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Per chi  la storia la vuol conoscere, propongo la piacevolissima lettura dell'incredibile e avvincente cronaca di corsa del rally della Costa d'Avorio 1982 (quasi cinquemila km di corsa), gara decisiv

Montecarlo 1989, diretta tv della PS1 (Rai):     ... spero non si noti troppo il fatto che non vedo l'ora di gennaio 

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1 minuto fa, leopnd ha scritto:

Appunto, siccome giaceva giu' nel forum volevo ravivarlo in una specie di foto d'epoca per i rally...

Ok, magari potremmo modificare un po' il titolo per dargli una personalità più precisa, dei tipo "Rally - storia e storie", o cose del genere..

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salve a tutti

evitando i facili luoghi comuni di quando, come e perchè i rally hanno avuto fine, ho trovato in una busta questi inserti di AS concernenti una rispolverata sulla ''storia delle cprse su strada ... per quello che le ha originate nell'eesenza che il tempo ha loro dato. all'inizio una sorta di eredi delle grandi classiche su strada, 1000 Miglia, Carrera Panamericana e le altre, costringendoli a modificare il loro status di ''corse di regolarita'', prima in forma soft con tutta una serie di correttivi (classifiche all'indice, formula handicap e via discorrendo) per arrivare alla connotazione più vera ... corse di velocità e resistenza su ogni tipo di strada ... posto le prime pagine perchè siano di spunto a @leopnd e @sundance76 ed a chi come loro e me brucia del sacro fucoo, per riesumare quelle ''storie'' del titolo ...

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alla prossima

franz

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1 minuto fa, znarfdellago ha scritto:

salve a tutti

evitando i facili luoghi comuni di quando, come e perchè i rally hanno avuto fine, ho trovato in una busta questi inserti di AS concernenti una rispolverata sulla ''storia delle cprse su strada ... per quello che le ha originate nell'eesenza che il tempo ha loro dato. all'inizio una sorta di eredi delle grandi classiche su strada, 1000 Miglia, Carrera Panamericana e le altre, costringendoli a modificare il loro status di ''corse di regolarita'', prima in forma soft con tutta una serie di correttivi (classifiche all'indice, formula handicap e via discorrendo) per arrivare alla connotazione più vera ... corse di velocità e resistenza su ogni tipo di strada ... posto le prime pagine perchè siano di spunto a @leopnd e @sundance76 ed a chi come loro e me brucia del sacro fucoo, per riesumare quelle ''storie'' del titolo ...

 

alla prossima

franz

Ce le ho!!!! Le ho raccolte tutte, quelle dispense da RallySprint, tra il 2007 e il 2009, e poi le ho rilegate con copertina rigida. Non contento, ho speso altri 50 euro due mesi fa per il libro aggiornato, cioè che arriva fino 2016.

Bravo Franz, anche io nel topic sui Fratelli Marzotto ho richiamato l'origine realmente "agonistica" dei rallyes nelle grandi corse su strada scomparse.

Dio Santo che bello sarebbe se gli appassionati di oggi comprendessero la bellezza dei 1000 km del Giro di Sicilia, i 300 km d'un fiato della spaventosa e meravigliosa Coppa delle Dolomiti, l'avventura perigliosa della Carrera messicana, e le mille miglia della... Mille Miglia.

Sarebbe come vedere Hamilton e Vettel che, nelle due settimane tra un GP e l'altro, si confrontassero con altre centinaia di piloti, professionisti e non, correndo (incredibile) sulle strade di mezza Italia per dieci ore filate, con soltanto i rifornimenti a spezzare la furiosa rincorsa. 

Un mondo perduto, ma almeno non perdiamo il ricordo...

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18 ore fa, sundance76 ha scritto:

 

Dio Santo che bello sarebbe se gli appassionati di oggi comprendessero la bellezza dei 1000 km del Giro di Sicilia, i 300 km d'un fiato della spaventosa e meravigliosa Coppa delle Dolomiti, l'avventura perigliosa della Carrera messicana, e le mille miglia della... Mille Miglia.

Sarebbe come vedere Hamilton e Vettel che, nelle due settimane tra un GP e l'altro, si confrontassero con altre centinaia di piloti, professionisti e non, correndo (incredibile) sulle strade di mezza Italia per dieci ore filate, con soltanto i rifornimenti a spezzare la furiosa rincorsa. 

Un mondo perduto, ma almeno non perdiamo il ricordo...

Salve a tutti

la questione centrale, mi capita quasi ogni giorno questo scontro generazionale anche nell'altra mia patria adottiva, è che si è subito portati a pensare che quando critico la mancanza di spessore negli attuali piloti o la tecnica esasperata che controlla gli stessi o la pochezza dello spettacolo sportivo di alcuni GP sono un nostalgico retrò e la risposta è "è sempre stato così " ... ed il bello è che sostanzialmente è proprio vero, anche nei mitici '60 parecchi GP sono stati noiosi, si è finito per correre con una quindicina di monoposto per scelte errate a livello di federazione (volutamente scritto minuscolo) ma potevamo contare su "personaggi" di un carisma e di uno spessore tali da compensare ogni effetto negativo o nota stonata ... oggi mi sento dire che "ginetto" è "il personaggio" e sorrido al pensiero di Graham che legge una velina o di Clay che parla ai giornalisti controllato dall'addetto stampa del Team ... 

alla prossima

Franz

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"Strano destino, quello dei rallisti: loro, in fondo, non hanno mai potuto combattere solo con gli avversari diretti così come avviene in pista. Prima ancora della sfida corpo a corpo c'è sempre stata quella con la strada (anni '60), poi con l'affidabilità (anni '70), infine con l'organizzazione (anni '80). Nel piatto ogni pilota ha sempre dovuto fare i conti con un nemico in più da sommare all'avversario dichiarato".
(Carlo Cavicchi, gennaio 1993)

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QUELLO SI' FU UN VOLO!

Era il 1975 e Jussi Kynsilehto, buon pilota finlandese pieno di grandi speranze, riceve una vettura Ford Escort ufficiale per correre il Mille Laghi.
Dopo 22 prove speciali è in nona posizione assoluta e non è nemmeno passato un terzo di gara. Insomma, lui si dice che è il momento di attaccare a fondo.
Sulla speciale di Raikuu viaggia a 190 all’ora quando gli si profila davanti un imponente dosso. Nelle cuffie la voce del navigatore gli urla: “in pieno fino in cima poi buttati a sinistra e taglia!”. Jussi esita un attimo perché la velocità è già pazzesca, ma le note sono note e tiene giù. In realtà quel dosso è 300 metri più avanti, infatti lì la nota doveva essere così: “Frena, frena! Seconda sul dosso e occhio, occhio, dosso brutto”.
L’Escort vola per 70 metri poi atterra capottando quattro volte prima di arrestarsi contro un gruppetto di betulle. I due occupanti escono illesi, ma al navigatore viene consigliato di fare il giornalista piuttosto che il copilota.
Chi era il giornalista? Un certo Martin Holmes…(peraltro nei tanti anni che ha lavorato per me gli avevo suggerito più volte che era meglio se faceva il copilota anziché scrivere, ma questa è un’altra storia).

[CARLO CAVICCHI, giornalista, ex direttore di AS e Quattruote]

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Leggete e bevetene tutti.


VINTAGE


Vent'anni fa partivo con Sergio “Fox” Barbasio per il mio primo Rallye di Montecarlo.
Vent'anni fa, gli organizzatori pensavano che il rallye fosse una roba da uomini duri, per cui si partiva da Marrakech, si viaggiava per due notti e due giorni, si dormicchiava una notte a Monaco, si ripartiva all'alba per il “commun” (due giorni e una notte) e, quando ci si ritrovava sul lungomare, restava appena da fare la notte del Turini che, da sola, valeva quanto un intero rally San Martino di Castrozza; praticamente, in cinque giorni, si era fatto un Campionato Italiano.
Vent'anni fa gli avversari avevano nomi da Valhalla: Makinen, Mikkola, Aaltonen,Andersson, Toivonen, Waldegaard, Blomqvist (però, quanti ce ne sono ancora!) avevano tute di pelle d'orso e caschi con le corna.
Poi c'era l'Armée francese: Therier, Ragnotti, Nicolas, Andruet, Piot, colle piume alla moschettiera e l'accento al fondo, ma noi curavamo soprattutto quelli di casa: la Famiglia Fiattaglia dei Paganelli, dei Bisulli buonanima, dei Verini, dei Trombotto, perché é tra parenti che ci si fanno i dispetti più belli.
Vent'anni fa le macchine si chiamavano Fulvia, Alpine, Escort, Mini (la domenica alle corse, il lunedì al mercato) Porsche,Centoventiquattro, Saab, Citroen e 200 cavalli erano un miraggio.
Peri motori era lavoro di raschietto e blu di prussia e, per alleggerirle, si toglievano le maniglie degli alzacristalli, la moquette, il riscaldamento, così io sopra la tuta mi mettevo il montone.
Ad accudirle c'era una banda di fenomeni: il Topone, Scintilla, Don Vito Tufaralle, Fraboni, Noviello Martellogrosso, Agelao, Gegé, Stoccola ed altri che ricorda solo la memoria del cuore; imbrancati dal povero Gino, vagavano per il mondo dei rallies in tute dai colori e dalle fogge più disparate, su di una miscela di furgoni improbabili più una Flavia ai limiti della sopportazione. Leggendo mappe del tesoro,domandando alle spose e annusando l'aria, si sparpagliavano lungo il percorso, ma ci trovavano quasi sempre ed i miracoli erano routine.
Vent'anni fa il road-book si chiamava “radar” e bisognava farselo seguendole cartine; così le ubicazioni dei Controlli restavano sul vago e in gara li potevi trovare ovunque: nella sagrestia, nel bar, nel fienile, in casa del cugino del cronometrista; situazioni che, se eri in ritardo (e si era in ritardo) aggiungevano una certa suspence.
Vent'anni fa all'assistenza alimentare ci si pensava da soli, portandosi in macchina briciole di Plasmon e cioccolata molle (per anni ho creduto che si chiamasse fondente perchè si scioglieva). Ogni tanto apparivano “le mogli”: Ariella, Dede e Franca, con leccornie inimmaginabili come panini al latte, focaccia di Recco e Ciocorì,però il controllo era tirato e si lasciava tutto lì.
Ci si drogava, lo confesso: con ettolitri di caffé o di the molto zuccherato e, i più raffinati, con delle pastiglie svizzere al mirtillo che, si diceva, riposavano la vista; di sicuro facevano fare una bella pipì viola. Un altro bel sistema per andare più forte erano le arance, se rotolavano sotto il pedale del freno.
Avevamo anche il “Dottore”, ma era laureato in Economia e Commercio e, se attacchiamo con questa storia, non ci basta tutta la rivista.
Vent'anni fa le gomme erano le Pirelli, anzi Pirally e la scelta era facile:c'erano le Bollo Bianco, le Bollo Rosso e le Cienne 36, più le Cienne “Cesare”, una delle tante magie di quello di prima. Se c'era tanta neve (e allora ce n'era) si montavano le Hakkapeliitta,se si riusciva a dire il nome, oppure le Santamaria Goodrich, che erano ruote da bicicletta in marmo, con 500 chiodi da 7 millimetri e mezzo e tritavano il ghiaccio come una granita, ma i semiassi diventavano come treccine.
Una caratteristica comune a tutte, era di mancare dove servivano ed in trincea, a moltiplicare pani e pesci, c'erano Gariboldi e Franco (di cognome).
Vent'anni fa partivamo per Montecarlo con in macchina le catene, una matassa di filo di ferro (tenero) una serie di placchette freni, un barattolo di Turafalle (il composto che tappa i buchi nei radiatori) il Vim per la frizione ed un thermos di caffé che al primo salto si rompeva e, per tutta la gara, la macchina sembrava il bar della stazione.
Vent'anni fa Fox ed io, con Sandro, Amilcare, Marietto e Bernacca, eravamo la Squadra Corse HF ed andavamo a combattere i Vichinghi ed i Moschettieri con le nostre Fulvia rosse, che davanti avevano scritto LANCIA – ITALIA; solo un anno e Munari sarebbe diventato “il Drago”, avrebbe vinto il Montecarlo, dando il via ad un'altra era e Francesca Fiorio avrebbe declamato: “......per l'Alpine son solo beffe...e champagne per l'accaeffe!”.
Vent'anni fa....e sembra ieri.

 

Il famoso navigatore Piero Sodano, scrisse questo articolo nel 1991 per il ventesimo anniversario del suo primo Rallye Monte Carlo (1971).
Adesso sono passati altri 26 anni. E il racconto è sempre bellissimo.

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Munari per noi italiani è un mito, giustamente.

Tuttavia tendo a pensare che abbia sofferto in modo profondo il confronto con Waldegard.

Anche nelle interviste, spesso il "Drago" tende a sottolineare che egli è stato superiore allo svedese.

Vero è che in certe annate, come il '75 e il '77, Munari è stato anche incredibilmente bersagliato dalla malasorte (gli assurdi ritiri in Corsica, Sanremo, Spagna, Giro d'Italia e tanti altri).

Però Bjorn arriva nella squadra Lancia in Svezia '75 e subito vince. Poi al Safari (lo sapevate che doveva disputarlo con la FIAT ma quest'ultima accettò di "girarlo" alla Lancia?) va in testa per la maggior parte della gara, e solo un guasto al differenziale lo relega al terzo posto.
All'Acropolis, distribuisce sberle a tutti pur con una macchina piena di guai, che lo costringe poi al ritiro.
A Sanremo, complice anche il ritiro di Munari, vince nuovamente. E al RAC, correndo sub judice senza il cofano posteriore, domina in lungo e in largo vincendo 45 prove e giungendo terzo dopo aver recuperato una ventina di minuti dopo la rottura di un semiasse, per poi venir squalificato per ritardo al C.O.

Insomma, un'annata '75 maiuscola per Waldegard, mentre perfino i media nostrani cominciavano a mettere in dubbio la posizione di Munari, ipotizzando un suo declino.

Le voci continuano pure dopo la vittoria di Munari al Monte '76, per via del fatto che gli ordini di scuderia che congelavano le posizioni apparvero ad alcuni come un favore al Drago per proteggerlo dagli attacchi di Waldegard.

Al Sanremo '76 le cose andarono come sappiamo.

Munari vince in Corsica, ma anche qui dubbi e mugugni su un possibile favoritismo ai danni di Darniche.

Waldegard lascia la Lancia dopo la vittoria al Sanremo e al Rac prende per la prima volta in mano la Escort a motore anteriore e trazione posteriore, e arriva ottimo 3° davanti a..... Munari con la Stratos!

Nel 1977 Waldegard vince al Safari, una gara che Munari inseguirà invano per sempre, all'Acropolis e al Rac, mentre Munari vince al Monte, poi al San Martino "castrato" per problemi di sicurezza, e infine in Sudafrica dove la vittoria gli viene riconosciuta a '78 inoltrato.

Sappiamo pure che la Coppa Fia andò a Munari per un solo punto, nonostante i 39 punti totali di Waldegard contro i 31 del Drago.

Vero è, come ho detto, che anche nel '77 Munari subisce tante beffe (Giro d'Italia, Sanremo, Spagna e Corsica) mentre è primo. Se anche una sola di queste sfighe fosse evitata, avrebbe vinto con maggiore tranquillità la Coppa.

Tuttavia nel '77 Waldegard vince tre gare prestigiose, tutte "mondiali", e tutte frequentate dai migliori, mentre Munari costruisce la sua Coppa Fia su due vittorie non troppo esaltanti (San Martino e Total Sudafrica) e non "mondiali".

Lo svedese, dopo il titolo mondiale '79, continua ancora a vincere, soprattutto in Africa (in totale 4 vittorie al Safari stregato per Sandro, e 3 in Costa d'Avorio), mentre Munari fino al 1984 inseguirà vanamente la vittoria in Kenya. Waldegard sarà vincente fino a oltre 46 anni d'età.

Inoltre, Waldegard ha vinto su terreni diversissimi: a Montecarlo, al Safari, due volte al durissimo Acropolis (gara sempre odiata ed evitata da Munari), poi al RAC, facendo bene anche in Finlandia (dove Munari, a parte il 43° posto dell'esordio nel '65, non è mai andato più). Specialista anche dei ghiacci casalinghi (5 vittorie in Svezia).

Insomma, Munari afferma di essere comunque più forte di Waldegard sull'asfalto, e c'è da credergli. Però, Bjorn due Sanremo se li è comunque messi in tasca, e non furono demeritati.

Pensavo anche che Mikkola, pilota fortissimo (se fosse esistito il Mondiale Piloti, lo avrebbe già vinto nel '75) con vari tipi di vettura (ecco: Mikkola e Waldegard hanno corso e vinto con tante vetture, Waldegard anche più del finlandese), non ha mai vinto al Montecarlo.

Certo Mikkola era uno specialista del mitico 1000 Laghi (7 vittorie), però per tantissimi anni fino al '79 non ha avuto continuità nelle affermazioni di livello iridato.

Dieci dei suoi diciotto successi iridati vengono nell'epoca Audi (1981-87), quindi quando era già nella fase finale della carriera.

Mikkola (nato nel '42) e Waldegard (nato nel '43) hanno avuto varie similitudini in carriera, durata circa 30 anni per entrambi (1963-1993 per Mikkola; 1962-1992 per Waldegard).

Mikkola era capace di arrivare secondo a Montecarlo e in Portogallo con la 124 Abarth, poi andare a vincere in Marocco con la Peugeot e poi rivincere al Mille Laghi con la Toyota Corolla, tutto in poche settimane.

Anche lui forte in Africa (due vittorie al Safari, più una in Costa d'Avorio e una in Marocco), ma secondo me era meno efficace sull'asfalto rispetto allo svedese.

Waldegard porta (praticamente da solo) la Porsche alla vittoria nel Campionato Internazionale '70, porta la maggior parte dei punti-Marche alla Lancia nella vittoriosa stagione '75, contribuendovi anche nel '76, e fa parte con Mikkola della squadra Ford che vince il Mondiale '79.

Entrambi hanno corso e vinto in Africa con le Mercedes 450 slc.

Entrambi, a parte le vittorie post-1973 (16 per Waldegard, 18 per Mikkola) hanno comunque vinto rally di importanza mondiale prima del '73: precisamente 3 Mille Laghi per Mikkola, 1 Safari, 1 Alpenfahrt, mentre Waldegard trionfa in 3 Svezia, 2 Montecarlo e 1 Alpenfahrt. Quindi il totale in pratica è quasi pari.
Tripletta in casa per Mikkola (Mille Laghi 1968-69-70), tripletta in casa per Waldegard (Svezia 1968-69-70). Ma lo svedese, come detto, vince anche 2 Montecarlo, gara dove Mikkola non brillerà mai più di tanto (come Alen).

Mikkola vince anche la massacrante Londra-Messico '70, mentre Bjorn nell'87 vince alla Hong Kong - Pechino.

Molti per decenni hanno indicato in Rohrl il migliore di sempre, e forse è anche giusto (4 Montecarlo con 4 auto differenti). Tuttavia mi lascia perplesso la sua idiosincrasia quasi a priori per gare come il Safari (ma vinse comunque un Bandama), il Rac, e il Mille Laghi, mentre era fortissimo sull'asfalto. I suoi ammiratori amavano ripetere che aveva vinto in ogni Continente tranne l'Asia, dove non vi erano gare iridate.

Insomma, bravissimo Rohrl ed eclettico visto che andava forte anche in circuito, ma non vedo tutta questa superiorità.

Alen, che si disputava col tedesco le stime di critici e tifosi, era anche bravo sull'asfalto (oltre alle due vittorie in Corsica, vinse anche due Sanremo, lasciando stare quello '86 i cui punti furono invalidati), e andava forte anche al Rac, oltre che essere specialista del Mille Laghi come Mikkola, e del Portogallo (ben 5 vittorie).

Markku non disdegnava alcuna "location", però non è mai riuscito a vincere al Montecarlo o al Safari, mentre alcune grandi classiche le ha fatte sue soltanto a fine carriera (Acropolis '87, Svezia e Rac '88).

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