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Samurai

15 - Gran Premio degli Stati Uniti 1974

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L'analisi tecnica delle due monoposto sfidanti fatta dai diretti interessati.

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La gara e la tragedia di Koinigg.

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Le prove

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Ronnie Peterson, Lotus 72/R8 - Ford

Si conclude con l'ennesimo ritiro la stagione di Peterson, unico a donare tre lampi di luce abbagliante in un anno nerissimo per la Lotus.

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Jackie Ickx, Lotus 72/R5-2 - Ford

Finale di stagione ancora più deludente per Ickx che si conclude con un'uscita di pista.

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Jody Scheckter, Tyrrell 007/2 - Ford

Costretto a giocarsi le residue speranze di titolo con il muletto (il telaio usato da Depailler fino a Monza), si ritira col motore rotto quando è quarto, lontanissimo dalla necessaria (ma non sufficiente) vittoria.

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Patrick Depailler, Tyrrell 007/4 - Ford

Sesto posto finale per il francese che al ritorno in Francia si sottoporrà a un intervento chirurgico per rimuovere viti e piastre inserite nelle gambe un anno prima in seguito a un incidente motociclistico.

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Emerson Fittipaldi, McLaren M23/8 - Ford

La M23 non è al top come a Mosport ma Emmo sa che gli basta precedere Regazzoni, già in difficoltà fin dalle prove. La "formalità" viene espletata già nel corso del primo giro e da quel momento El Rato si limita a controllare e a portare la vettura al traguardo.

Secondo titolo iridato per il brasiliano e prima Coppa Costruttori per il team McLaren.

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Denny Hulme, McLaren M23/6 - Ford

Il 38enne neozelandese Denis Clive Hulme, campione del mondo nel 1967 con la Brabham, vincitore di 8 GP e autore di una pole position, si ritira dalla F1 dopo aver disputato 112 GP mondiali dal 1965.

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Amico e connazionale di Bruce McLaren, ne ha portato avanti l'entusiasmo e se la McLaren negli anni '70 è diventata un mito lo si deve in gran parte a lui.

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The Bear.

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Carlos Reutemann, Brabham BT44/1 - Ford

Dopo la battuta d'arresto canadese, Lole e la BT44 tornano ad essere protagonisti e si candidano ad un ruolo di primo piano per il 1975.

Pole e vittoria a mani basse per l'argentino che chiude la stagione con ben tre vittorie. E senza i due sfortunatissimi zero in apertura di stagione, chissà...

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Carlos Pace, Brabham BT44/2 - Ford

Finalmente riesce a sfruttare appieno il potenziale della BT44, nonostante il parziale distacco del sedile che lo sballotta nell'abitacolo e lo costringe a un controllo in ospedale a fine gara per via dei dolori al torace.

Il sorpasso su Hunt negli ultimi giri gli frutta il secondo gradino del podio, sua miglior prestazione fino a questo momento mentre la conquista del giro più veloce rovina il Grand Chelem al caposquadra.

La doppietta, la prima per la gestione di Ecclestone, permetterà alla Brabham di assicurarsi un grande sponsor per la stagione a venire.

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Hans-Joachim Stuck, March 741/1 - Ford

Finale di stagione avvilente per la March. Non qualificato.

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Vittorio Brambilla, March 741/2 - Ford

Almeno si qualifica.

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Clay Regazzoni, Ferrari 312 B3/011

Il botto nelle prove libere della settimana precedente costringe Clay a scendere in pista per la gara più importante della carriera con un telaio che ha debuttato a Montecarlo l'anno precedente con Arturo Merzario, lo stesso utilizzato da Regazzoni nei GP di apertura del 1974.

Già durante le prove si manifestano inspiegabili problemi di sottosterzo a cui nè Forghieri, nè Borsari vengono a capo. Qualche anno fa Borsari mi disse che dopo la gara si accorsero che gli ammortizatori erano bloccati.

Non tempo in qualifica e gara alla deriva con due soste ai box per cambiare le gomme e undicesimo posto finale a quattro giri dal vincitore. Dopo la corsa Clay dirà a Borsari di non prendersela, che il titolo lo avrebbe conquistato l'anno seguente.

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E come nella miglior tradizione ferrarista...

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Niki Lauda, Ferrari 312 B3/014

Anche per Lauda il Glen è un vero Calvario. La sua macchina sembra andare meglio di quella del ticinese ma a metà gara si arrende all'evidenza e si ritira.

Un finale di campionato davvero inimmaginabile per la Ferrari che perde entrambi i titoli.

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Jean-Pierre Beltoise, BRM P201/03

Durante le prove libere del venerdì il francese esce di pista fratturandosi un piede e distruggendo l'anteriore della sua monoposto.

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La sua carriera in F1 si conclude così a 37 anni, dopo 91 GP e una vittoria (Montecarlo 1972, la prima per il marchio Marlboro).

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Rimarrà indelebile la macchia terribile della sciagurata manovra di Baires '71 che costò la vita a Ignazio Giunti.

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