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Ho trovato questa bellissima intervista in 4 parti a Jo Ramirez, non so se l'avete già  vista ma la prendo come pretesto per aprire un topic che definirei doveroso visto che parliamo di un uomo che ha attraversato la storia del motorsport accanto ai più grandi.

 

http://www.youtube.com/watch?v=2pCBnYTJrgI

 

http://www.youtube.com/watch?v=x7q152Ik5ZQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=GjypYLrvUEk

 

http://www.youtube.com/watch?v=3RovBefqVc8

 

La sto ancora guardando ma è piena di perle, in primis la bellissima descrizione del rapporto Stewart-Cevert. E poi l'intuito di Fittipaldi a proposito del giovane Senna, ancora ai tempi della Copersucar...

 

 

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Ho trovato questa bellissima intervista in 4 parti a Jo Ramirez, non so se l'avete già  vista ma la prendo come pretesto per aprire un topic che definirei doveroso visto che parliamo di un uomo che ha attraversato la storia del motorsport accanto ai più grandi.

 

http://www.youtube.com/watch?v=2pCBnYTJrgI

 

http://www.youtube.com/watch?v=x7q152Ik5ZQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=GjypYLrvUEk

 

http://www.youtube.com/watch?v=3RovBefqVc8

 

La sto ancora guardando ma è piena di perle, in primis la bellissima descrizione del rapporto Stewart-Cevert. E poi l'intuito di Fittipaldi a proposito del giovane Senna, ancora ai tempi della Copersucar...

Scrisse anche un libro di memorie qualche anno fà .

Non mi piacque proprio a proposito di Fittipaldi e di come lo descrisse negativamente quando in Copersucar a suo dire ad un certo punto si comportasse da prima donna e con poca attitudine a collaborare con la squadra.

Dopo due anni di schieramenti nelle ultime file e di piazzamenti indecenti per uno che era abituato al top gli saranno girati un po i c......i ?! 

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Non mi piacque proprio a proposito di Fittipaldi e di come lo descrisse negativamente quando in Copersucar a suo dire ad un certo punto si comportasse da prima donna e con poca attitudine a collaborare con la squadra.

Dopo due anni di schieramenti nelle ultime file e di piazzamenti indecenti per uno che era abituato al top gli saranno girati un po i c......i ?! 

 

Beh, ma ammesso che sia vero l'andamento dei fatti narrato da Jo, cioè che Fitti si lamentava e girava con tempi XYZ, e che poi, una volta doppiato e in scia ai top driver si metteva a tirare girando 2 secondi in meno, beh, allora anche Jo ha tutto il diritto ad avere i cogli ioni girati.... 

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Beh, ma ammesso che sia vero l'andamento dei fatti narrato da Jo, cioè che Fitti si lamentava e girava con tempi XYZ, e che poi, una volta doppiato e in scia ai top driver si metteva a tirare girando 2 secondi in meno, beh, allora anche Jo ha tutto il diritto ad avere i cogli ioni girati.... 

Hai detto giusto,ammesso che sia vero. Ha detto il falso. Quello delle scie è un giochetto che facevano e fanno le schiappe. E mi dispiace che Ramirez si sia permesso di infangare Fittipaldi che qualche cosa aveva vinto quando lo conobbe. La realtà  era che invece in Copersucar c'era assai anarchia e Fittipaldi doveva fare da manager,da programmatore per cercare i tecnici e i progettisti poi scendere in pista e fare i tempi con delle carrette. Quando c'era una pista dove la guida contava in realtà  Fittipaldi si faceva vedere sia in prova che in gara. 

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C'è da dire che nell'intervista, se non ho capito male, Ramirez parla di enormi problemi gestionali di carattere burocratico dovuti alle leggi brasiliane, lasciando intendere che il governo non fece nulla per un team che poteva significare molto per l'identità  Paese, lasciando intendere una certa miopia/ingratitudine verso Emerson. Dice anche che è il periodo in cui ha perso i capelli a causa di quello che dovettero passare. Dice anche però che Fittipaldi come business-man non era il top, e che in questo era meglio Wilson. 

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Hai detto giusto,ammesso che sia vero. Ha detto il falso. Quello delle scie è un giochetto che facevano e fanno le schiappe. 

 

Hai capito male e forse io mi sono espresso male. Non è che stando "in scia" venisse tirato: l'episodio sta a significare che, una volta superato dai big, Fitti cominciava a "tirare".

 

Ma non certo per l'effetto-scia.

 

In questo caso la parola si intendeva in senso lato per dire "dietro a" quei piloti. Il seguirli spronò Fitti a tirar fuori quello che la macchina poteva tirare.

 

Che sia falso o vero, io non so come fare a saperlo.

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Rispondendo un pò a tutti dico che Emerson era un ottimo pilota-collaudatore ma meno efficace nel gestire la squadra anche se probabilmente lui credeva di potercela fare. Dalle memorie di Emerson l'avventura in Copersucar gli fece venire il vomito per le corse e quindi capisco Ramirez che sicuramente fece il massimo per la squadra ma anch'esso ne ricavò solo disturbi psico-fisici.

L'unica a funzionare discretamente fù la F5A del 1978 riveduta da Caliri sulla base della scarsa F5 di Baldwin dell'anno prima,e infatti Fittipaldi rispose in pista positivamente,poi per sua stessa ammissione negli ultimi due anni tirò a campare deluso e sfinito.

L'impresa brasiliana fallì subito nel primo biennio 1975-1976 e questo era naturale per mancanza di know-how con un giovane Divila che comunque dimostrò di avere intuizioni interessanti. Emerson dopo la deludente stagione 1976 chiese e ottenne che la squadra si trasferisse in Inghilterra,patria dei telai,e arrivò Baldwin che però sbaglio il progetto F5,poi ci furono i Cosworth che non erano all'altezza(i migliori non li davano certo alla Copersucar). Il sogno dei Fittipaldi si infranse contro lo stesso muro in cui si erano già  infranti altri come Surtees e Amon e poi in tempi più recenti niente popò di meno che Toyota,Honda e ...Mercedes?

Tornato in Brasile per un anno sabbatico ad Emerson tornò la voglia di guidare e trovò degno sfogo negli USA che lo coprirono di gloria e dollari. 2 vittorie ad Indy e titolo CART quando questa serie era ancora credibile. E Jo Ramirez ottenne grande soddisfazione in McLaren,come meritava. 

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  • 10 months later...
  • 3 years later...
  • 2 weeks later...
Il 14/11/2013 at 00:29 , Lotus72 ha scritto:

Hai detto giusto,ammesso che sia vero. Ha detto il falso. Quello delle scie è un giochetto che facevano e fanno le schiappe. E mi dispiace che Ramirez si sia permesso di infangare Fittipaldi che qualche cosa aveva vinto quando lo conobbe. La realtà  era che invece in Copersucar c'era assai anarchia e Fittipaldi doveva fare da manager,da programmatore per cercare i tecnici e i progettisti poi scendere in pista e fare i tempi con delle carrette. Quando c'era una pista dove la guida contava in realtà  Fittipaldi si faceva vedere sia in prova che in gara. 

In realtà è vero che Fittipladi ad un certo punto non si impegnasse.... Tanto che stava per mollare tutto ed andare alla Ferrari.

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    • By Wexx
      Apro un topic su questo leggendario ingegnere per un motivo molto banale: ho trovato una bellissima intervista del 2013 in cui ripercorre la sua intera carriera nelle corse e non sapevo in che topic postarla:
       
      http://classiccourses.hautetfort.com/archive/2013/03/07/gerard-ducarouge.html
       
      http://poeticsofspeed.files.wordpress.com/2014/01/ducarouge2mon85-sign.jpg?w=774

    • By sundance76
      Tengo a precisare che non mi interessano i nomi coinvolti, potevano anche chiamarsi Aldo, Giovanni, Giacomo e Marina. Quello che voglio analizzare sono i fatti, dandone una mera lettura fenomenologica e non dietrologica, o comunque non eccessivamente. E sicuramente senza lasciarmi coinvolgere in stupide discussioni sul valore dei singoli che, ripeto, potevano essere anche altri quattro a caso. Ho inoltre la presunzione di non essere sospettabile di “tifo” particolare a favore o contro uno dei soggetti che saranno coinvolti in questa disamina, men che meno di “complottismo” a vanvera.

      Oltre ad aver visto le gare in tv, le mie riflessioni si basano sui fatti accaduti e su fonti dell’epoca, AutoSprint, ma anche MotorSport e Quattroruote, e varie altre pubblicazioni specializzate di quegli anni.

      Mansell, Piquet, Prost, Senna, in ordine alfabetico, furono i piloti Honda che nella seconda metà degli anni ’80 portarono la Casa giapponese ai vertici della F1. Nigel e Nelson con la Williams, Ayrton e Alain con al McLaren.

      Partiamo dalla prima coppia. È noto che intorno al 1985 Nelson Piquet fosse considerato come il pilota di F1 più forte, e infatti quell’anno Frank Williams lo assume per rimpiazzare Rosberg nel 1986. Il suo compagno, Mansell, in quel periodo era considerato come un onesto pilota, anche veloce, capace un po’ a sorpresa di tener testa a un campione come Keke. Ma in ogni caso nella considerazione generale non c’era match: Nelson era il campionissimo, Mansell l’ex mansueto destinato a un ruolo da comprimario.

      E la Honda, che co-finanziava l’ingaggio dei piloti, non fece mai mistero di attendersi la maggior parte delle vittorie dall’affermato Piquet piuttosto che da Nigel. Eppure sappiamo tutti come si dipanò quel biennio: nel 1986 Nelson legò poco con la squadra inglese, forse anche a causa dell’incidente e della degenza di Frank, e Mansell rivelò sorprendentemente qualità velocistiche in parte insospettate. Forse, Piquet soffrì anche perché abituato nei sette anni di Brabham ad essere l’abituale punto di riferimento, senza compagni che potessero mettere in discussione tale ruolo.

      Proprio in quell’estate ’86 iniziarono i primi sospetti incrociati. Dopo Brands Hatch, Mansell è leader del Mondiale con 4 vittorie, mentre Piquet è in affanno con una sola affermazione. Mansell va a Maranello e sigla un pre-accordo con la Ferrari, subito dopo a Hockenheim Piquet torna a vincere e si ripete in Ungheria. Se a Budapest Mansell dice di non aver saputo trovare la giusta messa a punto, in Germania la differenza di prestazioni tra le due Williams viene interpretata da tutti gli addetti ai lavori come un chiaro segnale: se Nigel vuole giocarsi il titolo, deve firmare con Didcot e stracciare l’accordo con Ferrari, altrimenti il mondiale si allontanerà inesorabilmente (in direzione Piquet). Mansell firma, la lotta comunque si riequilibra, ma alla fine il titolo lo vince Prost con la McLaren-Tag-Porsche beffando i due Williams-Honda.

      Nel 1987, dopo alcuni exploit iniziali del solito Prost e di Senna con la Lotus ora dotata dell’Honda, in casa Williams si fanno un po’ meglio i conti e il titolo dopo metà estate diventa un affare tra Piquet e Mansell, nonostante la strenua ma velleitaria resistenza di Ayrton.
      Ora, sappiamo bene le sterili e per me ormai nauseanti serie di luoghi comuni, secondo cui Mansell veniva dipinto come uno sciupone e Nelson come un tattico sopraffino dalla guida pulita e veloce. Tuttavia in varie occasioni ho cercato di dimostrare che, almeno nel biennio 86-87, tale diceria non ha un gran fondamento nei fatti. 

      A Brands Hatch ’86, Nelson sbaglia una cambiata, e perde il duello serrato con Mansell. 

      Ad Adelaide, il brasiliano guida consumando le gomme, con bloccaggi in frenata e va in testacoda compromettendo in gran parte le chances mondiali. 

      Nell’87 la vulgata vuole che ognuno dei tanti errori di guida di Nelson sia da giustificare con Imola: fatto sta che Piquet sbaglia ancora molto, testacoda al Castellet pressato da Mansell, perde nuovamente il duello diretto a Silverstone, in Spagna sbaglia al pit stop poi va in testacoda, e poi nel finale va lungo fuoripista, in Messico si tocca con Prost e viene salvato dall’intervento dubbio dei commissari che lo rimettono in pista.

      E nel 1987 il mondiale si dipana secondo un copione sorprendentemente riassumibile in questo modo: Mansell oscilla tra le tante vittorie (ben 6 alla fine) e ritiri per guasti meccanici spesso mentre è primo (scarichi a Monaco, alternatore in Germania, bullone in Ungheria, impianto elettrico in Portogallo), mentre Nelson Piquet oscilla tra i tanti secondi posti (ben 7 alla fine) e qualche vittoria, ma sempre e solo approfittando dei guai altrui (Germania, Ungheria e Italia).

      In ogni caso, che fosse Mansell, che fosse Piquet, che fosse Senna, la Honda a due terzi di campionato era già certa che un suo pilota avrebbe vinto il Campionato conduttori (quello a squadre era già Williams).

      A Monza ‘87, nelle prove Piquet dice di temere sabotaggi (eppure gli accidenti allucinanti, come il bullone che si sfila o la cinghia dell’alternatore erano capitati solo a Nigel), ma paradossalmente Mansell per tutto il weekend soffre con un motore tragico, insolitamente poco potente e sbilanciato nei consumi, al punto che se ne accorgono in tanti già dal suono anomalo sui rettilinei, per non parlare delle velocità massime davvero scarse. E mentre Nigel sputa i polmoni per arrivare terzo, Nelson va a vincere dopo l’erroraccio di Senna in parabolica. Una vittoria che, dopo le altre due cadutegli in testa in Germania e Ungheria con altrettanti zeri del compagno (che era ben davanti a lui), sembra ormai blindare il mondiale di Piquet soprattutto dopo quello che accade nel successivo Portogallo, quando il motore pianta di nuovo in asso Mansell, mentre ai box, sostituendo la scheda, il propulsore va di nuovo in moto. 24 punti di vantaggio per il brasiliano sembrano ormai il preludio alla vittoria matematica ben prima delle ultime corse.

      Senonché, a Jerez, dopo l’ennesima bizza al motore in prova, Mansell pianta una grana, i motoristi Honda cambiano qualcosa nell’elettronica, e Nigel va a vincere per la quinta volta nella stagione. L’inglese poi rivince alla grande anche in Messico, e mantiene vive le pur flebili speranze di titolo. Flebili perché ormai siamo a Suzuka, casa della Honda, e con una Ferrari già competitiva in penisola iberica e in Messico, a Piquet basta davvero poco per festeggiare. L’incidente di Mansell chiuderà imprevedibilmente la partita ancora prima della gara. 

      Ma già a Jerez le critiche sui motori tragici assegnati a Mansell tra Monza, Portogallo e qualifiche di Spagna vengono allo scoperto. La Honda già ad agosto ha fatto sapere di voler abbandonare la Williams, e nell’88 fornirà solo le McLaren di Prost e Senna (del resto già pilota-Honda alla Lotus) e la Lotus dove Piquet andrà al posto di Ayrton. 

      Le voci su un danneggiamento voluto dalla Honda contro Mansell non vengono smentite dalla Williams che anzi tramite Frank Dernie le accredita: “Senza dubbio, lavorando sui chip si può modificare ogni funzione di un motore come il nostro Honda. E questo senza che noi ingegneri convenzionali possiamo farci qualcosa. Non è un mistero che, da Monza in poi, i nostri motori siano stati molto meno efficienti di quanto lo fossero prima, quando le differenze di velocità massima tra noi e la Lotus erano sempre abbondantemente a nostro favore. Personalmente non so se i giapponesi abbiano lavorato contro Mansell e pro-Piquet, ma devo ammettere che se volessero potrebbero farlo senza problemi. È un discorso tutto nelle loro mani…”.
      Ecco, il problema non è trovare scuse per le sconfitte o delegittimazioni per le vittorie, ma di certo una serie di fatti, di prestazioni, di guasti non sono smentibili.

      Veniamo al 1988. 

      Mentre in Williams al posto di Rosberg arrivò Piquet, in quanto la Honda esigeva comunque un campione di vaglia in squadra, dove c’era già Mansell, nell’88 la Honda arriva in McLaren insieme a Senna, che aveva guidato i propulsori giapponesi nell’87 alla Lotus. Nella McLaren c’è già un pluri-iridato come Prost.

      La storia la conosciamo: Senna è quasi sempre più veloce in qualifica, mentre in gara nella prima metà stagione il divario si riduce fino ad annullarsi (ora verrà il solito a dire che a Monaco Senna diede un secondo e mezzo a Prost in prova – vero – e che in gara gli stava dando un minuto – falso, o meglio solo in parte vero perché quel distacco era maturato grazie al tappo di Berger), al punto che al giro di boa di metà stagione Prost è in testa al Mondiale, pure grazie a vittorie come Messico e Francia dove anche dal punto di vista di velocità pura si dimostra più che alla pari con Ayrton in gara.

      Poi d’estate Senna infila ben quattro vittorie consecutive e diventa leader, al punto da ipotizzare, in un campionato in cui contano solo le vittorie, un’affermazione matematica ben prima della fine della stagione. Eppure, il Senna ultra-efficace e velocissimo visto per tutto l’anno, va in crisi nella penisola iberica, quasi come Mansell nel 1987.
      In Portogallo, dopo il quasi-scontro al secondo giro, Prost vince nettamente, mentre un’avaria al computer di bordo relega Senna al sesto posto.

      In Spagna, Prost rivince altrettanto nettamente, mentre Senna è solo quarto nuovamente alle prese con misteriosi consumi esagerati segnalati dal computer come in Portogallo. Nessuno in squadra riesce a spiegarsi tale differenza di consumi tra i due piloti, che per tutto l’anno avevano avuto valori molto simili.

      E se l’anno prima gli interrogativi sui chips Honda tra Mansell e Piquet erano rimasti senza risposta, l’andamento del finale ’88 se possibile ne aggiunge altri.

      Se a Estoril e Jerez, Senna era apparso impacciato, lento, inspiegabilmente inefficace, a Suzuka è Prost a fare la figura del pivello, e ad avere problemi strani alla valvola limitatrice, con valori che impediscono la potenza massima già in prova, e continui guai al selettore nei cambi tra la seconda e terza marcia, al punto che Senna, precipitato in 14ma posizione, rimonta mezzo giro, lo supera e lo stacca al traguardo.

      Su AS, Cavicchi, notoriamente di simpatie prevalentemente “senniste”, pur riconoscendo tutti i meriti del brasiliano campione con otto vittorie, che aveva mancato solo per due errori altre due vittorie a Monaco e Monza, scrive: “Ma Senna ha anche vinto dove la Honda voleva e proprio come la Honda aveva deciso un anno fa allorché assicurò al brasiliano la sua dote di motori. Visto con il senno di poi quanto è accaduto in F1 negli ultimi anni suggerisce molti dubbi che gettano un’ambigua ombra su questa serie di gare che sono poi il top dell’attività sportiva motoristica. Ricordate le vicende di Mansell con Piquet? Piquet era il pilota pagato dalla Honda, Mansell era quello della Williams. Il titolo, guarda caso, non è mai finito nelle mani del pilota britannico che pur per due anni aveva stupito con il suo andare così arrembante. E quest’anno il pilota della Honda era Senna, non certo Prost che era il pilota della McLaren. Piquet è stato uno dei più grandi campioni che il nostro sport ci ha offerto, Senna si propone da tempo come il talento emergente più forte, come il nuovo grandissimo, uno che potrà a sua volta segnare la storia con le sue imprese, quindi non c’è nulla di strano che a vincere siano stati negli ultimi due anni questi due brasiliani. Non sono quindi loro, la loro assoluta bravura, a far discutere. È quello che si è visto e soprattutto si è intuito a far pensare e anche a far paura. L’anno scorso si parlò a lungo dei chip, microprocessori capaci di trasformare un motore da lumaca in jet, si diceva che in qualche caso (o in molti casi) fossero gli uomini ai box a decidere l’esito delle corse [..]Si accennava a questi chips e ci si riferiva ai motori Honda. Prima del dominio giapponese, del trionfo dell’elettronica ai box, mai se ne era chiacchierato. Quest’anno i sospetti sulle manovre oscure di Goto e compagnia si sono moltiplicati [….]. Ci piace pensare che Senna e Piquet hanno vinto perchè sono stati i più bravi (ed è certamente vero) e non perché a decidere così sono stati alle loro spalle oscuri manipolatori”.

      La vittoria di Senna non placa gli animi, ma anzi nella settimana successiva Prost in due interviste sfoga esplicitamente i suoi sospetti sui presunti favoritismi Honda per Senna, affermando che persino due alti esponenti della Casa giapponese prima di Suzuka avevano già annunciato che Ayrton sarebbe stato campione del mondo.

      Prost si dice amareggiato perché quando la differenza tra lui e il compagno si manifestava in maniera netta a favore del brasiliano, nessuno lanciava sospetti, mentre quando la differenza netta era a suo favore i sospetti affioravano (e sul punto, come si è visto, le cose possono leggersi in maniere opposte).

      In particolare, Prost recrimina il motore balordo a Monza sin dalle prove, e che nonostante la sua miglior partenza, aveva consentito a Senna di risorpassarlo in accelerazione dopo duecento metri (il motore di Prost poi si ruppe, unica rottura meccanica Honda in gara della stagione), mentre a Suzuka, nonostante la furiosa rimonta di Senna da centro classifica, risultò che il brasiliano aveva consumato cinque litri meno di Prost, eppure Senna doveva averci dato dentro per rimontare dal centro-gruppo e staccare Prost. I giornalisti allora hanno ipotizzato che, visto il miglioramento di Prost a partire da Monza dopo che il francese si era “ribellato” coi giapponesi , forse era stata l’eccessiva rassegnazione di Alain ad aver progressivamente spinto la Honda a non equilibrare la situazione.

      Insomma, la storia dei chips “manovrati” dalla Honda e della volontà dei giapponesi di festeggiare “a casa” i propri campioni brasiliani, per qualche anno fu ben più di un mugugno.
      Mi rendo conto che moltissimi potrebbero equivocare queste elucubrazioni, magari intendendole come attacchi a questo o quel pilota. Nient’affatto, si tratta solo di uno spunto per riflettere, a distanza di oltre trent’anni, su una ipotesi che non era del tutto campata in aria.
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