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4 minuti fa, Andrea Vallieri ha scritto:

Una cosa che non conosco, ma che mi piacerebbe sapere. Era suo il progetto della famosa bisarca che si vede nell'articolo del post di Sundance?

Non so chi fosse il progettista, ma non ho mai sentito che fosse di Uhlenhaut.

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  • leopnd changed the title to Rudolf Uhlenhaut
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    • By sundance76
      La storia di questa gara entrata nella leggenda può essere divisa in due periodi ben distinti: il primo, molto pionieristico dal 1925 al 1930, su tracciati stradali nelle vicinanze della capitale libica, e il secondo, il vero e proprio periodo d'oro con l'abbinamento alla Lotteria, dal 1933 al 1940, otto edizioni disputate sull'avveniristico circuito della Mellaha, costruito con gli enormi proventi della lotteria stessa. 

      La Libia all'epoca era Colonia Italiana, e un gruppo di italiani appassionati che vivevano nel capoluogo decisero di dar vita al "Circuito della Tripolitania".
      In questi primi anni la gara è ancora alla ricerca di una sua fisionomia.
      La prima edizione, nel 1925, si corre su un tracciato semi-cittadino, solo in piccola parte asfaltato, e mancante anche della titolazione nazionale.
      La lunghezza era di ben 71 Km ripetuti 3 volte per un totale di 213,300 km. 
       
      Il vincitore fu Renato Balestrero su OM, un buon pilota privato che disputerà tutti gli altri Gran Premi di Tripoli, fino alla fine di questa gloriosa gara, nel 1940. Balestrero (nella foto) si impone su Gigi Platé, milanese.

       
      La seconda edizione, nel 1926, vede un percorso diverso da quello della prima, giudicato troppo lungo.
      Ora si corre su un tracciato di "soli" 26 km da ripetersi 16 volte, con partenza alla Porta di Tagiura, sul rettifilo in prossimità del Campo di Aviazione.

       
      Si tratta ancora di un evento a carattere locale, con molti piloti del posto. A vincere è il tunisino Francois Eysermann su Bugatti (nella foto sotto), che batte il favorito della vigilia, il napoletano Vittorio Astarita,  costretto a una forsennata rimonta da una doppia foratura.

      Il manifesto dell'edizione 1926.

       
       
       
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