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  1. Simon Pagenaud, nato a Poitiers, Francia, il 18 Maggio 1984 Team: Schmidt Peterson Hamilton Motorsports
  2. leopnd

    René Arnoux

    René Arnoux nasce il 4 luglio 1948 a Pontcharra (Francia). La passione per i motori lo porta in Italia, più precisamente a Moncalieri (Torino): nel nostro Paese inizia a correre con i kart e per guadagnare soldi lavora come meccanico presso il preparatore Conrero. René inizia a farsi notare tardi nel mondo del motorsport: a 25 anni conquista il campionato francese di Formula Renault e tre anni più tardi debutta in F2. Nel 1976 perde il titolo europeo contro Jean-Pierre Jabouille ma l’anno seguente trionfa in una delle edizioni più ricche di talento di sempre (Eddie Cheever, Didier Pironi, Riccardo Patrese, Bruno Giacomelli e Keke Rosberg finiscono alle sue spalle). René Arnoux esordisce in F1 nel GP del Sudafrica al volante della Martini ma non riesce a qualificarsi: nel corso della stagione, nonostante una monoposto tutt’altro che competitiva, porta a casa due noni posti in Belgio e in Austria. Il team transalpino - in crisi economica - si ritira prima del termine della stagione e René trova un posto alla Surtees: disputa le ultime due corse dell’anno risultando migliore del compagno Beppe Gabbiani e ottiene un altro nono posto (negli USA). Nel 1979 Arnoux viene chiamato dalla Renault per affiancare il pilota francese Jabouille: durante il GP di Francia a Digione ottiene i primi punti e il primo podio in carriera (3°) dopo un incredibile duello con Gilles Villeneuve entrato nella storia di questo sport. Conclude la stagione davanti al compagno di scuderia e ottiene due secondi posti in Gran Bretagna e negli USA. La prima vittoria in F1 per René Arnoux arriva nel 1980 in Brasile. La seconda stagione al volante della monoposto francese si rivela ancora più ricca di soddisfazioni: oltre a risultare nuovamente più rapido di Jabouille ottiene un’altra vittoria in Sudafrica e un secondo posto in Olanda. Nel 1981 inizia una rivalità con il nuovo coéquipier, un certo Alain Prost: René soffre la presenza di un connazionale più talentuoso e come miglior risultato ottiene un secondo posto in Austria. L’anno seguente, grazie ad una monoposto più competitiva, arrivano risultati migliori ma peggiora la convivenza con il compagno di squadra: vince in Francia contravvenendo agli ordini di scuderia e sale sul gradino più alto del podio in Italia. René Arnoux disputa la sua migliore stagione in F1 nel 1983 quando viene chiamato dalla Ferrari: sfiora il titolo Mondiale (3° in classifica generale), si rivela più rapido del compagno transalpino Patrick Tambay e porta a casa tre successi (Canada, Germania e Olanda), due secondi posti (Austria e Italia) e due terzi posti (USA Ovest e San Marino). L’anno successivo la situazione peggiora: il nuovo compagno Michele Alboreto è più veloce e il driver transalpino si deve accontentare di salire sul podio in quattro occasioni (secondo a San Marino e a Dallas, terzo in Belgio e a Monte Carlo). Nel 1985, dopo solo un GP - quello del Brasile - disputato al volante della Rossa (quarto, peggio di Alboreto che arriva secondo) René Arnoux viene licenziato dalla Ferrari. La carriera in F1 di Arnoux si conclude con la Ligier, scuderia nella quale il pilota transalpino corre per quattro anni senza brillare particolarmente. Nel 1986 (anno in cui è più lento di Jacques Laffite ma più rapido di Philippe Alliot, entrambi connazionali) ottiene tre quarti posti (Brasile, Gran Bretagna e Germania). L’anno successivo René Arnoux va a punti (6° in Belgio) in una sola occasione, a differenza del coéquipier Piercarlo Ghinzani, mentre nel 1988 (10° posto in Portogallo come miglior piazzamento) deve fare i conti con uno Stefan Johansson più in forma. Nell’ultima stagione nel Circus (1989) termina al quinto posto in Canada e surclassa il nuovo compagno di scuderia: il transalpino Olivier Grouillard. Nel 1997 Arnoux viene chiamato dalla Rai a commentare i GP di F1 e l’anno seguente fonda la Kart’in, società specializzata nella realizzazione di piste di kart indoor. Uomo immagine Renault, prende parte nel 2005 e nel 2006 al Grand Prix Masters, categoria rivolta ad ex piloti del Circus.
  3. Il vincitore della prima gara a Reims, Manfred von Brauchitsch con la Mercedes W154...
  4. until
  5. Se nasci negli anni '40 a Clermont Ferrand in Francia hai una possibilità su tre di finire a lavorare alla Michelin (30mila addetti in città su circa 100mila abitanti negli anni 60), la seconda è quella di diventare un rispettabilissimo "signorqualunque" come in tanti altri posti, mentre la terza te la puoi giocare sulla terribile Charade, conosciuta anche come il Nurburgring dell'Auvergne, 8km di tormento alle pendici del vulcano Puy-de-Dome, 800m sul livello del mare, Patrick Depailler, classe 1944, ha deciso di giocarsi la possibilità n.3. Il demone della velocità lo cattura da giovane e lo scaraventa sulla pista di casa con le due ruote. Il passaggio alle quattro è rapido, se a convincerti è uno come Beltoise, così come veloce è la firma sul contratto con l'Alpine, una grande scuola da corsa dove ti insegnano a guidare di tutto (monoposto, endurance, rally, turismo...). Grazie a questa fantastico training, ai soldi della ELF che investe sui giovani transalpini e ad un talento non comune, ben presto Depailler comincia vincere. Tra il ’70 e il ’74 conquista un Tour de France Auto navigato da un tale Jean Todt (uno che avrebbe fatto carriera), il campionato francese di Formula 3 e l’europeo di Formula 2 che gli apre le porte della massima categoria. Patrick è veloce, terribilmente spettacolare e sa mettere a punto le macchine. E’ certamente un po' matto, ma con un piede pesantissimo. Va forte Depailler, molto forte. Il problema è che lo fa con tutto: auto, moto (pista o fuoristrada che sia), deltaplano... Depailler entra stabilmente nel Circus dal '74 (rinuncia alle ultime gare del ‘73 per le fratture rimediate con la moto da fuoristrada) e corre in tutto 95 GP. Fino al ’78 anni si cala nell’abitacolo del boscaiolo Ken Tyrrell (orfano del divino Stewart e del povero suo erede designato Cevert). Passa poi con Guy Ligier in un team tutto francese (i due avevano già corso assieme a Le Mans). Il palmares di Depailler non è ricco considerando i soli numeri, ma lo spettacolo offerto alla guida è di primissimo livello. 19 podi in totale con 2 vittorie: la danza di Monaco ‘78 con la Tyrrell 008 e poi Spagna ’79 a Jarama con la Ligier Js11. L’anno buono per il mondiale sembra essere il 1979. La Ligier va forte e Depailler con il compagno Lafitte vola. Il problema del trentacinquenne di Clermont è proprio il volo, ma quello con il deltaplano. La sua grande passione (assieme al motocross) gli costa uno schianto tremendo contro una parete rocciosa e mesi di ospedale per le fratture multiple alle gambe. Ovviamente il mondiale del ‘79 è perso (saranno Scheckter e Gilles a giocarselo) e come se non bastasse Guy Ligier lo licenzia per giusta causa: i suoi piloti da contratto non possono praticare sport pericolosi (come se la F1, negli anni 70 per giunta, fosse il Burraco). Un sedile per il 1980 al claudicante Depailler lo offre l’ing. Chiti che ha bisogno di un pilota forte e che sappia collaudare una macchina, tutta da sviluppare, come l’Alfa Romeo 179 con la quale la casa del Portello spera di ritornare ai fasti delle Alfetta bi-campioni del mondo nel 50/51. La 179 ha del potenziale ma sembra pericolosamente incline alle rotture meccaniche e con l’effettuo suolo non si scherza. Il 1° agosto 1980 il team si presenta ai test privati sul velocissimo (allora) Hockenheimring. L’Autodelta deve far progredire la macchina. Alle 11:53 però qualcosa va storto, forse cede una sospensione o una minigonna. L’Alfa 179 vola fuori alla Ostkurve a oltre 250. La vettura si accartoccia sul rail tranciandosi in due. Nulla da fare per Depailler, troppo gravi le ferite riportate. Questa volta il deltaplanista di Clermont non ce la fa.
  6. Il Gran Premio di Francia del 1921 si disputò a Le Mans il 25 luglio 1921. su 30 giri del circuito di 17,26 km per una distanza totale di 517,8 km ed è stato vinto da Jimmy Murphy alla guida di un Duesenberg. La gara è stata caratterizzata da una partenza con vetture rilasciate in coppia a intervalli di un minuto... L'anno seguente Murphy con la stessa vettura vince anche la Indianapolis 500!
  7. leopnd

    Jacques Laffite

    Buon 72. compleanno... Se si parla di francesi in Formula 1 si pensa: al bello e impossibile Cèvert, al professore trionfatore in ogni dove Prost, al mitico Jean Pierre Jabouille o all’amante del contatto carbonio contro carbonio ma ora rinato Grosjean. Ci si dimentica spesso di un francese che ha unito la sua carriera a lungo ad un’uomo autocrate come Guy Ligier, scrivendo per lui pagine e pagine di storia ricambiando tale stima con risultati di rilievo netto: Jacques Laffite. Jacques Laffite, detto “Jacquot”, nasce il 21 Novembre del 1943 a Parigi. Figlio di un principe del foro parigino avrebbe di fronte una carriera fatta di difese e arringhe in uno degli studi forensi più importanti di tutta Parigi. L’abbiamo ripetuto migliaia di volte, chi nasce con l’anima racing deve correre in auto. End. Jacques Laffite non fa eccezione. Molla tutto e va a fare il meccanico preferendo le mani intrise di olio e grasso a mani pulite volteggianti nell’aria di qualche camera di tribunale in cerca di difese per questo o quel cliente pieno di franchi da rimpinzare le casse dello studio paterno. Qui conosce un’altra icona del periodo d’oro della Formula 1 francese: Jean Pierre Jabouille. Lo assiste come meccanico e inizia con lui un rapporto profondo, che gli porterà a diventare cognati più avanti (hanno sposato due sorelle). Magari in questo periodo Laffite manco ci pensa a fare il pilota, ma l’anima non si può comandare. E’ come avere una polveriera pronta ad esplodere che attende solo la scintilla giusta. Tale scintilla porta il nome di un’azienda petrolifera mentore della maggior parte dei piloti francesi dell’epoca: la Elf. Dopo 2 stagioni passate a dominare in un lungo e in largo in F2 ,F3 e una partecipazione alla 24 ore di Le Mans; Laffite debutta nel 1974 al volante di una Iso Marlboro dell’ancora non Sir (ma non per questo meno straordinaria personalità) Frank Williams. Dopo 2 anni con la Williams e uno strepitoso secondo posto nel terribile Nurburgring, Laffite viene ingaggiato da Guy Ligier che già lo aveva comandato a Le Mans. Inizia un binomio tutto francese destinato a scrivere tonnellate di pagine di storia. Il 1976 è un anno di transizione dove lo scanzonato e simpatico come pochi Laffite deve abituarsi al clima in Ligier. Nel 1977 il primo hurrà della carriera in Svezia dove compie una rimonta da cineteca e regala alla Formula 1 la prima vittoria tutta francese. Pilota, team e motore parlavano e rombavano con l’accento francese. Dopo un 1978 avaro di emozioni il 1979 sembra l’anno della consacrazione per Jacquot. L’avvio è devastante come una bomba a mano con due vittorie e due pole consecutive, sembra non ce ne sia per nessuno. Peccato, però, che Laffite si perda nei meandri di una non sempre competitiva Ligier JS11 e incamera nel corso della stagione 3 podi e 2 pole. Rimane in lizza fino alla fine per l’iride prima di trovare di fronte a se un gigantesco Gilles Villeneuve nella Monza ’79 che nessuno potrà mai dimenticare. Nelle stagioni successive la Ligier è una buona vettura e nulla di più e Laffite non riesce andare oltre due quarti posti a fine anno conditi però con tre vittorie e due pole. Nel 1982 il rapporto con Guy Ligier è ormai logoro e certe sirene distraggono “Jacquot”. Nel periodo in cui a Maranello si parlava più il francese che il dialetto modenese, più di una voce dava Laffite vicino a salire sulla 126\C3. Non se ne fece nulla. Così Laffite branca per la mentoniera il suo monocromatico, ma del quale era gelosissimo, casco verdone e torna sui suoi passi. I rapporti con la Williams non si sono mai logorati e tornerà a guidare per il team di Grove per 2 stagioni. In questo periodo va più ricordato per come si prendeva gioco degli ansiosi ingegneri giapponesi al lavoro sulla Williams FW09: “Ho chiesto a loro se mi hanno montato il motore di una F2. Sono andati a controllare davvero!!”. Laffite è Laffite. Non si smentisce. In un periodo dove tutti i piloti della Formula 1 cominciavano a prendersi sul serio, il suo essere smaliziato con tutti lo rendeva una mosca bianca. Può sembrare che il ritorno in Williams sia stato come “mettere il coperchio” alla sua carriera ovvero tornare dove aveva cominciato. Invece, all’età di 42 anni, Laffite firma di nuovo per Guy Ligier, spinto dalla voglia di saggiare i poderosi turbo Renault. Nel Gran Premio di Gran Bretagna 1986, dove avrebbe eguagliato in numero record di presenze di Graham Hill, Laffite è coinvolto in un crash al via dalla quale ne esce con le gambe massacrate e il bacino rotto. Il “coperchio” alla sua carriera sembra essere messo dall’infame destino. Macchè! Laffite non demorde e dopo essersi ripreso riprende a ravvivare la sua anima racing che brucia ancora. Già dall’anno dopo si butta nelle più tranquille, si fa per dire, vetture turismo correndo anche nel campionato del mondo. Non si risparmia neanche in: rally, raid, Parigi – Dakar, corse sul ghiaccio e per non farsi mancare nulla anche un test con la R27 da Formula 1 nel 2008. La rete ci regala i video dove Jacques Laffite mostra al mondo intero come bisogna maltrattare i dannatamente brutali e truci 720 Cv della Ferrari F40 LM. “Jacquot” dimostra di avere ben più che una vita; dal 1990 commenta la Formula 1 per il canale francese TF1, ma è di poche settimane fa il ritorno alle gare, in coppia con la figlia Margot, al Megane Trophy a Barcellona. In 70 anni, Jacque Laffite ha corso con qualunque cosa avesse 4 ruote e un motore. Anime racing come la sua le contiamo sulle dita di una mano e ci avanzano ancora. In una Formula 1 con personaggi fatti con il medesimo stampo e dipendenti del luogo comune, un fantino di 50 kg peso che di spalle sembra più il cugino trapiantato in Francia di Nino D’Angelo dal carattere disinvolto, spregiudicato e anticonformista come Laffite manca eccome. E’ bello, però, pensare che uno scricciolo di uomo dal casco monocromatico verde petrolio, buca generazioni ed ere tecnologiche nelle corse e continua bellamente a correre, dando sfogo a tutta la sua anima da racer.
  8. Auriol era il pilota degli anni '90 per cui facevo il tifo, mi piaceva un sacco, mi esaltava. Forse c'erano piloti più forti, come Sainz o altri, o più vittoriosi, ma Auriol aveva sempre un non so che ti faceva pensare che la grande impresa poteva sempre essere possibile. Nel mondiale arrivò stabilmente nell'87, a 29 anni, quindi non era più giovanissimo, eppure già con la Sierra fece delle cose stupende. Mi ricordo un quarto posto a Sanremo '87 (quello dell'erroraccio di Markku, sto ancora bestemmiando...) con una 2 ruote motrici e faceva tempi eccezionali sullo sterrato!! L'anno dopo vinse in Corsica riportando alla vittoria la Ford che non vinceva da sette anni!!! Al Mille Laghi arrivò ottimo 3°, primo latino a raggiungere il podio in Finlandia. Ci ha messo tempo per arrivare al titolo (1994), ma non sempre era colpa sua. Chi di voi c'era, ricorderà che nel 1991 faceva cose eccezionali, dove era l'unico lancista a correre col Jolly, sempre in testa in quasi ogni gara, ma ogni volta si rompeva una turbina, un alternatore, insomma sempre un accessorio. Vinse solo a Sanremo, ma secondo me nel '91 Auriol disputò una delle sue migliori stagioni. Ai più giovani non sembrano numeri eccezionali i suoi, ma nel 1992 vincere 6 rally su 10 era qualcosa di abnorme. Dieci rally, ciascuno lungo il doppio di oggi. E infatti per batterlo non ci è voluto Loeb, ma ci sono voluti 12 anni, un calendario a 16 gare, gare lunghe (meglio corte) solo 300 km, macchine elettroniche a prova di distruzione, orari impiegatizi, niente notte, e la finisco qua, altrimenti quel record rimaneva per qualche altro anno. Anche quel '92 da record gli negò il titolo, eppure passò immediatamente da Lancia alla Toyota e sbancò il Monte '93 come se niente fosse, il suo terzo Montecarlo vinto. Specialista in rimonte impossibili, contro Sainz al Monte '90 (con reclamo della Toyota), contro Delecour al Monte '93, ancora contro Sainz in Argentina '94 (ECCEZIONALE) e Sanremo '94. Che emozioni pazzesche a quel maledetto RAC '94, dove fece due erroracci (uno a causa del buon Occelli) nelle prime due tappe. Era sprofondato al 100° posto, Sainz sembrava sicuro campione, ma la tensione con la squadra e con McRae giocava un brutto scherzo al bravo spagnolo che finiva in un fosso verso la fine, e finalmente Auriol prese per i capelli quel titolo mondiale che gli sfuggiva da quattro anni. Nel '90 fece alcuni errori, ma comunque vinse Monte, Corsica e Sanremo, un prestigioso tris che gli diede il secondo posto a fine campionato dietro il fenomenale Sainz (che ne vinse 4 compresi Mille Laghi e RAC mai vinti prima da un latino: un giovane penserà che sono matto a magnificare una stagione con 3-4 vittorie, ma i "vecchi" mi capiranno). E nel '98, quando tornò in pianta stabile nel mondiale con la Toyota dopo lo scandalo del Catalunya '95 che travolse la Casa giapponese e lui stesso, all'età di ormai 40 anni, a fianco di Sainz, vinse in Spagna sparigliando le carte della Toyota che non lo aveva designato come pilota portatore di punti-Costruttori, e fece tante altre grandi gare, mi ricordo l'Acropoli, perso alla fine per un banale contrattempo tecnico, ma comunque concluso al 2° posto, così come in Argentina... Nel '99, a 41 anni, fu il più serio contendente di Makinen per il titolo, vincendo il Rally di Cina. Ha ottenuto la sua ultima vittoria nel Mondiale al rally di Spagna nel 2001, a 43 anni di età . Nei suoi anni migliori, dall'89 al '94, a livello puramente velocistico non temeva nessuno dei grandi assi del periodo, che magari lo superavano in strategia. All'inizio si pensava fosse il solito francese fortissimo sull'asfalto, ma quasi subito divenne un "terraiolo" a livello degli specialisti: Sanremo '87, Mille Laghi '88, e soprattutto Acropoli '89 ( una gran lotta con il grande Biasion, suo compagno-rivale), e poi le grandi vittorie del '92, Acropoli, Argentina, Mille Laghi (secondo latino dopo Sainz) e Australia, che si aggiunsero al Monte e alla Corsica. Ancora oggi non posso crederci come finì quel '92.... Primatista assoluto dell'asfalto con 6 vittorie in Corsica, vanta anche un bottino di ben 3 Montecarlo e 3 Sanremo, oltre ad aver vinto su terreni come l'Acropolis, l'Argentina, il Mille Laghi, l'Australia, la Cina e la Spagna. 20 Vittorie nel Campionato Mondiale Rally: 1988 Tour de Corse (Ford Sierra RS 2x4) 1989 Tour de Corse (Lancia Delta Integrale) 1990 Montecarlo (Lancia Delta Integrale 16V) Tour de Corse (Lancia Delta Integrale 16V) Sanremo (Lancia Delta Integrale 16V) 1991 Sanremo (Lancia Delta Integrale 16V) 1992 Montecarlo (Lancia Delta HF Integrale) Tour de Corse (Lancia Delta HF Integrale) Acropolis (Lancia Delta HF Integrale) Argentina (Lancia Delta HF Integrale) Mille Laghi (Lancia Delta HF Integrale) Australia (Lancia Delta HF Integrale) 1993 Montecarlo (Toyota Celica 4WD) 1994: CAMPIONE DEL MONDO RALLY Tour de Corse (Toyota Celica 4WD) Argentina (Toyota Celica 4WD) Sanremo (Toyota Celica 4WD) 1995 Tour de Corse (Toyota Celica GT-Four) 1998 Catalunya (Toyota Corolla WRC) 1999 Cina (Toyota Corolla WRC) 2001 Catalunya (Peugeot 206 WRC) http://img686.imageshack.us/img686/7190/4e1ee5f394ef31a064ce012.jpg Eccolo nel 1991, "dirottato" al Jolly Club, con la Lancia-Fina: http://img109.imageshack.us/img109/3308/39043455.jpg Nel magico e maledetto 1992: http://img686.imageshack.us/img686/9959/1992auriolargentina.jpg Finalmente il titolo di campione del mondo nel 1994: http://img267.imageshack.us/img267/8544/1994auriol94st185.jpg http://img109.imageshack.us/img109/7560/celicast18502.jpg http://img402.imageshack.us/img402/796/jkacr19941.jpg Nel '98 torna in Toyota con Sainz, e l'anno dopo lotta per il titolo contro Makinen: http://img137.imageshack.us/img137/212/auriol1.jpg
  9. Gran Premio di Francia 1932 a Reims. 5 ore di gara come prescritto dal regolamento '32, per 743 km totali percorsi dal vincitore. Nuvolari (n.12) e Caracciola (n.18) sulle due Alfa Romeo P3 ufficiali transitano appaiati sul rettilineo dei boxes. Finiranno 1° e 3°, e il podio sarà completato dall'altra P3 di Borzacchini.
  10. until
  11. Il Circuito di Clermont-Ferrand, noto anche come Circuit de Charade, è un circuito automobilistico disegnato lungo le pendici del vulcano Puy-de-Dome a una quota media di 800m s.l.m[1] in località Saint-Genes-Champanelle, vicino alla città omonima nella regione dell'Alvernia, in Francia. Ha ospitato per cinque volte dal 1965 al 1972 il Gran Premio di Francia valido per il mondiale di Formula 1 e per undici volte il motomondiale, nelle edizioni dal 1959 al '67 (l'edizione del 1968 fu annullata per i sommovimenti sociali di quell'anno) e dal 1972 al '74. L'idea di un circuito sul luogo venne proposta già nel 1908 e dopo la prima guerra mondiale ma senza esito. Nel 1954 l'Association Sportive de l'Automobile Club d'Auvergne (ASACA), un gruppo di appassionati di Clermont-Ferrand capeggiati da Jean Auchataire si impegnarono ad organizzare una competizione automobilistica lungo le strade della cittadina, da disputarsi nel luglio dell'anno seguente. Tale circuito dal disegno vagamente quadrangolare avrebbe avuto la partenza in Avenue de Brézet, sarebbe proseguito lungo Avenue de l'Agriculture, svoltando all'incrocio e inserendosi su Boulevard St. Jean. Al successivo inrcocio avrebbe di nuovo svoltato a destra per immettersi sulla sinuosa Avenue Jean Mermoz per poi proseguire ancora e, dopo altre due svolte a destra, riportarsi sul traguardo. Ma la Tragedia di Le Mans del 1955 avvenuta un mese prima dell'appuntamento portò al divieto di tutte le competizioni automobilistiche in Francia e perciò la gara non fu disputata. Dietro la spinta della FFSA (la Federazione Francese dello Sport dell'Automobile), l'anno seguente l'ASACA iniziò gli studi di fattibilità per un tracciato sulle colline nei dintorni della città invece che nel centro abitato e subito si pensò di correre vicino al Puy-de-Dome, più precisamente intorno al Puy de Charade e al Puy de Grave Noire, nei pressi del borgo di Charade. La prima proposta, formulata dal pilota Louis Rosier, già comprendeva gran parte di quello che sarebbe stato il tracciato definitivo, ma la carenza di spazio per i box e la tribuna principale portò alla seconda proposta, formulata dal presidente Auchataire, che estendeva il tracciato verso ovest fino ad attraversare i borghi di Thèdes e Manson. Raymond "Toto" Roche, direttore di gara al circuito di Reims, riuscì però a convincerli che attraversare i due centri abitati era una follia, perché non avrebbero mai avuto le autorizzazioni necessarie e che sarebbe stato molto meglio costruire appositamente il tratto di circuito ove collocare i box e la tribuna principale nella piccola valle tra la Roche Brune a ovest e il Puy de Charade a est, ottenendo così un tracciato intermedio tra i due precedentemente proposti. I lavori cominciarono nel maggio del 1957 e l'inaugurazione si ebbe il 27 luglio 1958 con una gara di Formula 2 e la 3 Heures d'Auvergne per vetture Gran Turismo, che fu il primo Trophée d'Auvergne a disputarsi. Misurava 8.055 metri, aveva 51 curve e, grazie alla marcata variazione altimetrica e alle caratteristiche delle sue curve, per certi versi ricordava il Nà¼rburgring. Tra i vincitori solo campioni del mondo: Jim Clark, Jackie Stewart (tre volte) e Jochen Rindt. Proprio per la difficile possibilità di garantire soccorsi in caso di incidente (fondamentalmente era una strada di montagna e non erano presenti ulteriori strade di servizio lungo la pista) venne abbandonato dalla Formula 1, destino che ancora una volta lo accomuna al tracciato tedesco. Durante l'ultimo Gran Premio disputatovisi, l'abitudine di piloti a tagliare le curve provocò diverse forature dovute al passaggio delle ruote su tratti non asfaltati pieni di pietre e proprio una di queste fu raccolta dalle ruote della Lotus di Emerson Fittipaldi e scagliata contro il casco di Helmut Marko, che lo seguiva da vicino: ferito ad un occhio, il pilota austriaco dovette porre fine alla sua carriera. Persa la massima serie, continuò ad essere utilizzato per il Trophée d'Auvergne e per varie altre competizioni di Formula 3 e vetture sport e turismo nella versione originaria fino al 1988 (l'ultima gara vi si tenne il 18 settembre di quell'anno), la lunghezza venne poi ridotta a 3975 metri mediante la realizzazione di una bretella che a circa metà del rettilineo dopo la prima curva, dopo un secco tornante, si collega direttamente al tratto immediatamente successivo a Carrefour de Champeaux (la curva 10 in figura) mediante un tratto sinuoso (caratterizzato da tre chicane) e dalle forti pendenze che costeggia la strada pubblica. Nel 1980 tre commissari di pista persero la vita sul tracciato, quando il loro posto di osservazione fu investito dalla vettura di un concorrente. Attualmente il circuito ospita una scuola di pilotaggio e gare minori. Il breve rettilineo di partenza era seguito da una secca curva a sinistra ad angolo retto che immetteva sul rettilineo più lungo, un tratto la cui pendenza aumentava sempre di più fino alla Courbe de Manson, un lungo tornante a destra in leggera salita. Questo tratto era stato realizzato appositamente per le competizioni e dopo la curva Manson il circuito costeggiava la vecchia strada dal villaggio di Manson al borgo di Charade e un muro in cemento armato era posto a protezione di essa, per evitare che i concorrenti che avessero perso il controllo la invadessero. Il tracciato seguiva ancora in lieve salita un tratto veloce con curve ad ampio raggio e si innestava sulla viabilità ordinaria all incrocio con l'ingresso al borgo di Charade (che non veniva attraversato), dove poco dopo il circuito scollinava per discendere gentilmente verso il tornante La Belvedere. Da qui in poi si dipanava il tratto più contorto del circuito, con curve strette, in discesa e in rapida successione, tra cui Les Jumeaux (una coppia di curve vicine dall'ingannevole somiglianza), superato il quale il circuito mostrava il suo tratto più veloce, caratterizzato da una lunga successione di curve velocissime e da un andamento quasi pianeggiante, interrotte solo dalla stretta combinazione sinistra-destra Virage de la Ferme (in comune col tracciato attuale) poche centinaia di metri prima del tornante Petit pont, dove la pista svoltava a sinistra risalendo il crinale. Il tratto finale comprende la veloce curva Tertre de Thèdes (dove cominciava la strada realizzata appositamente per il circuito) a inframmezzare altri tre tornanti, l'ultimo dei quali - la Virage Louis Rosier - presenta una forte pendenza verso l'interno e immette sul rettilineo del traguardo.
  12. 3D per il Gran Premio di Francia 1934
  13. leopnd

    Dijon-Prenois

    Il circuito di Digione è un circuito automobilistico situato a Prenois, un sobborgo della città di Digione, nella regione francese della Borgogna. Ha ospitato cinque edizioni del Gran Premio di Francia di Formula 1 (nel 1974, nel 1977, nel 1979, nel 1981 e nel 1984) e il Gran Premio di Svizzera di Formula 1 nel 1982. Nel 1968 François Chambelland lanciò il progetto "Stade Automobile à Dijon", che l'anno seguente si avvalse della collaborazione di François Cévert e Jean-Pierre Beltoise per la progettazione dell'impianto. L'autodromo fu inaugurato il 26 maggio 1972 nella configurazione iniziale di 3,289 km, con la prima gara, una prova del Campionato europeo prototipi, che si svolse il successivo 4 giugno. La prima gara di Formula 1 venne disputata nel 1974 nella configurazione originale, ma con i tempi sul giro vicini al minuto vi furono molti problemi di traffico tra i leader della corsa e i doppiati: per questi motivi l'anno seguente il circuito venne allungato fino a 3.801 metri mediante l'inserimento della curva "Parabolique" e il ritocco di altre curve. Nel 1979 la pista fu teatro di un evento epocale per la Formula 1; Jean-Pierre Jabouille su Renault vinse il primo gran premio con una monoposto dotata di un motore turbo, ma la folla francese fu entusiasmata da uno spettacolarissimo duello tra Gilles Villeneuve su Ferrari e René Arnoux su Renault. I due battagliarono negli ultimi tre giri per conquistare la piazza d'onore, in uno dei momenti più esaltanti della storia della Formula 1; tra ruote fumanti, frenate mozzafiato, curve percorse l'uno a fianco all'altro e contatti ad alta velocità, Villeneuve riuscì a spuntarla sul francese, ma entrambi vennero celebrati dal pubblico... Sebbene la Formula 1 non sia più tornata a Digione dal 1984, il tracciato è oggi utilizzato per gare minori e da categorie automobilistiche della Svizzera che non possono gareggiare nello Stato elvetico a causa di un divieto tuttora in vigore. L'11 ottobre 2009 sul circuito si è corsa la nona e penultima gara del campionato DTM. www.circuit-dijon-prenois.com
  14. IceKimi

    Sebastien Loeb

    Giornata di addii, oltre a Stoner ( e quello di Schumi a fine stagione ) pone fine alla sua gloriosa carriera nei rally Sebastien Loeb. Il nove volte campione del mondo ha vinto anche il rally di Spagna ( nona vittoria stagionale, 76sima della carriera ) . Loeb ha portato la sua Citroen davanti a tutti, precedendo i finlandesi Jari-Matti Latvala (Ford), secondo, e Mikko Hirvonen(Citroen), terzo. Loeb chiude la sua carriera dopo aver disputato 164 rally ( 76 vinti ) 112 podi e nove titoli mondiali (2004, 2005, 2006,2007, 2008, 2009, 2010,2011, 2012 )
  15. Avete notizie più circostanziate su William Charles Frederick Grover, pilota meglio conosciuto come "Williams" fra la fine degli anni Venti e gli inizi dei Trenta? Mi interesserebbe, tra l'altro, la sua 'carriera' post-agonistica - che prese il via dopo il suo secondo ritiro, avvenuto nel 1936 - tra le file dell'esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare le operazioni condotte nell'ambito della S.O.E.
  16. leopnd

    Rallycross - Loheac

    until
    Bretagne World RX Of France www.rallycrossloheac.com
  17. Si apre il topic per il Gran Premio di Francia 2019
  18. Oggi sono cominciati i test per Le Mans...
  19. leopnd

    Moto GP - Le Mans

    until
    French Motorcycle Grand Prix www.gpfrancemoto.com
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