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La Carrera Panamericana fu concepita dal governo di Città del Messico come corsa su strada volta a celebrare l’apertura del tratto messicano della Panamerican Highway, un sistema integrato di strade lungo circa 25.750 km che si sviluppa lungo la costa pacifica del continente americano, collegando oggi l’Alaska al Cile. Nell’anno della prima edizione, 1950, i concorrenti guidavano dalla città di Juarez, nel nord, fino alla regione del Chiapas, al confine sud con il Guatemala. Un totale di 2.096 miglia, contro le 251 miglia cronomotrate della prova WRC.

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Mentre la prima edizione fu una cosa per dilettanti, ben presto piloti professionisti di tutto il mondo cominciarono a interessarsi alla Carrera, attratti dal suo fascino avventuroso ma anche dai fondi stanziati dal governo. Ora del 1954, gente del calibro di Juan Manuel Fangio, Carroll Shelby e Phil Hill avevano tutti gareggiato in questa corsa, portando rapidamente la velocità media oltre le 100 miglia all’ora, nonostante il percorso includesse vasti tratti su tortuose strade di montagna.
Fangio, che era cresciuto correndo in gare molto simili nella sua Argentina, rimane a oggi l’unico campione del mondo di F1 capace di vincere la Carrera Panamericana, per la precisione l’edizione del 1953, al volante di una Lancia D24. In Italia, la corsa divenne sufficientemente celebre da essere regolarmente inserita negli imperidibili cinegiornali della Settimana Incom. L’anno prima, nel 1952, la Mercedes aveva mandato in Messico un team di tre macchine per provare a imporsi su rivali come Ferrari e Lancia. La corsa si chiuse in effetti con una doppietta tedesca, con Karl Kling primo davanti al compagno Hermann Lang. Ma a passare alla storia, o alla leggenda, del motorsport, fu più che altro l’incidente subito dalla Mercedes di Kling. In uscita da una veloce curva a destra, il parabrezza della macchina fu colpito da un avvoltoio proteso in volo: il vetro si ruppe provocando vari tagli sul volto del co-pilota Hans Klenk. La coppia riuscì comunque a continuare e come detto a vincere, con mezz’ora di vantaggio sugli inseguitori.
Altri non furono così fortunati. In totale, nelle cinque edizioni della Carrera morirono 27 piloti, una media di più di cinque a edizione, impressionante anche per quegli anni in cui pericolo e motorsport facevano rima. I rischi, sempre in agguato anche per gli spettatori, non spaventavano però la gente: si calcola che tra il 1950 e il ‘54 qualcosa come due milioni di persone si allinearono ai lati della Panamerican Highway per veder passare le macchine.
In effetti fu la tragedia della 24 Ore di Le Mans del 1955 a spingere le autorità messicane a considerare tutti i pericoli legati alla Carrera Panamericana e a far pressioni per la sua cancellazione. Suggerimenti subito ascoltati dagli organizzatori che annullarono l’edizione del ‘55.

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A sorpresa, la corsa è tornata in auge nel 1988 e da allora si è disputata ogni anno come evento storico, con vincitori recenti di tutto rispetto quali Stig Blomqvist, campione del mondo WRC nel 1984, e Harry Rovanperä, vincitore nel 2001 del rally di Svezia.
Altrove, il nome “Carrera” - termine spagnolo per “corsa” - è diventato sinonimo di due brand profondamente legati alla storia del Motorsport: Porsche e Tag Heuer. Il boss di quest’ultima, Jack Heuer, registrò il nome “Carrera” per il suo celebre orologio dopo essere venuto a conoscenza della corsa messicana nei primi anni ‘60.
La Carrera Panamericana, con i suoi risvolti tragici ed esaltanti, divenne da quegli anni parte del folklore del motorsport. E forse il grande Fangio pensava proprio a questa corsa quando pronunciò una delle sue frasi più celebri: “Ci sono quelli che si tengono lontano dai guai, e ci sono gli avventurieri. Noi piloti siamo gli avventurieri: più una cosa è dura e difficile, più grande è l’attrazione che esercita su di noi”.
E di corse dure come la Carrera Panamericana ce ne sono state poche, nella storia dei motori.

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Because a man can not live only of F1. I was commissioned to draw the five winners of the last, longest & most dangerous Road Race in the world: La Carrera Panamericana. Wanted to share it he

1952

1950

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I vincitori della prima edizione, Hershel McGriff e Ray Elliott su Oldsmobile... Non hanno vinto una singola tappa ma sono restati in testa alla generale fino alla fine...

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  • 2 months later...
  • leopnd changed the title to Carrera Panamericana

Thanks V6 Dino, actually... this a hobby!

As I am getting older (It´s a shame we don´t turn younger with time...) I can give more time to this, as I am very close to retire.  I started working at an editorial house back in 1983. Books gave food to my table since a kid, because my father was published by that editorial house.

In the 60´s I felt in love with racing cars, specially and in a sentimental way with mexican motorsport, in 2006 I was inducted at Mexico’s racing honor society, Scuderia Hermanos Rodriguez:

http://www.scuderia.com.mx/shr_contenido.php?lg=2

that's how my hobby found an audience among pilots, team owners and people of the small "mexican racing comunitty".

These drawings of the Carrera Panamericana are made in layers, so wheels can rotate independently from the body because they are for a video.

There´s lots of young graphic designers who can draw cars, but they lack the information I collected for 45 years about racing cars, nor they have passion for making each draw "verbatim": I mean, for example, Moisés Solana´s BRM that run the 1963 mexican GP, it wasn´t green, but red as the car was owned by Scuderia Centro Sud, so it was an italian team), you have to know the car´s configuration for that exact race (position of tail pipes, radiator, wheels...etc.

I´ll post here some of my work for a Magazine I designed & wrote for Lamrghni México, it was a conmemorative magazine of limited edition for their customers, when the 50 anniversary.

Greetings from México.

 

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