il docufilm su Frank Williams (presente sempre su Netflix) che consiglio vivamente. 

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